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Ricordi storici: i fatti delle Calabrie nel Luglio ed Agosto 1860/Forte a mare

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FORTE A MARE


Verso l’estrema parte meridionale della città, s’eleva di pochi metri sul mare un piccolo castello, comunemente detto forte nuovo, per distinguerlo dall’altro, che, d’assai più antica costruzione, e assai più vasto domina la città, o a mare perchè costruito su d’una piccola lingua di terra, che insensibilmente fa punta nel mare. Esso s’eleva su d’una forma quadrata, abbenchè il lato meridionale fosse irregolare, è tutt’intorno difeso da mura con feritoie, circondato d’un fosso, munito di un ponte a levatoio, con una batteria, che guarda il mare, unico scopo, per cui fu costruito.

L’inizio di quest’opera difensiva si deve agli spagnuoli la costruirono i francesi, sotto la restaurazione fu completata.

Di fatti ha lasciato scritto il decano Cannizzone, che nel 1545 il barone dell’Acacia, commissario delle regie fabbriche, stipulò contratto per la costruzione di detta opera col napoletano maestro Nicolò Ballante, ma le convenzione restò scritta e nulla s’intraprese.

Riavutasi appena la città dalla feroce invasione de’ turchi, si pensò di premunirla contro [p. 178 modifica]altri possibili assalti colla costruzione di nuove opere difensive.

Nel 1547 sotto il vicereame di Pietro di Toledo, si diede principio alla fabbrica di questo piccolo forte, forse come opera avanzata alle mura della città. — A 27 Maggio di detto anno, dice l’abate Tegani, s’iniziarono i lavori, vi concorse tutt’intera la cittadinanza processionalmente ed in festa. Il governatore Don Pietro Vermundes de Sanctisso pose la prima pietra nell’angolo settentrionale delle tracciate fondamenta, e l’arcivescovo Don Agostino Gonzaga benedisse l’opera iniziata. — Il popolo salutò con fragorosi evviva l’apparire della bandiera imperiale, la soldatesca collo sparo delle bombarde.

Ma abbenchè con tanta pompa si fossero iniziati i lavori, e i cittadini sottoposti si fossero volontariamente ad una tassa pure costruite appena le fondamenta l’opera rimase abbandonata, e la città altro vantaggio non usufruì, se non se di vedere riunito al Calopinace il Taurocinio, che la dove ora sorge il forte nuovo avea termine il suo alveo.

Così rimase per oltre due secoli, finchè i francesi assicuratisi diffinitivamente il dominio di questa estrema parte del continente napoletano, pensarono a difenderne la costa dalle continue molestie dei legni inglesi. — Allora, 1810, dettero forma al piccolo castello, sul fronte, che guarda il mare costruirono una batteria con quat[p. 179 modifica]tro pezzi, che servita da artiglieri del paese, detti littorali, punì spesse volte l’audacia inglese, sovente sotto gli occhi dello stesso Murat. Ma si perchè gli artiglieri erano troppo esposti al fuoco nemico, sì perchè la batteria potea essere facilmente conquistata quando la città era sguernita di truppe, Manhes ordinò che vi si costruissero acconce difese. Di fatti si elevarono parapetti dalla parte del mare, si piazzarono altri due cannoni da borea e da scirocco, si elevarono mura con feritoie dal lato di terra per guardare le spalle dei cannonieri, si scavò il fosso, si costrusse il ponte, la piccola caserma per la guardia, due proporzionati magazzini per le munizioni da guerra, il fornello per le palle infocate, insomma quella batteria, prese l’aspetto, che ha d’un piccolo forte. — Scacciati i francesi la restaurazione vi aggiunse la porta di legname e lo stemma.

Nell’insurrezione della città del 2 Settembre 1847 abbandonato dal generale Jaci fu occupato dai sollevati, che alla lor volta l’abbandonarono all’arrivo delle regie milizie.

Nel 1860 il generale Gallotti, che comandava la provincia ne affidò il comando al tenente di fanteria Luigi Avena suo intimo. — Questi al primo apparire dei garibaldini in sul mattino del 21 Agosto lo cedè facendo abbassare le armi ai soldati, senza bruciare una sola cartuccia.