Raccolta di narrazioni e lettere italiane con note latine/Narrazioni/99
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99. Carlo Emanuele III costruisce la Brunetta (1738).
In poca distanza dalla città di Susa ed a sinistra di lei, agli occhi di chi, calatosi dal Moncenisio, verso Torino drizza i passi, s'innalza un ruvido greppo[1], tutto di macigno, il quale di qualche larghezza essendo, può dare campo a fondarvi un'acconcia fortezza... Parve a Carlo Emanuele che quello fosse luogo[2] di piantarvi il baluardo del Piemonte. Diede carico al Bertola, ugualmente atto ad edificare le fortezze che a difenderle[3]. Gli comandò che non guardasse nè a spesa nè a tempo nè a fatica e la facesse inespugnabile... Non mai si vide maggior forza di mine[4]. Opera affatto romana fu; i forestieri la visitavano con meraviglia[5], e meraviglia era veramente per la grandezza del concetto, per la pazienza degli uomini in farla, per la maestria dell'arte, per la fortezza delle spese. Brunetta la chiamarono, e cinta era da otto bastioni. Venne scavata nel vivo sasso[6], di vivo sasso erano i bastioni e le cortine, di vivo sasso la unica strada per cui vi si saliva, con cannoniere e feritoie da ogni lato[7]. Vi si scorgevano le ruvide, scabre e sporgenti schegge del macigno rotte con l'artificio delle mine[8]. Non so; ma a chi dentro e d'intorno vi si aggirava, qualche cosa d'infernale e di tremendo appariva. Tra que' spezzati[9], e quasi direi lucenti macigni, tra le fauci cupe delle vicine valli, tra quelle ombre scure e quasi direi fatidiche che di verso occidente, declinando il sole all'occaso. dalle montagne calano e sottoposte fondare[10] ingombrano ed abbuiano, tra il rumor della veloce Dora e della velocissima Cenisia, tra quell'immenso sipario dell'Alpi che alla poderosa Francia accenna[11], tra quell'altezza della Rocciamelone, che qui vicina, a foggia di altissima torre, i monti signoreggia e porta in cima una cappella[12] dedicata all'umile Vergine Madre di Dio, l'anima s'innalzava, e da questo mondo si separava piena di spavento, di religione e d'orrore. Tali io questi solenni luoghi vidi, quando ancor giovinetto essendo, delle sublimi cose, col cuore non ancora battuto dalle tempeste, mi dilettava, tali io gli sentii...
Non solamente i baloardi, ma ancora le caserme[13], le casematte e le altre difese delle Brunetta erano scavate nella dura pietra. Un pozzo d'acqua viva nel bel mezzo della ròcca, e le radici[14], sulle quali posava, la rendevano sicura così dalle mine come dalla sete. I magazzini poi o sotto macigno, o artefatti a botta di bomba[15]. Aveva di più un palazzo pel governatore[16], e perchè non mancassero i sussidii della religione a chi difendeva la patria, una chiesa parrocchiale. La custodivano per l'ordinario un battaglione di fanti, la munivano intorno a cento bocche da fuoco[17] col numero necessario di artiglieri. Carlo Emanuele la fece per antemurale del Piemonte e dell'Italia.
C. Botta.
Note
- ↑ rupes prærupta exargit, saxea... ares condendæ aptissima labetur.
- ↑ ...Subalpianorum propugnaculo erigenda visus oci locus.
- ↑ Arcies condeodam conimisit Bertolæ, ardium ilem defensori.
- ↑ Consularum vis quæ tamquam alias maior,
- ↑ ...invisentium admirationem excitabat tum formæ vastitas, tum...
- ↑ Saxes ipsa, saxei aggeres et cortinæ, saxes quæ una pateret via,
- ↑ iaculatoriis fenestris... addius
- ↑ cuniculorum artificio.
- ↑ ...exciscia ac pœne dixerim si tantes... vallium propisquarum...
- ↑ ...convalles occupant et opacant, inter velocis Duriæ (Riparia)...
- ↑ ...Galliam præpollentem indicat,
- ↑ aram in vertice sustinet Virgini Dei Matri dicatam,
- ↑ militum receptus, crypta et cæceræ munitiones in saxo excisæ...
- ↑ puteus media in arco et aquæ latices... cuniculorum et sitis...
- ↑ Pulveris ignescentis cella... impenetrabiles.
- ↑ Num deerat ædes prætoria et in patriæ defensorum subsidium cariæ templum.
- ↑ ad centum muralia tormenta... arcem niumbant.