Rivista di Scienza - Vol. II/The origin and development of the moral ideas

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Eugenio Di Carlo

The origin and development of the moral ideas ../Esquisse d’une sociologie ../Philosophie des sciences sociales IncludiIntestazione 24 gennaio 2014 75% Scienze

Esquisse d’une sociologie Philosophie des sciences sociales
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Edward Westermack, lecturer of Sociology at the University of Helsingfors - The origin and development of the moral ideas (in due Volumi); Vol. 1°, 716 pag. London, Macmillan and Co., 1906.

L’Autore è noto tra i Sociologi principalmente per la History of Human Marriage, che è una delle pubblicazioni più importanti che abbiano visto la luce su questo argomento.

Oggetto ora di questa nuova opera del Westermack, della quale è uscito per ora solo il primo volume, è lo studio della origine e dello sviluppo delle idee morali. L’Autore narra come sia stato indotto a questo lavoro: egli discuteva un giorno con alcuni amici la questione fino a che punto l’uomo cattivo debba essere trattato con gentilezza.

Le opinioni erano diverse e, malgrado la migliore volontà, la unanimità non potè ottenersi. Sembrava strano che il dissenso fosse così radicale, e ne sorse allora la domanda: donde la diversità delle opinioni? È dovuta ad una conoscenza difettosa, o essa ha una origine meramente sentimentale? E d’altro canto perchè vi ha in taluni casi un aperto consenso? Non solo, ma ancora: perchè vi hanno delle idee morali?

Da allora più anni passarono, impiegati dall’Autore nella ricerca di una risposta a tali domande: frutto di tali ricerche è l’opera presente.

Essa ha come base investigazioni di vario genere: psicologiche, etnografiche, storiche, giuridiche, religiose: e queste non sono limitate ai sentimenti ed alle idee prevalenti in una data società, ed in un particolare stadio della civiltà, ma hanno come loro materia la coscienza morale del genere umano.

Nello stato presente delle nostre cognizioni, mancando monografie sul maggior numero dei soggetti che un tale studio involge, [p. 205 modifica] la ricerca intrapresa è stata assai forte per l’Autore, e lo sarebbe del resto per chiunque: pur confessando egli che la completezza sul riguardo non possa essere raggiunta, ma considerando l’alta importanza della quistione, ha voluto abbordarla per cercare di portarvi quella luce possibile, ed ha presentato al pubblico il primo volume, frutto di ricerche prolungatesi oltre cinque anni.

L’Autore richiama frequentemente sulla sua autorità i costumi e le idee prevalenti fra gli indigeni del Marocco, fra i quali egli soggiornava per ben quattro anni, allo scopo di studiare le connessioni da lui avvertite in genere fra le opinioni morali e le credenze religiose e magiche: i dati antropologici raccolti da lui, oltre che servire per la presente opera, formeranno materia di una speciale monografia sulla religione e sulla magia degli indigeni del Marocco, che l’Autore pubblicherà in seguito.

Questo primo volume è diviso in ventisette capitoli: noi ne metteremo in rilievo i punti capitali ed i principali argomenti trattati.

La trattazione incomincia con una ricerca di indole psicologica.

I giudizî morali hanno una origine emozionale, anzi i concetti morali nella loro essenza sono generalizzazioni di tendenze in certi fenomeni ad evocare emozioni morali. L’Autore qui tratta della pretesa universalità od obbiettività dei giudizi morali, della teoria secondo la quale questi deriverebbero ogni loro importanza dalla ragione «teorica» o «pratica»; egli sostiene chela nostra tendenza ad obbiettivare i giudizi morali, da una parte non è sufficiente fondamento per riferirli alla ragione, d’altra parte è dovuta alla uniforme natura della coscienza morale. A questo proposito il Westermack molto opportunamente ed assai giustamente distingue l’oggetto proprio dell’etica scientifica, che è lo studio della coscienza morale come un fatto, dall’etica normativa che fìssa le regole per l’umana condotta. Ne viene che la ricerca tutta dell’Autore rientra nel campo dell’etica scientifica, e non in quello dell’etica filosofica.

