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Ricordi storici: i fatti delle Calabrie nel Luglio ed Agosto 1860/XXX

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XXX


Vial, già prostrato d’animo per gli occorsi avvenimenti, versava in ben dure condizioni. Egli trovavasi a capo di soldati, in cui la disciplina era positivamente rallentata, di uffiziali superiori, che la più parte spavaldi in pace, ma privi [p. 149 modifica]realmente d’ogni virtù militare, in quei difficili momenti si mostravano timidi, irresoluti, rassegnati alla sorte, che dovea colpirli. La catastrofe del generale Briganti li avea spaventati, ognuno temeva per se, e anelava quindi il momento non già della pugna, ma d’uscire salvo dai pericoli, ond’era minacciato. In questo stato direi, di colpevole apatia, se chi n’avea il debito non dava opere risollevare lo spirito militare di quella truppa, facendole comprendere, che se non era facile la riconquista del terreno perduto, era facile almeno impedire al nemico la sua marcia trionfale, ne derivava inevitabile conseguenza, la dissoluzione.

Di quà il disertare divenuto più frequente, non già che i soldati defezionassero per passare al nemico, gli esempï di fellonia sono stati rarissimi anche dopo Soveria Mannella, ma perchè comprendevano che si sarebbero rinnovati i fatti di Villa San Giovanni e del Piale, per evitare quindi l’umiliazione preferivano di rendersi rei.

Vial non seppe far comprendere ai soldati, ch’egli non approvava la triste condotta di Melendez e Briganti, e ch’era quindi deciso di ritentare la sorte delle armi, non seppe discendere in mezzo a loro per richiamarli al dovere coll’autorità della sua parola, coll’esempio della propria abnegazione, e perdè quindi ogni fiducia. = Gli uffiziali inerti, timidi, sfiduciosi non [p. 150 modifica]richiamò ai sentimenti dell’onore, non seppe quindi rianimare quella milizia, prostrata d’animo pei tristi casi avvenuti, e forse più per l’inerzia da lui dimostrata in quei difficili momenti, ma capace ancora di ritogliere al nemico la non contrastata vittoria. = Si era scelto Monteleone come sede dal comando in capo, perchè punto centrale e strategico delle Calabrie, onde accorrere facilmente, ove il bisogno lo richiedesse. Vial errò quando vi rimase inerte sapendo dello sbarco di Garibaldi a Melito, errò quando nelle acque di Villa San Giovanni, saputa la colpevole condotta del Briganti lo rimase al suo posto, errò quando accertatosi, che i suoi ordini non erano obbediti, ed i comandanti le brigate operavano separatamente e per conto proprio, non assunse di fatto il comando di quelle forte divisione. — Egli in poco d’ora potea concentrare in un sol punto le truppe di Briganti a Villa San Giovanni, di Melendez al Piale, di Ruiz ad Altafiumara, di Morisani e Marquez a Bagnara, e con tali forze provvedute d’artiglieria e cavalleria, poco meno di ottomila uomini, quanti ne comandò Filangieri nella spedizione di Sicilia, operare con energia, affrontare risolutamente l’inimico, e dargli un colpo decisivo, o soccombere da bravo - Vincitore la guerra era finita, vinto potea ritirarsi in Monteleone, ed attirarvi l’inimico per ritentare la sorte col sussidio delle brigate Caldarelli e Ghio, sopra un [p. 151 modifica]terreno aperto ed eguale, vantaggioso per le truppe d’ordinanza, ch’egli comandava, non così per le masse, che dovea combattere. — Dopo la giornata di Santa Eufemia i francesi, che comandava Reynier non oltrepassavano le tre migliaia, e aveano a tergo gl’inglesi vincitori, le regolari milizie napoletane, e il più a temersi, i calabresi insorti. — A nugoli lo seguivano d’appresso, ai fianchi al retroguardo, all’avanguardia lo molestavano, le strade frastagliate e rotte contrastavano tenacemente, ad ogni passo sbucavano nemici, i viveri dovea procacciarsi colla forza, e soffrire che i feriti e gli stanchi scannassero sotto i suoi occhi, eppure benchè fossero già prostrati d’animo i francesi Reyner non cedette, ma ritirossi attraversando mille pericoli, e stretto e incalzato da più che ventimila insorti. — Ma l’eroismo non è di tutti, le forti ispirazioni sono delle anime grandi, e non si pretende che Vial fosse stato un Reynier, ma se non seppe ispirarsi all’eroismo, era in dovere di resistere, d’imitare almeno la condotta, che tennero nella stessa Calabria nel 1848 il generale Nunziante a Monteleone, Busacca a Castrovillari.

Forse la prima intenzione di Vial fu di resistere, richiamò a se la brigata Caldarelli, profittando dei vapori francesi fece imbarcare a Paola l’8.° reggimento di linea, che giunto a Pizzo si rifiutò di scendere a terra, e si dovette [p. 152 modifica]mandarlo in Napoli. — Caldarelli che avea con se il reggimento carabinieri a piedi, e la batteria N.° 8 non potè ubbidire, perchè era già venuto a patti col comitato cosentino. I due colonnelli del 2.° e 12.° di linea Koënig e Guerini, i quali entrambi aveano fatte istanze per essere mandati a combattere il filibustiere, in quel giorno stesso 26 Agosto si presentarono a Vial per dichiarargli che i loro corpi non si sarebbero battuti. — Vial non seppe cacciar via quegl’inetti per farli sostituire da uffiziali capaci, non seppe superare quelle forti, ma superabili contrarietà, e attraversato in tutt’i modi, disperò di qualunque buon successo, disperò financo d’assicurarsi la via colle armi, e s’appiglio al più umiliante partito, che gli restava, di domandare al nemico la ritirata.

