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Ricordi storici: i fatti delle Calabrie nel Luglio ed Agosto 1860/XXIII

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Garibaldi, lasciata a Plutino la cura di ordinare le cose interne della provincia, non si restava a riposare sugli allori raccolti, anzi cercava profittare degli effetti del suo trionfo, sollevar le Calabrie, prima quasi che i suoi avversarî si fossero riavuti del colpo dato, prima che avessero potuto ricevere soccorso d’uomini non già, ma di direzione, tanto più che Cosenz, sbarcato coi suoi presso Favazzina, occupava già le alture di Bagnara — Militarmente la sua posizione era erronea perchè trovavasi con poca gente in mezzo a molte forze nemiche, le quali, se comandate da uffiziali, che se non altro voleano strettamente adempire al loro dovere, senz’essere paralizati nei loro movimenti da superiori già in accordo colla rivoluzione, poteano al certo schiacciarlo nello stesso luogo ove avea preso posizione. — Ma quella non fu guerra militarmente combattuta, per cui la strategia dei comandanti garibaldini sortì sempre l’effetto desiderato, essi non pugnarono, si mostravano da lontano alle regie milizie in modo da sembrare che le avessero circondate, offrivano capitolazione, e i generali persuadevano i soldati a depositare le armi. Con questa tattica la vittoria [p. 105 modifica]era certa, e la posizione di Cosenz, in tal modo potea già dirsi vantaggiosa — Ecco com’egli era passato in Calabria.

Nella notte del 20 al 21 Agosto, mentre Garibaldi e Bixio tentavano l’entrata in Reggio, egli il Cosenz dalle vicine spiagge della Sicilia, e propriamente dal Faro preparavasi ad eseguire lo sbarco sulle coste calabre da Scilla a Bagnara — Cercava così d’operare un diversivo, richiamando a se l’attenzione delle regie truppe onde non soccorressero Reggio, e non riuscendo il tentativo di Garibaldi dargli soccorso, o suscitare altrove la preparata rivoluzione. Nella notte perdè tempo in apparecchi sicchè non prima delle 8 a m. del giorno 21 potè incominciare la sfilata delle sue barcacce, e come se i regi legni non già a contrastargli l’impresa, ma a presenziarla stessero nel Faro, non tenne conto di loro, che d’altra parte lasciarono fare. Le barche erano precedute da cinque cannoniere, mandate da Castiglia e formavano quattro divisioni, a mille metri circa da Favazzina descrissero un semicerchio per allontanarsi dal forte di Scilla, che tirò ventitre colpi perduti, perchè le barche erano fuori la portata del cannone. Al tardi quando già i garibaldini aveano ottenuto il loro scopo, essendo quasi tutti scesi a terra in circa ottocento tra cui i carabinieri genovesi, e la compagnia estera, comparvero due regi legni l’Archimede il e Fulminante, staccatisi dal[p. 106 modifica]la rada di Villa San Giovanni, i quali tirarono diversi colpi contro quelle barcacce, facendo così varî feriti tra quei marinai, e un timoniere rimase morto — Ventiquattro barche furono colate a fondo, i marinai, e undici uffiziali tra cui Tilling comandante d’una divisione, rimasero prigionieri, questi colla bassa forza fu presto rilasciato, gli altri furon condotti alla cittadella di Messina. Delle cannoniere, due furono tirate a terra e bruciate dall’equipaggio del Fulminante, con le altre tre Castiglia si riparò dietro le pietre nere, sotto Palmi, ma una di queste, più presso Bagnara fu in sul tramonto sorpresa da un distaccamento del 4.° di linea, che arrestò diciotto garibaldini, sicchè di quelle cannoniere due sole se ne salvarono.

Da Scilla a Palmi si vide lo sbarco, che si eseguiva, e i comandanti i diversi distaccamenti non mancarono d’avvertirne per telegrafo il generale Vial, il quale volendo concentrare la truppa per operare, al tenente colonnello Domenico Morisani, ch’era in Palmi, spedì l’ordine seguente = Marci sopra Bagnara con tutta la sua forza, ivi sono tre compagnie del 15.° spedisca avviso alle compagnie di Nicotera di seguirla — Attacchi vigorosamente il nemico, e cerchi di raggiungere Melendez, in caso solo di rovescio ripieghi sopra questa sinistra brigata, dandomene subito avviso per venire in aiuto.» [p. 107 modifica]

Morisani ubbidì immediatamente all’ordine del generale, saputo per istrada da un contadino del conflitto di Solano, spedì in soccorso dei cacciatori una delle sue compagnie, che arrivò quando questi si ritiravano. Giunto a Bagnara rimase agli ordini del colonnello Ruiz.

