Ricordi storici: i fatti delle Calabrie nel Luglio ed Agosto 1860/V
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V
Ma le promesse rimanevan vaghe parole, egli agitato per la dura posizione, in cui si lasciava, volle anche darne avviso al Maresciallo Vial, a cui con telegramma del 2 Agosto gli facea noto, che sbarchi alla spicciolata succedevano tanto lungo il littorale, che a Reggio, che egli si trovava impotente ad agire, giacchè »non ho truppe leggiere, diceva, non ho cavalleria, non zappatori, non ambulanza, non sussistenze, non trasporti, ec.
E nel giorno appresso gli delineò più francamente la posizione, col seguente dispaccio = »Come appendice al mio telegramma di ieri, mi do l'onore farle noto, che quì il comando della truppa in atto dipende dal comandante la provincia, da me, e da lei. Nelle gravi circostanze l’unità di comando è condizione indispensabile, se veramente si vuole agire.
Sulla linea da Villa San Giovanni a Scilla ci sono otto compagnie, e non da me piazzate, io Signor Maresciallo, sono per i corpi compatti, per le forze riunite, non per lo sperperamento. Noi facciamo uno studio per disseminare la gente, e renderla debole su tutt’i punti. Conseguenza di tale sistema, trovarsi fiacchi per impedire uno sbarco, dissestati per viveri ed alloggiamenti, ed astretti a lunghe marce, per riunirci se le circostanze il richiedono. Bisogna stare sul luogo per disporre le difese, e per tutt’altro.
Le circostanze del momento influiscono potentemente sulle operazioni militari. Si meraviglia che in Reggio gli animali della batteria sono astretti stare al bivacco, ma se per poco riflette, che nelle attuali circostanze, sarebbe imprudente non tenerli vicini ai pezzi, e questi in acconcio sito per garentirli da un colpo di mano, se si consideri lo stato del paese, prontissimo ad insorgere, al primo segnale, che verrà dalla riva opposta, cesserà, ne son certo, la meraviglia.
Il Ministro della guerra mi avverte, che spedirà il capitano Bellucci per conferire con me! Tempo inutilmente sprecato. Questo è un mezzo termine, un palliativo. Intanto il tempo stringe. Ma che! non si hanno occhi per vedere? Che, son tutti ciechi? Io sono ancora senza quelle tali istruzioni, che avrei dovuto qui trovare al mio arrivo. Non ho aiutante di campo, non capo, né ufficiale aggiunto allo stato maggiore. Ignoro i dettagli topografici di questi intrigatissimi terreni, ove dovrei agire presentandosene il bisogno. Ho chiesta la carta di Smit all’ufficio topografico, e si tace, sto infine in Reggio, ed ivi tassativamente inchiodato per oppormi ad uno sbarco, che si può tentare da questo Capoluogo a Scilla, sul punto opposto al Capo delle Armi, ed anche dietro marina. Da Napoli mi dice l’Eccellentissimo della Guerra, che avrò soccorsi appena succederà uno sbarco! Ed Ella, anche mi ripete, che sarò appoggiato dalla brigata Melendez, che si metterà sotto i miei ordini, se lo sbarco si avvera. Mi duole dirlo, tali soccorsi, se verranno, quando si verificherà uno sbarco giungeranno troppo tardi, perchè uno sbarco si esegue in un’ora e mezzo, ed i monti sono vicini alla spiaggia!
Mi si risponde alle mie premurose domande, che avrò tutto, ma sfortunatamente nulla vedo ancora, e conoscendo, per lunga esperienza, l’andamento delle cose nostre, dubito, e fortemente, che le promesse non avranno, che lontano adempimento, e forse quando sarà inutile.
Dal modo come le faccende di quì, sono incaminate, scorgendo, che un generale non può con onore onninamente uscirne, mi son deciso a scrivere al Ministro della Guerra, che mi dimetterò dal comando, se, per questo giorno, non mi giungono le istruzioni promessemi, e non sarà regolarizzato il servizio in tutte le sue parti.»
