Ricordi storici: i fatti delle Calabrie nel Luglio ed Agosto 1860/IV
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IV
Il Generale Marra, da militare accorto, comprese la difficile posizione, in cui si trovava in Reggio, comprese, che colla poca forza, di cui disponeva (un reggimento di fanteria, due squadroni di lancieri, ed una batteria) mal potea sostenersi in una città, in cui il partito contrario alla dinastia, era apertamente pronunziato. Vide che le autorità, anzichè appoggiare il Governo, favorivano la rivoluzione, appurò le intenzioni e i maneggi del partito Garibaldino, e percorrendo il littorale potè osservare, specialmente da Altafiumara gran numero di barche sull’opposta riva sicula, certi preparativi per lo sbarco, e la non curanza della regia squadra, che pure incrociava nel canale.
In Reggio poi il Comitato operava pubblicamente, ed allora s’era detto d’essersi formato un piccolo campo ad Aspromonte, ma realmente il campo, così pomposamente chiamato, si formò verso i primi di Agosto, e consisteva nell’unione di pochi giovani intorno al Sig. Plutino Agostino. Questi, prima di ritornare in patria dall’esilio, aveva in data 9 Luglio scritto a Garibaldi, incitandolo a dargli istruzioni, se dovesse in Reggio attendere il movimento, o fare sui monti, alla testa dei suoi amici, una dimostrazione di rivoluzione. Egli domandava un migliaio di fucili, ed altrettanti uomini per iniziare il movimento, ma in tutto non ottenne, che poco soccorso d’armi, e d’armati. La prima sera si contarono trentuno individui, e poi aumentatosi questo numero coll’arrivo di altri giovani, colla compagnia di Scilla e coi, garibaldini di Musolino e Missori poterono assommare a poco più che trecento, e ciò perchè era difficile, se non impossibile trovar contadini, che si sollevassero contro il legittimo re. Taluni giovani furono visti partir da Reggio perfettamente abbigliati, e dicevano pubblicamente di andare al Campo d’Aspromonte, nè per questo l’autorità politica, si dava pensiero d’impedirneli. Le armi erano inviate continuamente da Messina, e si ripostavano in un casino, situato in riva al mare al Fortino, poco discosto dalla città, quivi si consegnavano ai giovani volontarî. In Reggio, i membri del comitato sottoscrissero per somme vistose, onde preparare l’insurrezione, e mantenere il così detto Campo di Aspromonte, i dipendenti da esso poi uscivano a questuare per lo stesso scopo anche nei paesi vicini, ove molti largirono danaro per sentimento, moltissimi per necessità.
Il Generale Marra era tenuto ad operare in caso di ribellione, spettava all’autorità politica amministrativa, d’impedire questi preparativi, ma non perciò potea soffrirli in pace. All’oggetto fece forti rimostranze al comandante in Capo in Monteleone, e al Ministro della Guerra in Napoli, tanto più che si tentava a persuaderlo di transigere col suo dovere, anche con vistose offerte di denaro. Egli soldato vide, che in tali condizioni era impossibile sostenersi in un paese, pronto ad insorgere, domandò al Ministro della Guerra un Vapore per trasferirsi in Napoli, e conferire con lui di cose di sommo rilievo, per ritornare poi collo stesso mezzo al suo posto. Ma Pianell non volea certamente essere informato di cose, che egli ben sapea, nè volea riparare, e per dispaccio negò a Marra l’invocato favore, dicendo che egli dovea rimanere alla testa della sua brigata, per difendere l’integrità del suolo, di stare alle istruzioni inviategli, e che, in caso di sbarco, avesse dovuto assumere il comando di tutte le truppe, comprese quelle, che si manderebbero da Napoli. Marra non potea al certo rimaner contento delle vane promesse del Ministro, ed insisteva d'essere inteso, tanto che da Napoli gli s’inviò il Capitano Bellucci dello Stato maggiore, a cui affidò un memorandum di 13 articoli, che fu consegnato al Re, nel quale si esponeva il vero stato delle cose, e si profetizzava la perdita delle Calabrie, se non si riparava urgentemente agl’inconvenienti designati.