Re Baldoria/Atto III

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Atto III

../Atto II ../Atto IV IncludiIntestazione 21 maggio 2017 100% Da definire

Atto II Atto IV
[p. 109 modifica]

ATTO TERZO.

L’ORGIA.

[p. 111 modifica]

L’interno del Castello di Re Baldoria. Un angolo dell’antica armeria, trasformata dai Guatteri in refettorio, pel Banchetto dei Citrulli. La sala si prolunga di scorcio fra le quinte, a sinistra, e si capisce che è immensa. In fondo, chiusa, la grande porta che dà sulla scalinata e sul viale centrale del parco. Presso la porta, a destra, una grande finestra aperta, dalla quale si scorgono le collinette del parco, formicolanti di una folla che gesticola furibonda, insanguinata dalla luce del tramonto.

Nella parete obliqua di destra, la porta chiusa del grande laboratorio astrologico di Turchino, adattato dai Guatteri a servir da cucina. I battenti istoriati sono sormontati da due grandi capitelli ornati d’iscrizioni cabalistiche. Nella parete di sinistra, pure obliqua, ampie vetrate aperte sugl’immensi Stagni del Passato. Siccome le pareti laterali sono oblique, lo spettatore può vedere, a destra, dalla toppa di un’enorme serratura, rosseggiare i forni delle cucirle, e a sinistra, dalle finestre aperte, le lontananze verdastre degli Stagni del Passato.

In mezzo alla scena, l’estremità di una tavola gigantesca, che si prolunga di sbieco, a sinistra, nell’invisibile profondità dell’armeria. Fra la tavola e la ribalta, fiammeggia un gran braciere destinato a riscaldare le vivande. Tre grosse catene pendenti dal soffitto invisibile tengono sospesa al disopra dell’estremità della tavola una grande conca di ottone, piena d’olio, da cui emergono, accesi, numerosi lucignoli di stoppa.

E’ un tramonto d’agosto. Caldo soffocante. [p. 112 modifica]

FAMONE

apparisce, ombra gesticolante, nella cornice della finestra ch’è in fondo alla scena. Egli è ritto sul culmine di una collina tutta irta di pugni alzati, e il suo profilo convulso spicca, come ritagliato, sul rosso del sole. Grida entusiastiche e applausi coprono a quando a quando la sua voce formidabile.

Qualche fetta di salame!... Un pezzo d’arrosto!... Un coniglio ben cotto!... Oppure una buona costoletta, prima di mezzanotte!... Altrimenti... Tolta! Béchamel! Ascoltate!... Altrimenti, proporrò di sfondar le porte e di massacrare i Guatteri traditori!

TORTA

passeggia per la sala, concitato e fiero, brandendo la sua casseruola: d’oro dal lungo manico e gridando comandi, come un generale.

Suvvia! Presto, perbacco!... Preparate! le scodelle, fannulloni! Maledetti lavapiatti!

Minaccia con la casseruola i servi che s’affaccendano lungo la tavola, portando barelle su cui s’ergono colonne di scodelle.

GLI AFFAMATI

di fuori:

Viva Famone! Famone è il nostro capo!...

BECHAMEL

uscendo dalle cucine:

Che fare, per calmarli?

SOFFIONE

tendendo minacciosamente il pugno verso la finestra:

È impossibile! Quel furfante di Famone è inesorabile!... (Alzando le spalle con ira e dispetto). [p. 113 modifica]D’altronde, la colpa è tua, Béchamel!... Io ti ho sempre raccomandato di non irritare quell’ambizioso!...

BECHAMEL.

Non si potrebbe costruire una zattera con le tavole degli Affamati, e fuggire sugli Stagni del Passato?...

TORTA

uscendo dalle cucine:

Che bestialità!... Tu non pensi alla tua pancia!... La zattera non tarderebbe ad affondare!

SOFFIONE

a Béchamel, che si avvicina alla finestra:

Vacci tu solo, sugli Stagni!... Imbecille!... Dovrai vogare per mille leghe, prima di giungere ai Mulini del Demonio!... La mia pancia è pesante! Io non ho mai digiunato... e ho paura di Santa Putredine!... Brr!... A Santa Putredine, preferisco Famone!

BECHAMEL

affacciandosi alla finestra:

Citrulli miei amatissimi! Non date ascolto a Famone!... È un ambizioso! Un allucinato!

GLI AFFAMATI

di fuoiri, con urli prolungati:

Non insultare Famone, vile intestino fradicio!... Famone è l’unico nostro capo!...

SOFFIONE

a Béchamel:

Taci, imbecille! [p. 114 modifica]

BECHAMEL.

facendo grandi gesti pacificatori

Sì! Sì!... Famone è un grand’uomo!... D’altronde, è nostro amico! E mi guardi il Cielo dal dir male di lui!.. Volevo semplicemente farvi notare ch’egli è incompetente, in materia culinaria!... Egli non s’intende affatto né d’arrosti, né di salse!

Urli di protesta della folla

FAMONE

di fuori.

O Citrulli, udite?... Ancora lo stesso stile di Panciarguta!... Sono stomachi dispotici e monopolizzatori!... Ah! è tempo di rovesciare tutte le dittature degl’intestini orgogliosi!... Ce fandonia, il segreto delle salse!... Chi di noi non saprebbe ammannire una salsa alla Béchamel?...

GLI AFFAMATI

di fuori:

È vero!... È vero!...

FAMONE

di fuori:

Sappiate, o Citrulli, che è venuto il giorno in cui tutte le tendenze dello Stomaco Universale devono liberamente esplicarsi, mirando alla digestione generale!...

BECHAMEL.

Ebbene: io, Béchamel, ti sfido, o Famone, a dire la ricetta del mio brodo ideale!... Il segreto di quel brodo é soltanto mio!... [p. 115 modifica]

SOFFIONE

afferrando Béchamel a mezzo il corpo e portandolo lontano dalla finèstra:

Taci, perdio!... Bisogna essere un pazzo, per dire di queste sciocchezze ai Citrulli!...

BECHAMEL.

Ma è la verità...

SOFFIONE.

Ci vuol altro che la verità, in momenti come questi!...

BECHAMEL

si avvicina a Torta, che ritto sulla soglia della cucina urla comandi con voce rauca, agitando la propria casseruola d’oro nel fiammeggio rosso dei forni, davanti ai quali i servi vanno e vengono in infernale tumulto.

I Citrulli, mio caro, non hanno bisogno di mangiar bene! Si accontentano di frasi!... Da otto giorni, gran Dio!..., quante parole hanno trangugiato!... Piantiamoli! Svignamocela, con gli scrigni d’oro! Si fa presto, a costruire una zattera!... Vuoi?...

TORTA.

Al diavolo tu e la zattera!... (Rivolgendosi ai servi) Presto! Sbrigatevi!... Dove sono, i diecimila capponi magri? Badate alla cottura!... Mettete da parte il sugo che ne cola e inaffiateli con dell’olio da lumi!... Disossate i vitelli e preparate il lardo per le fricassèe!...

FAMONE

di fuori:

Ce ne infìschiamo, noi, degll specialisti... Noi non domandiamo brodi meravigliosi!... Vogliamo [p. 116 modifica]un buon anrrosto di montone!... Un arrosto è un arrosto!... (Rivolgendosi ai Citrulli) I Guatteri hanno già dimenticato, a quanto pare, il loro duplice programma digestivo e intestinale che ha per principio essenziale la socializzazione dei mezzi di produzione culinaria!... Sì! Noi vogliamo socializzare i fornelli, le marmitte, le casseruole e le graticole!

TORTA

gridando:

Mettete al fuoco diecimila capponi, e presto al lavoro per preparar le salse!... Aprite le madie!... Al pane! Al pane!

SOFFIONE

alla finestra:

Sì!... Famone ha ragione!... Béchamel ha parlato male!... Noi manterremo tutte le nostre promesse! Calmatevi, dunque!... Ancora pochi minuti!... E mentre aspettate, Citrulli cari, fiutate lo squisito profumo di minestra calda di cui abbiamo impregnate le campagne!... Guardate!... Il sole al tramonto è roseo e grasso come le fette di prosciutto che stiamo per servirvi!...

FAMONE

con ira repressa:

Il sole al tramonto ha odore di carneficina!... Bada, Soffione!... Noi abbiamo una fame da lupi... E saremmo capaci di cavar la carne dalle pentole con le nostre mani, e di strappar le trippe dalle pancie dei traditori!...

Bisogna — capite? — bisogna... che tutti coloro che son vuoti siano empiti immediatamente!... Olà! Soffione!... Mostraci la tua pancia!... Ah! [p. 117 modifica]ah! com’è tonda!... Udite, Guatteri! Tutti coloro che son pieni così devono vuotarsi nelle bocche degli Affamati!

ANGUILLA

sghignazzando, confuso tra la folla:

Come se ogni bocca fosse una cloaca!...

FAMONE.

Infatti, che significa questo nuovo ritardo?...

SOFFIONE

Mi duole assai di dovervi dire che l’ultimo sospiro di Re Baldoria ha rovesciato tutte le casseruole che erano al fuoco!... Noi abbiamo dovuto improvvisare tutta una parte del pranzo!... Ma il ritardo è di pochi minuti!... E, davvero, noi non ne abbiamo colpa!...

La folla schiamazza:

FAMONE.

Altre mistificazioni!... Non ci credete!... Finiamola!... Il sole tramonta... È passato un altro gilornol!... Avanti! All’assalto!... La violenza, o Citrulli, è la fonte di ogni diritto!... La violenza!...

MAZZAPICCHIO.

Dove sono gli spiedi?... Datemi intanto quell’attizzatoio!...

FAMONE.

La violenza... è una levatrice dalle braccia insanguinate che da un grembo morente trae fuori l’avvenire, pargolo radioso!

Applausi.

[p. 118 modifica]

SOFFIONE.

Tutto è perduto!... È colpa tua, Béchamel!... Tu non sai essere un oratore abile!... Al diavolo la tua salsa ed il tuo brodo!...

TORTA

a Soffione:

Parla ancora, tu, per tenerli a bada!...

SOFFIONE.

Eh! via!... L’ho già consumato tutto, il mio gas oratorio!... I Gitrulli ne son gonfi come palloni!... Non c’è più modo di trattenerli!... Bisogna pure ch’essi salgano!...

MAZZAPICCHIO

appie della scalinata, con accento feroce:

Che viene a fare Fra Trippa qui fra noi?...

BALENA

di fuori:

E Anguilla che fa, in mezzo a noi?... Ammazziamoli tutti e due!... Sono cortigiani del defunto Re Baldoria! Sono traditori!...

FRA TRIPPA

di fuori: Scusa, Balena... Io non tradisco nessuno!... Sono il vostro pastore spirituale!... E avendo udito ululare i lupi...

ANGUILLA

di fuori:

Hou! Hou!

Imita l’ululare dei lupi e fa gesti buffi:

[p. 119 modifica]

FRA TRIPPA.

... son venuto di corsa, di lontano, per difendervi per farmi mangiare in vece vostra, se così vuole Iddio!

TORTA

a Soffione, che sta in agguato Vedi? Vedi che il gas fa ancora effetto?!

ANGUILLA

ai Citrulli:

Immolatemi... ma salvate Fra Trippa, che è un Santo!...

Sostiene comicamente un’invisibile lotta di generosità con Fra Trippa

FRA TRIPPA.

Voglio morire per te!

ANGUILLA.

Fra Trippa è un santo!... Il suo ventre, o Citrulli, sarà per voi un baluardo!...

FAMONE.

Abbian salva la vita tutti e due, poiché sono amabili e furbi!... Ci divertiranno!

La sera è calata, caldissima, soffocante. Si ode vibrare contro la porta del castello un gran corpo metallico.

Avanti! Avanti, Citrulli!... Battete come batto io!... Cosi!... Con tutte le vostre forze! La porta non potrà resistere!

TORTA

di dentro:

Aspettate ancora un momento!... Vengo ad aprire!... Pazienza! (La folla gli risponde con urli [p. 120 modifica]interminabili) Cielo!... Quanti sono!... Se ne vedono sopraggiungere da ogni parte... da ogni punto dell’orizzonte! Son più di centomila!... (I Citrulli vanno moltiplicando formidabili colpi contro la porta del castello, che scricchiola) Béchamel! Soffione!... Dove siete?...

I Guatteri spingono delle madie davanti alla porta.

SOFFIONE

nascosto nella cucina e spiando dalla porta socchiusa:

Torta!... Vieni qui!... Presto, imbecille!... La porta sta per cadere!...

TORTA

guardando dalla finestra.

Siamo perduti!... I Citrulli sono inferociti!.. E sono armati di spiedi e di attizzatoi! (Si ode, nel giardino, un fortissimo schianto) Sono tanto accalcati, che i loro capelli si aggrovigliano come le erbe di una prateria al soffio del vento!... E atterrano tutti gli alberi del viale!...

Gran crollo di corpi accalcati sulla scalinata; poi un colpo terribile sui battenti, cne si schiudono lentamente, forzati dalla folla degli affamati. Torta si eclissa, dalla porta semiaperta della cucina, che richiude violentemente dietro di sé. Si ode nella cucina un rumore cupo di mobili rimossi che si urtano, e, nel giardino e sulla scalinata, uno scalpiccio d’esercito in marcia.

FAMONE

entrando pel primo, armato di un enorme spiedo, d’oro:

Dove sono? (Vedendo chiudersi i battenti della porta delle cucine) Ah! Vigliacchi! [p. 121 modifica]

MAZZAPICCHIO

entrando furente:

Ammazziamoli!

FAMONE

balza sulla tavola, e, brandendo il suo spiedo:

Fermatevi!... Non sfondate quella porta!... Mettiamoci a tavola!

MAZZAPICCHIO

si precipita contro la porta chiusa e si sforza d’abbatterla a spallate, mentre l’immenso gregge degli Affamati invade tumultuosamente le profondità invisibili della sala, con la veemenza d’una fiumana che abbia rotto ogni diga:

Io non obbedisco a nessuno!... Perchè subiremmo l’autorità di Famone, dopo esserci sbarazzati dei Guatteri?... (Respinge violentemente i Forti, che lottano fra loro per guardare tutti dalla toppa dell’enorme senatura) Lasciatemi guardare!...

