Ricordi storici: i fatti delle Calabrie nel Luglio ed Agosto 1860/XXV
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XXV
Sin dall’annunzio dello sbarco di Garibaldi in Melito, Vial, accertatosi, che quello non era un diversivo per ingannare le regie milizie, facea sperare, che si sarebbe recato sopra luogo ad assumere il comando delle truppe operanti, giacchè da lontano non si combatte l’inimico. E in questo senso telegrafava al ministro Pianell in data 20 Agosto. »Ho reiterati gli ordini ai detti generali (Briganti e Melendez) di attaccare, mentre sono collegati, ed in forza sufficiente. Col primo vapore, che arriverà a Pizzo m’imbarcherò per andare ad assumere personalmente la direzione delle cose, lasciando quì la firma del comando temporaneo al generale Ghio.» Ma a Pizzo non giunse alcun vapore ed egli il Vial, persistendo in tale idea cercava di raccogliere le forze tutte disponibili nelle Calabrie per dare un colpo decisivo al nemico, idea in cui fu incoraggiato e spinto dallo stesso Pianell, come si vede dai dispacci seguenti. – Monteleone 21 Agosto 1860 »ore 12,35, p. m. Generale Vial al Ministro della guerra - Invio ordine brigata Caldarelli di star pronta a marciare onde concentrare vieppiù verso la provincia minacciata le truppe mie dipendenti ― vado ad ordinare - brigata Briganti diretta a Villa San Giovanni, avendo una punta in Reggio ― brigata Melendez diretta a Bagnara sinistra Oppido e Bosco Faraone ― brigata Ghio diretta a Palmi sinistra Cittanuova ― Perciò eseguire è necessario assolutamente, che brigata Caldarelli, lasciando provincia Cosenza venga a piazzarsi tra Monteleone ― Pizzo ― Maida ― Tiriolo. Ne chiedo autorizzazione ― Occorre, che sia sgravato dei dettagli del comando territoriale, destinando altro all’uopo. Essi mi occupano, io debbo muovermi, ed occuparmi soltanto delle operazioni militari. Il generale Pianell rispondeva immediatamente ― Napoli 21 Agosto 1860 ore 1.35 p. m. ― Ministro della guerra al generale Vial »Ricevo sua segnalazione 10.25 a. m. di stamane ― Debbo osservarle, che non è più tempo di aspettare che il bisogno lo richiegga per marciare. ― Non saprei riconoscere maggior bisogno del presente. ― Instantemente la prego concentrare le truppe, che ha sotto la mano, qualora ella sia ben certa, che la maggior forza nemica sbarchi di fatto fra Scilla e Bagnara, come pare che minaccia, e come scorgesi dagli stessi suoi rapporti. Ritenga per fermo che l’ordine a scaglione, spesse volte utilissimo come tattica sul campo di battaglia è proscritto come ordine strategico. ― Il minore inconveniente è di esporre le diverse frazioni ad essere battute successivamente dalla totalità delle forze nemiche. ― Non ometta punto di attenersi alle istruzioni ricevute. ― I vapori che le dissi sarebbero partiti, partiranno, di fatto. ― La Borbone che per insormontabili ostacoli non potè partire, parte įn questo momento, e domani sarà nel Faro. ― Le mie ingiunzioni nascono da rapporti, che mi pervengono, ma possono essere modificate da peculiari circostanze, delle quali non posso giudicare da lungi.»