Melendez, già in colpa, per non aver preso il comando delle truppe operanti, o per non avere cooperato Briganti nel simulato attacco sopra Reggio, giusta gli ordini del generale in capo, trovavasi sulla consolare tra Altafiumara, e Villa San Giovanni, avvertito dal rombo del cannone, e da taluni uffiziali dell’incominciato sbarco dei garibaldini, anzichè retrocedere coll’intera brigata per combatterli, recossi in tutta fretta ad occupare Villa San Giovanni, ove si trattenne inoperoso tutto il giorno 21. — Il tenente colonnello Marquez, vista la sfilata di quelle barche, giudicando che trasportassero un duecento uomini, e che voleano tentare lo sbarco verso Bagnara, ov’egli si trovava con tre compagnie del 15.° di linea, scese alla marina per osteggiarli. — I garibaldini accortisi di quella truppa si diressero verso Scilla, ma sbarcarono a Favazzina, per evitare il cannone di quel castello. Quando già essi aveano messo piede a terra, colla protezione delle cinque barche cannoniere, comandate dal Castiglia, Marquez mandò un solo pelettone della sua truppa, comandato dal tenente Eduardo De Angelis. — Co[p. 108 modifica]senz, nell’idea di guadagnare le alture, cercò d’evitare la pugna, ma vedendosi stretto troppo d’appresso, credendo pure che quella gente fosse avanguardo di più forte colonna, sbarrò la via consolare, obbligando la truppa dopo poche scariche a ritirarsi, colla perdita d’un sol soldato. Questa ritornò a Bagnara, i garibaldini pel letto del torrente, s’avviarono a Solano.

Se Ruiz avesse data pronta esecuzione agli ordini ricevuti da Melendez, recandosi da Pedavoli ad Altafiumara, si sarebbe incontrato per via a Solano colle truppe di Cosenz, ma egli volle battere la strada più comoda, e scendere a Bagnara, ove senz’alcuna ragione, si trattenne inoperoso tutto il giorno 21. — Ivi informato da Marquez dell’effettuito sbarco dei garibaldini, e avvertito da un contadino, che s’erano fermati a Solano anzichè recarsi egli stesso a combatterli, con tutte le forze, di cui disponeva, con poco criterio militare, spedì due sole compagnie della sua brigata cacciatori, ma due sole compagnie, poco più di duecento uomini, qualunque si fosse stato il loro valore, non poteano certamente sopraffarne ottocento, sopra alture difficilmente accessibili, inorgogliti, tanto del buon successo del loro sbarco, a vista dei regi legni, e dei forti distaccamenti postati da Villa San Giovanni a Bagnara, quanto del vantaggio ottenuto a Reggio dai loro compagni. — A che dunque Ruiz esponeva in si poco numero la sua [p. 109 modifica]truppa senz’alcuna probabilità di buon successo? Non per tanto quelle due compagnie, con la guida d’un contadino del paese, per sentieri, appena praticabili, piombarono all’improviso sui garibaldini, che divisi e sperperati vagavano per Solano, intenti la più parte a procacciarsi viveri. All’urto inaspettato, appena quelli, che erano alla portata delle loro armi, tentarono resistenza, cercando tutti salvezza nella fuga, e lasciando sul terreno parecchi dei loro compagni. Ma accortisi del poco numero dei loro aggressori, riordinatisi, cercarono, divisi in due ali, di chiuderli in mezzo, però trovarono valida resistenza, che quei cacciatori, profittando delle sinuosità di quel terreno ineguale, tennero testa; finchè verso il cader del giorno, cominciando a mancare le munizioni, tornarono a Bagnara, senza che il nemico, contento di vederli allontanati, avesse osato d’inseguirli. Ruiz, rimproverò il comandante acremente di quel distaccamento, perchè avea desistito dal combattere, e scusandosi colui, che non avea ricevuti soccorsi, e vedeva mancare le munizioni, nè il rimandò provvisto, nè spedì altra forza, lasciando così a Cosenz libero il campo. Trai loro morti i garibaldini deplorarono il francese De Flotte, comandante la compagnia estera col grado di colonnello, deputato all’assemblea francese nel 1848, ultra democratico, ed esule dopo il colpo di Stato napoleonico del due Dicembre. Garibaldi lo ricordò in un ordi[p. 110 modifica]ne del giorno, e volle, che quella compagnia, comandata poi da Pogam portasse, il nome dell’estinto commilitone.