Raccolta di narrazioni e lettere italiane con note latine/Narrazioni/36
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36. I Fiorentini consultano il Senato Veneto sul da farsi in occasione della venuta di Carlo VIII.
In quel tempo un'ambasceria de' Fiorentini al Senato venne, pregandolo che, perciocchè il Carlo aveva richiesta la loro Città ad essere contenta[1], che egli per li loro fini la sua oste condur potesse; il Senato gli consigliasse di quello che alla sua richiesta fosse da rispondere: e parimente in tutta questa bisogna[2] e venuta del Re, ciò che egli, per la sua fede e consiglio estimasse che schifare e prestar dovessero; perciocchè essi grandemente nella sua prudenza si rimettevano[3], e rifidavansi quello dovere essere ottimamente fatto, che egli consigliato loro avesse. Il Senato estimando questo uno dovere avvenire, che ciò che esso a' Fiorentini consigliato avesse nè a Carlo, nè ad Alfonso si celasse[4], rispose agli ambasciatori: In così alta materia e così alla fortuna isposta[5], non sapere egli quello che fosse il migliore: e che se più conjetture ad una sentenza, che alle altre il traesse[6], non perciò avrebbe egli ardire di dirlo loro; perciocchè la fortuna per lo più è nelle guerre madonna[7], e spesso le cose fatte a ventura meglio caddero, che le ragionevoli e bene consigliate non fecero: e perciò doversi per loro il soccorso da Dio cercare[8]; quegli solo sapere ciò che ciascuno o seguire, o fuggir debba.
Bembo.
Note
- ↑ ut per eorum fines exercitum ducere sibi liceret, ... consuerat...
- ↑ hac tota in causa atque...
- ↑ magnopere enim se eius prudentiæ tribuere, confidereque optimum factu futurum, quod...
- ↑ neque Alphonsum lateret,
- ↑ uscire omnino se in re tam ardua, tamque casibus exposita, quid prestaret;
- ↑ quod si se plures in unam sententiam coniecturus, quam in alia omnia traberent;
- ↑ dominatur, temereque facta sæpe melius quam ratione atque consilio concepta ceciderunt:
- ↑ a superis implorandum...