ANGUILLA

spinto, con Fra Trippa, contro le vetrate di sinistra, legge tranquillamente le iscrizioni latine di cui sono fregiati i capitelli.

«Non pluribus, sed paucis spiritis haec porta aperta erit!» Ah! ecco la porta del laboratorio di Turchino! Perchè hanno fatto scendere l’astrologo dalla sua torre?... Come poteva egli formulare i suoi oroscopi, senza più contemplare le stelle?

FRA TRIPPA.

Tanto più che il frastuono, il rumor di ferraglia di una sala d’armi dovevano distrarlo continuamente... Guardate che panoplie!... Il povero Re [p. 122 modifica]Baldoria aveva la manìa di sfoggiare agli occhi de’ suo cari Citrulli la propria biancheria, i propri pensieri, la propria alcova... tutto! Persino le scoperte de’ suoi scienziati! Turchino ne è morto di dolore!

ANGUILLA.

Finalmente, potremo assaggiare qualcuna delle salse uscite dai suoi lambicchi!... Purché la scienza non serbi per noi qualche vendetta postuma!... (La sua attenzione è attratta dal tafferuglio degli Affamati) Come sono stupidi!... Aspettami, Fra Trippa!...

Con tre agili salti, Anguilla sale, approfittando delle sporgenze, fino allo stipite superiore della porta, e siede su uno del capitelli. Gli Affamati non se ne accorgono.

SOFFIONE

di dentro, gridando.

Torta! Presto!... Sbrigati, a mettere in salamoia delle carogne di Vassalli! L’arrosto non basta!... I Citrulli stanno per sfondare la porta!... Rinforziamola con questa credenza! Io parlerò loro un’altra volta! (Alzando la voce) Ancora pochi minuti, Citrulli, e sarete serviti!..

GLI AFFAMATI.

Abbasso i mistificatori!

SOFFIONE

dietro la porta, a Béchamel e a Torta:

Come!... Soltanto questo!... Ah! tu ne hai messo da parte, intestino usuraio! Presto! Porta tutto, ti strappo le budella!... [p. 123 modifica]

MAZZAPICCHIO

rivolto a Balena, che appoggiato alla porta, guarda intento dal buco della grande serratura:

Levati di lì, Balena, che mi ci metto io!

BALENA.

Aspetta!... Tanto, sei miope... Ti dirò quel che vedo... Aspetta!... I Guatteri si arrabattano davanti alle rosse bocche dei forni!... E s’azzuffano, e si picchiano con le casseruole!... Ah! che spettacolo divertente!

MAZZAPICCHIO.

Levati di lì, Balena!... Io sono arrivato prima di te!... Ho maggior diritto...

BALENA

aggrappandosi alla porta, mentre Mazzapicchio lo afferra perla gola:

Tutti noi abbiamo uguali diritti di controllo sui Guatteri!

MAZZAPICCHIO.

Ma c’è un solo buco!

BALENA.

Guardiamo uno dopo l’altro!

MAZZAPICCHIO.

Comincio io! Tocca a me!

VERMICELLO.

No! Bisogna consultar la sorte! [p. 124 modifica]

MAZZAPICCHIO.

Si perderebbe tempo!

FRA TRIPPA.

La sorte è cieca!

MAZZAPICCHIO.

Levati di lì, Balena... o t’accoppo con un pugno!...

Balena afferra per la gola Mazzapicchio. Lottando ferocemente, tutti e due ruzzolano fra i piedi degli altri Affamati, che si sono precipitati verso la toppa della serratura. Il tumulto li separa. Grida e bestemmie minacciose.

ANGUILLA

ridendo sgangheratamente, sul capitello:

Io vedo tutto assai meglio di voi!

MAZZAPICCHIO

alzando il capo:

Ah!... Quel furbacchione d’Anguilla!... Che cosa vedi?

ANGUILLA

con aria d’importanza e beffarda:

I Guatteri s’inseguono a vicenda, brandendo le accette! Si azzuffano! (Si ode un gran fragore di ferri urtantisi) Dio!... Tutti gli alari sono ribaltati!... E i capponi son ruzzolati nella cenere!... I Guatteri s’ammazzano! Soffione brandisce un’enorme coccoma!...

MAZZAPICCHIO.

Chi è il più forte? [p. 125 modifica]

ANGUILLA

contorcendosi sul capitello, in preda a un folle ilarità:

C’è troppo fumo!... Non vedo più nulla!... Ah! sì!... I servi si son divisi in due campi!... Si accoltellano! Si squartano!... Due son caduti nel fuoco!... Torta e Soffione schiacciano Béchamel sotto le loro ginocchia!...

MAZZAPICCHIO.

Benissimo! Meglio così!... Ammazzatelo!... Soffione! Tu devi immergere Béchamel nella sua caldaia delle salse!

ANGUILLA.

Ora entra un gran cuoco!... Ah! com’è magro, in confronto dei Guatteri!... Somiglia a Famone!

BALENA.

Dov’è, Famone?... (Volgendosi verso la parte invisibile dell’armeria) Non si vede più... Non è più qui!

ANGUILLA.

Dunque è lui, quel gran cuoco! Sì, è Famone!... È penetrato nella cucina per aprirci la porta!...

MAZZAPICCHIO.

E per uccidere Soffione!

ANGUILLA.

Si! Ecco!... Famone si è scagliato contro Soffione che si difende con un enorme trepiedi! [p. 126 modifica]

MAZZAPICCHIO.

Ammazzalo, Famone!... Vendica gli Affamati!

ANGUILLA.

Sciocchezze!... Famone se ne infischia, di noi!... Egli è geloso dei Guatteri, e vorrebbe scacciarii dalle cucine!... E i Guatteri, alla loro volta, son gelosi l’uno dell’altro!... Sono tutti traditori e ambiziosi!... (Sogghignando) Ah! così va bene!... Bravi!... Si sono rappacificati!...

MAZZAPICCHIO.

Canaglie!... E Famone, che fa?...

ANGUILLA

contorcendosi dal ridere:

Distribuisce strette di mano!

GLI AFFAMATI.

È un traditore!

ANGUILLA.

Ora si riposano, nelle loro poltrone, come tanti arcivescovi!... Soffione, panciuto e maestoso, fa la ruota come un pavone!... Sono tutti allegrissimi!

MAZZAPICCHIO.

Stomachi vili e fradici!... Buttiam giù questa porta, e inchiodiamo al muro, per le zampe, quelle oche che abbiamo ingrassate noi stessi!...

ANGUILLA.

Adesso, s’incipriano il viso con della farina! [p. 127 modifica]

VERMICELLO.

Sarà per rinfrescarsi le guancie, riarse dal calore dei fornelli!... Deve fare un caldo infernale, là dentro!

ANGUILLA.

No! T’inganni!... Quegl’impostori s’infarinano il viso per sembrar pallidi e morenti di fame come noi!... Ecco! Ecco! Stanno per aprir la porta!... I servi scostano le madie... I Guatteri si sono riuniti intorno allo spiedo maggiore, sul quale fu messo a cuocere un bue intero!... Sembrano vecchi medici a consulto presso il letto di un monarca moribondo!... Ah! che cosa curiosa!... Se vedeste il bue!... Pare un colosso addormentato, che si contorca fra lenzuola di porpora, sotto l’oppressione di un incubo! I medici gli tastano il polso!... L’ammalato non si muove più!... Ecco: i Guatteri sollevano il grande spiedo!

GLI AFFAMATI

tumultuando, impazienti e allegri:

Ah! Ah!

ANGUILLA.

Tolgono dal fuoco anche gli altri spiedi!... I Guatteri e i Servi s’avanzano tutti, ora, recando buoi e vitelli arrostiti, fumanti e rossi!... Li portano su barelle, come feriti!

Anguilla si volge verso l’interno del refettorio e si mette a cavalcioni sul capitello, mentre i battenti si aprono sotto di lui, gettando a terra una parte degli Affamati.

[p. 128 modifica]

SOFFIONE

compare trionfalmente sulla soglia della cucina, maestoso sotto il gran berretto d’ermellino e nell’ampio grembiale d’amoerro candido, brandendo la casseruola d’oro. Lo segue un corteo jeratico di guatteri e di servi, che recano buoi e vitelli fumanti e che si fermano, battendo i piedi come un esercito davanti ad un ostacolo. Questo movimento d’insieme dev’essere eseguito dagli attori con la regolarità matematica dei fantocci Holden. Ma i loro gesti devono essere duri come quelli dei fantocci meno perfezionati che si vedono nelle fiere:

Olà! Servi!... Picchiate sui paiuoli!... Sbatacchiate coperchi e casseruole!...

Scoppia un gran fragore di metalli urtati violentemente. Anguilla dà buffonescamente dei buffetti sul muso del bue che fumiga fra le sue gambe; poi estrae carne pesta e castagne dalla bocca dell’animale e le assapora in estasi.

ANGUILLA

dal capitello:

Ah! Com’è buono, il ripieno!

SOFFIONE

lanciandogli un’occhiata furibonda:

Servi! Più forte!... Ancora tre volte!

Il fracasso si ripete, formidabile. Poi, Soffione riprende alzando la voce:

O Citrulli amatissimi! Stomachi benedetti e liberi Intestini!... In nome dell’eterno protettore delle vostre sante digestioni, io vi annuncio che il Pranzo dei Pranzi è servito!...

Gloria risonante e succulenta pienezza a voi tutti, amatissimi Citrulli, per tutti gli orifizî dei vostri corpi! (Con un sorriso paterno) Ed ora, mettetevi a tavola!... [p. 129 modifica]

FRA TRIPPA

ritto su uno sgabello:

Te Deum laudamus... (Borbotta distrattamente il resto della preghiera) Deo gratias!...

GLI AFFAMATI

con urli prolungati:

Amen!...

FRA TRIPPA

battendosi il ventre con compunzione:

Santa Putredine, scòrdati di noi!

GLI AFFAMATI

ridiventando seriî:

... Scòrdati di noi!

MAZZAPICCHIO

facendosi largo fra gli Affamati si avvicina alla tavola e s’impadronisce de posto d’onore. Egli aggrotta le folte so sopracciglia, gonfiando le gote infiammate a sua bocca, larga e tumida, si torce in una smorfia di feroce golosità:

Noi siamo i più intrepidi mangiatori del Regno dei Citrulli! Noi siamo stomachi eletti! Dunque, accomodiamoci qui, presso le cucine! (Siede pesantemente su uno sgabello che si spezza sotto di lui) Corpo di mille pentoloni mal forbiti! (Aggrappandosi alla tavola) Per me, ci vuole quel seggiolone!

Afferra il seggiolone monumentale dell’astrologo Turchino, lo porta al posto che ha scelto e lo occupa orgoglioso mente con la gran mole del sub corpo.

FRA TRIPPA.

Amen! Amen dico vobis... Quel trono è veramente degno di voi. [p. 130 modifica]

VERMICELLO

cacciato indietro, gesticolando con Crostino, Anitroccolo e Dentacuto:

No! No! Anche noi vogliamo sederci vicino alle cucine! È un’ingiustizia!... La sorte, soltanto la sorte deve decidere dei posti migliori!

ANGUILLA

in tono beffardo

Ma non vedi che la sorte si è già pronunciata in nostro favore, coll’elargirci dei muscoli che tu devi rispettare anche se non vuoi?... (Facendo l’atto di chi mostra possenti bicipiti) Indietro!... Ammucchiatevi in fondo alla sala, vili stomachi infraciditi!.. Ed ora, giù il cappello!... Ecco le barelle dei feriti!

MAZZAPICCHIO.

Presto, Anguilla!... Vieni a sederti alla mia destra! (Volgendosi a Vermicello) E... cessate di sbraitare, miserabili aborti!... Pezzenti! Pidocchiosi!...

CROSTINO.

È un’ingiustizia!... Voi abusate della vostra forza!...

ANGUILLA.

Diamine!... A che ci servirebbe la forza, se non ne abusassimo?.,.

FRA TRIPPA

untuosamente

Calma!... Calma!... [p. 131 modifica]

DENTACUTO.

No!... È un’infamia!... Abbasso Anguilla, il baciapile... il collotorto!... Ci sgraffignerà tutte le nostre porzioni!... (Minaccioso) Il tuo spirito di cortigiano ti costerà caro!...

ANGUILLA

Eh! no, amico mio! (strizzando rocchio a Mazzapicchio, che ride a crepapelle) Io ho sempre vissuto e danzato sulla corda del mio spirito, come il ragno vive e danza sul filo della sua bava!... Io traggo da me stesso la corda a cui sto sospeso... E il mio spirito è più inesauribile della tua stupidità!

VOCI LONTANE

che giungono afflevolite dalle profondità invisibili dell’immenso refettorio:

Soffionie! Soffione! Non abbiamo scodelle!... Dacci delle scodelle!...

SOFFIONE

con la mano alla bocca per rendere più sonora la voce:

Citrulli! Citrulli amatissimi! Prendete!... Eccovi le scodelle!...

Le lancia, una dopo l’altra, con destrezza, facendole correre sul loro orlo come cerchi. Si odono rotolare le scodelle sull’impiantito disuguale del refettorio, e ognuna impiega un quarto d’ora per giungere all’altra estremità della tavola.

MAZZAPICCHIO

si leva, e volgendosi verso la parte invisibile del refettorio, teso il pugno e congestionata la faccia, grida:

[p. 132 modifica]

Anguilla è sotto la mia protezione!.... Stomachi angusti, intestini mocciosi, guai a voi, se...

Accenna a lasciare il suo seggiolone per slanciarsi contro coloro che protestano.

CROSTINO

con voce sottile:

Si! Sì, Mazzapicchio!... Noi rispettiamo i tuoi desideri!...

È preso da un tremito sì violento, che la tavola trema sotto il suo gran corpo flaccido. Tutti i forti ridono clamorosamente.

ANGUILLA

dopo una pausa, si alza improvvisamente, e facendo mille smorfie, grida con voce eroica:

Vili! Vili! Vili!...

Gran risata generale.

TORTA

dopo aver lungamente aspettato, durante il tumulto dei Citrulli, si avanza infine solennemente, fra la tavola e le finestre, camminando all’indietro, e taglia e distribuisce porzioni di un bue fumante portato da otto servi su una barella cosparsa di foglie aromatiche.

