Ricordi storici: i fatti delle Calabrie nel Luglio ed Agosto 1860/XXIV
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XXIV
All’ardito procedere di Garibaldi nelle sue operazioni militari, i comandanti le truppe napoletane contrapponevano lentezza, disaccordo, vigliaccheria. Garibaldi non si arrestava al minimo successo ottenuto, raccoglieva i suoi uomini, e male armati, mal provvisti, li lanciava contro le regie milizie, di gran lunga superiori alle sue masse, giacchè sapeva, che una sola tattica aveano quei generali, la ritirata. E così egli ardito naturalmente, era divenuto audace fino alla temerità.
Briganti, ritiratosi dal comico tentativo di assalto sopra Reggio, s’era fermato a Villa San Giovanni, lasciata da Melendez, ove fece accampare le sue truppe senz’alcun ordine, o precauzione militare. Garibaldi, già certo di lui, mirava ad inutilizzare i suoi soldati, per cui lasciata a Plutino la cura dell’organizzazione politica della provincia, con quanti potè dei suoi seguaci, e giovani volontarî, e guardie nazionali dei circostanti paesi, procedette innanzi. Ad accelerare la marcia, i garibaldini stivati in carrozze, requisite per forza ai proprietarï di Reggio, correvano alla volta di Villa San Giovaṇni come ad una gita di piacere, ma a Catona fermarono. Garibaldi alloggiò in casa del medico Cama, ove invitato, accedè Briganti, accettò una refezione, e poi accondiscese ad una sospensione d’armi per parte della sua truppa. Ciò era umiliazione, vergogna pei soldati, vantaggio pei garibaldini, che garentiti dalla convenzione, ne profittarono per mandare emissarï a Villa San Giovanni, onde insinuare la diserzione tra’ malvolenterosi, la sfiducia tra’ buoni, che già si vedeano umiliati e vinti senza combattere.
Melendez, ostinatosi a non avanzare da Altafiumara, ov’erasi piazzato dalle ore p. m. del giorno 21, vedendo che la bufera s’addensava sul suo capo, si scosse dalla sua colpevole inerzia, e benchè tardi cercò di riparare, ma senza quell’energia necessaria in chi vuole, che la sua volontà sia obbedita, e non riuscì.
Egli, che avea telegrafato a Vial, ed avvertito Ruiz, che i garibaldini sbarcati tra Capo d’Armi e Pellaro erano seimila, avea già commessa la grave colpa di non avere assunto il comando della divisione, per aggredire in Reggio una forza si imponente, certo superiore, secondo i suoi informi, a quella, che comandava Briganti, o almeno se volea lasciar libertà d’azione al suo compagno, di cui era più antico dovea con questi operar di concerto nell’aggressione di Reggio, giusta gli ordini reiterati e precisi del maresciallo Vial; e le prescrizioni militari. Eppure non ostante l’esperienza della triste condotta tenuta dal Briganti, del quale egli avea dovuto raccogliere le abbandonate artiglierie, non osò comandare, tentò invece d’invitarlo, perchè seco lui d’accordo avesse voluto eseguire quant’egli proponeva, cioè »Immediata riunione della sua e mia brigata sul campo di Melia e Piale, ove anco la colonna Ruiz dovrebbe unirvesi. Con questa forza, ed in vista dell’occupazione di quei punti strategici, piombare ovunque il bisogno accenni alla difesa dei forti, attaccati, che saranno.
Servirci della sola mezza batteria a schiena, che io mi ho; quella a trascino, da lei lasciatami, smontarla, i pezzi e il materiale consegnarsi nel Forte di Scilla, gli animali servircene pel trasporto di viveri e munizioni.
Trovandoci col solo personale di ambulanza, sperperato e privo di mezzi, cercare alla meglio di riordinarne lo andamento e fare imbarcare per Napoli i feriti, che già languiscono in Villa San Giovanni, malgrado le di lei premure, e la mia umanità. Prenderci a bordo i viveri a secco, ed avvalerci dello zelo dei nostri signori commissarî di guerra per provvederci di quelli freschi, finchè si può, dai vicini comuni. Spedire a Napoli un vapore con un uffiziale esperto dello Stato maggiore, per prendere gli oracoli nel caso questa colonna dovesse operare in ritirata.
Rapportare tutto a S. E. il ministro del la Guerra, ed al Maresciallo Vial, scrivere per espresso al Sig.r Maggiore De Lozza, comandante l’11.° cacciatori di avvicinarsi al nostro campo, e quando avremo forza, che basti, incuteremo sulle popolazioni vicine, ci faremo rispettare dal nemico, e tenteremo forse con accerto di recargli un colpo mortale.
In attenzione delle sue determinazioni, domani di bel mattino sono al campo di Piale, mentre se il nemico se ne impossessa, ritorneranno le scene dei tempi, che furono, quando da quì i francesi dettarono la legge a questa nostra classica e gloriosa terra.
Dal bivacco a Ponticello sulla via d’Altafiumara li 21 Agosto 1860 ore 3 di notte ― N. Melendez.
Accolto questo piano da Briganti, e anche da Ruiz Melendez di buon mattino si pose in movimento colla sua brigata per prendere posizione sul Piale, lasciando a custodia del forte d’Altafiumara il tenente colonnello Cedrangolo con due compagnie del 4.° di linea, e l’artiglieria abbandonata dal Briganti, nel muovere sopra Reggio. Colà pervenuto ebbe fortemente a meravigliarsi nel vedere la posizione di Melia non ancora occupata, ma in questo mentre giungevano otto compagnie del 1.° di linea, comandate dal colonnello Michereux colla guida del capitano Milon dello Stato maggiore. Entrambi questi uffiziali gli manifestano, che quella truppa è già sfiduciata, i soldati esser divenuti sospettosi di tutti, e quindi poco disciplinati, nè mancano di rivelargli i loro sospetti di fellonia pel Briganti. Scoraggiato a tali notizie il Melendez nemmeno cercò d’imporre sul traditore compagno, pensò invece di garentirsi alla meglio in quella posizione ordinando la sua truppa in battaglia da Piale verso Campo, sperando sempre nell’arrivo di nuovi rinforzi, che doveano recargli, se non Briganti, almeno Ruiz.