Ricordi storici: i fatti delle Calabrie nel Luglio ed Agosto 1860/XXI
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XXI
Garibaldi conchiusa appena la capitolazione prese alloggio nel palazzo d’Intendenza, ove ricevuti vari cittadini dei capi del partito, cercò di formare un governo provisorio, e poi correre appresso al generale Briganti. Chiamò a capo della provincia col titolo di governatore, il Sig. Antonino Plutino di Reggio, antico liberale, emigrato dal 1848; uno dei mille, e luogotenente colonnello garibaldino e perchè ferito nell’attacco di Reggio il fratello Agostino lo coadiuvò nel governo. Il Sig. Spanò Bolani, che avea pur lavorato, e tanto influito pel trionfo di quegli uomini, che allora, anzichè compensarlo lo dimenticarono, ne fu dolente, e in una sua lettera diretta al Sig. Salazzaro, a 22 luglio 1862, fa vedere il dispetto, che ne sentì per tale abbandono, e d’altra banda confessa la sua complicità coll’invasione garibaldina. In questa lettera (la cui prima parte è di sopra trascritta) mentre promette di consegnare alle stampe quel periodo di fatti avvenuti durante la sua amministrazione, così segue. — »Ed avrò altresì occasione di smascherare quei vilissimi, i quali scomparsi in quei solenni momenti, e lasciatomi solo, son poi tornati su dopo la venuta di Garibaldi, e si sono strombazzati i più strenui campioni della redenzione della patria, mentre stavano accovacciati nella paglia e nel fieno, e nei luoghi più remoti da ogni pericolo, quando altri stava in mezzo alle pugne e spargeva il suo sangue.» Il colonnello Dusmet rimasto ferito e prigioniero, era stato trasportato in casa di una sua sorella assistito da qualche amico e parente, giacchè quelli, che fino allora l’aveano corteggiato, l’abbandonarono. Egli sopravvisse ben poco, e dopo quindici giorni morì per la ferita riportata, morì compianto, e nọn maledetto dai suoi commilitoni, e almeno non vide il tradimento di Briganti, la defezione di Melendez, la fuga di Vial, e la vergognosa umiliazione di Ghio — il figlio soggiacque alla stessa sorte.
La truppa uscita dal castello colle armi, rimase schierata in battaglia, lungo il corso della marina, in attenzione dei Vapori, che doveano condurla a Napoli. Ma non essendoglisi consegnate le armi dei soldati infermi, giusta la capitolazione, e non comparendo i Vapori, Gallotti premurato, accondiscese a domandar quelle a Garibaldi, questi con un dispaccio al ministro della guerra, per cui mandò un suo uffiziale al palazzo del governo. Questi, incontrò in una sala il generale Bixio ferito ad una mano, il quale senza dargli tempo d’esporre ciò, che volea, gli disse = è questo il piego che Gallotti manda al ministro Pianell, glielo farò tenere per mezzo del generale Briganti. — Meravigliato quell’uffiziale come Bixio già sapesse lo scopo della sua missione, volle insistere per la consegna delle armi, cosa che gli fu promessa, ma non l’ebbe.
Il giorno 23 i soldati s’imbarcarono per Napoli, rimanendo pochi dei loro compagni e sottuffiziali, dei quali parte sedotti dalla speranza di gradi e ricompense, s’arrolarono tra’ garibaldini, parte ritornarono alle loro case. Il generale Gallotti si tenne nascosto finchè il re stette in Napoli, ma si presentò a Garibaldi, il quale lo ricevè con premura, e additandolo al ministro Liborio Romano ch’era con lui gli disse: Vi raccomando costui è uno dei miei migliori amici, e fu nominato ispettore delle guardie doganali con un soprassoldo mensile. Ma all’entrata dei piemontesi in Napoli fu collocato al riposo, oltre d’essere stato con mal garbo ricevuto e maltrattato dal Ministro della guerra perchè senz’essere stato riconosciuto, avea indossata la divisa di generale piemontese.