Ricerche e studi sul "Regio Spedale di Carità" nel XIX secolo/I Vaccini
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I VACCINI
Una lunga, costante e generale esperienza aveva dimostrato che l’innesto del vaccino era la più efficace ed innocua difesa dal vaiolo. L’importanza di questa innovazione veniva riconosciuta dal Re Vittorio Emanuele I e dai suoi consiglieri, che provvedevano con le Regie Patenti del 1 Luglio 1819[1] ad attuarlo il più diffusamente possibile. Con tale atto si formava nella città di Torino una "Giunta Superiore del vaccino", presieduta dal Primo Segretario di Stato per gli affari Interni, mentre in ogni città o borgo Capoluogo di provincia veniva stabilita una "Giunta del vaccino" composta da cinque membri, tutti di nomina regia.
La giunta Superiore aveva giurisdizione generale su tutto ciò che poteva concernere l’estirpazione del vaiolo e la propagazione del vaccino: mentre facente parte della Giunta aveva il compito di tenere costantemente provvisti di Vaccino i commissari provinciali (Torino, Cuneo, Alessandria, Novara e Aosta).
Il Conservatore e i Commissari dovevano distribuire il vaccino a tutti gli Stabilimenti pubblici della propria provincia; essi dovevano inoltre procedere obbligatoriamente alla vaccinazione gratuita degli individui ricoverati negli Ospizi, Orfanatrofi ed altre onere di Carità; fra cui il Regio Ospedale.
D’allora l’ammissione negli Stabilimenti dipendenti dallo Stato e posti sotto la protezione del Re, poteva avvenire solo se si era stati vaccinati e si disponeva del relativo certificato, o se si aveva già contratto il vaiolo; chi era stato accettato prima dell’emanazione delle Regie Patenti aveva sei mesi di tempo per provvedervi. Per rendere più diffusa la vaccinazione, si obbligava chi era ammesso a ricevere soccorsi gratuiti dalle congregazioni di Carità o di Beneficenza, di presentare entro tre mesi il certificato che anche i suoi familiari al di sotto dei venti anni erano stati vaccinati, (o avevano avuto il vaiolo) inoltre dei premi per i medici che compivano il maggior numero di vaccinazioni con i migliori risultati: si premiava quindi sia la quantità; sia la qualità.
I Certificati a cui si è già accennato dovevano contenere: 1) nome, cognome, stato e residenza del Medico o Chirurgo attestante; 2) nome, cognome, età, luogo di nascita e il domicilio del vaccinato; 3) nome, cognome, stato o professione del padre; 4) nome e cognome d’origine della madre; 5) epoca e risultato della vaccinazione; 6) luogo e data della spedizione e la firma dell’attestante. I punti 2,3,4,5, erano ricavabili dal registro delle vaccinazioni tenuta a cura dei Conservatori e dei Commissari.
Il 1° Gennaio 1820 la Giunta Superiore del Vaccino approvava le istruzioni per la propagazione del vaccino e disponeva che un locale separato dagli Ospedali fosse adibito alla distribuzione gratuita dei vaccini: a Torino ciò avveniva il giovedì e la domenica mattina, in orario non coincidente con quelli delle Messe.
I vaccinati dopo otto giorni dalla inoculazione dovevano presentarsi ai medici dhe l’avevano eseguita per constatarne l’esito; per il Regio Spedale, essendo tutti i ricoverati costantemente presenti il problema era facilmente risolto: 1) la mancata presentazione comportava l’esclusione al diritto di richiedere il certificato; 2) se il Conservatore o un Commissario non ritenevano opportuno sottoporre a vaccinazione una persona in salute temporaneamente malferma, la rimandava a quando le condizioni generali là avessero permesso. Questo però avrebbe comportato la non ammissione al Regio Spedale o ad altri istituti per rimandare a questa situazione si decise di rilasciare un certificato nel quale era espresso il motivo per cui l’operazione era stata differita; tale certificato doveva inoltre contenere la data della compilazione ed era valido per tre mesi a partire da quel giorno.
Per vaccinare a domicilio si concesse che i ricoverati del Regio Spedale, Conservatori e i Commissari di poter entrare liberamente nello stabilimento; lì conformandosi alle regole dell’Istituto, procedevano alla vaccinazione. I soggetti, usati per l’inoculazione diretta, dovevano essere selezionati tra gli individui più sani e robusti; tra i giovani del Regio Spedale ne furono scelti alcuni che i Conservatori, avendone la facoltà, portarono nei locali destinati alle vaccinazioni periodiche pubbliche: gli indigenti che offrivano il loro vaccino, percepivano una retribuzione che non superò mai le lire due.
Al termine di ogni trimestre doveva essere rimesso alla Giunta Provinciale uno stato di vaccinazione eseguite dal Regio Spedale: i medici e i chirurghi che godevano dello stipendio e di speciali indennità, erano tenuti a sostituire il Conservatore nella vaccinazione dei ricoverati affidati alle loro speciali cure; erano pure obbligati a tenere un registro delle loro operazioni, a disposizione della Giunta Superiore del Vaccino. Per assicurarsi che i Medici e i Chirurghi adempissero ai loro compiti, furono obbligati a comprovare ogni anno, prima di poter riscuotere la prima quota di indennità del Regio Spedale, di aver inoculato i vaccini ai loro pazienti: tali attestati erano depositati presso il Tesoriere dell’Istituto il quale doveva trasmetterli alla Giunta provinciale in caso di richiesta.
In ordine di tempo, le vaccinazioni furono eseguite prima negli Stabilimenti dipendenti dalla beneficenza Sovrana e nelle grandi città di capoluogo, in seguito nei centri minori.
Era compito di tutti i medici e dei chirurghi comunicare immediatamente al Sindaco eventuali casi di vaiolo; il Sindaco avrebbe poi provveduto ad avvertire la Giunta.
Anche negli anni successivi, il Regio Spedale continuò a prestare grande attenzione alle vaccinazioni tanto che il 9 novembre 1830 la Regia Segreteria di Stato per gli Affari dell’Interno ringraziava i Signori Direttori "intorno all’eseguimento delle leggi vacciniche", che avevano permesso allo Spedale di superare l’epidemia dell’anno precedente, contribuendo con un numero di interventi superiore a quello richiesto.
Il 6 settembre 1864[2] il Presidente dell’Ospizio di Carità il Conte Carlo Corsi, con una lettera faceva richiesta di "tubi vacciniferi necessari per la rivaccinazione dei suoi ricoverati". La risposta della Prefettura della provincia di Torino fu tempestiva: il giorno dopo 7 settembre il Viceconservatore del Vaccino per la provincia di Torino, il Cav. Dott. Beniamino Carenzi si dichiarava pronto a soddisfare le richieste e coglieva l’occasione per ringraziare lo Spedale per l’opera svolta. La Congregazione chiamata a decidere, approvava la spesa ritenendo opportuno ripetere le vaccinazioni ai ricoverati.