Ricordi storici: i fatti delle Calabrie nel Luglio ed Agosto 1860/XIII
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XIII
Garibaldi al certo non avea bisogno di sprone, ma volea passare in Calabria a colpo sicuro, per non perdere il frutto dei risultati di Sicilia.
Accresciute le sue forze con le parecchie migliaia d’uomini raccolte dal Bertani, deciso ormai ad operare sul continente, così al Faro le tenea disposte. Da Taormina ai Giardini avea formato un primo campo, ove stavano riunite le forze di Bixio, e d’Eberhard. Le truppe di Medici, Cosenz, ed Eber si trovavano sparse dalle vicinanze di Messina a Torre del faro, queste formavano il secondo campo. A Spadafora stava la brigata Sacchi, a Milazzo Rustow coi suoi uomini, oltre le truppe, che guardavano la cittadella.
Però pria di buttarsi egli stesso sul continente volle tentare qualche colpo di mano, sia per nascondere il vero punto, ove intendea eseguire lo sbarco, sia per travagliare le regie truppe, e tener desti gli animi dei suoi partigiani. Guardò al forte di Altafiumara, quasi scoverto dal lato di montagna, che di sorpresa volea far suo, a ciò incitato dagli aderenti di Scilla, che per le facili comunicazioni col Faro, giornalmente il teneano in relazione con quelli d’Aspromonte, ed informato di tutto ciò, che da Villa San Giovanni a Bagnara, nei movimenti della truppa accadeva. Preparati i mezzi opportuni designò l’ora ai suoi di Scilla, i quali tenevano pronti poco meno d’un centinaio d’uomini arrollati a stento in quelle vicinanze, e questi nell’intento di coadiuvare i garibaldini, aveano così concertate le cose. Tentarono subornare un artigliere littorale di guarnigione nel forte, il quale promise, che li avrebbe aiutati, invece ne avvertì i superiori, che stettero all’erta, e appostarono diverse pattuglie su quel littorale. Oltre a che un caso impreveduto, rese certo quel comandante D. Stefano Neri, del modo come i garibaldini doveano dar l’assalto al forte. Un altro artigliere passando sulla via consolare di Cannitello vide per terra un pezzo di carta scritto, che per curiosità raccolse, non sapendo leggere lo consegnò al comandante, il quale trovò, che conteneva minute istruzioni per sorprendere Altafiumara. Così quel comandante reso doppiamente certo di ciò, che dovea succedere, fece si che nel forte e sul littorale raddoppiassero di vigilanza.
Nella notte del 9 al 10 (Agosto) ritardando l’arrivo dei garibaldini, quei di Scilla, anche per farsene merito, vollero prevenirli, ma accostatisi appena al forte i vigili difensori li respinsero, sicchè ebbero a ventura di poter fuggire e riparare sui piani di Matiniti sopra Cannitello, lasciando due soli prigionieri. Intanto i garibaldini, ignari del non riuscito tentativo, mossero dal Faro su venticinque barcacce, comandate dal Rossi, erano duecento con Cattabene, Missori e Mussolino. Se il tentativo falliva, doveano riparare nelle montagne, per farsi centro all’insurrezione della provincia reggina, da sviluppare all’arrivo di nuove forze. Garibaldi col Castiglia accompagnarono la spedizione fino a mezzocanale, ove lasciarono la cura di condurla al Rossi, il quale non vedendo i segnali concertati, perchè erano stati sorpresi dalla truppa quelli, che a Porticello mettevano alle finestre delle lanterne accese, e accorgendosi, che sul littorale si stava all’erta, cangiò direzione, e non già al luoco fissato, ma verso Cannitello, in un punto sguernito di milizie, prese terra, nè con tutti della spedizione, ma con soli centocinquanta, perchè smarritesi alcune barcacce ritornarono al Faro col resto di quella gente. Nel timore d’essere sorpresi, i garibaldini costrinsero due villici a far loro da guida, e s’avviarono frettolosi pei monti, dopo aver scambiati alquanti colpi con una debole pattuglia, in cui s’incontrarono per via. Ad Aspromonte s’unirono colla gente del Plutino, formando così un nucleo di circa trecento insorti, Missori allora volea tentare qualche cosa, ma per la pochezza