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Ricerche di geometria analitica/11

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§ 11.

Consideriamo l’equazione

(1) ,


nella quale le u sono funzioni lineari delle coordinate x, y, z, t d’un punto dello spazio, le e le sono costanti e è un parametro arbitrario. Quest’equazione rappresenta un piano il quale, al variare di , inviluppa una sviluppabile della classe al più. Fra i piani tangenti di questa sviluppabile, o fra i piani osculatori della linea gobba che ne è lo spigolo regresso, vi sono gli piani fondamentali , che corrispondono ai valori , . Ma se, designando con , valori particolari (fissi) di , si stabiliscono fra le funzioni lineari u le seguenti relazioni identiche

(2) , ,


la classe della sviluppabile discende evidentemente da ad . Il numero di tali relazioni non può mai superare , epperò non può mai essere minore di nè maggiore di .

Eliminando le costanti essenzialmente arbitarie dell’equazione (1) dalle equazioni che si ottengono dalle (2) eguagliando separatamente a zero, in ciascuna, i coefficienti di x, y, z, t, rimangono


relazioni fra le sole coordinate degli piani . Di questi piani sono dunque arbitrarii; ogni altro piano deve soddisfare a due condizioni per entrare a far parte d’un equazione della forma (1), cioè per essere osculatore d’una linea di classe m già osculata dai [p. 61 modifica]primi piani. E poichè una linea gobba razionale di classe è generalmente determinata da piani osculatori arbitrarii, così l’equazione (1), accompagnata delle condizioni (2), è generalmente atta a rappresentare il piano osculatore variabile d’una linea gobba razionale di classe m, colla sola restrizione che il numero dei piani sia sempre maggiore di .

Quando m è le relazioni (2) non costituiscono che una parte delle relazioni lineari che devono sussistere fra le funzioni . Ne rimangono ancora , della forma

,


dove le sono costanti; relazioni delle quali si deve tener conto al bisogno.

Le riduzioni svolte nel § 6 si applicano senz’altro anche al caso attuale.

E parimente sussistono le condizioni del § 7, che ora debbonsi invece riferire ai piani tangenti doppii o stazionarii.

Il caso più semplice dell’uso dei piani stazionatii come piani fondamentali è offerto dall’equazione

(3) ,


la quale si presenta nel modo più semplice e naturale allo studio della linea gobba di 4° ordine e di 2a specie.

Se in questa equazione si sostituiscono al posto di x, y, z, t i valori dati dalle formole

(4)


essa risulta identicamente soddisfatta, qualunque sieno le qualità e , talchè queste formole rappresentano le coordinate, variabili con e con , d’un punto qualunque del piano osculatore della quartica. [p. 62 modifica]

Se si fa , ossia se si pone

(5)
,


sono soddisfatte a un tempo, qualunque sia , l’equazione (3) e la sua derivata rapporto a , talchè queste formole rappresentano le coordinate, variabili con , d’un punto qualunque della tangente della quartica, ossia d’un punto della sviluppabile di cui questa curva è spigolo regresso.

E finalmente, se si fa anche ossia se si pone

(6)
,


sono soddisfatte a un tempo l’equazione (3) e le sue derivate, prima e seconda, rapporto a , talchè queste formole rappresentano le coordinate nel punto nella quartica.

Per conoscere il significato delle variabili denotate dinanzi con e , consideriamo l’equazione

(7)
.


Tenendo costante e lasciando variare , quest’equazione rappresenta il piano osculatorio variabile d’una cubica gobba che diremo cubica . Fra questi piani osculatori vi sono sempre i quattro piani fondamentali, cioè i piani stazionarii della quartica. Inoltre la cubica e la quartica hanno in comune il punto e la tangente in esso. Sieno ora , , i parametri dei tre piani osculatori della cubica che passano pel punto qualunque : dalle formole del § 9 si ha

[p. 63 modifica]Se il punto è preso nel piano , una delle quantità , , , per esempio , è , e si ottengono così le formole (4). Dunque e sono i paramenti dei due piani osculatori, distinti da , che si possono condurre alla cubica dal punto del piano . Se poi si fa anche , si ottengono le formole (5), epperò la variabile rappresenta in queste formole il paramento dell’unico piano, distinto da , che si può condurre alla cubica dal punto della tangente della quartica.

