Raccolta di narrazioni e lettere italiane con note latine/Narrazioni/33
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33. Terremoto in Venezia.
Fu un Venezia a’ ventisei di marzo (anno 1511) un terremoto così grande, che facendosi[1] il Senato, e avanti che una legge si ponesse[2], contro usanza apertolo, i padri temendo di non essere colti dalle ruine de’ tetti, con gran fretta se n’usciron fuori[3]. E caddero dalla più alta parte de’ muri del palagio, e della chiesa di S. Marco merli, e statue di marmo, le quali sopra essi anticamente fuorno poste ad ornamento: e le torri delle chiese commuovere[4] nelle loro cime, e crollare si videro, di maniera che le campane in molte di loro, e spezialmente in quella di S. Marco, da se stesse[5] sonarono, e di molte ancora le mura si fenderono. E l'acqua nei canali della città tremò forte, in alto levandosi: e molti cammini per lo tremito delle case spezzandosi nelle vie, e nei tetti caddero, e più d'una casa con morte degli abitanti; e pareti delle case e delle chiese moltissime ruinarono. Una cosa giovò assai[6], che quel terremoto non durò molto. E per queste cose avvenute, il dì che seguì appresso, per ordine del Patriarca, con volontà del Senato, in tutte le contrade della città furono tre di continui[7] prieghi fatti a nostro Signor Dio, e comandato che ciascuno d'età virile altro che pane ed acqua non gustasse. E poco appresso quasi quel medesimo terremoto, e con quelli stessi avvenimenti pauro, in Padova, in Trivigi, in Udine, e in molte altre terre e luoghi della Repubblica s'intese essere stato[8].
Bembo.
Note
- ↑ ut Senatu qui habebatur...
- ↑ antequam ulla lex ferretur contra morem dimissi,
- ↑ ...tumultuose se foras inderent.
- ↑ antare et commoveri
- ↑ iacta æra... sponte, oppure altro inormuerunt.
- ↑ Hoc unum iuvit, quod is non longinquus serra protus fuit.
- ↑ supplicitarum per tridum fieri at ne quid præter... puberus omnum saperent, habitum.
- ↑ eundem prope terramotum cum quidem ferma prodigis...