Calmatevi!... Ognuno avrà la sua porzione!... Ce n’è per tutti!...

Simmetricamente, Béchamel s’avanza dall’altro lato della tavola, anch’egli camminando all’indietro e dirigendo un’altra barella, mentre il cumulo dei buoi e dei vitelli arrostiti va di continuo elevandosi, sulla soglia delle cucine, contro la prospettiva dei forni infernalmente accesi.

MAZZAPICCHIO

strappando a Torta una seconda porzione:

Ma sì, mio caro Torta!.. È giusto, che tu mi serva meglio degli altri!... [p. 133 modifica]

TORTA

Ma... caro Mazzapicchio... bisogna che ognuno si accontenti di una porzione sola! (Tremando) Se no, gli altri protestano!... È una legge generale (abbassando la voce) Devo osservarla, pena la morte. Te ne prego, Mazzapicchio... Noi siamo responsabili... Fra un quarto d’ora, serviremo le carni reali e principesche. (Sottovoce) Te ne darò più degli altri.

MAZZAPICCHIO

ad alta voce:

Io ho diritto a una porzione doppia di carne fresca... Non sono più grosso e più forte degli altri?...

VERMICELLO

alzandosi con tutti i Deboli che gridano: No! No!... Noi non permettiamo questa ingiustizia!..

MAZZAPICCHIO

senza curarsi di loro:

Io rinuncio alla carogna reale! Re Baldoria e i suoi vassalli erano già putrefatti prima di morire!

CROSTINO

Giustizia!... Mazzapicchio deve restituire la seconda porzione!...

RE BALDORIA

I DEBOLI.

dal fondo:

Sì!... Sì!...

ANGUILLA.

Ebbene: scegliamo un arbitro! Io propongo il saggio Fra Trippa, che mi sembra il personaggio più adatto... [p. 134 modifica]

I DEBOLI.

No!... Si!... No!... No!...

MAZZAPICCHIO.

Silenzio! Do la parola a Fra Trippa! Egli risolverà la questione!...

FRA TRIPPA

si alza rosicchiando un cosciotto:

Incipio... Pax Vobiscum!.. Preferisco cominciare col darvi qualche piccolo consiglio intorno all’arte di mangiar bene!... E, anzitutto, un po’ di storia... I miei superiori, pentole di santità, affermavano che è sovranamente utile insegnare a tavola la scienza della perfetta digestione, perchè venga ingollata insieme coi brodi e colle salse... poiché, vedete, gli uomini non hanno che un orifizio che sia veramente aperto: la bocca! Quanto alle orecchie loro, allo spirito loro e al loro cuore, non sono che immondi vicoli chiusi!... Tendete dunque la bocca, per ascoltarmi!...

BALENA

battendo forte col pugno in mezzo alla tavola:

Questo arrosto è bruciato!... Non ne voglio!... Dov’è, quel briccone di Béchamel, che mi ha servito?

FRA TRIPPA

interrompendosi per dar ragione a Balena:

Avete ragione! Codesti Guatteri non s’intendono affatto di buona cucina!... E d’altronde non è possibile cucinar bene un pranzo per migliaia di stomachi!... [p. 135 modifica]

VERMICELLO

a Fra Trippa

Non è di questo, che devi parlare!.. Ne abbiamo udite abbastanza, delle chiacchiere!... Devi dirci piuttosto se è vero che i Forti abbiano diritti maggiori dei nostri!...

VOCI LONTANE

dall’estremità invisibile dell’immensa tavola

Ah! Ah!... L’ho avuta!... Anche a me, una scodella!... Maiale!... Quella toccava a me!... No! È mia!... L’ho presa io!...

FRA TRIPPA.

Tacete!... E aprite tutti la bocca, per udir bene!... Vi avverto che stimo necessario un lungo preambolo... Udite!... Una volta, or sono venti secoli almeno, i popoli innumerevoli che coprivano, come ammassi di vermi e d’insetti immondi, la crosta putrescente della terra, sguazzavano nell’ozio e nell’abbondanza. Tutti, persino i villani, avevan tanto di pancia, e, beatamente satolli, andavano a zonzo pei campi chiomati di auree spiche, coll’andatura barcollante delle anatre... I bifolchi sembravano rotolare, dietro ai loro aratri, sulle zolle rimosse, come barili pieni per metà, e la terra, graffiata appena, si affrettava ad espettorare alimenti copiosi, che essi raccoglievano senza maraviglia... In verità, le salse piovevano dal cielo, in quei tempi, e il Sole, cuoco impareggiabile, arrostiva per gli uomini carni ideali!...

VERMICELLO.

Panzane!... Fandonie!... È un ciarlatano, costui!... [p. 136 modifica]

ANGUILLA.

Zitto, Vermicello!... E tu continua, Fra Trippa!

FRA TRIPPA.

Anguilla caro, dammi un po’ d’arrosto!... L’appetito mi fa perdere il filo del discorso... (Afferra a volo un pezzo di carne che gli è lanciato da Anguilla, lo inghiotte, e continua, a bocca piena) Dunque, tutti digerivano con pena, come si confà ai veri signori, e la loro sazietà aveva esplosioni sì rumorose da coprir la voce del tuono!...

ANGUILLA

con compunzione nostalgica:

Oh, suoni soavi che non s’odono più!...

FRA TRIPPA.

Nelle grevi notti d’estate, i signori digerivano poderosamente, alla finestra, scoperto il petto, libera la pancia, accarezzandosi lo stomaco, che vibrava più d’un coperchio di caldaia... Tanto, che talvolta sembrava loro di vomitare la luna, enorme e calda, fra uno scoppio e l’altro del loro formidabile singhiozzo... E quei rumori si ripercuotevano allora sì sonoramente, d’eco in eco, sulle montagne vicine, che i fanciulli dormenti nei neri tugurî si destavano di soprassalto e gridavano «Al fuoco! Al fuoco!...»

I FORTI

rovesciato il capo all’indietro, e premendosi con la sinistra aperta il ventre sussultante, levano alto il gomito bevendo, grugnendo e ridendo entro i capaci boccali, da cui il vino rigurgita.

Ah! ah! ah!... Che storia divertente!... [p. 137 modifica]

FRA TRIPPA.

... E intanto, i carri in cammino per le strade buie si smarrivano, in fondo alle valli paludose, andando verso quei rombi inesplicabili!.. Voi sapete tutti, Citrulli, come i Romani adorassero nel Deus Crepitus una divinità sublime, nutrita di fave dal culto dei credenti, la quale ebbe in tutta l’antichità una potenza pari a quella di Giove tonante!...

ANGUILLA

bevendo, ridendo e romoreggiando:

Salve, Deus Crepitus!...

FRA TRIPPA.

Ma io, per non smarrirmi, mi turo le orecchie e colgo a volo una storia istruttiva quanto maravigliosa, della quale esprimerò poi tutto il sugo morale!..

Era l’epoca, quella, delle colossali indigestioni, divenute leggendarie, che scoppiavano, come uragani di felicità, specialmente nei ricchi monasteri.

Fra tutti i più fonnidabili ghiottoni che illustrarono quella santa età, l’abate Gozzoviglia, priore dei frati Mangioni, si distinse per un’impresa che è rimasta nella storia... Ve la racconterò... Sappiate dunque che quell’abate, messosi a tavola una notte di Natale, mangiò per quaranta giorni e quaranta notti — dormendo e ruminando col naso nel piatto, per qualche ora soltanto, e bevendo come la gobba di un domedario — finchè venne la festa di San Biagio, il qual santo — miracolo inaudito — gli trovò asciutta la gola!

Fu un’indigestione prodigiosa, che tutti i [p. 138 modifica]cronisti registrarono tra i fatti più memorabili dell’umanità.

BALENA

ad Anguilla:

Questo pane è tutto crusca! Puah!... E questo arrosto è stomachevole!... Per noi, avrebbero dovuto preparare un pranzo speciale!... Che ne dici?...

ANGUILLA

a bocca piena:

Certamente!... Era loro dovere, usarci dei riguardi!... Su chi possono fare assegnamento, in caso di guerra, se non sui Forti?...

BALENA.

Codesti Guatteri non sanno trattare da gente ammodo!... Non potremmo essere serviti peggio di così!...

FRA TRIPPA.

Cercate, amici, di ricostruire coll’immaginazione la magnifica Badìa dei frati Mangioni, tutta bianca fra il verde e sonnecchiante al sole come una gatta d’Angora, in un paesaggio mansueto d’alberi in fiore, attraverso i quali il rovaio si mutava in un alito tiepido e profumato... E immaginate, anche, lo splendore delle cucine di quel convento, costellate di lucenti casseruole e munite di marmitte enormi, disposte sui fornelli in lunghe file, dalle quali si sprigionavano fumi appetitosi... Tra quei fornelli, i frati-cuochi s’aggiravano solennemente, attizzando le braci, simili a papi guerrieri nell’atto di dar fuoco ai cannoni, sulle fumanti mura d’una città assediata!... [p. 139 modifica]

ANGUILLA

beffardo:

Risparmiaci i versi indigesti, Fra Trippa!

FRA TRIPPA.

Giorno e notte, la Badia russava satolla, in una soave placidezza benedetta dal Signore, effondendo per tutta la contrada il buon odore delle virtù cristiane. Infatti, nelle cucine, le grasse pernici religiosamente infarcite di tartufi, esalavano di continuo la profumata anima loro dalle sante ferite del loro martirio.

Ma che potrò dirvi, o Citrulli, della divina atmosfera stagnante nel refettorio tranquillo, le cui finestre respiravano la molle beatitudine degli orti?... Vi era effuso un silenzio delizioso, tessuto dal dolce ronzìo delle preghiere che mormoravano insieme le marmitte crogiolanti sui fornelli e le labbra dei frati inzuccherate di santità. E fu in quel refettorio, che il santo priore Gozzoviglia, sprofondato in una gran poltrona, mise in movimento, al suono delle campane di Natale, le sue instancabili ganasce. Il gran pondo della pancia enorme e di un’accidia invincibile lo teneva immoto come un’oca dalle zampe inchiodate...

Abati, preti e monaci si affrettarono allora a crocifiggere lungo le pareti le nere sottane e le cocolle sinistre, per servire il gran prelato... Si diedero a correre tutti per i lunghi corridoi, uno dietro all’altro, scamiciati e ansanti come per un salvataggio o per un incendio, portando alti, con gesti da giocolieri, grandi piatti colmi di ghiottonerie!...

Gozzoviglia, a pancia all’aria come un grosso [p. 140 modifica]maiale color di rosa, protendeva, ora a destra ora a sinistra, il suo grugno grinzoso sorretto dai festoni di una quadruplice pappagorgia, e le pietanze prelibate svanivano come: miraggi nei deserti sconfinati del suo ventre!.. Non si era mai vista, ne mai più si potrà ammirare una simile ingordigia!

Fraticelli smilzi, dal muso acuto apparivano e sparivano ratti fra i battenti degli usci, puntando l’orecchie come fanno i conigli. Si chinavano a raccogliere ordini, e li facevano echeggiare per tutta la badìa, dalle cantine ai granai...

Dieci giorni dopo, i frati-cuochi e tutti gli altri fratocci, fraticelli e fraticini eran stremati dalla fatica, ma Gozzoviglia continuava a mangiare! Si decise allora di andare a chiedere aiuti al convento delle suore Grassoline, che era sottoposto alla saggia direzione del nostro priore, e le vezzose monachelle dal seno petulante e appetitoso accorsero trotterellando, — furbi visetti rosei sotto le candide cuffie. — Ognuna portava fra le braccia ignude e ben tornite grandi vasi pieni di consente benedette, di amorose creme e di eucaristici biscottini... I frati Mangioni, la cui virilità era tutta nello stomaco, ne avrebbero fatto volentieri un unico pasto...

Ogni sera Gozzoviglia dormiva per un’ora, col naso nel piatto e con la bocca aperta, anchilosata dai crampi della stanchezza. Ma poi, ristorato da certe energiche frizioni dei frati infermieri, egli poteva rimettere in moto i suoi possenti muscoli boccali e riprendere il pranzo interminabile... Allora, nel silenzio gorgogliante di preghiere, sonori flati e borborigmi profondi scoppiettavano come archibugiate... [p. 141 modifica]

VERMICELLO.

Ma noi ce ne infischiamo, di quell’età felice!... Taglia corto alla tua storia meravigliosa, e concludi!

FRA TRIPPA.

Finalmente, a metà della quarantesima notte, le campanelle del refettorio si misero a squillare tutt’a un tratto, all’impazzata!...

Fu un grande allarme...

Gozzoviglia si contorceva nella sua poltrona, singhiozzando ed invocando aiuto... «Muoio di freddo! — gridava — Sto per render l’anima a Dio!.... Oh, fratelli miei! portatemi subito nella cappella, perchè io possa pregare per la mia salvezza!» I frati obbedirono ansimando... Fu una notte tragica... Dopo molti trabalzi fra le braccia delle suore e degli abati, Gozzoviglia venne alfine deposto appiè dell’altar maggiore... Sotto le lampade bivalve, nelle quali l’olio e la luce andavano scemando, il priore singhiozzava: «Io sto dunque... per restituire al Signore il mio buon pranzo!... Ahimè! Ahimè!» In crocchio intorno a lui, i pretoccoli panciuti tenevan le braccia in croce, o si stropicciavano a quando a quando le mani imburrate del miele delle litanie, o le nascondevano nelle profondità delle ampie maniche... Dalle loro bocche candite, colavan preci e lamenti: «Gran Dio! salvate il suo stomaco da un simile disastro!... Concedete, gran Dio, ch’egli conservi il sé le saporose pernici dalle coscette gentili e le grasse oche ripiene di tartufi!».

Frattanto, lontane marmitte dimenticate in fondo alle cucine, borbottavano oleosi paternostri... [p. 142 modifica]Ad un tratto, un alto grido d’angoscia!... Il priore sussulta e poi urla: «Oh, mie pernici!... Perchè volete lasciarmi... No! No!... Chetatevi, pernici ribelli, e dormite nel mio ventre!... Ah!... La catastrofe!...»

Fra Trippa fa una lunga pausa, per assaporare l’attenzione del Citrulli.

MAZZAPICCHIO.

Sbrigati!... Descrivici la catastrofe, e poi lascia da parile il tuo priore!

FRA TRIPPA.

