Ricordi storici: i fatti delle Calabrie nel Luglio ed Agosto 1860/XXVIII
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XXVIII
Morisani, uno di quegli uomini, che non coroscono altra legge, se non il proprio dovere, devoto alla bandiera, che serviva, assunto il comando di quella truppa, ventidue compagnie oltre le frazioni di diversi corpi, e i due squadroni di cavalleria, circa tremila uomini, si accinse a dar pronta esecuzione agli ordini del ministro. ― Passò a rassegna quella soldatesca, e trovò soldati anelanti alla pugna, desiderosi di misurarsi col nemico per vendicare l’onta sofferta dai loro compagni. ― Egli dopo aver fatti distribuire i viveri ai soldati, digiuni dal giorno innanzi, e richiamati da Palmi i due squadroni di lancieri, ordinò la marcia in avanti, ordine che i soldati accolsero con gioia, al grido di = viva il re = certo così di soccorrere vigorosamente Melendez, piombando inaspettato dai Piani della Corona, su quelli del Piale. Ma la malizia umana avea altrimenti preparato, ed era deciso, che i napoletani doveano cedere senza nemmeno l’onore della resistenza.
Missori e il colonnello Marra col tenente Giordano percorsero inutilmente in carrozza la via consolare fino a Bagnara senza rinvenire alcuno, ivi però seppero, che la colonna Ruiz trovavasi sui Piani della Corona, e a rintracciarla mandarono il tenente Giordano. ― Mentre Morisani lasciava la consolare, onde recarsi per vie traverse, e con più breve cammino sul Piale fu sopraggiunto da quest’uffiziale addetto allo stato maggiore, e allora presso il generale Melendez, il quale gli espose, che la brigata del generale trovavasi fin dal mattino circondata dalle masse nemiche, e che se sopraggiungeva soccorso, Garibaldi si sarebbe opposto alla ritirata della stessa, quindi gl’ingiungeva di fare alto. Attonito il Morisani apprese in che posizione trovasi il generale Melendez, il quale anzichè chiederne rifiutava soccorsi, ma dovette accertarsi della verità, quando lo stesso Giordano gli comunicò l’ordine seguente, diretto a Ruiz, che si credeva il comandante della brigata. ― »Bagnara 23 Agosto 1860 ― Signor Colonnello ― Per ordine del Signor generale Melendez mi son recato questa mane in Scilla, indi in Bagnara per rinvenire il generale Vial, ma infruttuosamente. ― Ora sento che Ella è accampato al Piano della Corona con frazioni di diversi corpi, quindi le spedisco il tenente Giordano per conoscere lo stato della truppa, e quale sia l’itinerario da lei tracciato. La brigata del generale trovasi quasi circondata dalle truppe garibaldine, le quali trovansi sopra i monti di Campo e Piale. ― Il resto lo sentite a voce ― Il colonnello Andrea Marra.»
Quest’ avviso del colonnello era anzi di sprone a Morisani perchè senza indugio si fosse recato in aiuto di Melendez, quasi compromesso, quindi obbiettò al tenente Giordano, che dicea avere istruzioni per farlo arrestare nella sua marcia, che con un semplice ordine a voce, egli non potea fermarsi. Ma quell’uffiziale, che avea ricevute istruzioni precise dal generale e da Marra, invitò Morisani perchè scendesse a Bagnara a conferire col colonnello, e al suo rifiuto, al margine dell’ufficio di Marra gli comunicò in iscritto l’ordine seguente. ― »L’oggetto della mia missione è quello di arrestare la colonna per convenuto fatto dal generale Melendez e Garibaldi, il quale avrebbe potuto attaccare la brigata Melendez, ed in pochi minuti decidere della giornata, la quale sostener non s’avrebbe potuto, dal perchè i garibaldini hanno circondate tutte le posizioni in alto, e messi in tre ordini di battaglia. Quindi il generale avendo fatto venire a se il capo dello Stato maggiore della brigata Sig. Capitano Torrenteros si è consentito, che Garibaldi non assaltava fintantochè non parlava col generale Vial, che credevasi in Bagnara, intanto la colonna di Ruiz si fermerà sulle alture di Bagnara in attenzione di ordini circa il suo movimento. L’uffiziale addetto allo stato maggiore presso il generale Melendez. ― Gaetano Giordano.»
Ad un ordine così preciso Morisani dovette obbedire non ostante che ne comprendeva le tristi conseguenze, dimodoche tornando indietro accampò militarmente la sua truppa sui Piani della Corona, e non mancò di avvertirne immediatamente tanto il Maresciallo Vial, che il ministro Pianell, a cui trasmise telegraficamente per intero l’ufficio di Marra, e le ingiunzioni scrittegli da Giordano aggiungendo. ― »In vista di che ho preso posizione alla dritta del Piano della Corona, restando in aspettativa di quanto mi verrà ordinato dal lodato generale.» Ma Pianell tanto zelante nell’incitare Ruiz, che si diniegava a marciare, a Morisani, che gli svelava la vera posizione delle cose, che gli facea comprendere esser Melendez, che gl’impediva di più progredire in suo soccorso, nulla rispose.
Intanto in attesa delle trattative i garibaldini faceano al Piale ciò che aveano fatto il giorno innanzi a Villa San Giovanni, si frammettevano nelle fila dei soldati, finchè questi fidenti nell’amnistizio abbandonavano i loro posti.
