Raccolta di narrazioni e lettere italiane con note latine/Narrazioni/87
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87. Alessandro Farnese, pontefice Paolo III (1531).
Morto Clemente VII, i cardinali la notte medesima che si serrarono nel conclave elessero tutti concordi in sommo pontefice Alessandro, della famiglia da Farnese, di nazione romano, cardinale più antico della Corte[1], confermandosi i voti loro col giudizio e quasi instanza che ne aveva fatto Clemente, come di persona degna di essere a tanto grado preposto a tutti gli altri: uomo ornato di lettere e di apparenze[2] di costumi e che aveva esercitato il cardinalato con miglior arte che non l'aveva acquistato. E concorsero i cardinali più volentieri ad eleggerlo, perchè essendo già nell'anno lxvii della sua età, e riputato di complessione debole e non ben sano (la quale opinione[3] fu aiutata da lui con qualche arte), sperarono avesse ad essere breve il suo pontificato.
Le azioni e opere del quale se saranno degne della espettazioni conceputa[4] di lui e della letizia immensa ricevuta dal popolo romano, di avere dopo cento tre anni e dopo tredici pontefici riavuto un pontefice del sangue romano, ne faranno testimonio quegli che scriveranno le cose succedute in Italia dopo la sua assunzione[5]; perchè è verissimo e degno di somma laude quel proverbio, che il magistrato fa manifesto il valore di chi l'esercita.
Guicciardini.
Note
- ↑ unanimiter Pontificem Max. elegerunt Alexandrum Farnesium, domo Romanorum, sacri collegii decanum,
- ↑ virum litteris et, ut videbatur, honestis moribus...
- ↑ (quem quidem opinionem ipse fuerant arte adhibita),
- ↑ Cuius quidem opera si expectationi... respondetum...
- ↑ Coll'assunzione al Pontificato di Paolo III finisce la storia del Guicciardini.