Raccolta di narrazioni e lettere italiane con note latine/Narrazioni/83
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83. Battaglia di Marignano vinta sugli Svizzeri da Francesco I (1515).
Incitati (gli Svizzeri) da questo parlare (del Card. Sedunense), prese subito furiosamente le loro armi, e come furono fuora della Porta Romana (di Milano), messisi con i loro squadroni in ordinanza[1], ancora che non restasse molto del giorno, si avviano verso l'esercito franzese con tanta allegrezza e con tanti gridi, che chi non avesse saputo altro, avrebbe tenuto per certo che avessero conseguito qualche grandissima vittoria. I capitani stimolavano i soldati a camminare, i soldati gli ricordavano che a qualunque ora si accostassero all'alloggiamento degl'inimici dessero subito il segno della battaglia: volere coprire il campo di corpi morti; volere quel giorno spegnere il nome dei fanti tedeschi, e di quegli massimamente che pronosticandosi[2] la morte portavano per segno le bande nere. Con questa ferocia accostatisi agli alloggiamenti dei Franzesi, non restando più di due ore di quel giorno, principiarono il fatto d'arme, assaltando[3] con impeto le artiglierie ed i ripari. Col quale impeto appena erano arrivati che avevano urtato e rotto le prime squadre, e guadagnata una parte delle artiglierie; ma facendosi loro incontro la cavalleria, e una gran parte dell'esercito, e il re medesimo cinto[4] da un valoroso squadrone di gentiluomini, essendo alquanto raffrenato[5] tanto furore, si cominciò una ferocissima battaglia, nella quale con varii eventi e con gravissimo danno delle genti di arme franzesi, le quali furono piegate, sì continuo il combattere insino a quattr'ore della notte, essendo già restati morti alcuni dei capitani franzesi, e il re medesimo percosso da molti colpi di picche. Allora non potendo più nè l'una nè l'altra parte tenere per la stracchezza le armi in mano[6], spiccatisi senza suono di trombe, senza comandamento dei capitani, si messero i Svizzeri ad alloggiare nel campo medesimo, non offendendo più l'uno l'altro[7], ma aspettando, come con tacita tregua, il prossimo sole; ma essendo stato tanto felice il primo assalto dei Svizzeri (ai quali il cardinale fece, come furono riposati, condurre vettovaglie da Milano) che per tutta Italia corsero i cavallari[8] a significare i Svizzeri avere messo in fuga l'esercito degl'inimici.
Non consumò inutilmente il Re quel che avanzava della notte; perchè, conoscendo la grandezza del pericolo, attese a far ritirare ai luoghi opportuni ed all'ordine debito le artiglierie, a far rimettere in ordinanza le battaglie dei Lanzchenech e dei Guasconi[9], e la cavalleria ai suoi squadroni. Sopravvenne il dì, al principio del quale i Svizzeri, disprezzatori[10] non che dell'esercito franzese, ma di tutta la milizia d'Italia unita insieme, assaltarono con l'impeto medesimo, e molto temeriaramente gl'inimici. Dai quali raccolti[11] valorosamente, ma con più prudenza e maggiore ordine, erano percossi parte dalle artiglierie, parte dal saettume[12] dei Guasconi, assaltati ancora dai cavalli in modo che erano ammazzati da fronte e dai lati; e sopravvenne in sul levar del sole l'Alviano (generale dei Veneziani), il quale chiamato[13] la notte dal Re, messosi subito a cammino con i cavalli leggieri e con una parte più spedita dell'esercito, e giunto quando era più stretto e più feroce il combattere, e le cose ridotte in maggiore travaglio e pericolo[14], seguitandolo dietro di mano in mano il resto dell'esercito, assaltò con grande impeto i Svizzeri alle spalle. I quali, benchè continuamente combattessero con grandissima audacia e valore, nondimeno vedendo sì gagliarda resistenza, e sopraggiungere l'esercito Veneziano, disperati potere ottenere la vittoria, essendo già stato più ore sopra la terra il sole, suonarono a raccolta: e postesi in sulle spalle le artiglierie che avevano condotte seco, voltarono gli squadroni, ritenendo continuamente la solita ordinanza[15], e camminando con lento passo verso Milano, e con tanto stupore dei Franzesi, che di tutto l'esercito, niuno nè dei fanti, nè dei cavalli ebbe ardire di seguitargli. Solo due compagnie delle loro, rifuggitesi in una villa, vi furono dentro abbruciate dai cavalli leggieri dei Veneziani; il rimanente dell'esercito intero nella sua ordinanza, e spirando la medesima ferocia nel volto e negli occhi[16], ritornò in Milano; lasciati per le fosse, secondo dicono alcuni, quindici pezzi di artiglieria grossa, che avevano tolta loro nel primo scontro, e per non avere comodità di condurla.
Affermava il consentimento comune di tutti gli uomini non essere stata per moltissimi anni in Italia battaglia più feroce e di spavento maggiore; perchè per l'impeto col quale cominciarono l'assalto gli Svizzeri, e poi per gli errori[17] della notte esendo confusi gli ordini di tutto l'esercito, e combattendosi alla mescolata senza imperio e senza segno, ogni cosa era sottoposta meramente alla fortuna. Il Re medesimo, stato molte volte in pericolo, aveva a riconoscere[18] la salute più della virtù propria e dal caso, che dall'aiuto dei suoi; dai quali molte volte per la confusione della battaglia, e per le tenebre della notte era stato abbandonato: di maniera che il Triulzio, capitano che aveva vedute tante cose, affermava questa essere stata battaglia non di uomini ma di giganti; e che diciotto battaglie, alle quali era intervenuto, erano state a comparazione di questa battaglie fanciullesche. Nè si dubitava che se non fosse stato l'aiuto delle artiglierie era la vittoria dei Svizzeri[19]; i quali entrati nel primo impeto dentro i ripari dei Franzesi, tolta la più parte delle artiglierie, avevano sempre acquistato di terreno[20]. Nè fu di poco momento la giunta dell'Alviano, che sopravvenendo in tempo che la battaglia era ancor dubbia, dette animo ai Franzesi e spavento ai Svizzeri, credendo essere con lui tutto l'esercito Veneziano.
Guicciardini.
Note
- ↑ instructis agminibus,
- ↑ cædis omen vittas... gestabant,
- ↑ pugnum inierant... aggressi.
- ↑ ...rex ipse quem nobilium virorum agmen circumdabat,
- ↑ ...furore aliquantam represso,
- ↑ cum utrisque oli lassitudinem arma manu deciderent,
- ↑ nec lacessentes, nec lacessiti,
- ↑ tabellarii... nunciaturi...
- ↑ Germanorum peditum et Vascosium ordinibus instaurandis,
- ↑ totius Italiæ in unum coactæ, ne dum Gallorum copias contemnentes... in hostes irruperunt.
- ↑ A quibus cohibiti o refrænati,
- ↑ Vaseonum missilibus,
- ↑ ...accersitus, iter... ingressus...
- ↑ cum acrius et ferocius puganretur, resque ad incitas redacta...
- ↑ ordinibus nequæquam solutis,
- ↑ ordinos servans et eandem voltu oculisque ferociam spiralis,
- ↑ ob noctis tenebras...
- ↑ suæ magis virtuti atque fortunæ quam suorum auxilio... acceptam referebat; ...fervente pugnoa, noctisque tenebris obductis...
- ↑ Neque ambigeluntur... Belvedos victuros... Gallorum munitiones...
- ↑ ultra semper processerant,