Raccolta di narrazioni e lettere italiane con note latine/Narrazioni/64
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64. Inutili stratagemmi di Massimiliano per prendere Padova.
Ne' dì che seguirono appresso, i fanti di Massimiliano, assalirono inutilmente il bastione che è presso la città; le cui mura lungamente battute, benchè in grande spazio cadute fossero[1]; nondimento e tale ruina ai nimici il salire impediva, e que' di drento ad un tempo e fossa e riparo vi facevano: per le quali cosa molto più sicura via e modo da difendersi delle mura medesime loro s'apparecchiava[2]. Ad una maniera d'artiglierie[3] tuttavia dar riparo non si potè, che alla città non nocesse. La quale così fatta era, che ella gittava in su, alla guisa che i tetti innalzare si sogliono, una palla[4] di sasso un piè e mezzo grossa, per un gran tratto nel cielo. Questa palla dall'alto nella città cadendo, i coperti delle case, e i palchi[5] perforava e largamente guastava, con morte di que' che sotto n'erano: e dannaggio loro sprovvedutamente portava. Ma nondimento avvenne che nelle vie e nelle piazze e negli aperti[6] delle case quelle palle più spesso, che nelle case e nelle compagnie degli uomini, cadevano. Alle quali cose tutte Massimiliano questo eziando aggiunge, che lettere legate a saette[7] avventar faceva nella città: per le quali egli que' di drento confortava che si discostassero dalla Repubblica e lasciassero; molti e grandi beneficii promettendo loro, se ciò facessero. Ma nè questo ritrovamento[8] giovandogli; e ogni giorno molti della sua oste o dalle artiglierie morti o dagli Stratioti fatti prigioni, e le vettovaglia intraprese erano: temendo egli ancora, perciocchè egli era il tempo sereno sempre stato[9], se le pioggie, come suole spesso avvenire, quando il cielo lungamente secco è stato, in grande abbondanza cadessero, dovere addivenire che egli sforzato fosse di lasciare a Padova le sue artiglieri, partendosi, le quali per male vie riportar non si potessero (così si fanno in brieve pe' mali tempi fangose dintorno alla città tutte le vite), il secondo dì d'Ottobre, leatane la sua oste, a Vicodargere la Brenta valicò, e tagliò il ponte. Di poi lentimissimamente camminando, se n'andò a Vincenza, e onoratissimamente da quella Città ricevuto, tuttavia non volle rimanervi. Incamminatisi i nimici, fu veduto che eglino sotto terra gli alloggiamenti aveano, per ischifare le percosse delle artigliere[10], che venivano dalla città; e molti cunicoli aver fatto, per occultamente avvicinarsi alle mure. La terra stessa di sozzo odore impuzzolita, sangue e morte olendo[11], e i corpi senza anima in ogni luogo per terra stesi, orrida vista, e alito da tutto quel lato della città molti giorni renderono.
Bembo.
Note
- ↑ etsi longissimo spatio conscalerat, tamen et beatibus ipsa...
- ↑ ...muro ipso longe tutior ali iis defendenti esse ratio institutioque comparantur.
- ↑ Unitarum generi... remedium...
- ↑ ...eiusmodi ut pilam lapideam ierepulpedis ceteribusque in solidique ad fastigii speciem... propesseret.
- ↑ ...contignationes perforabat... cum eorum, qui suberunt, interfui: ruinamque inopinantibus...
- ↑ ...in apertu cœdium... in cœtus...
- ↑ ut literas sagittis alligatas latra oppidam mitteret.
- ↑ Sed quidem ea re quoque nihil proficeret, angulis antem diebus plurimi... vel aumentis...
- ↑ quod perpetua serenitate usus fuerat, et plurimæ... secum...
- ↑ ...ut tormentorum ex oppido verterationes...
- ↑ Tellus ipsa odere letro infecta... cecemque redolens.