delle forze, e per non attirarsi addosso la persecuzione delle regie milizie, vi si opponeva Plutino, che però dovette accondiscendere alle insistenze del garibaldino. Di fatti in su l’alba del 13 scesero verso Bagnara credendo di poter sorprendere, inosservati, quella soldatesca, ma il generale Melendez, che ivi comandava, era già stato avvertito della loro presenza dal distaccamento di scoverta, il cui comandante gli avea rapportato aver visto sui monti verso Scilla molta gente dal berretto rosso. Melendez pensava a prevenirli, ma i garibaldini attaccarono la guardia al posto del telegrafo, questa rispose a fucilate, e allo squillo della generala tutta la truppa fu in arme. I garibaldini visto impossibile progredire più oltre s’appostarono su quelle alture boscose, all’attacco di fronte resistettero, ma quando videro che quattro compagnie del 4.° di linea, comandate dal tenente Colonnello Cedrangolo, manovravano in modo da poterli accerchiare, abbandonarono le loro posizioni, e si diressero frettolosi verso Solano, lasciando alla truppa, che l’inseguiva sei prigionieri e qualche guida, tra’ soldati, vi fu un solo ferito. Se Melendez non si fosse fatto vincere dall’irresolutezza avrebbe potuto più da vicino inseguirli, e forse ridurli agli estremi, ma egli temea, che la guardia nazionale non fosse insorta alle sue spalle, temea non esser tratto in qualche imboscata, e i suoi chiamò a raccolta, accontentandosi semplicemente di snidare il nemico dalla forte posizione occupata.
Nella notte dell’11 al 12 dello stesso mese, eravi stato altro tentativo di sbarco, anch’esso fallito. Erano seicento garibaldini della brigata Sacchi, che doveano passare sul continente in aiuto della poca gente del Missori. Castiglia comandava la spedizione, la quale, accostatasi al lido calabro, fu ricevuta a colpi di cannone dal forte di Altafiumara, ed a fucilate dalla truppa appostata sulla spiaggia. Visto impossibile lo sbarco, perchè sul lido si vegliava, Castiglia si affrettò a tornare indietro portando seco pochi feriti senza che i legni napoletani si fossero curati di dargli molestia, sordi anche allora allo strepito delle fucilate, e al rombo del cannone.
Questi arditi tentativi di sbarchi, ed aggressioni, destarono le autorità, e da Napoli si spedirono altri due battaglioni cacciatori il 1.° ed il 5.° i quali sbarcarono a Bagnara quel giorno stesso 13 Agosto. Di questa nuova truppa leggiera coll’aggiunta dell’11.° battaglione cacciatori, che si attendeva da Pescara, e solo il 24 Agosto si riunì al resto della colonna a Mileto, si formò una brigata staccata da operare agli ordini del Colonnello Ruiz, a cui Vial segnalò da Monteleone: snidate i ribelli dai monti. A ciò egli si accinse, e nella notte del 15 al 16 mosse da Altafiumara per Aspromonte, alle casette forestali scontrò un piccolo nucleo della gente di Plutino, che trovò scampo nella fuga, e i soldati poterono ristorarsi coi cibi da costoro abbandonati, e sequestrare talune casse di medicinali, fasce e compresse, che trovarono nelle case. Tutta la notte Ruiz fece alto per dar riposo ai soldati stanchi dalla lunga marcia, e il dì seguente 17, perdute le tracce dei garibaldini, senz’essersi provveduto di spie, sol perchè li suppose riparati nel bosco, vi s’internò, ma non rinvenne alcuno. Allora si diresse per Santo Stefano, ove di fatti s’erano essi ricoverati, però assottigliati di molto, perchè quei del paese gettavano le armi per ritornare alle loro case, e altri gruppi accennavano a Scilla per rimbarcarsi. Allo scorgere le truppe fuggirono per S. Lorenzo, ove s’unirono ad altri pochi armati di quei luoghi, dopo aver sofferti, nel difficile, perchè montuoso cammino, stenti d’ogni sorta. Ruiz si proponeva ancora d’inseguirli, quando gli giunse avviso del generale Briganti, che l’avvertiva esser prossimo uno sbarco di quattromila garibaldini tra Bianco e Bovalino, ove pure dovea essere giunto l’undecimo cacciatori, che potea trovarsi compromesso pel numero.