Tutti prevedevano, infatti, una formidabile inondazione, tanto la pancia di fra Gozzoviglia era divenuta monumentale!... I preti e gli abati si allinearono in lunga catena, facendo passare dalle mani dell’uno fra quelle dell’altro enormi bacinelle di rame, che venivano disposte rapidamente sotto il grugno minaccioso del priore... Ma, fra tanta rumorosa confusione, nessuno si avvide di una monachina tutta grazia, che, guidata da Domineddio, venne ad accoccolarsi sulle ginocchia di fra Gozzoviglia!... Quella cara piccina si slacciò la ruvida tonaca — proh pudor! — dal collarino in giù, con squisita civetteria... e poi si diede a strofinare languidamente il sommo della pancia del priore, colle sue mammelline ardenti di vergine saggia!... Gozzoviglia sussultò, si contorse.... S’udì un grido acutissimo, cui seguì un profondo silenzio... Che cosa era avvenuto?... La monachina giaceva stesa, insanguinato il seno, sulle ginocchia di Gozzoviglia, che si era addormentato!... Un diacono, allora, salì prontamente [p. 143 modifica]sul pergamo, e gridò: «Miei carissimi Mangioni... Te Deum laudamus!... Il priore ha potuto turarsi lo stomaco, mangiando per frutta la rosea fragola d’una poppa virginale!...»

BALENA

borbottando e sputando lontano:

Per conto mio, avrei preferito un petto di pollo.

ANGUILLA.

Sono tanto insipide, le donne!

FRA TRIPPA

con tristezza:

Ormai, la tradizione di quelle sante e solenni spanciate s’è perduta per sempre!... E vi sono persino degli stomachi angusti e fradici, che pretendono di avere gli stessi diritti di quelli vasti e sonori!... Come si può parlare di uguaglianza, fra gl’intestini?...

ANGUILLA.

Hai udito, Vermicello?...

FRA TRIPPA

alzando la voce, giunte le mani come per pregare:

Gloria sonora e succulenta pienezza a te, santo Gozzoviglia, intestino venerabile, che coraggiosamente volesti, alla vigilia della tua morte, far disporre le campane della tua chiesa sui fuochi delle cucine, a guisa di marmitte, per offrire ai tuoi fedeli la lingua del Signore, affumicata, e condita con una salsa di lagrime funerarie!... Gloria [p. 144 modifica]sonora a te, fra Gozzoviglia, che salvasti il tuo stomaco divorando una poppa di donna!... (Pausa) Io posseggo un anello che è una reliquia di quel santo priore e la cui pietra magica ha la proprietà meravigliosa d’impallidire quando viene avvicinata a unte, pietanza che contenga un veleno. (Silenzio sepolcrale nell’uditorio stupito) Guardate!... Io avvicino questo anello ai piatti fumanti del banchetto che i Guatteri ci hanno ammannito... Ebbene: guardate!... La pietra fiammeggia ancora!... Potete dunque mangiare senza timore, secondo i diritti e la capacità dei vostri stomachi disuguali

ANGUILLA

volgendosi verso la parte invisibile dell’immensa sala:

Stomachi angusti e fetidi, avete udito?... Fra Trippa riconosce i diritti assoluti dei nostri stomachi privilegiati!...

VERMICELLO.

È un’ingiustizia! Io rivendico le porzioni che voi ci rubate!... Uguaglianza! Uguaglianza fra tutti gl’intestini!

BALENA

battendo forte sulla tavola, col pugno:

Corpo di mille paiuoli mal forbiti! Al diavolo, al diavolo, la vostra uguaglianza!... Nessuno... capite?... nessuno... ebbe mai tanta forza quanta ne ho io! (Mazzapicchio, davanti a lui, sogghigna e brontola sordamente, strizzando l’occhio ad Anguilla) Nemmeno la Morte!.. L’anno scorso [p. 145 modifica]m’accadde di lottare con quel maledetto scheletro bianco, nel mio letto, per ventiquattr’ore!... Lottai a calci, a morsi, a pugni!... Era mezzanotte, se non erro... L’olio santo... un po’ di tremarella, anche... al pensiero delle graticole infernali... ed ero già pronto!.. Ad un tratto, ella mi saltò alla gola, e allora, in ginocchio sul letto, a corpo a corpo con lei, tesi le braccia e le strinsi, per soffocarla!.. Ma invano!... La Morte ha un modo particolare di aprire in due la gabbia del suo torace!... Fa, ad un tratto, come l’aligusta quando disserra le chele!... Così fece, quella notte, ed io mi sentii subitamente forar le guancia dalle sue dita di gesso!... Senza esitare un attimo, le sferrai un calcio che la colpì nel ventre e la spezzò nettamente in due metà!... Nel buio della camera, un rumor di cocci... Era la Morte che raccattava le sue ossa, in un angolo... Poi, ella balzò ratta dalla finestra, e... patatrac!... giù, nella via!...

ANGUILLA.

Sì, sì... Io ero, quella notte, alla porta Anale, e la vidi mentre se la svignava con tutta la velocità delle sue lunghe gambe, che tintinnavano come spade incrociate... Con grandi balzi selvaggi, ella s’inerpico rapida su pei monti, verso una gran falce di luna, lucente e affilata... Mi ricordo che quando la Monte mi passò accanto, udii un fragore strano... come di panoplie squassate da un gran vento marino!... Ella agitava il capo, che crocchiava come il bossolo dei dadi. — Sì! lo giuro!.. Io la vidi scappare così, e per tutto un anno, infatti, non s’ebbe nemmeno un sol morto in tutta la contrada!... [p. 146 modifica]

MAZZAPICCHIO

interrompendo Anguilla con una manata amichevole:

Io, passai tre giorni e tre notti, a lottare a corpo a corpo con la Morte!... Uno scheletro bianco?... Fandonie!... La Morte... è una pingue baldracca maltese, dalla pancia enorme e floscia... Ve l’assicuro!... Ha poppe cascanti, rugose e color marrone... simili a grandi borse da tabacco, adorne, nel fondo, di medaglie arrugginite... E le sue natiche son tutte a bernoccoli, per le impronte lasciatevi dai mille lettacci scabri che hanno premuto!

Fu a Malta — mi sovviene — una sera d’estate gialla e untuosa, in cui l’aria aveva un sapore di grassume... Dopo aver molto bevuto, i miei compagni ed io imboccammo il vicolo dei Lavatoi. Ad un tratto, mi sentii mancare, e stramazzai al suolo... Maledizione!... Una rissa aveva servito di pretesto per rubarmi l’oro che possedevo!... Essi eran venti sacripanti... ed io ero briaco fradicio!.. Mi destai, l’indomani, nella soffitta d’una lurida taverna, steso bocconi su un letto sfondato... E sputavo sangue!...

Un uragano squassava i muri, e quello stambugio era affocato come una fornace, dalla cenere rossa che tamburellava sui vetri! Il vento del sud s’accaniva, ràbido, a voler sventrare la catapecchia! Pareva che mille demonii stessero tirando ferocemente le budella immense della terra, dai mugghianti spiragli della cantina!... Tutte le leve dell’inferno scricchiolavano sotto la porta... ed io sudavo freddo... quando la Morte entrò nella mia soffitta... Quella cialtrona maledetta tramandava di sotto i suoi cenci fangosi uno strano puzzo [p. 147 modifica]d’erbe fradicie! Appena entrata, ella sporse verso di me la sua bocca dalle labbra tumide e rosse come la vulva di una cagna in fregola... Io volsi il capo, ma quella bagascia mi prese alle spalle, mi cinse il corpo con le sue braccia viscide e metalliche!... Accadde mai a qualcuno di voi di rotolare, legati i piedi e le mani, come un barile in fondo alla stiva d’un brigantino tartassato dalla burrasca? Così fu di me, poiché la megera mi scuoteva sì violentemente da farmi salir la nausea alla gola, mentre mi stordiva affannandosi a cacciarmi fra le labbra, nelle orecchie sopratutto, la sua lingua rigida e fredda!... Ed io mi contorcevo, ve lo giuro, entro la sua bocca stessa, più profonda di una caverna, e tra i suoi enormi denti bianchi e radi come pietre tombali!... Per tre giorni e tre notti, i suoi baci viscosi colarono grasso caldo e cenere nelle mie fauci e nei miei polmoni ingorgati che russavano come draghe.

Ad un tratto, attraverso il fumo che m’annebbiava il cervello, vidi la mano lercia della Morte frugare nel mio cassetto, fra il colore dell’oro!... Pentole di Satana! Pensai che ella stesse per rubarmi tutti i miei risparmi!... E allora... allora... mi diedi a mordere ferocemente, con tutta la forza delle mie mascelle, nella grascia del seno della baldracca, e con uno sforzo sovrumano le sputai in faccia cento volte, mille volte, innumerevoli volte!... Dio! che sputacchi!...

ANGUILLA

applaudendo:

Bravo! Bravo!... Viva Mazzapicchio!...

FRA TRIPPA.

E poi?... [p. 148 modifica]

MAZZAPICCHIO.

Poi, non sentii più che del buio e del vuoto, fra le mie dita contratte... L’uragano era cessato. Nel silenzio, udii un rumore di passi pesantissimi, che scendevano zoppicando la scala di legno della taverna... Passi d’elefante!...

FRA TRIPPA.

Perbacco!... Potete vantarvi d’esser stato fortunato!...

ANGUILLA.

Son terribili, infatti, quelle maledette maltesi!...

MAZZAPICCHIO.

Da quel giorno, mi sento invincibile!... (Balena grugnisce ironicamente, lanciando occhiate sprezzanti a Mazzapicchio, che alza la voce, con insolenza e superbia) Dopo tutto, i morti... sono coloro che si rassegnano a morire!... (Fissando Balena) Io, voglio mangiare tre volte più degli altri!.. Quando la mia pancia è gonfiata da un copioso pranzo...

ANGUILLA

accarezzando amabilmente la pancia a Mazziapicchio:... come una vela dal vento...

Voga, marinaio!... Ed è delizioso, il porto delle buone digestioni!

MAZZAPICCHIO

trattiene presso di sé, con un gesto imperioso, i servi che passano portando un gran vitello fumante su una barella. Poi alzandosi da tavola, respinge a gomitate Vermicello e Crostino e s’impadronisce di tre grandi fette d’arrosto.

[p. 149 modifica]

Sì!... Tre porzioni!... Ne voglio metter da parte due, per domani!... Infatti, con questi Guatteri imbroglioni, chi sa se domani avremo qualche cosa da cacciarci in pancia?...

Tace, piena di carne la bocca.

ANGUILLA.

Avete ragione di serbare due fette d’arrosto per domani, poiché la carne di vitello acquista un sapore squisito, quando la si lascia raffreddare...

VERMICELLO

gesticolando:

No!... No!.. Non si deve metter da parte niente, per l’avvenire!... È proibito lasciar raffreddare l’arrosto per migliorarne il sapore!... Voi dovete restituire il di più al piatto collettivo!

MAZZAPICCHIO.

Non mi seccare... Io vado pazzo pel vitello freddo!... E le pernici in salmi, mi piacciono quando puzzano e sono tanto fradicie da camminare velocemente sui loro vermi come su zampe innumerevoli...

RE BALDORIA

ANGUILLA. Infatti, l’usuraio e il banchiere non lasciano raffreddare e fermentare il loro oro nelle tasche dei clienti?

MAZZAPICCHIO.

Anguilla! Va in cucina a prendere del sale!... Quando sono a tavola, non mi piace muovermi... Il muoversi mentre si mangia può compromettere la digestione... Va! Per ricompensarti, ti darò mezza fetta d’arrosto. [p. 150 modifica]

CROSTINO.

Nessuna donazione! Ad ognuno la propria fetta!... Voi dovete rimettere nel piatto comune ciò che avete preso di troppo!

MAZZAPICCHIO

sogghignando, e in tono beffardo:

Ah! ah!... Chi di voi vuol venire a prendere le mie due porzioni supplementari?...

BALENA

scattando in piedi, furente e minaccioso:

Io!...

MAZZAPICCHIO

s’alza da tavola, sbuffando rumorosamente e irrigidendo i propri muscoli:

Hai un bel fegato, lurido intestino ostruito!...

BALENA.

Vil budello di fogna! Ne ho abbastanza, io, di vederti lì davanti a me, tronfio come un papa!...

PAPPONE

acchiappando tutte le porzioni di Mazzapicchio e di Balena e inghiottendole con furia:

Olà!... Separateli! È un’indecenza!... Non c’è modo di mangiare in pace!...

Dopo alcune finte, Mazzapicchio e Balena s’afferrano l’un l’altro a mezzo il corpo. Balena barcolla per un momento e per poco non cade Ad un tratto, Mazzapicchio scivola su una buccia e crolla pesantemente trascinando seco Balena. Mugli bestemmie, rantoli sibilanti. Le lame di due coltellacci brillano a quando a quando sull’enorme palla umana che rimbalza e rotola verso la cucina, ove i Guatteri si sono rinchiusi.

[p. 151 modifica]

ANGUILLA

salendo sulla tavola ed applaudendo:

Mazzapicchio è il più forte! Sta schiacciando Balena!... Bravo!... Devi strangolarlo!...

CROSTINO

rizzandosi sulla tavola:

Accidenti!... Che muscoli!.. Ma vogliono accopparsi, costoro!... Separiamoli!...

ANGUILLA.

No! No! Lasciateli fare!... È un divertimento!... Oh! oh! (con gioia) Balena sanguina da una guancia!... Mazzapicchio gli divora la faccia!

VERMICELLO.

Separateli!... Lancia una scodella sui due lottatori.

ANGUILLA

respingendo Vermicello:

No!... Bisogna lasciarli fare!... È un antico rancore!...

FRA TRIPPA

alzandosi lentamente da tavola, a bocca piena:

Già da molto tempo, avevano da dirsi una paroletta d’acciaio!

ANGUILLA

tirando per la manica Fra Trippa:

Guarda!... Son rossi come i grappoli favolosi della Terra Promessa!... La Morte li sta pigiando nel suo tino, co’ suoi piedi di bronzo!... Ah!... [p. 152 modifica]eccoli immobili... inchiodati al suolo!... Tutti e due!...

I Citrulli si accalcano In circolo intorno ai due cadaveri. Anguilla e Fra Trippa stanno ritti sulla tavola.

