Rime nuove/Libro VII/LXXXVII

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Poesie

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LXXXVII.


Su l’ostel1 di città stendardo nero
— Indietro! — dice al sole ed a l’amore:
Romba il cannone, nel silenzio fiero,
4Di minuto in minuto ammonitore.

Gruppo d’antiche statue severo
Sotto i nunzi incalzantisi con l’ore
Sembra il popolo: in tutti uno il pensiero
8— Perché viva la patria, oggi si muore. —

In conspetto a Danton, pallido, enorme,
Furie di donne sfilano, cacciando
11Gli scalzi figli sol di rabbia armati.

Marat vede ne l’aria oscure torme
D’uomini con pugnali erti passando,
14E piove sangue donde son passati.



Note

  1. [p. 763 modifica]Ostel di città è un francesismo ragionevole. Di ostello per casa abondano gli esempi nella prosa antica: ma troppo eran ancora miste le correnti delle lingue romanze nel duecento e nel trecento, e con gli esempi del buon secolo si potrebbe francamente scrivere il piú bell’italiano infranciosato che sia negl’ideali dei poltroni senza idee. Non mancano nella lingua poetica anche moderna: il Monti, Basv. 1,

    Invan si straccia il crin disperso e bianco
    In su la soglia del deserto ostello;


    non bene, della casa d’un villano: meglio il Manzoni, nel Natale,

    . . . . . . . . ad Efrata,
    Vaticinato ostello,
    Ascese un’alma vergine.

    [p. 764 modifica]Per altro il Tommasèo nel Dizionario notò a ragione che ostello, in signif. di albergo, casa, ecc., è “raro anco nel verso„. Ma il Davila, nello Storia delle guerre civili di Francia III 203, ha “il quale trasferendosi all’ostello (cosí chiamano i palagi dei principali signori) trovò....„ E questo è il caso nostro. — Valga anche per l’ostel di Brusselle nella lxxx.