Allora egli temendo per se, non ostante avesse intercettata una lettera diretta al Signor Plutino, in cui si confessava l’impossibilità di raccogliere volontarî in soccorso di Garibaldi, ritrocedette, contento che la linea da percorrere fosse sgombra di nemici, e rifacendo la stessa via per Aspromonte si ritirò a Pedavoli, ove giunse il 19, e si accertò, che la notizia datagli da Briganti era inventata, non pertanto volle dar riposo agli stanchi soldati, e perdè tutta la notte. E quando il dì seguente 20 pensava di riprendere la marcia, e dirigersi a S. Luca, a notte già tarda gli giunsero due ordini del Generale Melendez, così concepiti:
»Bagnara 20 Agosto 1860. — Sig. Colonnello — Attesochè è avvenuto un sbarco tra »capo d’Armi, e Pellaro di circa seimila individui garibaldesi, ordini pressanti, e precisi, impongono di metterci d’accordo, onde piombare sul nemico in caso di attacco, quindi è ch’Ella colla sua colonna, dovrà tenersi pronto ad ogni cenno, che le perverrà da me o dal Sig. Generale Briganti, nell’intelligenza, che in ragione dell’ora, che riceverà l’ordine terrà norma di documentare i suoi movimenti.
Bagnara 20 Agosto 1860 ore 3 ¼ p. m. In vista del presente, se niun altro ufficio l’è pervenuto dal Generale Briganti, o dal Generale Gallotti si ponga in movimento sopra Villa San Giovanni, ed Altafiumara.
Io son partito da Bagnara alle ore 3 ¼ p. m. in punto ― Esegua subito potendo dipendere dalla sua marcia l’esito delle cose correnti.»
Ad un ordine così preciso non v’era da obbiettare, e Ruiz al romper dell’alba del giorno 21 si pose in marcia e scese a Bagnara, invece di recarsi al punto designato, ove con tanta premura e precisione gli s’ingiugeva d’andare. Se egli invece di scegliere la via consolare, più comoda, si fosse recato direttamente ad Altafiumara, giusta l’ordine, si sarebbe scontrato a Solano con Cosenz, egli invece ritardò d’un giorno la marcia al punto destinato, e saputo casualmente a Bagnara dell’avvenuto sbarco dei garibaldini vi si trattenne l’intera giornata, non andò di persona con tutta la truppa disponibile ad attaccarli, nè mandò forze sufficienti per vincerli, nè si recò dove lo chiamava il generale Melendez. Della sua speciale missione, oltre il trapazzo della truppa, egli nulla ottenne, Missori al contrario prevenuto dei suoi movimenti lo schivò sempre, e da S. Lorenzo potè congiungersi con Garibaldi in Melito. Se Ruiz, come dovea, avesse tenuto d’occhio il nemico, sorprese alle casette forestali, e invece d’internarsi nel bosco di Moio, quando non avea indizî, che colà gli avversi si fossero rifugiati, li avesse seguiti a San Lorenzo, se fosse stato più avveduto, e più celere nei suoi movimenti, avrebbe potuto raggiungerli, e forse arrivare in Melito al momento stesso, che i garibaldini sbarcavano.