Rime di Argia Sbolenfi/Libro primo - Le cretine/Favolette morali

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Favolette morali

../In dispregio della immonda rana ../Il gentil cavaliero IncludiIntestazione 19 settembre 2008 75% letteratura

Libro primo - Le cretine - In dispregio della immonda rana Libro primo - Le cretine - Il gentil cavaliero

I

Il coccodrillo
        Chiese al mandrillo:
                "Perchè sei qui?"
Disse il mandrillo
        Al coccodrillo:
                "Perchè di sì!"

Morale

Opra tranquillo
        Come il mandrillo
        La notte e il dì.


II

Un pollaio, di gennaio,
        Nel solaio d’un notaio
        Un porcaio diventò;
Ed un pollo non satollo,
        Il suo collo mezzo frollo
        Col midollo si mangiò!

Morale

Imparate, disgraziate
        Non pigliate cantonate
        Se bramate dei cocó!


III

La cicala avea cantato
        Tutto luglio a perdifiato.
        Quando il caldo fu sparito,
        Si sentì molto appetito
        Ed andò dalla formica
        Domandandole una spica.
        La formica le richiese:
        "Che facesti l’altro mese?"
        La cicala allor riprese:
        "Ho cantato, o dolce amica!"
        "Brava!"-disse la formica -
        Tu facesti arci benone
        Ed invece d’una spica,
        Prendi, cara, ecco un zampone!"

Morale

Imitate in ogni cosa
        La formica generosa.


IV

Una sciabola un po’sciocca
        Col revolver litigò
        E finì col dirgli: "tocca
        Questa lama e tacerò!"
A costei che lo contrasta
        Con sì stolta vanità,
        Il revolver disse: "tasta
        Queste palle, e zitto là!"

Morale

Ragazze, non scherzate
        Con l’armi caricate!


V

La pulce milanese
        Che vive di stracchino,
        Fuori del suo paese
        La credono un pulcino.

Morale

Un uomo d’esperienza
        Si fida all’apparenza.


VI

La farfalletta
        Sopra la vetta
        D’una polpetta
        Si riposò.
Ma una civetta
        Accorse in fretta
        E, poveretta!
        Se la mangiò.

Morale

        Lettor, sta attento e vedi
Dove tu metti i piedi.


VII

La pispola diceva al pispolino:
        "Bada di non sporcarti il gabannino!
Ma il pispolin la madre non paventa
        E in umido finì con la polenta.

Morale

Ubbidisci alla madre ed al fratello,
        O nell’umido andrai come l’uccello.


VIII

Un tonno innamorato
        Lesse i Promessi Sposi
        E tutto riscaldato
        Da sensi religiosi,
        Andò pianin pianino
        A farsi cappuccino.

Morale

Fai bene se t’astieni
        Dal legger libri osceni.


IX

Una foca in vaporino
        Volle andar sino a Bazzano,
        Ma le cadde il taccuino
        Dalla tasca del gabbano
        E se volle andarci mai
        Dovè prendere il tramvai.

Morale

Toccherà sempre così
        A chi viaggia in venerdì.


X

Un delfino al mare in ripa
        Che fumava nella pipa,
        Prese fuoco e si scottò;
        Ma uno struzzo di passaggio
        Lo guarì con del formaggio
        Che sul buco ci applicò.

Morale

Questa favola mi pare
        Che v’insegni a non fumare.


XI

Fece l’ovo un giovin gallo
        Fuor del nido e lo covò,
        Ma uno svizzero a cavallo
        Non volendo lo schiacciò.

Morale

Di qui apprendi, o giovinetto,
        A far l’ovo nel tuo letto.


XII

Il soldo ed il baiocco
        Trovandosi in questione,
        Portavano lo stocco
        Nascosto nel bastone;
        Ma tosto i deputati
        Votarono un’inchiesta
        E furon condannati
        Al taglio della testa.

Morale

Chi tradisce l’amicizia
        Cade in man della giustizia.


XIII

Il leon per fare il bagno
        Punto fu dal pesce ragno,
        Ma un dentista forestiere
        Lo guarì con un clistere.

Morale

Chi vuol far l’altrui mestiere
        Molte volte fa piacere.


XIV

Lo storione-in un cantone
        Profittò dell’occasione,
        Ma il leone-cappellone
        Gl’intimò contravvenzione.

Morale

Son molti i guai-che ti risparmierai
        Se a ritirarti a tempo imparerai.


XV

Tra la provvida formica
        E il catarro di vescica
        Fu contratta società.
Ma si sciolsero ben tosto,
        Perchè ognuno ad ogni costo
        Pretendeva la metà.

Morale

Non c’è gusto in un bel gioco
        Quando dura troppo poco.


XVI

La pecora inferma
        Tirando di scherma
        In breve guarì.
Ma perse il tabarro
        E prese un catarro
        Del quale morì.

Morale

Questa piccola novella
        Vi consiglia la flanella.


XVII

L’ippopotamo droghiere
        E il merluzzo salumiere
        Ragionavan con piacere
        Ciaschedun del suo mestiere.
Ma un astuto alligatore,
        Anche lui commendatore,
        Disse: "Ah stupidi! il migliore
        È il mestiere del signore."

Morale

Se le bestie parlan bene,
        Frequentarle si conviene.


XVIII

Il re Tappella
        Facea la guerra,
        Ma dalla sella
        Cascò per terra
        E nel tracollo
        Si ruppe il collo.

Morale

Per detto generale
        Chi casca si fa male.


XIX

La lima ed il limone
        Per causa dei giornali
        Ebbero una questione
        Davanti ai tribunali,
        Ma proprio nel momento
        Di farsi onor coll’arte,
        Tirò sì forte il vento
        Che portò via le carte.

Morale

Oh che gioia, oh che contento
        Se tirasse solo il vento!


XX

Stava il corvo alla finestra
        Aspettando la mammana
        E teneva nella destra
        Una forma parmigiana.
        Una volpe ivi passò
        Ed a lui così parlò:
        "Deh, chi mai vide un uccello
        Più piacevole e più bello?
        Se il tuo canto è come il viso,
        Sei l’uccel del Paradiso!..."
        Ascoltando queste cose,
        Tosto il corvo le rispose:
        "Cara volpe, a chi mi loda
        Dico: baciami la coda!"

Morale

Se qualcun vi loda spesso,
        Rispondetegli lo stesso.


XXI

La tinca in una cassa
        Piena di formentone
        Si fece tanto grassa
        Che diventò un tincone.

Morale

A molti il vizio
        Fa quel servizio.


XXII

La sega ed il ditale
        Sposi a dieci anni soli
        Dal nodo coniugale
        Non ebbero figliuoli,
        Perciò, con atto egregio,
        Fondarono un collegio.

Morale

Son sterili soventi
        Le nozze tra parenti.


XXIII

Il bue disse alla vacca:
        "Vuoi tonno o vuoi salacca?"
La vacca disse al bue:
        "Dammeli tutti e due!"

Morale

Nelle giornate magre di quaresima
        Son simile alla vacca anch’io medesima.


XXIV

Un somaro in Egitto per scommessa
        Sposò una poetessa
E in barca la condusse al Cairo e a Menfi...

Morale

Sposate ARGIA SBOLENFI!!!