Rime di Argia Sbolenfi/Libro secondo - Le decadenti/Sonetti decadenti

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Sonetti decadenti

../Il primo capello bianco ../Morbvs IncludiIntestazione 19 settembre 2008 75% letteratura

Libro secondo - Le decadenti - Il primo capello bianco Libro secondo - Le decadenti - Morbvs

DIES


Il sole brucia implacabile, uguale,
        Le stoppie gialle del pian vaporoso,
        L’azzurra volta del ciel luminoso
        Riflette in terra la fiamma estivale.

Non move foglia. La vita animale
        Langue in un grave sopor neghittoso
        Turba la pace al meriggio affannoso
        Solo un molesto frinir di cicala.

Sull’erba verde, nel bosco frondoso,
        Fresco t’ho fatto di fiori un guanciale
        E tu vi adagi le membra al riposo.

Dormi discinta nell’ombra ospitale
        Ed io contemplo con l’occhio bramoso
        L’onda del petto che scende e che sale.

NOX


Dell’alta notte la negra magia
        M’empie il cervello, mi filtra nel core.
        Un soffio passa sull’anima mia,
        Un freddo soffio che m’empie d’orrore.

Sente di fuori, l’orecchio che spia,
        Strani bisbigli che metton terrore,
        Ma nelle case la vita s’oblia
        Come annegata in un denso stupore.

Solo nel buio, laggiù, della via,
        Dietro una tenda, l’immobil candore
        Un lume fioco da lungi m’invia.

Rischiara forse il discreto bagliore
        Lo spasimar d’un atroce agonia
        Od il gioir d’una notte d’amore?

APENNINO


O monti, albergo di pace infinita,
        Ancor nel vivo ricordo rimane
        Il susurrar delle chiare fontane
        Tra la fragranza dell’erba fiorita

E il tremolar della luce salita
        Coll’alba fresca alle cime lontane
        Nel rado vel delle nebbie montane
        Su i boschi pieni di canti e di vita

E nel tepor della rorida mane
        Fioco il belar dell’agnella smarrita
        Od il rintocco di meste campane.

Oh, nel mister della selva romita
        Fuggir con lei dalle cure mondane
        E tra i capelli sentir le sue dita!

ADRIATICO


Il mar lambendo instancabile e lento
        La sabbia fina dell’umida sponda,
        Con ritmo uguale mandava un lamento,
        Quasi un singhiozzo, alla notte profonda.

Occhi benigni, le stelle d’argento
        Guardavan fisse la terra feconda.
        Amor vagava nel ciel sonnolento
        Ed io sperai la fortuna seconda.

Il cor t’apersi con timido accento,
        Sfiorai col labbro la chioma tua bionda
        Ed al trionfo credetti un momento....

Addio, fantasmi d’un’ora gioconda,
        Sogni d’amore dispersi dal vento,
        Care speranze cadute nell’onda!

MILLE


Al suo balcone s’affaccia beata
        La dama, tratta dal maggio fiorente.
        Il sol carezza la treccia dorata,
        La rosea gota ed il labbro ridente.

Il giovin paggio da lunge la guata
        E tutto caldo d’amore si sente
        Nè gli par cosa terrena e creata,
        Ma ben di cielo angioletta vivente.

Correr vorrebbe a battaglie cruente,
        Soffrir pugnando una morte spietata
        Sol per averne uno sguardo clemente;

E pur la dama dagli occhi di fata,
        E pur la bianca angioletta piacente
        Dal dì che nacque non s’è più lavata!

SETTECENTO


Mormora l’arpa toccata in sordina
        Lento un motivo che par minuetto.
        Lenta la dama danzando s’inchina,
        Tutta eleganza, sussiego e belletto.

Di nei segnata, la pelle argentina
        Manda un profumo sottil di zibetto:
        Sotto una nebbia di candida trina
        Ansano i bianchi segreti del petto.

Danza e sul molle tappeto trascina
        La ricca vesta ed il piè piccioletto
        Col portamento d’altera regina.

Tutti scoraggia col rigido aspetto,
        Con l’occhio pieno di calma divina,
        E lo staffiere l’attende nel letto.

PAROLE


Dolci parole d’amor, susurrate
        Presso i cespugli fioriti di rose,
        Parole dolci, parole gioiose,
        Appena dette che mai diventate?

Salite al cielo col vento e volate
        Degli angioletti alle labbra amorose,
        O, come accade dell’ottime cose,
        Parole dolci, nel nulla tornate!

Ahi, che piuttosto all’inferno dannate
        Sì come streghe mendaci e schifose,
        Forma e veleno di biscie pigliate

E, tra i cespugli nativi nascose,
        Mordete al core gli amanti e li fate
        Vittime e strazio di cure gelose!

MUSICA


L’ultime note languenti, velate,
        Muoiono come sospiri sonori
        In un tripudio di mazzi di fiori
        In un profumo di donne scollate.

E il sangue tende le arterie gonfiate,
        Passan su gli occhi fugaci bagliori;
        Tutta la vita prorompe di fuori
        Sotto l’impulso di forze ignorate.

Allor le forme ci sembran mutate
        E ridipinte di strani colori,
        Quasi fantasmi di cose sognate.

Poi tutto passa; ma resta nei cuori
        Come un rimpianto di gioie passate,
        Come un presagio di nuovi dolori.