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Raccolta di narrazioni e lettere italiane con note latine/Narrazioni/37

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37. Carlo VIII entra in Firenze introdottovi dai Medici che perciò ne vengono cacciati dal popolo.
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37. Carlo VIII entra in Firenze introdottovi dai Medici che perciò ne vengono cacciati dal popolo.


Il re Carlo, il quale prima che di Francia si partisse, comechè a' Fiorentini mostrato avesse per i loro fini[1] volere a Napoli condursi; nondimeno per la Romagna[2] andarvi diliberato avea; e per questa cagione parte della sua oste v'avea inandata, sì a persuasione di Lorenzino de' Medici cittadin Fiorentino, il quale con Piero de' Medici suo parente, di cui era in governo[3] la città, grande e acerba animista tenea,[4] e sì del signor Lodovico, il quale al medesimo Piero, perchè egli moglie Orsina[5] avendo, nelle loro parti e del ra Alfonso s'era tradotto, grande odio portava, a Firenze ire deliberò. Questa deliberazione a Firenze riportata, a nuovo e subito consiglio prendere commosse[6] la città. Il Re dopo questo da Piacenza partitosi, a mano destra[7] per la valle del fiume Taro girando, ebbe a Pontremolo, terra nelle radici dell'Appennino, un'ambasceria de' Fiorentini che veniva ad incontrarlo; la quale al re la città, acciocchè[8] egli con nimico animo a lei non gisse, avea mandata. Di quella ambasceria Piero de' Medici era il [p. 45 modifica]maggiore[9]. Questi conosciuto il Re essersi da lui alienato, per la infamia[10] e male cose dettegli di sè e da Lorenzino e dal signor Lodovico, a raddolcirlo[11] con ogni condizione, e a farlosi benivolo si diede. E così tre terre della città ne' gioghi dell'Appennino poste, le quali per lo addietro state erano de' Genovesi, e Pisa, e il porto di lei, con la roca gagliardissima, di dare allora[12] al Re, e alquanta somma di danari per conto di tributo, mentre egli in Italia fosse, e soldati a cavallo promessogli, in amistà con lui ritornò. Le quali cose intese, la Città sollevatasi[13], lui e Giovanni e Giuliano suoi fratelli cacciò in esilio, posta a ruba la sua casa, e i beni confiscati.

Bembo.

Note

  1. se per eorum fines Neapelim iter esse factorum
  2. per Flaminium ire statuerat,
  3. cuius erat in potestate civitas;
  4. magnas atque acerbas simultates exercebat, tam Ludovici,
  5. quod is, uxore ducta ex gente Ursium, in... partes se...
  6. ad novam et subitum capidendum consilium pernulit.
  7. dextera se per fari fluminis vallem flectens, ad Apuanos, in Apennini radicibus municipium... obvios habuit legatos... quos...
  8. at cum eo agerent, ne...
  9. princeps legationis...
  10. maledictis calumniisque...
  11. quavis conditione lepore,
  12. in præsentia regi tradere, et certam quotannis pecuniam nomine tributi, quoad is in Italia esset,
  13. quibus auditis... incitata civitas