All’uopo spedì il capo dello Stato maggiore Colonnello Bertolini, facendolo imbarcare sul Vapore la Stella perchè la truppa si fosse ritirata sopra Salerno senz’essere molestata. — Poche ore dopo dalla partenza di Bertolini giungeva a Pizzo proveniente da Napoli un vapore francese, portante non già il generale Pianell, che prometteva di voler assumere il comando delle truppe in Calabria, non già altri generali da sostituire quelli, che fino allora aveano fatta cattiva prova, ma il maggiore Ludovigo De Sauget portante l’ordine, di lasciare interamente le Calabrie al nemico, e marciare in ritira[p. 153 modifica]ta sopra Salerno. Vial recossi egli stesso dal De Sauget, e non sapendo che cosa avea conchiuso il Bertolini cercò di rintracciarlo, ma inutilmente, percui a sera ritornò a Pizzo, d’onde il De Sauget ripartì per Napoli, ad assicurare Pianell, e i suoi amici, che le Calabrie si sarebbero ben presto abbandonate a Garibaldi.

Mentre Vial s’accingeva a sbarcare venne chiamato su d’un legno mercantile, ove trovò riunite tutte le autorità militari del Pizzo, colà rifugiate a proprio scampo. — Da essi seppe che gli uomini delle due disciolte brigate Melendez e Briganti, indocili ad ogni freno di subordinazione, sordi alla voce dei Superiori, cui minacciarono la vita, aveano manomessi tutt’i magazzini militari del Pizzo. Che la guarnigione anzichè ubbidire ai superiori, che voleano frenare colla forza tali eccessi, avea fatta con coloro causa comune. — I cittadini una alle autorità civili, erano fuggiti in cerca di scampo in Monteleone, e nelle vicine campagne, impauriti dei soldati, che frenetici di vino, e di rabbia percorrevano le già deserte vie di Pizzo con grida baccanali, e minacciose, dopo avere interamente saccheggiati i magazzini, perchè le munizioni da bocca, ivi accumulate non fossero cadute nelle mani del nemico.

Arrivava in questo mentre la Stella col Bertolini, il quale partecipava a Vial, che la convenzione di far ritirare la truppa senza molestia [p. 154 modifica]era stata accettata, ma non conchiusa, perchè mancava ai diversi patti l’approvazione del generale in capo. — Inteso quant’era avvenuto a Pizzo, il Bertolini persuase Vial di rimanere a bordo finch’egli non fosse ritornato ad assicurarlo del vero stato delle cose.

Dopo quattr’ore fu di ritorno, e narrava, aver di già trovato Monteleone abbandonato dalle regie milizie, che tutte comandate dal generale Ghio si trovavano già alla rinfusa sulla via consolare verso l’Angitola — aver egli fatto sapere a quel generale dell’ordine di ritirata, prescrivendogli l’itinerario di tappe, dopo averlo avvertito di non trasandare nella marcia le precauzioni militari d’ordinanza, perchè la convenzione col nemico non era conchiusa. — Aggiungeva aver tentato di finalizzarla, ma infruttuosamente, perchè Garibaldi avea già ottenuto il suo intento, la colonna Ghio era lontana, i paesi abbandonati dalla truppa insorgevano.

A tali notizie Vial stimò non prudente scendere a terra, imbarcò tutti gli uffiziali isolati ed infermi, nell’idea di seguire per mare la colonna in ritirata, e di tenere in salvo la cassa di campagna contenente 84 mila ducati. — Rimanevano a Pizzo gli uomini delle disciolte brigate, abbandonati da tutti, e non curati dagli stessi garibaldini, i quali anzichè a loro, pensavano in quel giorno 27 d’occupare Monteleone. Essi cercarono d’implorare presso Vial, perchè li [p. 155 modifica]avesse ritirati a bordo, ma il vapore non potea contenerli tutti, e il generale si rifiutò, allora cercarono d’avvalersi d’altro mezzo, profittando di tre legni a vela, che si trovavano in quelle acque, li presero a nolo, e sovr’essi s’imbarcarono tutti per seguire la rotta del Protis, che li rimorchiava. — A Briatico Vial prese a bordo il capitano Briganti d’artiglieria, ch’egli dopo la catastrofe del padre, avea fatto colà rifugiare, quando seppe, che i propri soldati volevano ucciderlo, indi si fece rotta per Paola onde attendervi la colonna Ghio, e prender nuove della brigata Caldarelli. — Nella notte fu tagliata la fune, che tenea legati i legni a vela al Protis e quegl’infelici, rimasero abbandonati a loro stessi, privi d’acqua e di vitto dovettero presto prender terra, un solo di quei legni più ardito, seguì la sua rotta, e giunse in Napoli dopo parecchi giorni. — A Paola Vial fu fatto certo della capitolazione di Caldarelli, e trovò il paese già occupato dagl’insorti di S. Benedetto Ullano. — Un legno da guerra piemontese bordeggiava in quelle acque, e accostatosi al Protis fece segni per parlamentare, si rifiutò Vial, e temendo che quello per impadronirsi della cassa non avesse rispettata la bandiera, filò per Napoli, ove arrivò il 30 quasi fuggitivo, egli, che pochi giorni innanzi comandante oltre a dodici mila uomini, tenea in pugno le sorti del reame. — Il re ricusò di riceverlo, egli seguì l’esercito dietro il [p. 156 modifica]Volturno e un consiglio di guerra lo giudicò non imputabile.