Raccolta di narrazioni e lettere italiane con note latine/Narrazioni/95
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95. Emanuele Filiberto vince i Francesi a S. Quintino (1557).
Il Duca di Savoia conosciuta l'arte del nemico che andava temporeggiando e provvedendo cautamente ora a questa parte, ora a quell'altra, con fuggir sempre la necessità di una battaglia campale[1], pensava di correre addosso a qualche piazza importante di quella frontiera, sperando che il nemico per non se la lasciar perdere, sarebbe accorso e datogli occasione di una giornata terminativa[2]. Del partito che pigliava, pendevano le sorti universalmente non solo del papa, di Francia e di Spagna, ma ancora quelle del Piemonte e della sua famiglia, alla quale poco altro era rimasto che la spada che allora, quasi esule, portava ne' regni altrui, Era corso contro Marianburgo, facendo veduta di voler campeggiare[3] quel luogo, per tirarvi i Francesi, ma aveva l'animo altrove. S'indirizzava improvvisamente contro San Quintino[4], terra non molto quindi lontana e poco provveduta, ed agli tre d'agosto vi si presentava con tutto lo esercito...
Il generalissimo[5] di Francia (Montmorency), parendogli, oltre al danno che poteva seguire di perdersi quella frontiera, che a lui se ne scemasse la riputazione, appartenendogli la cura e la difesa del regno, si risolveva di mettervi dentro gente nuova, e andato egli in persona a squadrare[6] il sito e l'alloggiamento del campo nemico, volle far forza di raddoppiarvi il presidio. Standosene sopra un luogo rilevato, donde poteva scorgere ogni cosa, cominciò a scendere, e fece diloggiare alcuni Alemanni, che da quella parte aveano la guardia: quindi con dodici barchette, che l'ammiraglio aveva provvedute, cominciò per uno stagno a far passare[7] i fanti in San Quintino, e già n'aveva introdotti circa a ducento, quando gli Spagnuoli, accortisi del fatto, diedero l'all'armi[8], e vietarono che più oltre ne introducesse.
In questo il Duca di Savoia, messo in ordine tutta la sua cavalleria e le genti a piede, veniva, passando il fiume (Somma), per dare addosso al nemico. Il Conestabile non essendo venuto per combattere[9], nè anche avendo forza sufficente per ciò fare, cominciò a ritarne l'artiglieria e a dar la vòlta indietro, camminando con quella maggior celerità che poteva[10]. Ma Emanuele Filiberto, lasciato negli alloggiamenti buon fornimento[11], con molta prestezza gli si mise dietro, avendosi mandato innanzi alcune torme di cavalleggeri[12], acciocchè con scaramucce il trattenessero insino a tanto che le fanterie potessero sopravvenire. Tra per questo e per avere gli Spagnuoli, per vie tra valli e monti credute sino allora impraticabili, precorso, il conte d'Egmonte, capo della cavalleria fiamminga, arrivava sopra l'inimico, e furiosamente lo urtava. I Francesi risposero arditamente, ma la grave armatura e i ferraiuoli tedeschi[13] non poterono sostenere la furia dei Fiamminghi: incontamente furono tutti rotti e sbaragliati. Sopragiunsero in poco d'ora le fanterie del Duca, e diedero compimento alla vittoria. Il Conestabile che, oltre l'età sua, si era affaticato di rannodare ed inanimare i suoi per rinfrescare[14] la zuffa, restò ferito e prigione...
Questa battaglia, che dal luogo dove fu combattuta ebbe nome di San Quintino, e dal giorno in cui successe, cioè il dì dieci d'agosto, di San Lorenzo, fu una delle più gravi percosse[15] che mai abbia ricevute la Francia, e, dalla giornata di Pavia in fuori, niuna fu per lei nè più dannosa nè più funesta.
C. Botta.
Note
- ↑ iustum pratium detrectans,
- ↑ ...in casum universæ dimicantibus inviendi copiam facturum.
- ↑ tamquam oppidum obsesurus,
- ↑ Angustam Veromanduoram versus iter...
- ↑ Totius Gallorum exercitus dux,
- ↑ ipse... ad lastrandum...
- ↑ per stagnum... pedites traiecit,
- ↑ Hispani, hoc cognito, ad arma condamarunt, et ne insuper...
- ↑ Dux supremiis, cui pugnandi neque voluntas neque satis copiarum esset, tormenta bellica...
- ↑ quam celerrime reverti.
- ↑ castris præsidio munitis,
- ↑ levis armaturæ equitum tarmis aliquot præmissis,
- ↑ Galli impetum strenue sustinuerunt, at gravis armaturæ militibus et germanis vestibus impediti,
- ↑ ad instaurandum certamen,
- ↑ cladium omnium gravissima quam Gallia acceperit, quaque, si Ticinesem excipias, perniciosor...