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Raccolta di narrazioni e lettere italiane con note latine/Narrazioni/80

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Narrazioni - 79 Narrazioni - 81
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80. I Veneziani prendono Brescia.


Il Provveditore chiamato a sè il conte Luigi Avogadro, e ordinato quello che ciascuno far dovesse; a' due di febbraio, di notte, alla città l'oste accostò: e a tre parti le genti ugualmente distribuite, con artiglieri non di gran peso (perciocchè di maggiori non ne avea), si pose a battere a terra le porte. Ciò più ore tutte le genit dalla lor parte fatto avendo, quella porta primieramente rotta e aprta, alla quale il Conte era ito; egli e que' che seco erano si gittar nella città. E poco appresso il Provveditore e altri, aperta un'altra porta, quelli seguendo[1], con molta festa e rallegramento da que' della terra riveuti furono. I Francesi, molti di loro uccisi, nella ròcca, che nella vetta del monte[2] è, fuggendo, si ricoverarono. Presa Brescia, subito il Gritti al Senato scrisse che ordinasse che l'artiglierie grosse senza dimora gli si recassero, senza le quali pigliar la ròcca non si poteva: nella quale avea cavalieri Francesi d'intorno a duecento, che per la rattezza del fuggire, aveano i suoi (loro) cavalli nella terra in preda de' nimici lasciati, e fanti trecento. Il Senato per[3] quelle stesse lettere del Gritti due Provveditor creò; l'uno che Brescia reggesse, M. Antonio Giustiniano; l'altro che rimanesse nell'oste, M. Paolo Cappello; e stanziò[4], che cinque mila fanti d'ogni luogo si facessero, e ai primi s'aggiungessero, acciocchè la guerra finire più agevolmente e più tosto si potesse.

Bembo.

Note

  1. ...legatus... subsequuti, magna lætitia et gratulatione ab oppidanis...
  2. arcem quæ in summo monte est,
  3. ex iisalem Grittii litteris
  4. legemque scivit ut... militum undecumque conscriberentur,