Raccolta di narrazioni e lettere italiane con note latine/Narrazioni/34
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34. Cagioni della calata di Carlo VIII, re di Francia in Italia (1494).
Oltre alla cagione che a lui (Carlo VIII) per eredità il regno di Napoli scadesse[1], eziando altre cagioni s'aggiungevano, delle quali una fu questa. Essendo stato con insidie molti anni addietro Galeazzo Sforza Duca di Milano ucciso, il sig. Ludovico suo fratello, levata dal governo[2] del regno la moglie di Galezzo (il quale governo ella, per tener la città in officio e in fede a Giovan Galeazzo suo figliuolo molto picciolo, appresso la morte del padre aveva preso) e gli altri ministro a poco a poco parimente scacciati; sè in detto governo avea posto, e anni tredici v'era stato. E nondimeno il detto figliul del fratello, a cui egli procurator[3] del regno diceva essere, così allevato avea, e in tali costumi avvezzo, che parea che tutta la sua cura stata fosse, affinchè il fanciullo a nessuna buona creanza[4] pervenisse. Non l'arte militare, non gli studii delle lettere, non veruna disciplina regia volle che insegnata gli fosse; dandogli[5] a depravare il puerile ingegno eziando corruttori, con la consuetudine e compagnia dei quali egli in ogni lusso e inerzia s'avvezzasse. A costui non ancora ben giovane[6] Alfonso II figliuolo del re Ferdinando I sua figliuola Isabella aveva per moglie data, ed egli di lei eziando generati figliuoli: e nondimeno al governo del suo regno in parte[7] alcuna dal zio ammeso non era. Ciò avendo gravemente a male[8] non solo Alfonso suo suocero, messo dalle lettere quasi continove e dalle lagrime della figliuola, ma vie ancor più l'avolo di lei Ferdinando; primieramente richiedere a Lodovico incominciarono, che gli piacesse, per la sua fede e giustizia, al figluolo di suo fratello, non solo cresciuto e fermo[9], ma ancora già pieno uomo e padre di due figliuoli, oggimai dare il regno e farlo dello impero e delle sue cose signore[10]. Questa richiesta più volte fatta punto giovato non avendo, con più gravi rimproveramenti[11] vi s'adoperarono: e alla fine così andò la bisogna, che essi gli mandarono dicendo, che se a Giovanni Galeazzo, con cui eglino, siccome con Duca di Milano, affinità contratta aveano, la Signoria non rendesse, essi guerra gli moverebbero e nel caccerebbeno. Lodovico temendo le minacce e la potenza di costoro, per non essere sforzato a dare la signoria e l'impero di così bella e grande città a veruno altro[12], il quale impero egli di far suo, e di lasciar a' suoi figliuoli s'avea posto nell'animo, e sapendo che i re di Francia sopra il regno di Napoli alcune ragione avevano, celati[13] di tal cosa papa Alessandro e i Veneziani, mostrando[14] di voler mandare a salutare il re Carlo, una molto onorata ambasceria gli mandò, pregandolo, che egli prendesse a far quela guerra, ed esso la sua potenza e la sua oste gli proferio[15]; agevole cosa essere significandogli, purechè egli le Alpi valicasse, e in Italia si mostrasse, di quel regno farsi signore. Questa di tanto uomo persuasione col re Carlo gran momento ebbe.
Bembo.
Note
- ↑ hæriditatis eo omina ei deberentur
- ↑ a regni gesturaturent utere... cauterique... palatum deiectis,
- ↑ sui eo regnum procurare per se ferebat,
- ↑ ad ullam frugem perveniret.
- ↑ adhibitis etiam ad puerile ingenium depravandum corruptoribus,
- ↑ Ei nondum plane puberi...
- ↑ ad regni sui gubernaculum nullam in partem admittebatur.
- ↑ Id agre ferens...
- ↑ non adulto modo atque firmo, sed etiam plane lato viro...
- ↑ aliquando tandem regnum tradere, sui illum imperii... compotem...
- ↑ Eu postulatio cum pluries interposita nihil profuisset, gravioribus apud illum querelis leon semel egerunt;
- ↑ ...principatem et imperium ubi...
- ↑ celatis ea de re Alexandeo Pont. Max. et Venetis,
- ↑ ad speciem salutandi regis.
- ↑ ubi opes copiesque pollicetur;