FRA TRIPPA.

Vedi? Mazzapicchio freme ancora... No! È finita!... La loro stretta s’allenta... Guarda! guarda!... Come due sposi, insanguinati dal loro amore, dopo la prima notte...

ANGUILLA.

Ma non si accoppieranno più! Ah! ah! D’altronde, si capisce... Si sono accorti d’essere di forza uguale, e si sono soppressi! È giustizia!... E tanto meglio per noi! Mangeremo di più!...

FRA TRIPPA

ancora a bocca piena, ma assumendo un atteggiamento sacerdotale, alza la destra, con un pezzo di carne a guisa di aspersorio, per benedire i due morti. Requiem aeternam!

ANGUILLA

urta violentemente Fra Trippa e lo fa ruzzolare sugli altri Citrulli, per ritornare al proprio posto.

Amen!

ANITROCCOLO

trovandosi a faccia a faccia con Anguilla:

Tu devi restituire la seconda porzione che hai carpita!.. Citrulli! Amici miei!.. I Guatteri si son venduti ai Forti!... Essi proteggono Pappone [p. 153 modifica]ed Anguilla a nostro scàpito!... Ma noi non abbiamo bisogno di essere serviti a tavola!... Siano destituiti i Guattari!

SOFFIONE

aprendo la porta della cucina e avanzandosi:

Io non domando di meglio!

TORTA

dietro di lui:

Tutti coloro che vogliono arruolarsi come Guatteri o Servi, alzino la mano!...

ANITROCCOLO.

Dividiamoci in tante squadre! Sì! Serviremo tutti, per turno!

ANGUILLA.

Ma chi comincerà?

ANITROCCOLO.

Tiriamo a sorte!...

PAPPONE

Al diavolo la sorte, che è cieca! E tu finiscila, Anitroccolo! (Minacciandolo) Il mio stomaco non ha tempo da perdere!... Se essi si divertono, a servirci da pranzo, lasciali fare, imbecille!...

SALAME

A più tardi, le discussioni e i controlli!

VERMICELLO

Noi... Olà, Soffione! Torta! Béchamel!.. Voi [p. 154 modifica]siete responsabili delle porzioni che mancano!. Rendeteci esatto conto di tutti i vitelli!...

SOFFIONE

gridando a tutta voce:

Olà! Servi! Picchiate sui paiuoli! Sbatacchiate coperchi e casseruole!... (Un frastuono formidabile fa sussultare il castello, dalle cantine alle soffitte) Più forte! Ancora tre volte!... Basta! Citrulli!... Ecco l’Elisir Divinizzante che io ho inventato pei vostri augusti palati!... Ho vendemmiato in tutte le Terre Promesse! Ho spremuto il succo di tutti i frutti del Paradiso! Voi potrete assaporare in un solo sorso tutti i vini della Terra! Haut-Brion! Chambertin! Médoc! Léoville! Barsac! Preignac! Markbrunnen! Latour! Champagne! Laffitte! Graves! Sauteme! Xeres! Amontillado! Clos-Vougeot! Sugo-di-Vergine-nostalgica! Latte di Matrona! Sudor di vedova inconsolata!... Bevete l’Elisir Divinizzante!...

Un centinaio di servi sfilano lungo la tavola, portando ognuno sulle spalle un otre colossale formato con la pelle intera di un maiale, di cui tengono stretta fra le mani una delle zampe anteriori, forata a guisa di pippio.

Ho pensato inoltre che non v’è nulla di meglio dell’aringa e delle uova sode per far scoppiettare la sete negli esofaghi... Avanti! Servi! Portate i panieri!... (Rivolgendosi di nuovo ai Citrulli) Potete mangiarne a sazietà! (Ai servi portatori di otri) Empite i boccali!... Oh, Citrulli!... Come potrete accusarmi ancora d’imprevidenza?.... [p. 155 modifica]

ANGUILLA

alzando il proprio boccale, teso il braccio al disopra del capo.

Bevo alla tua salute Soffione! Tu sei il più dotto e il più ispirato dei grandi cuochi!...

Tutti bevono bestemmiando e sbraitando in allegria.

FRA TRIPPA

a Pappone.

Prendi le uova più tonde! Sono più ghiotte dell’altre... Io, scelgo quelle di forma più allungata... (Strizzando l’occhio ad Anguilla) per spirito di sacrificio!...

VERMICELLO.

Uova! Uova!... Noi dobbiamo essere serviti prima di voi... Siamo ancora più di cento, che non abbiamo mangiato!...

PAPPONE

alzando il grugno:

Taci, maledetta gazza! Uguaglianza e giustizia!... Le uova e le aringhe devono essere distribuite come le altre portate!

ANGUILLA.

E se gli storpi e gl’impotenti non ne avranno, peggio per loro!

SOFFIONE

brandendo alta la sua casseruola, al disopra del vocio della crescente ubbriachezza di tutti i Citrulli:

Ora, Citrulli amatissimi, avrò l’insigne onore [p. 156 modifica]di servirvi le meravigliose conserve di carni reali e principesche!

Quattro servi escono lentamente dalla cucina, recando sulle spalle un lungo bagno d’oro massiccio, che ha la forma di un sarcofago e da cui esalano un odore acidulo e dei vapori azzurrognoli. In quei vapori turbinano grosse mosche verdi, simili a viventi smeraldi. Nella profondità delle cucine illuminate si vedono oscillare altri bagni d’oro, meno belli del primo, sulle spalle di altri servi, invisibili.

Olà! Servi! Picchiate sui paiuoli! Sbatacchiate coperchi e casseruole!

ANGUILLA.

È inutile, amico Soffione... Ascolta...

L’uno dopo l’altro, con intervalli brevissimi, tre lampi acciecanti incendiano il refettorio. La folgore scoppia in lontananza, con un terribile rumore che si ripercuote interminabilmente nei sotterranei del castello.

FRA TRIPPA

battendosi il ventre:

Santa Putredine! Scordati di noi!

PAPPONE

acchiappando le mosche verdi col proprio cappello:

Scòrdati di noi!.. (Rivolgendosi a coloro che occupano la parte più lontana della tavola) Silenzio!... Stomachi inodori!...

SOFFIONE

alzando la voce:

Citrulli amatissimi! Eccovi anzitutto della carne reale in istufato!... È il corpo augusto di Re [p. 157 modifica]Baldoria!... Un piatto raro, unico al mondo! Inaudito!... Un piatto dai sapori inimmaginabili!... Non ne mangerete mai più!.... Necessariamente le porzioni saranno piccolissime!... Vi raccomando, poi, di centellinare devotamente il sugo e di premere ogni boccone, con la lingua, contro la vôlta del palato... Come sapete, infatti, il senso del gusto è diverso in ognuna delle parti della bocca...

VERMICELLO

brandendo il proprio boccale e ballando lungo la tavola:

Baldoria! Baldoria!

Si mangi Re Baldoria!

Cotto a puntino egli è...

Mangiam, mangiamo il re!

ANITROCCOLO

ubbriaco fradicio:

Uh! che buon odore!... Presto!... Datemi un pezzo di Re!....

ANGUILLA

rivolgendosi a Fra Trippa:

Non hai udito?... (Indicando la porta della scalinata, che è chiusa) Dianzi, qualcuno ha bussato tre volte! I lampi si succedono. Il caldo è divenuto soffocante.

SALAME.

Anguilla! Ti regalo la mia porzione!... Codesta carne non mi seduce affatto!

ANGUILLA.

Grazie, Salamone mio!... I Guatteri, già, [p. 158 modifica]avrebbero piuttosto dovuto offrirci lo spettacolo di Re Baldoria e de’ suoi vassalli in atto di tender la mano come mendichi... oppure alla catena come schiavi...

SALAME.

Come cani!... Non ci aggirammo noi per molto tempo intorno alle loro tavole, famelici e intirizziti nei nostri gabbani a brandelli?... (Battendo forte col pugno sulla tavola) Pentole del Demonio!... Tocca a loro, adesso, raccattar le briciole e leccar le scodelle... Dove sono?... (Delirando per l’ubbriachezza) Soffione! Tu mi derubi!...

SOFFIONE.

Calma!... Io vi servirò tutta la Corte... Re, ministri e vassalli, sapientemente cotti in istufato... Che posso fare di più?... (Rivolgendosi ai Servi) Uscite dalle cucine! Venite avanti! E voi, deponete qui Re Baldoria!

I servi che hanno portato il primo bagno d’oro lo depongono sulla tavola tra Anguilla e Fra Trippa. Gli altri servi sfilano lentamente a destra e a sinistra portando gli altri bagni verso la parte invisibile del refettorio. Frattanto, Soffione si eclissa nella cucina, chiudendone la porta dietro di sé.

FAMONE

che durante tutta la scena precedente è rimasto in mezzo alla folla dei servi, spiando, si slancia dietro a Soffione, ma non abbastanza prontamente, e s’arresta davanti alla porta chiusa, battendo i piedi con rabbia e guardando intento pel buco della serratura.

Venite, Citrulli!... Venite a vedere che cosa [p. 159 modifica]fanno i Guatteri!... Venite a vedere se non sono infami traditori!...

Pappone e Salame, seguiti da altri Citrulli, si slanciano, urtando e respingendo i servi verso le porte delle cucine.

Si rimpinzano di lepre in salmì! Hanno messo da parte i capponi e i tacchini coi tartufi... il brodo Béchamel... la salsa tartara, i migliori cibrei, e i pasticci di riso allo zafferano... Ci sottraggono la parte più fine del banchetto, e ci lasciano la Carogna reale!... Avanti! Coraggio! Sfondiamo la porta!...

Forzati dalla folla dei Citrulli, i battenti cadono. Rumore di lotta. Fragore di paiuoli e di alari. Un fumo grasso e aromatico sfugge dalla cucina e annebbia il refettorio, ove l’aria è già densa e greve per gli aliti dei convitati e i vapori incandescenti che emanano dai bagni funebri. Per ottenere sulla scena una crescente oscurità, bisogna far scendere ad uno ad uno sulla ribalta veli verdastri e crespi neri che rendano sempre più imprecisi i contorni e attutiscano delicatamente le voci. La seconda parte del 3° atto non è che l’incubo fumoso dei convitati in preda all’ubbriachezza. I movimenti d’insieme, i gesti e le voci, sognati piuttosto che vissuti, dei Citrulli devono svanire a poco a poco ed affondare in un sinistro nebbione di terrore e di rimorso allucinante

FRA TRIPPA

ai servi che depongono sulla tavola il secondo bagno, contenente Masticafiele:

Io non ne prendo. Grazie.

FAMONE

mettendosi a tavola al posto di Mazzapicchio:

Non li ammazzate! Incatenateli (Gran rumore di lotta nelle cucine) E portateli qui, imbavagliati [p. 160 modifica]e legati, perchè agonizzino lentamente dalla rabbia, assistendo alla nostra gozzoviglia! (I Citrulli rientrano in folla nel refettorio portando i tre Guatteri legati come salami e deponendoli poi sul pavimento, fra il braciere e la tavola) Ah! eccoli, dunque, codesti guatteri traditori e crapuloni!... Imbecilli! Mi prendevate dunque per un babbeo?... (Sputando loro sul viso) A te, Soffione!... A te, Torta!... A te, Béchamel!... Ah! finalmente posso dire d’aver raggiunta la Felicità delle Felicità!... (Si alza, barcollante per l’ubbriachezza) Che cosa puoi ancora desiderare, o mio vecchio stomaco, lottatore instancabile?... (Si batte sullo stomaco) Scoppia alfine di gioia, o mio stomaco!... Ecco i miei rivali, qui, ai miei piedi, come sputacchiere!... Ed ecco, lì, davanti a me, Re Baldoria, mio nemico, prigioniero in una gran zuppiera d’oro, e cotto a puntino!... Fra poco, mi delizierò il palato col suo bel cuore roseo e appetitoso (vuota d’un sorso il proprio boccale) Oh! vieni! vieni a me, Baldoria! (Sogghigna, affondando le mani nel bagno) Vieni... ch’io ti baci, prima di mangiarti!

In questo momento, tre lampi lividi, susseguendosi frequenti, squarciano la penombra del refettorio. Il tuono scoppia spaventevolmente all’orizzonte, sugli stagni. I lucignoli del gran bacile di rame pendente dal soffitto si spengono. Nuvoli di un fumo caldo e nero rendono impenetrabile l’oscurità, attraverso la quale si trascina una voce cupa e lamentevole

ALKAMAH.

In nome di Dio!... Datemi da bere! Da bere!... Dell’acqua... del pane, al povero pellegrino...

I colpi di un grosso bastone che batte sul pavimento accompagnano la voce.

[p. 161 modifica]

FAMONE.

Anguilla!... Presto!... Riaccendi la lampada ch’è al disopra del tuo capo! Aggrappati alla corda!

ALKAMAH.

Da bere! Da bere!... In nome di Dio!...

ANGUILLA

saltando sulla tavola e aggrappandosi alla corda del lampadario:

Non si può riaccenderlo... Non c’è più olio...

PAPPONE.

Non è possibile!... Presto! Accendi... Accendi!

Frattanto l’atmosfera del refettorio s’è un po’ rischiarata, e nella penombra si distinguono vagamente le forme

ALKAMAH

s’avvicina alla tavola, appoggiandosi pesantemente al proprio bordone e gridando con ira:

In nome del Diavolo!... Veglio bere!... (Atterra un convitato ubbriaco fradicio, ed occupa lo sgabello di lui, alla sinistra di Pappone, guardando fissamente dalla vetrata aperta sugli Stagni del Passato) Dov’è l’anfitrione?

Nessuno risponde... tranne la luna, che apparendo ad un tratto fra le nuvole, nella cornice della finestra, getta un fascio di raggi verdastri e polverulenti sul pellegrino Alkamah. La sua ombra nera e puntuta si disegna nettamente, contro luce, e le tenebre le s’addensano ai lati. Tutti i profili informi e tumultuosi dei convitati sussultano per un momento, indi restano immoti... I canti, i rantoli, le bestemmie e i singhiozzi degli ubbriachi si propagano attutiti verso la parte più lontana della tavola, cene, su una spiaggia, una stanca risacca.

[p. 162 modifica]

ANGUILLA.

