Ricerche e studi sul "Regio Spedale di Carità" nel XIX secolo/Conclusioni
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CONCLUSIONI
L’attività svolta dal Regio Spedale di Carità fu di grande importanza nel combattere la povertà e alleviare le penė agli infermi: ad esso si rivolsero migliaia di persone, alcune addirittura costrette dai soldati che avevano il compito di non lasciare circolare per le vie di Torino i mendicanti: queste persone non avevano mezzi di sostentamento si sarebbero dovuti ridurre a chiedere l’elemosina o a rifugiarsi presso altre opere Pie.
Pur essendo laica, l’Amministrazione dell’Ospizio si ispirò sempre a principi di Carità, come pure ad essa si ispirarono sia i Fondatori che i Benefattori, che con le loro cospicue donazioni permisero lo sviluppo dell’Ente, sia il personale addetto a curare i ricoverati.
Le Suore ed i Sacerdoti svolsero un ruolo che superò l’aspetto strettamente religioso, si occuparono infatti anche di quell’assistenza indispensabile per chi, come gli invalidi, era destinato a patire pene non indifferenti, svolgendo una funzione che gli psicologi, sostituendo in parte i religiosi, hanno solo in alcuni campi migliorato: é vero che le Suore si guadagnarono l’antipatia di alcuni ricoverati, ma la causa fu sempre da attribuirsi al sequestro degli alcolici.
L’assistenza offerta ai ricoverati fu tra le più avanzate che le circostanze permettevano; la Amministrazione assunse i migliori medici e farmacisti, scegliendoli sopratutto tra i professori universitari tra gli studiosi generalmente apprezati e obbligando il personale ad una presenza costante nell’ospedale; ciò comportò una notevole spesa in vitto e alloggio, adeguatamente ripagata dal vantaggio di avere sempre a disposizione il personale medico e paramedico. È difficile dare un giudizio sui risultati ottenuti dai medici dell’ospedale perchè l’Amministrazione si dimostrò sempre più interessata a dar ricovero agli individui che si trovavano nelle condizioni più disperate; fatto sicuramente encomiabile dal punto di vista umano ma che di certo non aiutò le statistiche; i medici però, sia per le onorificenze ricevute sia per i collegamenti, anche a livello internazionale, che mantenevano si sentirono sempre molto onorati di prestare servizio nel "Regio Spedale".
Di notevole importanza fu il trasloco della sede sia sotto l’aspetto finanziario che urbanistico: la spesa di circa tre milioni nell’ultimo decennio del secolo XIX comportò uno sforzo economico e organizzativo non indifferente che però trovò grandi aiuti e sostegni sia nelle classi dominanti del periodo sia tra la gente umile.
La nuova costruzione soddisfava le esigenze dei ricoverati, trovandosi in aperta campagna ma con agevoli comunicazioni con Torino; l’edificio inoltre rispondeva ai criteri più moderni dell’epoca, si consideri che non esistono strutture in legno neanche nei sottotetti che avrebbero potuto essere estremamente pericolosi e forieri di parecchie vittime in caso di incendi non infrequenti in ambienti a riscaldamento con fuoco diretto. Si consideri infatti che le persone ricoverate in questi edifici non sono autosufficienti e per salvarsi devono attendere l’intervento esterno. Questa lungimiranza, insieme con il livello di specializzazione del corpo sanitario e la disponibilità a collegarsi con altre iniziative (vaccini, colera ecc.) fecero del "Regio Spedale" un esempio di carità, umanità ed efficienza abbastanza raro.