Raccolta di narrazioni e lettere italiane con note latine/Narrazioni/66
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66. La ròcca del Covolo si arrende ai Veneziani.
Ma è in quella medesima strada e cammino, tre miglia dinanzi la Scala, un monte di vivo sasso, alto molto, e diritto, quasi come tagliato a piombo, alla via soprastante[1]: nella parte superiore del quale, nel sasso stesso, una spilonca, che v'era, con una fonte di bella acqua dalla natura fatta gli uomini anticamente rassettarono[2], e fecerne una ròcchetta. A questa ròcchetta ire a piè non si puote[3]; ma per fune giù mandata con una seggietta di legno da sà starvi, gli uomini ad uno ad uno[4], per forza di ruota, che que' della terra rivolgono, sono su collasti: e tutte le altre cose che vi siano da portare[5], in quel modo solo levate, e in essa recate bisogna che siano. Sotto quela ròcca[6] tra 'l monte e il fiume, che una non larga valle parte, è quella strada, che io dissi, stetta nel vero; per la quale ire contro voglia di que' che nella ròcca sono, non può alcuno: perciocchè con sassi solamente giù venir lasciati[7] infrangere e uccidere chiunque vi passa, è picciola fatica. Questa ròcca ancora, la quale il Covolo si chiama, per didizion di quelli che dentro v'erano, ritornò alla Repubblica.
Bembo.
Note
- ↑ mons saxens præcelsus... ad perpindiculum viæ numinens.
- ↑ specus cum perennis aquæ fonte... concinarunt, arcemque ex eo...
- ↑ ea cammino arx peditus adiri... tanc autem demisso...
- ↑ singuli luminem ròta desuper vertente attolluntur,
- ↑ quidquid... inferendum...
- ↑ Et arci... subeat ea... perexigua eane via, qua nonlucare, iis qui in arce sunt, invitis, licet nulli.
- ↑ alis modo ab ea desolatis... obrui atque interliet...