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Raccolta di narrazioni e lettere italiane con note latine/Narrazioni/96

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96. I Turchi assediano Famagosta (1571).


I barbari con folta corona[1] e cupida di sangue stringevano l'infelice Famagosta. Superata Nicosia, con maggior forza e furore battevano quest'ultimo propugnacolo della potenza veneziana in Cipro. Famagosta famosa, ricca e popolosa città, che in quegli estremi lidi d'Oriente mostrava le ultime insegne dei Cristiani al vicino Macometto, da quattro bastioni sportanti ai quattro angoli munita[2], imperciocchè in forma quasi intieramente quadra si distendeva, e dalle opportune tele di muro, vale a dire cortine, fra di loro e da fosse e da controscarpe[3] oltre il fosso, e da rivellini innanzi alle porte assicurata, pareva ed era veramente, ove da uomini forti difesa fosse, o da non troppo sproporzionato nemico non si assalisse, antemurale inespugnabile. I difensori forti, anzi fortissimi non mancarono; bene tutto l'impero di Selimo contro di quelle mura si versò. Selimo stesso, e quel suo feroce Mustafà, suo generale, che la metropoli[4] di Cipro arrabbiatamente ferivano, parevano non poter vivere se Famagosta non possedessero. L'utile gli stimolava per levar quello stecco dagli occhi[5] dell'Asia Minore, la superbia gli incitava per non lasciar dimezzata una impresa cominciata, la necessità gli spingeva per prevenire[6] i soccorsi che già, secondo che correva voce, si avvicinavano. Ricca e doviziosa città era Famagosta, ma per arte di Mustafà e di chi la voleva, si andava spargendo[7] fama che ancor più ricca e doviziosa fosse di quel [p. 112 modifica]ch'ella era veramente. Grossissima preda sapevano essersi fatta in Nicosia, ancor più grossa, affermavano, aversi a fare in Famagosta: là essersi ritratte[8], là nascoste tutte le ricchezze degl'isolani, là le ricchezze dei Veneziani viaggiatori in Oriente. Sollevati[9] a così sonore voci, popoli e soldati turchi accorrevano a schiere colla speranza di arrichirsi dopo di aver soddisfatto col sangue l'immenso odio che nutrivano contro i cristiani. Dalla Caramania, dalla Cilicia, dalle sponde dell'Eufrate, dai più lontani recessi dell'impero ottomano venivano, chi per combattere, chi per aiutare i combattenti in quella famosa guerra. Narrasi, meglio di dugentomila Musulmani avere calcate le spiaggie[10] di Cipro a questo fine. Guastatori e zappatori[11] numeravansi quarantamila, combattanti più di settantamila, perciocchè nuovi si erano continuamente aggiunti, e fra di loro ventimila Giannizzeri[12], usi alle guerre e di estremo coraggio forniti. Avresti detto che tutto lo sforzo ottomano fosse raccolto sotto Famagosta, e che tutto lo sforzo cristiano avesse a raccogliervisi.

Forte di virtù, ma debole di numero, s'opponeva un presidio a sì smisurato contrasto settemilaquattrocento soldati, italiani, tremilacinquecento, Greci, cioè cerne[13] del paese, milaquattrocento, del distretto della città duemila, Stradisti cinquecento. Gli stimolava l'ardire natio, gli stimolava l'amore della patria.

C. Botta.

Note

  1. Barbari complures... cingebant.
  2. quatror aggeribus ad latera...
  3. fossa, et propugnuentis...
  4. urbem caput Cypri...
  5. ut hac molestia levarent...
  6. ut præverterent auxilia quæ...
  7. dictabatur in vulgus...
  8. illie congestas latere opes...
  9. Ilisce rumoribus incitati...
  10. ad id Cypri oras appulisse.
  11. Castrorum fossorum et suffossorum quadraginta millia...
  12. Ianigeri, bellicosi et strenui homines... vires ad... coactas...
  13. regionis milites tumultuarii mcccc, urbani mm.