Ricordi storici: i fatti delle Calabrie nel Luglio ed Agosto 1860/XXVII
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XXVII
E l’alba del 23 apparve per testimoniare l’umiliazione, a cui doveano soggiacere quelle truppe, immeritevoli di tanta vergogna, l’ignominia dei loro duci. ― Melendez ignorando la sua difficile posizione, in aspettativa dei battaglioni di Ruiz, e forse di quelli, che dovea condurre Vial, scorgendo il nemico in ordine d’attacco volle prevenirlo. Ordinò al tenente Francesco Blasi, comandante la mezza batteria a schiena, di avanzare con due pezzi sulla dritta uno sulla sinistra, sostenuti dai Cacciatori del 5.° battaglione. Costui, dice Melendez nel suo rapporto »usò tale aggiustatezza nel tiro, che al primo scoppio d’una granata, infranse un uffiziale nemico, che portava una bandiera, onde gli altri ai ripetuti colpi si diedero a gambe su pei monti. Seguiva il trarre della fucileria e dell’artiglieria, da circa due ore, quando una bandiera parlamentaria sventolò nel bel mezzo della posizione nemica.» Melendez cadde nella trappola, fece immediatamente cessare il fuoco su tutta la linea, ed ordinò al suo Capo di Stato maggiore capitano Torrenteros, che accompagnato da due soldati ed una tromba si fosse recato ad incontrare il parlamentario garibaldino fuori la linea d’attacco. Ivi il colonnello Corrao Siciliano l’invitò a recarsi presso il suo generale Garibaldi, al che egli aderì dietro autorizzazione del Melendez, il quale, perchè il garibaldino era in compagnia di Menotti ed altri uffiziali, volle che Torrenteros fosse accompagnato dal 1.° tenente Rammacca dello Stato maggiore, dall’alfiere Paglieri alla sua immediazione, e dall’alfiere Giordano all’immediazione del Briganti, che fin dal mattino avea abbandonato. Garibaldi accolse i napoletani con ogni cortesia, disse che la loro posizione, era triste, impossibile la resistenza, la via da Villa San Giovanni a Bagnara già sgombra, Vial tornato di già a Monteleone, Ruiz in ritirata a quella volta, conchiudeva invitandoli ad arrendersi. Queglino decorosamente rifiutarono, ma dopo lunga disputa si convenne di fissare una tregua di qualche ora, durante la quale un uffiziale garibaldino si fosse recato a pattuire con Vial una capitolazione. Melendez aderì nell’idea di guadagnar tempo, e volle, che il garibaldino destinato a ciò, Missori, capo delle guide, fosse accompagnato dal colonnello Andrea Marra, e dall’alfiere Giordano.
Ma ben presto Melendez dovè pentirsi d’aver sospese le ostilità, vantaggio positivo pei garibaldini, che ne profittano per occupare le alture del monte Raffaele, dominanti le sue posizioni del Tintorello e di Pirgo, oltre il danno morale, che ne deriva per la sua truppa, la quale si vede pacificamente circuita come d’accordo, dal nemico, che un’ora innanzi non avea mostrato alcuna fermezza. Nè egli, su cui i soldati già cominciano a concepir dei sospetti, ha idea, nè ottiene di richiamare Ruiz, giacchè costui, il solo, su cui dovea contare, ostinato, irremovibile anzichè tornare indietro disobbedisce non solo agli ordini di lui, del generale in capo, del ministro, ma anche agli ordini sovrani. Egli intanto, ignorando la risoluzione di quest’uffiziale fin dal mattino prima della sospensione delle ostilità, gli manda pressanti avvisi perchè si fosse avanzato verso il Piale a rinforzarlo, ma quegli nemmeno risponde, sicchè il generale dal comandante d’Altafiumara a cui s’è diretto, sa dell’allontanamento di lui ― 23 Agosto ore 12 m. ― »Ho comunicato il di lei ufficio urgentissimo pressantissimo al Signor colonnello Ruiz, comandante la brigata cacciatori, e con immensa mia sorpresa invece di venire in di lei soccorso, marcia in dietro in ritirata verso i Piani della Corona ― Il tenente colonnello comandante ― Cedrangolo.»