D’onde vieni, pellegrino di malaugurio?... Qua demonio ti ha messo sul capo codesto comignolo fuligginoso?... Tu attirerai la folgore su di noi! (Alkamah non l’ascolta, intento a lavare una benda imbrattata di sanie che gli copriva l’occhio sanguinolento) Oh, guarda! Chi t’ha sbucciato quell’occhio?...

ALKAMAH

con voce cupa:

Re Baccellone, che Dio e il Diavolo gli perdonino!... La piaga è verminosa!... Mi son fatto, è vero, un cataplasma di frumento fresco, di miele e di grasso di cappone... Ma bisognerebbe aggiungervi della panna e del grasso di anguilla bianca, e cospargerlo di carne di bue disseccata, pestata e ridotta in polvere entro un forno... Io, però, preferisco mangiare tutta questa roba... Tanto, la piaga è inguaribile!...

PAPPONE

ubbriaco e preso dal singhiozzo, fa vani sforzi per alzarsi da tavola:

Anguilla... te ne prego... Chiudi le vetrate!... Bisogna riaccendere la lampada!... (Si batte il naso replicatamente) Levami di sul naso questa maledetta luna!

ANITROCCOLO

con voce lenta e sinistra:

Quella che vedete non è la luna... È la testa di Santa Putredine, patrona di questa contrada.

Si riapplica la benda all’occhio destro.

[p. 163 modifica]

ANITRA

gridando, dal fondo invisibile del refettorio:

Lasciami stare!... Lascia a me il bagno, o t’accoppo, miserabile Vermicello!... Crostino! Dentacuto! Difendetemi contro costui!... Vuol strapparmi il cadavere dell’Idiota!... Ah! Vittoria!... Ora me lo mangio tutto intero!

ALKAMAH

teso il braccio verso gli stagni che si ottenebrano mentre la luna va celandosi dietro una nube:

È l’ora maledetta! Guardate! I Molini del Demonio accendono i loro cuori di fosforo... Uno dopo l’altro!... (Si vedono, in lontananza, sugli stagni, piccole fiamme rosse che palpitano febbrilmente) Ed anche i maghi accendono le loro candele, che son fatte col grasso dei cadaveri... Santa Putredine è scomparsa, ma ritornerà fra poco! Si avvicinerà alle vetrate, e voi potrete vedere il suo gran corpo di fumo ritorto... la sua faccia camusa e tumefatta che inverdisce gradatamente, mentre gli astri agonizzano.

ANGUILLA

affacciandosi alla finestra:

Non c’è più.. Se n’è andata!... Santa Putredine, scòrdati di noi!...

FRA TRIPPA

ubbriaco e barcollante:

Scòrdati di noi!...

ALKAMAH.

Mi sovviene... della prima volta che la vidi!... Fu una sera, laggiù, in fondo al corridoio... nella [p. 164 modifica]vetusta camera nuziale dell’Imperatore Astralor, padre di Re Baldoria... L’imperatrice, giovane, affascinante, civetta, aveva per molto tempo devastato l’impero col ferro acuto de’ suoi sguardi e col fuoco d’una insaziata lussuria, giocondamente effusa dalla sua capigliatura odorosa e da’ suoi gesti troppo ignudi.

Era ella prodiga delle sue labbra ardenti tanto lodate dai rapsodi?... Certo, l’imperatore lo sapeva meglio di me... ed ostentava anzi una cinica indifferenza circa l’infedeltà di sua moglie. «È nel letto imperiale, diceva spesso ridendo, che i miei vassalli vengono a deporre i loro omaggi!»

L’imperatrice morì, una sera, né alcuno seppe di qual male... Suo marito non ne fu molto afflitto, e, con aria distratta, comandò che la si lasciasse imputridire nella sua alcova, che fossero chiuse per sempre le porte della camera nuziale, con triplici chiavistelli, e che le grosse chiavi di quelle porte fossero gettate in un pozzo profondo...

Tre giorni dopo, mentre egli usciva dalla cappella, dove aveva assistito alla messa funebre, giunte le mani, ma sognante e lontano lo sguardo, il formidabile orrore della putrefazione inondò ad un tratto il palazzo, scoppiando in fetidi e torridi soffi e trasudando dalle invisibili screpolature delle muraglie...

L’Imperatore fece immediatamente atterrare i battenti e volle che tutti i suoi cortigiani luccicanti d’oro e di gemme lo seguissero in quella camera pestilenziale... Poi, impettito, alta la testa e fiorito il sorriso, mentre l’angoscia e la nausea illividivano le nostre facce, sollevò le purpuree cortine dell’alcova, dicendo con solennità: — S’avanzi [p. 165 modifica]il più ardente di tutti voi e baci per l’ultima volta la bocca augusta dell’Imperatrice!...

Nessuno si mosse. Nella penombra crepuscolare del gran letto nuziale era apparso il cadavere! Massa informe e gialla, brulicante sotto il flusso e riflusso della morte, come una spiaggia notturna brulica di nere schiume... Su quella marea di vermi, si chinava elasticamente un fantasma di fumo azzurrognolo, la cui testa rotonda e verdastra sembrava ciondolar dal sonno, come la testa d’un ubbriaco sulla tavola vinosa d’una bettola... (Dopo una lunga pausa) Quel fantasma... era Santa Putredine!... Con passo automatico, l’Imperatore entrò solo nell’alcova, lasciando ricadere dietro di sé le cortine color di sangue... E nessuno lo rivide più. Quella sera i Molini del Demonio facevan roteare le loro ali di vampiro con insolita rapidità... I loro cuori di fuoco sanguigno danzavano nelle tenebre... Satana macinava cenere umana.. farina per le streghe!... E le ruote di quei molini giravan sì leste, sì leste... che ad un tratto le loro ali fosforescenti s’impigliarono nell’Orsa Maggiore, lassù, in mezzo al cielo, e, continuando a girare, la scaraventarono a terra, tutta aggrovigliata, fra bituminose matasse di nuvole.

FRA TRIPPA

s’alza con fatica, reprimendo uno scoppio di collera

Sei eloquente, amico... Ma, in nome di tutti i Citrulli, io t’impongo di tacere, poiché ogni pasto durante il quale si dicono o si ascoltano belle cose diventa pernicioso, per lo stomaco. [p. 166 modifica]

SALAME.

Taci, perdio!... Le tue storie portano disgrazia!...

ANGUILLA

ritto presso la tavola, tende il braccio destro verso gli Stagni del Passato, facendo le corna con la mano, ed esclama a gran voce:

Io sfido tutti i malefizî di Satana mugnaio!... Con la sua farina, voglio incipriarmi le guancie! E al tuo malocchio, o Luna, io mi sottraggo!... e il tuo incanto, lo rompo! (Nello stesso momento, la luna si libera violentemente dalle nubi e apparisce raddoppiata in grandezza. La sua faccia camusa, verdastra e terrea, corre rapidamente da manca a destra nella cornice della finestra, proiettando sulla tavola uno sprazzo di luce sinistra ed abbagliante, che sfiora Alkamah e poi raggiunge Pappone). Che avviene, ora?... Non vedete?... Ah! come s’è abbassato il livello degli stagni!... Stanno forse per prosciugarsi?... Dio!... com ’ erano profondi!.. Ah! no!... M’ inganno... Gli Stagni del Passato son pieni di acqua fino all’orlo... Ma tutto... tutto s’è abbassato!... Le pianure circostanti... i greti... e le piante delle rive... Tutto il paesaggio è sceso a migliaia di braccia sotto di noi!... E i monti e le nubi galoppano insieme, all’orizzonte. Che avviene?... Sono pazzo?... Il Castello gira intorno a me!... E la Luna cresce ancora!... La vedete?... È già tre volte più grande che non fosse poc’anzi!... E continua a crescere!... [p. 167 modifica]

ALKAMAH

abbassando la voce:

È Santa Putredine che s’avanza verso di noi, scivolando sugli stagni...

FAMONE

con voce tremante:

Anguilla... Anguilla!... Chiudi le imposte!... Chiudile colle spranghe!...

ANGUILLA

spingendo le imposte:

Come sono pesanti!... Aiutami, Salame!...

SALAME

spinge anch’egli le imposte, bestemmiando e sbuffando.

Che canaglia, quel Soffione!... Il suo elisir, m’ha rotto le gambe!... Bisogna chiudere ermeticamente... Turiamo bene tutte le fessure!... Quella maledetta cagna arrabbiata sarebbe anche capace di passare dagl’interstizi delle imposte, per venire a morderci alle gambe... ad avvelenarci con la sua bava verde!... Ah! che fetore!... Si soffoca!... Quegli stagni sono veramente pestilenziali!

ALKAMAH.

Infatti, da più di mille anni le loro acque inghiottirono un numero incalcolabile di cadaveri. I loro alti putridi, che si fondono in un vento fosforoso d’uragano, fanno girare, laggiù, i Molini del Demonio!... E la velocità di quelle ali infernali va crescendo col crescere dei cadaveri!... L’anno scorso, furono ventimila le salme [p. 168 modifica]inghiottite dagli stagni!... Ma l’anno venturo saranno il doppio... poiché la peste devasta il regno dei Baccelloni, là, sull’altra riva...

FAMONE

galleggiando nella sonnolenza lugubre e tormentosa dell’incubo, balbetta con voce soffocata:

La peste.. devasta... il regno dei Baccelloni! (Ripetendo macchinalmente) La peste... devasta... Moriranno tutti!... Tutti!.. Anche mia moglie!... anche mio figlio!...

PAPPONE

ubbriaco fradicio, cogli occhi fuor dell’orbita:

I Guatteri... quei traditori... hanno dimenticato la cosa più essenziale!... Avrebbero dovuto servirci delle donne giovani, calde e succulente d’amore... delle donne dal seno turgido e fumante di desiderio!...

FRA TRIPPA.

anch’egli ubbriaco:

La donna... Non è punto agevole tenerla in un piatto!

ANGUILLA.

Ed è ancor meno facile digerirla!... Le donne portano la rivoluzione nello stomaco e nell’intestino... Bisognerebbe condirle sempre con quelle salse amare che inventarono i poeti.

FRA TRIPPA.

Le assaggiai, qualche volta... in gioventù!... [p. 169 modifica]Puah!... Sono assai perniciose! Il Cielo ve ne scampi!... Salsa d’amore... Salsa d’ideale... Oh! molto stuzzicanti davvero!... Ma che disastro, per le budella!...

In questo momento, i tre Guatteri, che hanno agonizzato lamentevolmente durante tutta la scena precedente, danno un altissimo grido d’angoscia suprema, e muoiono. Tutti i convitati, ubbriachi o deliranti, si addormentano in preda all’incubo, fra le esalazioni mefitiche degli stagni.

SOFFIONE.

Citrulli... Citrulli miei!...

TORTA.

Pietà!... Soccorso!...

BECHAMEL.

Muoio!... Aiuto! Aiuto!...

ALKAMAH

con un gesto profetico, ad una sua visione:

Ora, io vedo sopraggiungere da tutti i punti dell’orizzonte... i vermi mostruosi... gli scarabei e le lumache... gli scorpioni e le scolopendre... le biscie e i rospi... tutta la sozza genìa vagabonda delle paludi... che muove alla conquista dei vostri corpi!...

ANGUILLA

ancora padrone di sé, sogghignando e scalpicciando:

Oh! sono amici miei, i vermi grassi e lunghi come sanguinacci!... Ed anche gli scarabei!... [p. 170 modifica]Ben vengano dunque i chioccioloni musulmani prostrati che si trascinan dietro le loro portatili moschee e i loro tappeti intessuti d’argento!... Ben vengano anche tutti i vecchi rospi, maschi e femmine, che la sera si concedono sollievo, col deretano nell’acqua e coi pugni sui fianchi come le comari, masticando le stelle, noci dorate che croccano fra i loro denti!...

ALKAMAH.

Sono tutti in cammino... scarabei e lumache...scorpioni e scolopendre... vermi e rospi... Tutti in cammino per venire a conquistare questo castello in rovina e a dormire entro i vostri corpi in putrefazione!...

FAMONE

balbetta macchinalmente parole vaghe. I bagliori falotici del braciere illuminano confusamente, a quando a quando, la sua enorme figura abbiosciata in capo alla tavola

Ahi! Ahi!.. Anguilla!.. Non puoi tu darmi sollievo?... C’è qualcuno che mi zappa nello stomaco!... Difendimi!...

Sussulta, in preda alle nausee della sua foirmidabile indigestione e dell’ubbriachezza

ANGUILLA.

Diamine!... È Re Baldoria, che si scava la propria fossa entro il tuo stomaco!... Eccoti divenuto un cimitero di Re!... Puoi vantartene!...

FAMONE

contorcendosi dal ridere:

Sì!... Sì... L’ho inghiottito intero!.. Così... piegato in due!... (Durante una breve tregua de’ [p. 171 modifica]suoi dolori di stomaco, sorride orgogliosamente) Che boccone!... Pensate che ho in pancia tutta l’intelligenza e tutta l’autorità del mondo!... Un bel cranio, in verità!... È enorme!... Ahi!... Ahi!... Mi sembra d’essere per partorire un regno!... Ma come lo partorirò?... Non riesco a digerirlo!... Bisognerà ch’io lo vomiti!... Ah! no! Sarebbe peccato!... (Si assopisce borbottando) La peste... Il regno dei Ba... Baccelloni!... L’elisir.. Soffione... La peste!

ALKAMAH

chinandosi sulla tavola e ti rande per la manica Anguilla:

Ascolta... Ascolta!... La sento venire!... È lì.. è lì fuori, Santa Putredine!... S’avanza scivolando fra i giunchi... Fruga sotto le finestre!... Fra poco... romperà i vetri... e tu vedrai comparire la sua testa che ciondola, camusa e verdastra...

In questo momento si vedo passare fra il braciere e la tavola una enorme e tozza figura, che inciampa, casca e si rialza in mezzo ai cadaveri dei Guatteri, di Mazzapicchio e di Balena. È Anitroccolo, che si sforza di giungere alla finestra.

ANITROCCOLO.

Dov’è il cielo?... (Con la voce di un uomo che deliri) Dove sono le mie dilettissime stelle?...

ANGUILLA.

