<dc:title> Raccolta di narrazioni e lettere italiane con note latine </dc:title><dc:creator opt:role="aut">Gian Severino Perosino</dc:creator><dc:date>1861</dc:date><dc:subject>lettere</dc:subject><dc:rights>CC BY-SA 3.0</dc:rights><dc:rights>GFDL</dc:rights><dc:relation>Indice:Raccolta di narrazioni e lettere italiane con note latine.djvu</dc:relation><dc:identifier>//it.wikisource.org/w/index.php?title=Raccolta_di_narrazioni_e_lettere_italiane_con_note_latine/Narrazioni/9&oldid=-</dc:identifier><dc:revisiondatestamp>20260425215414</dc:revisiondatestamp>//it.wikisource.org/w/index.php?title=Raccolta_di_narrazioni_e_lettere_italiane_con_note_latine/Narrazioni/9&oldid=-20260425215414
Raccolta di narrazioni e lettere italiane con note latine - 9. Origine di Venezia. Gian Severino Perosino1861Raccolta di narrazioni e lettere italiane con note latine.djvu
Campeggiando Attila re degli Unni Aquileia, gli abitatori di quella, poiché si furono difesi molto tempo, disperati della salute loro, come meglio poterono con le loro cose nobili[1] sopra molti scogli, i quali erano nella punta[2] del mare Adriatico disabitati, si rifuggirono. I Padovani ancora veggendosi il fuoco propinquo[3], e temendo che vinta Aquileia, Attila non venisse a trovarli[4], tutte le loro cose mobili di più valore[5] portarono dentro al medesimo mare in un luogo detto Rivo alto, dove mandarono ancora le donne, i fanciulli ed i vecchi loro; e la gioventù riserbarono in Padova per difenderla. Oltre a questi, quelli di Monselice con gli abitatori de' colli allo intorno, spinti dal medesimo terrore, sopra gli scogli del medesimo mare ne andarono. Ma presa Aquileia, ed avendo Attila guasta Padova; Monselice, Vicenza e Verona, quelli di Padova ed i più potenti, si rimasero ad abitare le paludi che erano intorno a Rivo alto: medesimamente tutti i popoli all'intorno di quella provincia, che anticamente si chiamava Vinetia, cacciati dai medesimi accidenti[6], in quelle paludi si ridussero. Così costretti da necessità lasciarono luoghi amenissimi e fertili, ed in sterili, deformi e privi di ogni comodità abitarono. E per essere assai popoli, in un tratto ridotti insieme[7], in brevissimo tempo facero quelli luoghi non solo abitabili, ma dilettevoli; e costituite intra loro leggi ed ordini, fra tante ruine [p. 9modifica]d'Italia sicuri si godevano[8], ed in breve tempo crebbero in riputazione e forze. Perchè, oltre ai predetti abitatori, vi si rifuggirono molti delle città di Lombardia, cacciati massime dalla crudeltà di Clefi re de' Longobardi, il che non fu di poco a quella città; tanto che ai tempi di Pipino re di Francia, quando per i prieghi del papa venne a cacciare i Longobardi d'Italia, nelle convenzioni che seguirono intra lui e l’imperatore de' Greci, fu[9] che il duca di Benevento ed i Vineziani non ubbidissero nè all'uno nè all’altro, ma di mezzo la loro libertà si godessero. Oltre a questo, come la necessità gli aveva condotti ad abitare dentro all’acque, così gli forzava a pensare, non si valendo della terra[10], di potervi onestamente vivere; ed andando con i loro navigi per tutto il mondo, la città loro di varie mercanzie riempievano, delle quali avendo bisogno gli altri uomini, conveniva che in quel luogo frequentemente concorressero.
Mach.
Note
↑cum supellectile, oppure cum rebus sua quaae moverai poterant.