Vial, inchiodato a Monteleone, e impotente anch’egli a sviare gl’inconvenienti, a cui questo Generale accennava, prometteva vagamente ciò, che da Napoli a lui si prometteva. Ma Marra non intendeva essere sagrificato alle mire settarie del Pianell, e persuaso che egli nulla avrebbe ottenuto, perchè capì, che non si volea la difesa delle Calabrie, segnalò al Ministro, e in termini assai più energici, che per lo innanzi non avea fatto »4 Agosto »Al Ministro della Guerra. Vedo compromesso il mio onore, se più rimanessi al comando di questa brigata, la interesso spedire chi deve rimpiazzarmi, se non vuole, che passi la firma al Colonnello più anziano. Nessuna delle fattemi promesse è stata ancora attuata. Mancano le istruzioni sul da farsi, i commissarî di Guerra, gli ufficiali di Stato maggiore, manca il danaro pel genio ed artiglieria, il pane pei soldati, il vestiario, la gente adatta a far fronte al servizio, che si pretende, ed infine, a quanto mi sembra, manca la buona fede, onde mi decido al passo di chiedere l’esonerazione d’un così lusinghiero comando. Se i miei onorati servizi, meritano una considerazione spero una seconda classe, se ciò non si crede, la mia di missione.»
Ma Pianell non si dava per vinto, egli mascherando le sue intenzioni con simulata energia militare così rispose nel dì seguente »Non il ritenere il comando, ma l’abbandonarlo compromette il suo onore.
Le farò render conto innanzi un consiglio di guerra del suo indegno procedere, e delle conseguenze, che può produrre sulla truppa, che da lei dipende. I futili pretesti, che espone sono in via d’essere dissipati. Io incontro ostacoli di gran lunga maggiori.
Marra alla sua volta non potea sopportare tanta albagia indegna, perchè bugiarda, ed insistè »L’indegno procedere è di chi non ha saputo, o voluto disporre le cose, come si doveano, di chi provvede agli urgenti e vitali bisogni con parole, non già coi fatti. Replico nuovamente, che senza commissarï di guerra, il servizio non può andare, senza uffiziali di stato maggiore, è lo stesso, che essere privo di braccia e d’occhi. Io basterei, se la zona del mio comando cadesse sotto i miei occhi, ma sembrami che costà non si conosce lo stato del paese, nè nel senso topografico, nè in quello politico. In ultimo Vostra Eminenza mi permetterà che le minacce con un uffiziale come me, sono argomenti da non usarsi. Metta in esecuzione, e lo desidero ardentemente, il suo pensiero, e spero provare che l’onore mi è stato sempre unica guida nella mia non breve carriera (benchè sempre mal compensato) cosa, che non da tutti può dirsi, e me ne appello alla memoria di Vostra Eminenza»
Il Ministro superbo e intollerante, si meravigliò d’un parlare così franco e leale, e anzichè riparare urgentemente agl’inconvenienti esposti, nel giorno 7 Agosto spedì a Reggio un apposito vapore, il Pompei, impose gli arresti al generale Marra, e lo rinchiuse, giungendo a Napoli, nel forte S. Elmo, passandolo alla terza, classe. Del suo richiamo in Napoli, il Marra ne era stato avvertito sin dal giorno sei da un suo parente, il quale l’avea saputo da persona proveniente da Messina, che diceva averlo inteso dallo stesso Garibaldi, lo che dimostra, come di ogni disposizione, che il Ministero emanava ne era, prima d’ogni altro, informato il nemico.
Questo generale poi, ad intercessione del fratello Pasquale Marra, fu richiamato in attività, e il Re nel partire da Napoli gli affidò la custodia del palazzo reale, per consegnarlo a Garibaldi.
Il 13.° di linea, rilasciato nella disciplina, fu mandato in Puglia, il suo colonnello Torrebruna, che poi in Napoli sconsigliava i suoi compagni a seguire il Re dietro il Volturno, alla seconda classe, il 14.° di linea, comandato dal colonnello Dusmet fu spedito in Reggio, e il colonnello d’artiglieria Brigante, quello stesso, che avea bombardato Palermo, promosso a brigadiere a 4 Agosto, fu mandato ad occupare il posto lasciato dal Marra.