Ah! ah! Anitroccolo è impazzito!... Parla con la voce dell’Idiota, perchè l’ha divorato poc’anzi!... I poeti, mio caro Anitroccolo, sono veramente troppo irrequieti!... Scommetta che ora [p. 172 modifica]l’Idiota si sbellica dalle risa entro la sua pancia, lanciando al cielo le sue strofe d’amore, su pel camino del suo esofago! Fra Trippa! guardai.... guarda Anitroccolo, che è ubbriaco di poesia!... Ah!...

ANITROCCOLO.

La testa mi pesa, e ho la gola appestata!... Aprite! Aprite le finestre!...

SALAME

arrestandolo con forza:

Non seccarci!... Le finestre devono rimaner chiuse!

ANITROCCOLO

singhiozzando:

Oh! Chi mi ridarà la mia voce d’oro, che, sola, bastava a piegare verso di me, dai veroni, le languide castellane tutte intrise di chiaro di luna? E le mie strofe d’amore che cullavano mollemente le cocenti insonnie delle vergini divine? Oh! il fulgore stellare del loro sorriso, nelle tenebre burrascose dell’alcova!... tu, lieve fantasma che scivoli su gli Stagni!... Sappi, maravigliosa dama verde, che io amo il tuo elegante corpo di bruma e il tuo viso estenuato!... E, t’imploro, portami via, lontano di qui, fra le tue braccia!...

SALAME.

Non aprirai!

Ad un tratto, le imposte si schiudono lentissimamente, come spinte da una mano invisibile e furtiva.

È il vento!... Anguilla! Affrettati a sprangare quella maledetta finestra!... [p. 173 modifica]

ANGUILLA

resistendo alla spinta e chiudendo:

È la luna, che vuole entrare... Spinge le vetrate coi fianchi, facendoli ondulare mollemente, come una danzatrice assira, ignuda e bianca!...

SALAME

fermando ruvidamente Anitroccolo che si slancia verso la finestra:

Indietro!... o t’accoppo!... {{dx|Lo atterra e lo strozza.

PAPPONE

s’alza, inciampa ripetutamente fra i cadaveri, avanzandosi tastoni verso Salame per raggiungerlo.

Aspetta!... Aspetta!.. Bisogna incatenarlo alla finestra chiusa, col naso fra le vetrate e con le braccia aperte e legate così da formare una croce col suo corpo

ANGUILLA

beffardo e pensoso:

Sì... Così avremo un bel catenaccio stridente... per difenderci contro, la luna che vuol frugare dappertutto!... E sarà, anche, una croce poetica!

ALKAMAH

ricomincia a borbottare sinistramente. I bagliori febbrili del braciere proiettano sulle imposte chiuse la sua ombra oscillante, mentre Pappone e Salame s’agitano confusamente davanti alle finestre, occupati ad appendervi, con le braccia in croce, il corpo panciuto di Anitroccolo.

Qualcuno m’ha narrato che in un paese lontano, laggiù, oltre il Regno dei Baccelloni... in [p. 174 modifica]una vecchia città rugosa, incappucciata di nubi eterne, viveva un vecchio alchimista, vedovo e lunatico... Certe cronache affermano ch’egli aveva sì fine l’orecchio da udir crescere l’erba, e che i suoi occhi vedevano attraverso i muri... Comunque, egli viveva misteriosamente in cima a una torre, solo con un suo figliuolo che adorava... Un fanciullo gracile e bello, dalle lucenti pupille di gomma nera trasparente, tutte screziate d’oro...

FAMONE

con un gran sussulto d’ira:

Taci maledetto pellegrino!... Credi forse d’infinocchiarci, con le tue chiacchiere insulse?...

ALKAMAH

riprende con voce monotona:

E questo avveniva sotto il regno di un imperatore crudele e taciturno... Eran tempi di guerre e di malefizî, poiché anche il cielo covava antichi rancori su quella contrada maledetta, ove gl’inverni si succedevano ininterrottamente, come convogli funebri (guardando sottecchi Famone) quando la peste fa strage!...

PAPPONE

facendo sforzi per sollevarsi:

Finiscila!... Chi ti ha pregato di ammannirci questa storia?...

ALKAMAH.

E’ vero... Nessuno me l’ha domandata... Ma io la racconto sempre a proposito, sul finire delle orgie, quando l’anima vaga alla deriva sull’ [p. 175 modifica]ondeggiar delle nausee, come, sui flutti, una tartana morta, la cui stanca alberatura sembri volersi appendere agli astri!... Guardate nelle tenebre delle vostre anime!... Certo vi leggerete le parole rosse che il lampo del rimorso scrive sulla notte del passato!... Ah! Perdonate... Io divago... Dunque, siccome un’epidemia terribile faceva strage in quella contrada, l’Imperatore taciturno comandò che tutti i fanciulli fossero trucidati, per arrestare il male alla sua base, negli esseri inutili!.. Subito, il povero vecchio, straziato dall’angoscia, avvolse il suo bel figliuolo nel proprio mantello, e fuggì, durante una notte di pece, morsicata e trivellata dagli urli degli sciacalli che pullalavano nella campagna, tutta gibbosa di cadaveri fin dalle sanguinose mietiture dell’ultima guerra... Egli camminò per dieci notti, dormendo di giorno nelle spelonche... Infine, la sera dell’ultimo giorno, vide scendere da una collina, a rapidi passi, una mendica coperta di cenci color di fuliggine; e la velocità di lei era inesplicabile, poiché il suo corpo curvo e barcollante sembrava crollare ad ogni istante per la decrepitezza... Quando fu a pochi passi dall’esule, la mendica affondò il viso nei propri cenci e gli disse con voce stridula: «Se vuoi, proseguiremo insieme...» Il vecchio alchimista acconsentì volentieri, poiché era un po’ strega, quella vecchia, colla sua faccia rubizza di beona bonaria... E infatti, quando furono assaliti, durante il viaggio, da un branco di lupi affamati, ella allontanò quelle belve con un semplice gesto...

Alkamah china il capo, come per concentrarsi. Un gran silenzio incombe sul refettorio. Faraone, Pappone e Salame hanno sussulti d’impazienza.

[p. 176 modifica]

ANGUILLA

a Fra Trippa:

Guarda il cappuccio del pellegrino!... Sono io forse tanto ubbriaco da veder doppio?... No!... Le punte di quel cappuccio, adesso, sono veramente due... simili a due corna!...

I bagliori mutevoli del braciere illuminano il cappuccio di Alkamah, che va sempre più dividendosi in due corna:

ALKAMAH

riprende con voce lamentevole:

Una sera che si erano avventurati per una valle tenebrosa tutta ingombra di colossali rovine, la mendica ad un tratto diè un balzo ali ’indietro, indicando una botola seminascosta fra i cespugli. «Vedi? disse al vecchio; ecco la porta per cui si accede agl’Ipogei dei Re d’Astralor!... Scendi... Vi troverai di che saziare la tua fame... Da tanti secoli, vi si ammucchiano cadaveri!... E gli sciacalli non sanno di questa buca!... Addio!...» Poi dia se ne andò a grandi balzi selvaggi, agitando le lunghe braccia fumose nella profondità gialla e solfurea dell’orizzonte... Riavutosi dall’angoscia provata, il vecchio alchimista alzò la botola e scese per un lungo succedersi di corridoi, irresistibilmente spinto da una forza magica verso il nero cuore della terra, e senza mangiare, né dormire, per un numero incalcolabile di giorni e di notti...

PAPPONE

irritato da una lunga pausa del pellegrino, sussulta borbottando:

Finisci la tua storia!... Finiscila presto!... La tua voce mi cola nel cervello come piombo fuso... [p. 177 modifica]

ALKAMAH.

Sì... sì... Abbrevio...

...Ma la fame gli aveva infrante le ginocchia, a poco a poco... ed egli, ora, strisciava brancolando, in cerca delle innumerevoli carogne, il cui molle fetore lo ubriacava. Ad un tratto, si fermò. Le gambe gli si erano impigliate in un pesante mucchio di stoffe cariche di pietre preziose... Annaspando nel buio, egli sfiorò allora un corpo caldo, che respirava, e fece rotolare in una voragine una gran corona sonora... Quel supremo sforzo lo stremò, ed egli cadde bocconi schiacciato da un sonno profondo, spalancata la bocca per l’orrore di un terribile incubo. L’Imperatore taciturno gli apparve, colossale, smisurato fantasma, che simile ad una cattedrale gotica ingombrava il cielo, e che aveva sulle spalle la notte, negligentemente panneggiata come un ampio mantello dalle lunghe pieghe cosparse di stelle.

Con voce cavernosa, l’Imperatore gli disse: «Sono io, il rapitore e l’assassino di tuo figlio... E sono in tua balìa! Puoi vendicarti!... Il Sogno centuplica la tua forza!... Soffocami sul tuo cuore!... Ciò che si uccide in sogno muore più dei morti dlla terra!...» Mentre parlava così, il fantasma enorme dell’Imperatore si era assottigliato, divenendo ad ogni istante più esile, per rannicchiarsi fra le braccia del vecchio!... Ahimè! questi non si stringeva al petto che il suo figliuolo! Ma non lo sapeva, e lo pugnalò rabidamente, nelle tenebre, mordendogli le labbra per soffocare le sue grida!... Poi, come gli scorpioni della fame gli straziavan le viscere, egli sbranò la carne della sua carne e bevve avidamente il sangue del suo sangue... [p. 178 modifica]

SALAME

ansante:

E poi?...

PAPPONE.

Finisci la tua storia!...

ALKAMAH.

Qualche tempo dopo, l’Imperatore morì, di morte naturalissima, e l’alchimista ritornò nella città dal lugubre tetto di nuvole... Ma incessanti incubi gli calpestavano il cuore durante il sonno, ed egli sempre piangeva, dicendo: «Oh! perchè non abbandonai mio figlio alla crudeltà dell’Imperatore?... Avrei almeno un cantuccio di terra su cui versare le mie lagrime, e l’odio per l’assassino mi riconcilierebbe con me stesso!...» Ora accadde che, una notte d’agosto, il povero alchimista si destò di soprassalto nel proprio letto, in cima alla sua torre... S’alzò, allora, e s’affacciò alla finestra. Una luna tonda e rossastra colava giù per la volta bituminosa del cielo, come una goccia di sangue, verso il mare lontano... Ed ecco che la luna ingrandì, come se si avvicinasse alla torre... Egli pensò dapprima che si trattasse d’un’allucinazione! Ma si sentì nevicare nelle mani e sulle guancie della fuliggine, a falde... Un barbagianni gli sfiorò il viso... ed egli si staccò dal davanzale, indietreggiando inorridito davanti alle pupille verdi e brucianti della luna, tragica testa d’un fantasma brumoso che s’arrestò nel vano della finestra...

Era Santa Putredine...

Ella sedette elegantemente sul davanzale, in una postura flessuosa e sinuosa di paggio dai bei [p. 179 modifica]fianchi; poi, traendo di fra le pieghe del suo manto di nebbia una cetra d’argento, cantò la canzone del Rimorso e dell’Antico Dolore!...

Alkamah immerge il capo in una grande giarra piena di vino puro, e beve copiosamente. Nel silenzio non s’ode che il gorgogliare del liquido nella sua larga bocca.

PAPPONE

ubbriaco fradicio:

Càntaci, pellegrino, la canzone del Rimorso!

ALKAMAH

estrae dalle profondità della sua tonaca un’esile cetra d’oro, della quale tocca lievemente le corde.

Era roseo il tuo figliuolo... Più roseo
e profumato d’un sole primaverile
assopito tra i fiori...
Le sue morbide braccia dalla pelle di seta
s’avvolgevano al tuo vecchio collo rugoso
come due serpi famigliari su un groviglio di corde!
Il suo sangue colava carezzevolmente, con delizia,
sul tuo pugnale e le tue mani adunche,
che cercavan nella piccola gola
l’inafferrabile filo!
Il suo sangue colava carezzevolmente, con delizia,
più fresco e liscio d’un ventre di lucertola,
sulle tue mani adunche
forate per sempre da due ustioni di lava...

FAMONE.

Ohè! Pellegrino di malaugurio!.... Non avrai, spero, l’infelice idea di voler fare delle allusioni al nostro banchetto!

ALKAMAH.

Dio e Satana me ne scàmpino!... La vostra [p. 180 modifica]spanciata è degna di lode!... Un Re ed i suoi cortigiani in salamoia sono un piatto onestissimo!... Il rimorso è piacere dia villani, e voi vi trattate, questa sera, da grandi signori!

Riprende la canzone.

Rallègrati, poiché il tuo cuore è salvo!
Il tuo sovrumano rimorso
ti guarisce per sempre dalle strazianti nostalgie
e dalle nere voluttà
che fanno singhiozzare, a primavera,
il mare palpitante sotto gli assidui chiodi delle Stelle!

Santa Putredine cantava così... e frattanto la penombra della cella si vellutava di ali immonde. L’alchimista cercava tastoni la sua lampada, nell’oscurità, palpando le pareti, che sentiva tutte imbottite di gufi gemebondi. Accese la lampada... Santa Putredine non si era allontanata. Ma egli diò un grido d’orrore al veder che tutte le grinze del proprio corpo s’aprivano ad una ad una, senza cagionargli dolore, e che vi si sgranavano gemme sinistre... gemme vive, grevi di lagrime... in quelle gemme, egli riconobbe tutte le pupille dei cadaveri che aveva divorati... Occhi di re, gonfi di terrore, alteri o corrucciati... E il vecchio diè un balzo come per fuggirsi, come per strapparsi a se stesso... Ma dove sarebbe fuggito?... Ricadde sul suo giaciglio, piegato il capo sotto un giogo invincibile e fissando lo sguardo sulle grinze infami del suo ventre...

Fu allora che, in un lampo scellerato, egli riconobbe le pupille adorate... le pupille di gomma nera trasparente, tutta a pagliuzze d’oro... le pupille del suo figliuolo!... In quel momento, la [p. 181 modifica]voce di Santa Putredine divenne rôca... prese a miagolare affannosamente, a scatti, con lunghi singulti... E la sua cetra intanto mandava suoni discordanti e velati...

L’alchimista, subitamente impazzito, si slanciò fuori dalla finestra fra le braccia di Santa Putredine, per sfuggire al proprio ventre... al proprio ombelico lugubre, in cui piangevano soavi e nostalgiche le pupille di suo figlio!...

