Raccolta di narrazioni e lettere italiane con note latine/Narrazioni/59
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59. Querele del popolo Veneziano contro il Senato.
In questo mezzo essendo da Roma venute lettere de' Cardinali Grimano e Cornaro a' Padri, che dicevano se essi nuova ambasceria a Giulio non mandassero, nessuna speranza essere, che egli dalla sua incontro alla Repubblica ostinazione e pertinacia si rimovesse[1]; essi sei ambasciatori crearono de' primieri della Città, i quali a Roma n'andassero, e al Papa richiedessero, che egli quello che i suoi ministri alla Repubblica promesso aveano, le attenesse[2]. Per le quali cose di dolore soprappresa[3] la Città tutta, incontro a quelli che la reggevano querele grandi e rammarichi privatamente facea[4]: non così convenirsi governar la Repubblica: non cotante illustri città doversi dare così pazzamente a' nimici; nè averle i nostri maggiori con tanti dispendii, con tante osti, con tante loro fatiche, e con tanto sangue, e in ispazio di cotanti anni acquistate e aggiunte allo 'mpero, affinechè in pochi giorni di volontà si gittassero[5]. Errar quelli che credono i nimici men crudeli[6] farsi, perciocchè così liberale sia stata loro la Repubblica, che eglino quelle cose che con nessuna certa speranza e con molto oro e per guerra diliberato avean di fare, paceficamente, e quasi in un batter d'occhio[7] l'hanno fornite: crescere piuttosto il loro ardire per questo, che assai men gagliarda abbiano trovata la Repubblica da resistere alle loro arme, di quello che estimato aveano: e perciò invitargli e sollecitargli[8] lo avere in un punto la guerra finita, e la città medesima capo e rocca dello 'impero voler prendere. Quello il Prencipe Loredano e gli altri magistrati con la loro dappocaggine e spavento[9] avere adoperato, che ora a più temere e a peggiori cose aspettare, che le passate non furono, sono astretti. Che se pure al Re di Francia, per cagion della sua vincitrice oste, cedere e non contrastare si convenne (quantunque se alcuna parte della virtù de' loro maggiori negli animi di que' che vivono rimasa fosse[10], egli sicuramente così propizii a se gli Dii avuti non avrebbe); che bisognava[11], o che a Massimiliano, veruna oste incontro alla Repubblica non avente, tante città a mano aperta si dessero, per più deliberazioni del Senato? o che all'oste di Giulio, prima che egli le sue impromesse attenute avesse, le città della Repubblica, di munizioni e di difenditori ampiamente rafforzate, si rendessero? e ora, per la Dio grazia[12], doverglisi a Roma ambasciatori mandare a supplicarlo, che egli e conceda alla Repubblica che le sia lecito andare a lui, e che di levare e tòrre via l'interdetto si contenti? O viltà de' Prencipi Viniziani nè vedutasi per addietro, nè ora da essere sofferita!
Bembo.
Note
- ↑ nihil spes esse a vos in respubblicam... removerunt;
- ↑ quæ pollicita fuerant... reprasentavit.
- ↑ exvercribeti dolore affecti,
- ↑ voces plebas querellarum privatim iactebant:
- ↑ oppide ariteruntur.
- ↑ Errare qui maiores futurus...
- ↑ propeque nictu oculi.
- ↑ invitari eos iam allicique tante confecti belli celeritate.
- ↑ Id effectum... decretis formidine plenis, ut vereri amplius, et petura præteriis...
- ↑ ...animis resedisset,
- ↑ quid attinuit vel... nulle exercitus mittenti...?
- ↑ nunc etiam legatos esse... mittendes ut et ab republica suppliciter adiri se permittat et... abrogare...