Continuando il Westermack distingue due specie di emozioni morali: quelle di disapprovazione od indignazione, e quelle di approvazione: le une e le altre retributive, le prime formano una sottospecie di risentimento, le altre una sottospecie di emozione benevolmente retributiva. L’Autore investiga in che consista il risentimento, e sostiene che nel corso della evoluzione mentale la direzione della reazione ostile che accompagna la disapprovazione morale sia divenuta più apparente, mentre il carattere aggressivo di essa si sia andato sempre più trasformando; quanto all’emozione benevolmente retributiva, l’Autore la studia anche presso gli animali, ne investiga la mancanza di discriminazione che spesso si rinviene in essa, ecc. Seguitando la ricerca sulla natura delle [p. 206 modifica] emozioni morali, il Westermarck rigetta la veduta intellettualistica che sostiene essere le emozioni morali conseguenze dei giudizi morali; egli sostiene che i giudizi morali, essendo espressione definitiva di emozioni morali, ci aiutano a scoprirne la vera natura, Però a noi sembra che egli approfondisca poco una quistione di così difficile soluzione, della quale si occupa molto tutta la ricca letteratura austriaca e tedesca, concernente il valore in generale, ed i valori particolari, morali, estetici, religiosi (intendiamo alludere ai lavori del Meinong, dell’Ehrenfels, dello Eisler, del Brentano, del Krüger, del Lipps ecc...).

Il disinteresse e l’apparente imparzialità sono, secondo il Westermack, le caratteristiche che valgono a distinguere la disapprovazione o la approvazione morale da altre forme di approvazioni non morali; le emozioni morali hanno ancora un carattere di generalità, come quelle benevolmente retributive traggono origine da sentimenti simpatici ed altruistici. Dopo di ciò l’Autore passa all’analisi dei principali concetti morali, e, premesso che questa analisi deve essere considerata coi concetti morali di una mente civilizzata, e dopo alcune osservazioni sui concetti morali nelle razze inferiori e sul linguaggio in genere in rapporto ad essi, egli analizza i concetti: cattivo, vizio, torto, dovere (verbo) e dovere (sostantivo) diritto (aggettivo) e diritto (sostantivo), giustizia ed ingiustizia, buono, virtù, merito.

I punti più importanti, per le ricche e fini osservazioni, negli altri capitoli sono la trattazione intorno al costume ed alla legge in generale, al tentativo, alla irresponsabilità dell’agente non consapevole.

Col capitolo XIV l’Autore restringe le investigazioni alle più importanti forme di condotta, secondo cui è considerata la coscienza morale, e tratta dell’omicidio, dell’uccisione dei genitori, delle persone ammalate e dei fanciulli, dello aborto, dell’uccisione delle donne, degli schiavi, del sacrifizio umano, della vendetta di sangue e della compensazione, della pena di morte, del duello, delle ingiurie corporali, della carità e della generosità, della ospitalità, della soggezione dei figli, delle mogli ed in ultimo della schiavitù.

Tutta quest’ultima parte è oltremodo interessante, giacchè l’Autore ci fa assistere alla evoluzione e trasformazione storica di tutte le maniere di condotta soprariferite, svelandoci le cause e le ragioni intime determinatrici dell’una e dell’altra.

Il Westermack non si serve in questa parte del suo lavoro di un angolo visuale determinato, secondo il quale spiegare le trasformazioni storiche di esse maniere di condotta, come farebbe chi volesse applicare in tale ricerca p. e. la concezione così detta materialistica della storia, o quella ideologica, se così si può dire, od un’altra qualunque, ma studia queste nelle loro reali ed [p. 207 modifica] effettive ragioni, senza preoccupazioni ed astrazion facendo da qualunque punto di vista specifico. Ciò accresce pregio alla ricerca, come è facile capire.

Noi non possiamo ora esaminare tutte le conclusioni generali o particolari alle quali è pervenuto l’Autore: nostra intenzione precipua è stata quella di far noto il libro, che si dimostra pel suo contenuto indispensabile per gli studiosi di Sociologia generale e di Sociologia morale in ispecie, costituendo esso una vera miniera di fatti raccolti e classificati, sia dall’osservazione propria dell’Autore, sia da un immenso materiale bibliografico, specialmente inglese, come ancora una ottima fonte di osservazioni e di spiegazioni scientifiche. Ci riserbiamo del resto un giudizio critico sui principali punti e conclusioni del libro ad opera finita.

Palermo.

Note