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Ricordi storici: i fatti delle Calabrie nel Luglio ed Agosto 1860/I

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I


Proclamata la costituzione, si tentarono dal governo gli accordi col Piemonte, il quale affettando indifferenza, per quanta premura avea mo strata di stringere alleanza col napoletano nel 1859, facea domandare dalla diplomazia lo sgombro delle regie truppe dalla Sicilia, in pegno della buona fede, con cui s'iniziava il nuovo sistema costituzionale nel regno.

Il Re, stretto dal procedere degli avvenimenti, cedette, tanto più, che dietro promessa del Conte di Cavour, s’era mandato a Messina il Capitano Conte Giulio Litta Modignani, Uffiziale d’ordinanza del Re Vittorio Emmanuele, latore d’una sua lettera, onde persuadere Garibaldi a rispettare il continente. E Cavour ciò prometteva, non solo nella certezza, e colla volontà di non riuscire, ma quasi nel tempo stesso che mandava altri tremila volontarî in Sicilia, fucili colla regia squadra a Napoli, e scriveva a Persano..... »si lasci fare Garibaldi. La impresa non può rimanere a metà. La bandiera nazionale inalberata in Sicilia, deve risalire il regno, ed estendersi lungo le coste dell’Adriatico, finchè ricopra la regina del mare» e poi con altra sua gli dava istruzione; di aiutare la rivoluzione, ma far si, »che al cospetto d’Europa appaia, come atto spontaneo. Ciò [p. 12 modifica]accadendo, la Francia, e l’Inghilterra sono con noi.»[1] Ad ogni modo, profittando delle condizioni del regno, ottenne lo sgombro totale dei napoletani dall’isola, salvo la guarnigione della cittadella. Però ben presto si conobbe qual fu lo scopo del Cavour, a domandare simili concessioni, quando dagli atti di Garibaldi, dalle masse ch’ei radunava a Messina, dai suoi proclami, si fecero chiare le sue intenzioni, cioè che si preparava ad invadere le Calabrie, per divamparvi la rivoluzione, trionfata in Sicilia. Allora dal Governo si pensò alla difesa, e fu spedito buon nerbo di truppe nelle Calabrie, onde contrastare all’invasore la preda, a cui mirava.

Queste truppe formavano dapprima una divisione, accresciuta poi di forti sussidî, e fu scelto a comandarla il Maresciallo di campo Giambattista Vial, il quale, oltrechè si reputava onorato e fedele, per molti titoli dovea esser grato alla casa Borbone. Non avendo avuto parte ai fatti d’armi, sostenuti dalla truppa in Sicilia da Calatafimi a Melazzo, se non avea reputazione di sperimentato generale, almeno non portava un nome macchiato di tradimento, o di vigliaccheria.


  1. ↑ Diario dell’Ammiraglio Persano.