Ma all’annunzio del disastro di Reggio, e del riuscito sbarco di Cosenz, Vial comprese, che non era più tempo di comandare da lontano, e promettere soccorsi, ma che bisognava accorrere sopra luogo, per condurre al dovere quei generali dissobedienti e timidi. Quindi ragunate tutte le milizie, di cui potea disporre ne ordinò la marcia in avanti verso il luogo degli avvenimenti, egli stesso le seguì in carrozza. Ma, o pentito di tal movimento, o per agire con maggior celerità dopo breve cammino rifece la via percorsa, e la truppa rimandò alle Caserme, egli scese a Pizzo per conferire col capitano Garzia dello Stato maggiore, inviato da Pianell per raccogliere esatte notizie di ciò, ch’era avvenuto. Egli riferì quanto sapea, e potendo disporre dei legni delle messagerie imperiali, allora giunti in quelle acque s’imbarcò sul Protis col suo capo di Stato maggiore colonnello Bertolini, e sulla Stella fece imbarcare le quattro compagnie scelte del 12.° di linea. Nelle ore p. m. del giorno 22 approdò nelle acque di Villa San Giovanni, e di là vide gli avamposti garibaldini, già giunti a Catona, e garibaldini alla rinfusa colla truppa, meravigliato di ciò dette ordine al colonnello Bertolini di scendere a terra per richiamare al dovere Briganti, ed avvertirlo del suo arrivo. Ma in tal mentre sopragiunge il capitano Antonio Di Gennaro d’artiglieria, e l’avverte, il generale trovarsi a mensa con Garibaldi, allora non più Bertolini, ma il secondo del Protis s’invia per chiamare Briganti, il quale giunto presso il Maresciallo si scusa pel non riuscito attacco sopra Reggio, nega d’essere stato con Garibaldi, ma confessa la convenzione stretta cogli avversari. Vial lo rimproverò acremente della condotta tenuta, gl’impose di disdire l’umiliante accordo fissato col nemico, avvertire di tutto il generale Melendez sul Piale, ed unite insieme le loro forze avessero attaccate la ostili bande garibaldine, egli frattanto avrebbe inviati prontamente altri soccorsi. Di fatti salpò per Scilla, ov’era giunta la Stella colle quattro compagnie del 12.° di linea, che Vial volea mettere a terra per farle unire alle truppe di Melendez, come momentaneo rinforzo, aggiungendovi appresso l’appoggio di tutte le milizie sparse nei dintorni. Ma il suo progetto per non prevista contrarietà andò a vuoto, il mare grosso dapprima progredì burrascoso, sicchè fu impossibile sbarcare quella truppa, attesero per più ore, ma dietro avviso dei comandanti i due vapori, Vial anzichè aspettare il dì vegnente fece voltar la prora per Pizzo, e di là ritornò a Monteleone.
E quì incominciano gli errori di Vial. A che dietro averne avvertito il ministro della Guerra, il quale per altro lo incoraggiava in tale idea, egli si recò nelle acque di Villa San Giovanni? Se per presenziare lo sbarco del battaglione, che condusse sulla Stella, non valea la pena d’allontanarsi da Monteleone, se per assumere il comando delle truppe operanti e ricondurre al dovere quei due generali incapaci o timidi, egli dovea scendere a Villa San Giovanni, quando per di più avea avuto prove della riprovevole condotta del Briganti, che per nessun caso avrebbe dovuto lasciare al comando di quella brigata. Se credea necessario il rinforzo d’un battaglione, non era d’uopo, ch’egli disponendo del telegrafo si fosse recato personalmente a Scilla, potea richiamare oltre la truppa che conduceva Ruiz 1300 uomini, le nove compagnie, che Morisani e Marquez tenevano inoperose a Bagnara, e intanto dare ordine a Ghio, di accorre verso Palmi con tutte le forze, di cui potea disporre.. Vial, in quelle circostanze dovea tutto sagrificare, e mettersi alla testa di quella truppa, che anelava la pugna, abbandonata e tradita da chi dovea condurla incontro al nemico, egli nol fece, e mancò ai doveri di generale in capo.
Intanto Melendez, scorgendo dal suo campo due vapori nella rada di Villa San Giovanni, accorre a quella volta, e sapendo esservi a bordo il Maresciallo Vial invia il tenente Rammacca, suo uffiziale di Stato Maggiore, onde pregarlo a fermarsi per intendere di persona gli ordini sulle operazioni militari da eseguirsi, e comunicargli nel tempo stesso i concepiti sospetti di tradimento sul suo compagno, ma il vapore con Vial partiva incontanente. Melendez si abboccò col Briganti, ma dalla sua esitanza, egli »dice nel suo rapporto, dal suo rispondere variato, non potei ottenere altro di concreto, che egli mi avrebbe appoggiata la dritta nelle occorrenze, avvertendomi, che su uno dei vapori v’era il Maresciallo Vial, e su l’altro della truppa, esibendomi in pari tempo un foglio del maresciallo così concepito = Alla rada di Villa San Giovanni a bordo = Quando è giunto quì il di Lei avviso l’altro vapore con la truppa era già partito per isbarcarla a Scilla, da colà si farà marciare pel campo del Piale. Sono, per ora le quattro compagnie scelte del 12.° ― Tenga fermo nelle attuali posizioni di accordo col Signor generale Briganti ― Il maresciallo, comandante delle Calabrie ― Vial.»