FAMONE

scuotendo brutalmente la tavola:

Taci, perdio!... Mi hai seccato!... Taci, o t’ammazzo!...(Contorcendosi, come per gli spasimi d’un avvelenamento) Ahi! Che dolore!... Ho male alle tempie, come se un trapano me le forasse!... Che farò per digerire quel maledetto re?...

PAPPONE.

Olà, pellegrino!... Cantaci ancora la Canzone del Rimorso! Cantaci le altre strofe!...

ALKAMAH

traendo dalla sua cetra accordi dolorosa

Meglio è per te che quel delitto atroce
sanguini per sempre sulla tua vita!
Il tuo sovrumano rimorso...

FAMONE

si alza, curvo sulla tavola, brandendo un enorme coltellaccio.

Vile intestino infernale! Prendi! Gli lancia il coltello nella bocca, con la destrezza di un giocoliere. [p. 182 modifica]

Questo ti troncherà in gola l’eloquenza!...

Ricade bocconi sulla tavola, rantolando, bavose le labbra, spossato dallo sforzo fatto.

ALKAMAH

colpito nella bocca dal coltellaccio di Famone dà un grido straziante, e cade.

Maledizione!...

ANGUILLA

chinandosi sulla tavola e chiamando Fra Trippa, che sì è assopito:

Trippa!... Guarda un po’!... Famone ha ucciso il Pellegrino!..

ALKAMAH

si rialza di scatto, ed ergendo al disopra della tavola la sua figura divenuta gigantesca sotto il cappuccio cornuto, si terge le guancie e la bocca sanguinanti, urlando con una voce rauca e soffocata da efflussi scarlatti:

O tu, grande ingoiatore di re imputriditi!... O tu, che sei il più potente di tutti i Citrulli!... Sappi che questo enorme e rosso grumo di dolore e di vendetta che mi sale dalla gola e che mastico rabbiosamente potrebbe frangerti il cuore!... Guarda!... Guarda!... L’ho qui, tra i denti, la tremenda verità che ti deve schiacciare!... Ascolta! Spalanca le orecchie!... Spazza ogni fumo dal tuo cervello, e cerca d’intendermi bene!...(Alkamah sputa in viso a Famone tutto il sangue che ha in bocca) Io ti annuncio che tua moglie e il tuo figliuolo adorato sono morti di peste, laggiù nel sinistro paese d’onde io vengo... Agonizzarono lungamente, maledicendo il tuo nome esecrato, a sillaba a sillaba!... E maledissero ogni [p. 183 modifica]crine della tua cotenna pidocchiosa... ogni membro del tuo lurido corpo... maledissero te, i tuoi antenati e tutti i tuoi discendenti!...

Famone china il capo, come colpito da una mazzata, e rimane immobile contro lo spigolo della tavola.

ANGUILLA

rivolto ad Alkamah che si allontana, appoggiandosi pesantemente al suo bordone e va a sedersi su uno sgabello vicino al braciere:

L’hai ucciso!.. Ora bisogna che qualcuno improvvisi una orazione funebre! (A Fra Trippa) Amico! Io vedo il defunto Re Baldoria, che si beffa di me, tra i denti di Famone!... E quel maledetto braciere mi fa boccacce, mostrandomi la sua lingua d’oro. Ma dimmi... Pappone e Salame ci guardano fissamente... Hanno mangiato bene?...

FRA TRIPPA.

Delle conserve di carni reali, non han voluto saperne!... Mio Dio!... Ora fanno schioccar la lingua, guardandoci... Mi sento venir meno!... E che sonno!...

ANGUILLA.

Punge Fra Trippa con la propria forchetta.

Non addormentarti!

FRA TRIPPA

trasalendo spaventato nel sonno e piegandosi verso l’estremità della tavola, per allontanarsi da Pappone quanto più può:

Ahi! Ahi!... Tu hai ragione Anguilla... Pappone e Sailame ci divoreranno!.. Che vuoi? Ho [p. 184 modifica]cacciato loro sotto il naso il cadavere di Pancotto, ma essi non ne hanno voluto! (Rabbrividendo) Ah! come mi turba, quella fiamma diabolica che gesticola dietro di me!

ALKAMAH.

con una voce cupa e monotona, che sembra strappar singulti alla cetra:

Rallègrati! Rallègrati,
poiché il tuo cuore migrante è ormai salvo!...

Allo svolto della vecchiaia.
Notti giganti e livide ci aspettano;
Notti che ci sbarran la via,
aderte e ostili sulle nostre angoscie,
come scogliere immani lavate da ràbidi lampi
in una folta bruma che la bufera squarcia!

Notti tranquille avrai!
Rallegrati! Oramai

Altre Notti, focose e sussultanti.
Notti guerriere, sempre in arcioni, con la spada in pugno
e lo stocco tra i denti,
galoppano sui lividi giacigli
dei nostri corpi che gemon calpesti...

Altre ci serran tenebrosamente
tra le frigide braccia,
aspre Notti voraci e sitibonde
che ci trafiggon l’ossa
con le punte dei lor seni di ghiaccio!
Notti che fanno brillare e tinnire
le loro curve risate d’argento,
simili a scimitarre che percuotano
la porta d’un maniero abbandonato.

Rallègrati! Oramai
Notti tranquille avrai!

[p. 185 modifica]

FRA TRIPPA

ad Anguilla:

Non ci vedo più!... Ahi! Le palpebre mi bruciano!... Dio!... Che ganasce hanno quei sacripanti!... Potessi almeno alzarmi!... Guarda!... Pappone e Salame ci si avvicinano!

Fa vani sforzi per alzarsi.

ALKAMAH.

La sua voce va diventando sempre più cupa e febbrile:

Nell’amarezza del rancidi tramonti autunnali,
gialli e freddolosi,
non aspetterai più l’avvelenato
sorriso delle stelle...
E l’affamata anima tua, correndo
innanzi all’instancabile tuo corpo,
di landa in landa, sulla curva terra,
non avrà più la brama,
né la furia di mordere
nel turbinante e roseo cuore dell’infinito!

Poiché ti sta nel petto
un rimorso monotono dai simmetrici denti,
un metodico strazio
dall’isocrono moto d’orologio
che ad ogni istante ti si aggancia al cuore
con sue ruote rostrate!

Sempre infantile è l’anima dell’uomo...
Egli ama il suo dolore,
come la bimba ama la sua pupattola
e divide con essa fiori, chicche e trastulli!

E tu amalo molto, il tuo dolore...
Così non avverrà più che tu pianga
senza alcuna ragione
come un fanciullo che il buio impaura...
Rallègrati! Oramai
Notti tranquille avrai!...

[p. 186 modifica]

ANGUILLA.

I bagliori del braciere proiettano sulle pareti le loro ombre colossali!... Laggiù! Guarda, Fra Trippa!... Brr!... (Annaspando nel buio per attirare a sé i boccali pieni di vino) Ho paura!... Bisogna bere, per riacquistare energia!... Ma purtroppo questo elisir non contiene la rossa audacia e la follia di cui ho bisogno!... Strano!... Io non riesco a ubbriacarmi!... (Beve copiosamente a lunghi sorsi) La mia ragione galleggia ancora, come un povero piccolo sughero su oceani d’alcool! (Vuota uno dopo l’altro tre grandi boccali di vino) Ahi... ora sto assai meglio!... Ci vedo di più!... Dio! che buio!... Dov’è Pappone?... Eccolo!... Pappone! io ti sfido! (Rimboccandosi le maniche, come un lottatore) Vedi, mio caro Fra Trippa... L’uomo è un’ilare tragedia, che non sarà mai rappresentata... e che si va provando, incessantemente... (Il singhiozzo gli mozza la parola) nella penombra di un teatro chiuso alla luce del giorno...

Si alza, barcolla, girando intorno a Faraone, e si avanza verso il braciere, portando un gran boccale da cui trabocca e gronda l’elisir.

I nostri desiderî appassionati sono i presuntuosi e veementi attori di codesta prova fantasmagorica... Inesplicabilmente, nella sala crepuscolare, tutti quegli artisti gesticolanti cadono uno dopo l’altro, poi a due a due, poi a quattro a quattro, morendo, con un braccio alzato, mentre declamano una tirata... assai prima che s’alzi il sipario!... Fuori, cala a poco a poco la Notte delie Notti... per cui l’oscurità che regna nel teatro va diventando sempre più logica! Ad un tratto, un [p. 187 modifica]attore furioso rompe un vetro nel cadere... Il soffio della notte assoluta gela il sudore sui corpi dei superstiti, che si sforzano d’essere sempre più tragici o più divertenti, senza atterrire o far ridere altri spettatori che le vecchie stelle cascanti dal sonno e dalla noia!... Fra Trippa! Fra Trippa!... Non mi ascolti?... La storia, vedi, non è altro che una lunga serie di codeste prove della bizzarra tragedia! (Trangugia un gran sorso di vino) Ma verrà finalmente un giorno in cui i muri del teatro crolleranno intorno agli attori... Questi allora continueranno a declamare nel cielo sconfinato, rappresentando la loro agonia nell’immenso anfiteatro del firmamento, coronato, ad ogni sua gradinata, di giovani Stelle dalle nudità risplendenti e fiorite... Allora, vedi, sui cadaveri convulsi degli ultimi attori, il venne, unico trionfatore ed unico spettatore, riderà bene perchè sarà l’ultimo a ridere! L’umanità?... È un marmocchio mal nato, appeso alla mammella della terra, che scortica con le sue piccole dita unghiute, già contratte per gli spasimi dell’agonia.

FRA TRIPPA

in preda all’incubo:

Sono io vivo morto, Anguilla?... Acchiappa la mia testa, che se ne va!... Odo le trombe del Giudizio universale!... Ah! che buio!... Che ora è?...

ANGUILLA

a volta a volta affranto e frenetico, con gli occhi fuor dell’orbita pel delirio che si è impossessato ai lui:

[p. 188 modifica]

Non vi sono ore, nel Regno dei Citrulli!... Il Tempo non è che un modo di tagliare in tante fette illusorie quell’ interminabile sanguinaccio che si chiama Eternità!... Io non posso cessare, e mi chiamo Sempre!... Il tuo cervello è troppo limitato, perchè tu possa comprendermi... ma, per penso, la tua pancia non ha limiti!.. Le dimensioni infinite della tua pancia escludono dunque l’esistenza di questa sala... E tu ti chiami Dappertutto!... Quanto a me, io sono lo spirito insaziato della Fame, e fiammeggio entro il tuo addome dalle rotondità trasparenti, come nel centro di una lanterna magica.... Guarda, laggiù, sul telone nero dell’impossibile!... Questo gran pasto di re e di vassalli, questi sanguinosi tumulti... e queste indigestioni che rigettano non sono altro che proiezioni luminose del mio spirito, che è come una fiamma ritta dietro i vetri convessi del tuo ventre (Colpendolo con una formidabile manata, per destarlo). Su! Su! mio caro Dappertutto!... Io, mi chiamo Sempre! (Delirando, con gesti frenetici) Dunque, io sono Dio!... (Pensoso) No... poiché la nausea mi fa soffrire... come Cristo!... Ecco! Sono il figliuolo di Dio, e porto nella pancia la mia croce!...

Brandisce con la destra una forchetta da cui pende un lembo di carne, ed alza con la sinistra un boccale pieno di vino. Si mette a danzare intorno al braciere, e tende ora la forchetta, ora il boccale, in modo che l’ombra ingigantita di quell’esca danza davanti alle ombre di Pappone e di Salame, proiettantisi sulle imposte chiuse.

Mangiate! (Tende la forchetta) Questo... è il [p. 189 modifica]mio corpo!... Bevete!... (Tende il boccale) Questo... è il mio sangue!...

SALAME

con voce cavernosa:

Ho fame!

PAPPONE

Muoio di fame!..

Si avventa contro Fra Trippa, e lo atterra, mentre Salame fa altrettanto con Anguilla. Frastuono di lotta nelle tenebre. Bestemmie e rantoli agonizzanti. Il fuoco del braciere si estingue.

Subitamente, il corpo d’Anitroccolo si stacca dalla finestra e cade, spinto dalle imposte che si spalancano.

SANTA PUTREDINE

appare incorniciata nella finestra. È un gran fantasma di nebbia, che apre mollemente le lunghe braccia fumose, agitando lenta una testa di luna verde ed estenuata! La sua voce roca, flautata e dolce, tuba per un momento come quella dei colombi.

Io vengo a te, Re Baldoria... Io distinguo, fra tutti, l’odore caldo e muschiato della tua carne... che il mio alito decompone lentamente...

ALKAMAH

strisciando sotto il braciere spento:

Odore di fuliggine e di alghe morte!... È lei!... Eccola!... (Sente crocchiare delle ossa) E qui, si divora ancora!... Che nido di vampiri!... [p. 190 modifica]

SANTA PUTREDINE

Si avanza, strisciando silenziosamente nel refettorio tenebroso. Le sue vaste pupille di smeraldo bruciante e liquido spandono intorno un luminoso pulviscolo verdastro di grotta incantata. Ella passa lungo la tavola, lasciando ondeggiare dietro di sé le sue braccia di fumo, come morbide sciarpe, e con esse accarezzando i convitati oscenamente sdraiati tutt’intorno. La fronte d’ognuno rimane segnata d’una piccola croce bianca. Santa Putredine si ferma davanti a Famone, divenuto monumentale, mostruosamente appoggiato coi gomiti alla tavola, spalancata la bocca in un vano sforzo di vomito. Indi si china a guardare nella gola di lui e parla a Re Baldoria, da lui mangiato.

Consolati, Re Baldoria! intestino illustre, per molto tempo venerato dai Citrulli! Budello sacro! Stomaco regale e delicato!... Consolati, poiché il mio alito infocato e soffocante darà vita tra breve a tutta una covata di re, viziosi e carnivori come tu fosti! Questa è la legge superna!... Disfarsi in una morte illusoria, per ricomporsi e rinascere identici!... È la legge di decomposizione che governa i mondi!...

ALKAMAH

strisciando davanti alla porta della cucina.

Ella numera i cadaveri, con le sue lunghe dita di gesso... Li numera come tante balle aspettanti sulle banchine d’un porto, prima di ammucchiarli nella fetente stiva della sua galea pronta a salpare verso il Nulla!