Finalmente Melendez s’accorge della triste posizione, in cui egli stesso di sua volontà s’è ridotto ragione perchè non sa risolversi ad operare, come dovea in tale circostanza, con energia, ritirarsi almeno, dopo che ha avuto la dabbenagine di acconsentire alla tregua, e la trista idea d’inviare ordine a Ruiz, per mezzo del colonnello Marra, e del tenente Giordano di non più venire in suo soccorso, ma di fermarsi invece sui Piani della Corona ― nella certezza d’esser solo giacchè rifiuta soccorsi d’altra truppa, egli il Melendez che sta più a fare al suo posto? non per combattere, altrimenti non avrebbe date istruzioni a Marra di fermare Ruiz in controsenso agli ordini spediti sin dal mattino pel canale del comandante d’Altafiumara: sibbene per imitare la condotta del generale Briganti.
Ecco ciò, che intanto era avvenuto della colonna di Ruiz. ― Sin dall’alba del 23 dissobbediente ad ogni ordine in contrario, prosegue la sua ritirata, e marcia per guadagnare i Piani della Corona, ov’è trattenuto dagli ordini imperiosi del ministro della guerra e del Re, ricevuti al campo ore 10 a. m.
Napoli 23 ore 8. 30. a. m. ― Il Ministro della Guerra al colonnello Ruiz de Ballestreros ― Bagnara o dove si trova.
»Le brigate Briganti e Melendez sono in posizione sul campo di Piale a fronte del nemico pronte a riprendere il combattimento, mentre quelle brigate serbano una tale attitudine onorevole e militare, sono da Lei calunniate. ― Per relazione di quei vili, che disertando il loro posto sono venuti a raggiungere la colonna da lei comandata, la ritirata ch’Ella s’ostina a fare vale una defezione. Torno ad ingiungerle di sospendere tal movimento retrogrado e di marciare in avanti in sostegno delle due sopracitate brigate, ed a tutela delle batterie. ― Se non vi sarà chi non vorrà eseguirla, vi saranno dei bravi, che certamente non abbandoneranno il loro posto. Se Ella non ha la forza di adempire al suo dovere, pria di rendersi reo, si dimetta dal comando, e lo affidi all’uffiziale superiore più elevato in grado, od al Maggiore Armenio, che certamente non si ricuserà di marciare. ― Le truppe, che sono col generale Vial, imbarcate questa mattina al Pizzo, e le altre, che imbarcheranno domani mattina a Paola, potranno dare la vittoria alle nostre armi, purchè Ella non abbandoni la lotta. Persi all’onta di cui si ricoprirebbe.
― Sua Maestà al colonnello Ruiz de Ballestreros in Palmi o dove si trova.
»Dai rapporti, che ricevo, non posso ritenere ciò, ch’Ella riferisce a carico delle due brigate Melendez e Briganti. ― Ad ogni modo è mio assoluto volere ch’Ella adempisca gli ordini del Ministro della Guerra, che sono una espressione della mia volontà. ― Queste sono le occasioni per avvalersi della bravura delle valorose truppe, che comanda.»
Qui non v’era da obbiettare, bisognava o riparare la colpa d’avere abbandonato Melendez solo sul Piale, tornando, e per altra via, in suo soccorso, o lasciare il comando di quella brigata. Ruiz, fermo nelle sue risoluzioni, credendo già sciolta la brigata Melendez, e quindi imprudenza ritornare indietro, per esporre a certa ruina quella truppa, rassegnò le sue dimissioni di comandante la brigata al Ministro della Guerra, e partì. E pure egli era in tempo di riparare al mal fatto, e se non altro avrebbe impedito a Melendez di rifiutare il soccorso di quella soldatesca. ― Ma egli non pensò a ciò, credette dimettersi, comunicò il telegramma del Mi nistro della guerra al tenente colonnello Morisani più elevato in grado tra quegli uffiziali, cedendogli col seguente ufficio il comando di quella truppa, invitando in pari tempo il Maggiore Armenio, ad assumerlo nel caso, che questi non avesse accettato.
Al Signor Tenente Colonnello Morisani ― »Signor Tenente Colonnello ― Essendo Ella il più elevato in grado per succedermi nel comando di questa Colonna, così io nel di smettermene l’affido a Lei, con la preghiera di dare pronto ed esatto adempimento ai trascritti ordini di S. E. il Ministro della Guerra ― Giuseppe Ruiz de Ballestreros.»