<dc:title> Raccolta di narrazioni e lettere italiane con note latine </dc:title><dc:creator opt:role="aut">Gian Severino Perosino</dc:creator><dc:date>1861</dc:date><dc:subject>lettere</dc:subject><dc:rights>CC BY-SA 3.0</dc:rights><dc:rights>GFDL</dc:rights><dc:relation>Indice:Raccolta di narrazioni e lettere italiane con note latine.djvu</dc:relation><dc:identifier>//it.wikisource.org/w/index.php?title=Raccolta_di_narrazioni_e_lettere_italiane_con_note_latine/Narrazioni/4&oldid=-</dc:identifier><dc:revisiondatestamp>20260425215332</dc:revisiondatestamp>//it.wikisource.org/w/index.php?title=Raccolta_di_narrazioni_e_lettere_italiane_con_note_latine/Narrazioni/4&oldid=-20260425215332
Raccolta di narrazioni e lettere italiane con note latine - 4. Invasioni barbariche e loro cagione. Gian Severino Perosino1861Raccolta di narrazioni e lettere italiane con note latine.djvu
I popoli, i quali nelle parti settentrionali di là dal fiume del Reno e del Danubio abitano, sendo nati[1] in regione generativa e sana, in tanta moltitudine molte volte crescono, che parte di loro sono necessitati abbandonare i terreni patrii, e cercare[2] nuovi paesi per abitare. L'ordine che tengono, quando una di quelle provincie si vuole sgravare di abitatori, è dividersi in tre parti,[3] compartendo in modo ciascuna, che ogni parte sia di nobili e ignobili, di ricchi e poveri ugualmente ripiena. Dipoi quella parte, alla quale la sorte[4] comanda, va a cercare sua fortuna, e le due parti, sgravate del terzo di loro, si rimangono a godere i beni patrii. Queste popolazioni furono quelle che distrussero l'imperio romano: alle quali ne fu data occasione dagl'imperatori, i quali avendo abbandonata Roma, sedia antica dell'imperio, e riduttisi ad abitare in Costantinopoli, avevano fatta la parte dell'imperio occidentale più debole, per essere meno osservata da loro, [p. 4modifica]e più esposta alle rapine dei ministri e dei nemici di quelli. E veramente rovinare tanto imperio, fondato sopra il sangue di tanò uomini virtuosi, non conveniva che fosse meno ignavia ne' principi, né meno infedeltà ne' ministri, né meno forza o minore ostinazione in quelli che lo assalirono; perché non una popolazione, ma molte furono quelle che nella sua rovina congiurarono[5].