Ricordi storici: i fatti delle Calabrie nel Luglio ed Agosto 1860/VIII
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VIII
Il Sig. Bolani, intelligente e onesto amministratore, tenuto in concetto di liberale, cioè di quegli uomini che voleano vedere progredire nel bene il proprio paese, avea saputo acquistarsi la stima dei suoi concittadini, tanto più, che ai suoi meriti univa quello d’aver dettata la Storia di Reggio. Benchè per principi politici federalista, pure cedendo alle insinuazioni di Salazaro, avea aderito cogli altri patriotti del paese al programma di Pallavicino e Garibaldi, cioè Italia Una con Vittorio Emmanuele, e ciò fin dall’anno prima 1859, epoca in cui fu nominato Sindaco. Allora nominato Intendente credette poter accettare la prima carica della Provincia da un governo, che certo contrariava il suo programma, come avea creduto, egli liberale, di accettare la nomina di Sindaco da un Governo assoluto.
Accettò egli dunque la carica d’Intendente, deliberato a favorire la rivoluzione, e coll’animo di cooperarsi a distruggere quel governo, che egli rappresentava. A Salazaro, che per telegrafo gli fe conoscere la notizia della sua nomina rispose »farò possibile servire mio paese» e vi si accinse a tutt’uomo, nel senso, che Romano e Salazaro volevano, egli stesso lo confessa in una sua lettera a costui diretta in data 22 luglio 1832, e da lui resa pubblica per le stampe. »Tutt’i miei concittadini son testimoni di ciò, che allora è avvenuto, e se le cose andarono propizie per ogni verso, ciò è avvenuto non tanto dal fatto mio, quanto dall’aiuto conforto e fiducia, di cui mi fu generoso il paese, e specialmente alcuni pochi, ma veri patriotti, tra’ quali voi in prima riga!... Che io mi sia prestato a prò del mio paese per principio di convincimento e di sacro dovere, non credo, che alcuno possa metterlo in dubbio, quando posteriormente non ho cercato in modo alcuno di far valere alcun mio merito presso il nuovo governo ec.
Egli s’annunziò ai suoi concittadini con un programma equivoco, uso del tempo, disse essere chiamato dai superiori comandi, senza nominare il re, parlò d’ordine pubblico, di tranquillità, lodò la guardia nazionale, qual propugnacolo della libertà, lodò il comandante delle Armi (Gallotti) lodò gli uffiziali, la truppa, che in un allarme »concorse colla milizia cittadina, e dimostrò, che la sua causa è la nostra, che nostra è la sua bandiera, la benedetta bandiera italiana.»
La sua nomina fu una vittoria pel partito unitario, i cui affiliati non si curavano più di serbare almeno le apparenze. D’allora in poi divennero più facili, e più frequenti le comunicazioni con Messina, d’onde le armi s’inviavano a Reggio, senza ostacoli di sorta. Bolani avvicinato dai più contrarî al governo, ch’egli rappresentava, lasciava fare, i più furbi non lo abbandonavano d’un passo, ed ebbero cura di sottrarre dal gabinetto particolare dell’Intendente le carte più interessanti. Questi uomini poi nel momento del loro trionfo, neppure gli furono riconoscenti della sua condiscendenza. Le guardie urbane furono tutte disarmate, e i fucili rinchiusi nei magazzeni dell’Intendenza. Così tutto era pronto, si aspettava solo, che Garibaldi mettesse piede sul continente, e affincchè la sua venuta non sembrasse un’invasione, una eletta di giovani dei più influenti del partito, si recò a Messina ad invitarlo perchè fosse presto venuto ed egli lo promise.