Facendo nelle formole (4) , cioè ponendo

(8)
,


si ottengono le coordinate del punto d’intersezione del piano osculatore della quartica colla tangente della cubica , punto che al variare di genera nel piano anzidetto una conica, com’è notissimo, e come d’altronde risulta dalle formole stesse. Stante la simmetria di queste formole rispetto a ed a , il detto punto è anche l’intersezione del piano osculatore della quartica colla tangente della cubica . Se nelle formole (8) si considerano come simultaneamente variabili e , le coordinate x, y, z, t appartengono al punto variabile d’una superficie. Questa superficie, che può essere considerata come l’inviluppo del piano (7), qualora nell’equazione di questo si facciano variare ad un tempo e , contiene per intero la quartica, la quale è rappresentata sovr’essa dall’equazione , ed è il luogo di tutte le coniche secondo le quali ciascun piano osculatore della quartica è intersecato dalle corrispondenti sviluppabili . L’equazione locale di questa superficie è

,


e la sua equazione tangenziale

.

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È più comodo scrivere

, , ,


in luogo rispettivamente di

A, B, C, D.


Così facendo, l’equazione del piano osculatore della quartica prende la forma

(3)' ,


e le coordinate del punto variabile di questa linea sono date da

(6)' ,
.

Se le quantità a, b, c, d variano in modo che il rapporto armonico rimanga costante, la quartica rimane inalterata. Infatti sieno , , , quattro nuove quantità tali che si abbia

.


In tal caso è notissimo che si ppossono determinare le costanti , , , in modo che, designando con una qualunque delle quantità a, b, c, d e con la corrispondente fra le quantità , , , , si abbia

;


e reciprocamente. Da questa relazione si deduce


epperò

,

[p. 65 modifica]ossia

,


dove è un fattore simmetrico rispetto ad a, b, c, d. Di qui si trae


ossia

,


dove è un nuovo fattore simmetrico rispetto ad a, b, c, d e è una variabile legata a nella relazione

ossia .


Ne risulta che sostituendo le quantità , , , alle a, b, c, d senza mutare la variabile , si ottiene lo stesso risultato (nella formazione dell’equazione (3)') che tenendo immutate quelle quantità sostituendo


al posto di , con che il sistema dei piani (3)' resta inalterato.

Se invece il rapporto armonico cambia, la quartica cambia anch’essa, restando però sempre sulla superfici rappresentata dall’equazione locale

,


o dall’equazione tangenziale

.


Questa superficie è lìinviluppo del piano rappresentato dall’equazione [p. 66 modifica]

(7)' ,
,

nella quale e sono due parametri indipendenti; e le coordinate dei punti di questa superficie sono date da

(8)' ,
.

Siccome poi, per , le formole (7)' ed (8)' coincidono rispettivamente colle (3)' e (6)', così ognuna delle quartiche considerate è tal linea della superficie, che i punti tangenti a questa nei punti di quella sono al tempo stesso piani osculatori della linea. Ne consegue che ognuna di quelle quartiche è una limea assintotica della superficie luogo di esse. Facendo variare le a, b, c, d in modo che il rapporto anarmonico prenda tutti i valori possibili, si ottengano tutte le line assintotiche della superficie, e da quest’osservazione è facile concludere che ogni piano tangente sega la superficie secondo due coniche.

Questa superficie è dunque la celebre superficie di Steiner, detta anche superficie romana, alla quale è più specialmente consacrato il § seguente. Il metodo seguito in esso, oltre servire di esemplificazione al concetto generale formulato al principio del § stesso, conduce nel modo più semplice e più elementare allo studio delle superficie in discorso, e rende ragione a priori delle formole (7)' (8)' trovate incidentalmente nel presente §; formole che contengono, apparentemente, un numero di parametri arbitrarii maggiore del bisogno, e che, per tal ragione, possono forse sembrare meno idonee all’uopo.