Ricordi storici: i fatti delle Calabrie nel Luglio ed Agosto 1860/VII
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VII
In Reggio, pubblicatasi la costituzione, era rimasto a reggere la provincia il Segretario generale Signor Cammarota. Liberale, e condiscendente all’idea di unificare la penisola, ma mancante di risoluzione, e d’energia nella difficile posizione, in cui si trovava non sapeva a qual partito appigliarsi. Darsi apertamente alla corrente rivoluzionaria contro il governo, o per dir meglio la dinastia, non gli sembrava onesto, combatterla, credette mancargli la forza, e il sentimento. Allora si rivolse a domandar consigli al Ministero, ma questo volea esser compreso senza spiegarsi, Cammarota non volle contrariare il Governo, nè il partito rivoluzionario, e lasciò fare fingendosi ammalato. In sua vece, il Ministro D. Liborio con decreto del 10 luglio, avea nominato il Cav. Giuseppe Dentice d’Accadia, allora Sotto-Intendente a Gaeta. Costui era onesto liberale, devoto alla costituzione, e perciò deciso a sostenere il Re, e l’autonomia del regno. Un tal’uomo avrebbe dissestati i piani dei rivoluzionarï reggini non solo, ma dei compromessi tutti del regno, per cui il comitato, saputane la nomina, spedì appositamente da Reggio a Napoli il Sig. Salvadore Rognetta negoziante, onde far rilevare al Ministro Romano quali danni avrebbe potuto soffrire il partito unitario, se una tale persona, si fosse inviata al governo della Calabria Ultra prima. Intanto il Ministro, prevenito della lealtà dei principï del Cav. Dentice d’Accadia, con decreto del 27 luglio lo mandò al ritiro, nominando in sua vece l’Avvocato Ignazio La Russa di Catanzaro, il quale non accettò, e fu nominato Consigliere presso la Corte Suprema in Napoli, in missione di Procurator Generale presso la Gran Corte Civile di Catanzaro.
Vacando così il posto d’Intendente il Sig. Rognetta si diresse al pittore Demetrio Salazaro di Reggio, antico emigrato, uno dei più accaniti fautori dell’Unità italiana, che avea lavorato, con Manin dapprima, col Marchese Pallavicino Trivulzio poi, a far proseliti a questo concetto, cioè, che l’Italia dovesse unificarsi sotto lo scettro di Vittorio Emmanuele. Egli avea potentemente contribuito nell’anno innanzi, che i liberali reggini avessero fatta adesione al principio da lui propugnato, giacchè di liberali ve n’erano e molti, tra’ quali pochissimi repubblicani, mentre i più tendevano per una costituzione, gl’intelligenti aspiravano anche alla confederazione. Il Sig. Salazaro adunque, anche come Capo di un Comitato, era al caso di far accettare dal Ministro, un individuo capace di comprendere la posizione del tempo, ed in fatti col Rognetta si recò da D. Liborio, gli espose la situazione politica della provincia, e chiese che non già un Consigliere provinciale, come volea il Ministro, dovea nominare Intendente, ma il Sindaco della Città, di cui gli fe noti i meriti.
Romano comprese, che quello era l’uomo, che facea per lui, e il Sig. Domenico Spanò Bolani ebbe prima le funzioni, poi la nomina d’Intendente con decreto del dì 25 luglio. Il Segretario generale Cammarota con decreto del dì 8 Agosto fu traslocato a Catanzaro, ove per mancanza dell’Intendente andò a reggere la provincia.