Melendez dice, che intendeva protrarre fino a sera la sospensione d’armi per involarsi al nemico, ma vistosi stretto da ogni parte, chiamò a consiglio gli uffiziali comandanti i vari corpi, espose loro la difficile tristissima posizione in cui si trovavano, disse, che bisognava cedere le armi o morire, giacchè era impossibile aprirsi il varco tra gl’inimici, niuno rispose, egli interpetrò, che niuno era disposto a fare il sagrifizio della vita, e scelse l’umiliante partito della resa. Allora si fece in mezzo ai soldati ripetè che non avea speranza d’essere soccorso, circondati com’erano bisognava cedere le armi, e chi vuol servire Garibaldi, conchiudeva lo serva, chi no, può tornare a casa sua.
Il colmo della disperazione si manifestò a tale annunzio tra quella truppa, taluni gittarono l’armi e si allontanarono fuggendo da quel luogo di si tristi ricordi, altri spezzarono sulle pietre i loro fucili per non darli al nemico, altri fuggirono con tutte le armi, ma furono arrestati alla spicciolata, tra questi i pochi gendarmi a cavallo di scorta al generale.
Garibaldi alla testa d’un pugno d’uomini, che non raggiungevano le tre migliaia, male armati, senza sufficiente provvista di munizioni, quasi metà guardie nazionali e volontarî, accorsi per le facili vittorie, che poteano dirsi più testimoni, che combattenti, ebbe la ventura di vedersi sfumare quasi per incanto al suo solo apparire un’intera divisione, che altrimenti guidata, potea farlo seriamente pentire della sua audacia. Di chi la colpa per parte delle regie milizie?.. Melendez è tra quelli, che principalmente contribuì a tanta vergogna. ― Egli fin dal 17 avverte Vial, che Garibaldi minaccia d’invadere il continente. ― Avvenuto lo sbarco, non abbandona il suo posto, non fa pressa sul suo compagno di marciare sopra Melito, giusta gli ordini del generale in capo. Briganti si ritira dal suo comico assalto sopra Reggio, ed egli, più anziano non assume di fronte al nemico il comando della intera divisione per marciare risolutamente in avanti, e scacciare l’avversario dall’invasa città, ove pure si difendono settecento uomini di presidio. = Sta inerte a Villa San Giovanni tutto il giorno 21, non coopera alle operazioni di Briganti, nè avvertito, incitato corre a combattere Cosenz, che sbarca pacificamente a Favazzina, a poche miglia da lui. = Invita Briganti ad eseguire il suo piano, quegli tentenna, concepisce dei sospetti, e non impone, non opera con energia, non fa nulla per impedire che il suo compagno compia un tradimento. = Nel giorno 23 serba un’attitudine incomprensibile, all’alba incominciate le ostilità invita Ruiz per mezzo del comandante d’Altafiumara, a marciare sul Piale per rinforzarlo; accetta la tregua, e manda Marra e Giordano ad imporgli, che non più avanzasse. ― Se si crede forte nella posizione, in cui sta, a che accettare la tregua?... invece dovea combattere e spedire messi a Ruiz, in colpa per averlo abbandonato, e che egli credeva a poca distanza da lui, onde aggredire in forze, e con vigoria l’inimico, contro cui il suo avanguardo avea fatta buona prova sin dal mattino. Sa d’esser solo giacchè ha fermato Morisani, e a che rimanere sul Piale in posizione dominata da alture, ch’egli pacificamente ha lasciate occupare dal nemico? La via consolare era guardata da poche guardie nazionali inatte a resistergli, ed egli potea facilmente ritirarsi. ― Ad ogni modo il militare non discute, com’egli ha fatto, egli era a capo di soldati risoluti e bravi, quando avea impedito a Morisani, che accorreva volenteroso ed in forza per cavarlo d’impaccio, dovea ad ogni costo aprirsi un vano tra i garibaldini, non al caso di sbarrargli la via, ed allora o avrebbe salvata la sua truppa, o sarebbe caduto da bravo, ed onorato dallo stesso avversario. ― Egli preferì nemmeno la sconfitta, l’umiliazione... il più degradante partito a cui potea appigliarsi, cedere le armi, senza averle difese.
Errore chiama errore ― Sciolte quelle due brigate senza combattere, i forti del littorale cedettero anch’essi al primo apparire delle camicie rosse, ma più rimarcabile fu la resa del castello di Scilla, atto a valida resistenza, armato di 22 cannoni, 14 dei quali battevano la regia strada, una compagnia del 1.° di linea, 50 zappatori minatori, più gli artiglieri formavano il presidio della fortezza, comandante il capitano Giuseppe Polistena. Sciolta la sua brigata, 23 Agosto, Briganti si dirigeva per Monteleone colla scorta d’un lanciere, al castello di Scilla fermò. Volle vedere le preparate difese, e nell’andar via disse al guardia Francesco Grillo, comandante le artiglierie, presente il comandante. = badate a non spargere sangue, non fate fuoco se non aggrediti. = Poche ore dopo qualche centinaio di garibaldini si fermarono dietro il tempietto dell’Addolorata fuori la visuale del forte, e un tal Gargea allora oapitano si recò in compagnia del medico Cama a parlamentare col comandante Polistena, che si fe convincere dalle loro parole, e cedette. Immediatamente il castello fu occupato da quei pochi garibaldini, la truppa uscì colle armi, che alla marina depose, e si disperse. E quel forte per ben due volte si gagliardamente difeso al tempo dell’occupazione militare, allora fu ceduto senza tirare nemmeno un colpo di fucile ad una truppa, che non avea mezzi per vincerlo.