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Raccolta di narrazioni e lettere italiane con note latine/Narrazioni/29

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29. Le donne Troiane e Sabine benemerite della grandezza di Roma.
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29. Le donne Troiane e Sabine benemerite della grandezza di Roma.


Dopo l'espugnazione di Troia, molti troiani, che a tanta ruina avanzarono[1], fuggirono chi ad una vita, chi[2] ad un'altra; dei quali una parte, che da molte procelle furon battuti, vennero in Italia nella contrata ove il Tevere entra in mare. Così discesi in terra per cercare de' bisogni loro, cominciarono a scorrere il paese: le donne, ch'erano restate nelle navi, pensarono tra sè un utile consiglio, il quale ponesse fine al pericoloso e lungo errar marittimo[3], e in luogo della perduta patria, una nuova loro nel recuperasse; e consultate insieme[4], essendo absenti gli uomini, abbrucciarono le navi; e la prima che tal opera cominciò, si chiamava Roma. Pur temendo l'iracondia degli uomini i quali ritornavano, andarono contra essi; ed alcune i mariti, alcune i suoi congiunti di sangue, abbracciando e baciando con segno di benevolenza, mitigarono quel primo impeto; poi manifestarono loro quietamente la causa del loro prudente pensiero. Onde i Troiani, sì per la necessità, sì per essere benignamente accettati dai paesani, furono contentissimi[5] di ciò che le donne avevan fatto, e quivi abitarono coi Latini nel luogo dove poi fu Roma; e da questo processe[6] il costume antico appresso i Romani, che le donne incontrando baciavano i parenti.

Nè meno giovarono allo augumento[7] di quella le donne sabine, che si facessero le troiane al principio; [p. 32 modifica]che avendosi Romolo concitato[8] generale inimicizia di tutti i suoi vicini per la rapine che fece delle loro donne, fu travagliato di guerra[9] da ogni banda; delle quali, per essere uomo valoroso, tosto s'espedì[10] con vittoria, eccetto quella de' Sabini, era valentissimo e savio; onde essendo stato fatto uno acerbo[11] fatto d'arme tra Romani e Sabini, con gravissimo danno dell'una e dell'altra parte, ed apparecchiandosi nuova e crudel battaglia, le donne sabine, vestite di nero, co' capelli sparsi e lacerati, piangendo, meste, senza timore dell'arme, che già erano per ferir[12], mosse, vennero nel mezzo tra i padri e i mariti, pregandogli che non volessero macchiarsi le mani del sangue dei suoceri e dei generi; e se pur erano malcontenti[13] di tal parentato, voltassero l'arme contra esse, che molto meglio loro era il morire[14] che vivere vedove, o senza padri e fratelli: e ricordarsi che i loro figliuoli fossero nati di chi loro avesse morti[15] i lor padri, o ch'esse fossero nate di chi loro avesse morti i loro mariti. Con questi gemiti piangendo, molte di loro nelle braccia portavano i suoi (loro) piccoli figliuolini, dei quali già alcuni cominciavano a snodar la lingua, e pare che chiamar volessero, o far festa agli avoli loro; ai quali le donne mostrando i nepoti e piangendo: Ecco, diceano, il sangue vostro, il quale voi con tanto impeto e furor cercate di sparger con le vostre mani. Tanta forza[16] ebbe in questo caso la pietà e la prudenza delle donne, che non solamente tra li due re nemici fu fatta indissolubile amicizia e confederazione, ma (che più maravigliosa[17] cosa fu) vennero i Sabini ad abitare in Roma; [p. 33 modifica]e dei due popoli fu fatto un solo; e così molto accrebbe questa concordia le forze di Roma, merche delle saggie e magnanime donne; le quali intanto da Romolo furono remunerate, che, dividendo il popolo in trenta curie, a quello pose i nomi delle donne sabine.

Castiglione.

Note

  1. tanta ruinæ superstites
  2. alii alio fugerunt;
  3. periculoso et distino errori linem faceret.
  4. consilio habito, viris absentibus,
  5. mulierum factum probarunt
  6. consueudo inde mutuavit ut... obvios affines oscularentur
  7. ilius incremento promerunt Sabine, quam Troianæ profuerint
  8. finitimorum omnium in se odium excitasset ob captas ipsorum spirites
  9. ubique bello petitus
  10. e quibus virtute sua victor excessit
  11. cum acerrimo pugnatum esset
  12. nam tota feritas arma haud messeret inter patres maritumque progredi, eo...
  13. nisi iliam admitatem proberant
  14. multa sibi satius iliori quam sponque, patribus fratribusque petitus vivere, esse
  15. sibi filium illis esse genitos qui patrem ipsis meruerunt
  16. adeo valuit in hoc mulieris...
  17. non odium arma amicitia initia atque fœdus letum, sed (quot augis murare)...