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Saggio meteorologico/Parte prima/11

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Parte prima - XI. Dell’Influenza Fisica della Luna

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Parte prima - XI. Dell’Influenza Fisica della Luna
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ARTICOLO XI.

Dell’influenza Fisica della Luna: e prima si esamina la quistione del calore della Luna.

S
Iamo giunti a quel passo, ove più fervida è la controversia non solo delle donne, e del popolo contra i Filosofi, ma tra’ Filosofi stessi, altri ostinatamente negando ogni influenza degli astri, nominatamente della Luna, altri fermi essendo in credere efficace la Luna in particolare nelle mutazioni di tempo, ed in altri effetti naturali. Così divise sono le autorità, e ragioni contro ragioni, esperienze contro esperienze vengono prodotte, che difficile è prudentemente determinarsi, qual dette due opposte opinioni si debba seguire.

Allega il popolo cogli antichi Filosofi per conferma della sua opinione diversi effetti. P. e. 1. Che le Ostriche, e gli altri crostacei, a Luna scema smagriscono, a Luna piena ingrassano. 2. Che i legni tagliati a Luna crescente più presto si tarlano e guastano. 3. Le crisi nelle malattie 4. Le regole delle donne. 5. I periodi ricorrenti di alcuni morbi colle fasi della Luna, e spezialmente di capo e di cute. 6. Finalmente le Maree.

I Fisici all’opposto che sono nella contraria opinione, quasi abborrendo di sentire in nulla col volgo, trattano questi fatti, o come falsi e chimerici parte, o come casualmente concorrenti colla Luna, o come provenienti da altre cagioni. [p. 53 modifica]

Che poi la Luna non abbia alcuna efficacia, o influenza negli effetti sublunari, credono di dimostrarlo con questo argomento senza replica.

„Se la Luna movesse, e affettasse i corpi terrestri, ciò sarebbe massimamente per mezzo della sua luce e calore; poichè non si deve in Fisica riccorrere a qualità occulte, ed immaginarie; ma il lume della Luna è del tutto inerte, inefficace, e morto; dunque la Luna non può aver alcuna influenza. Che poi il lume della Luna non abbia alcuna forza, lo provano con una celebre sperienza, passata da libro in libro, da bocca in bocca, fino al minimo novizio della Filosofia.

Il lume della Luna, dice Musschembroekio, n. 1637, per bocca del quale si può credere che parlino tutti gli altri, riflesso da uno specchio ustorio, o per una lente grandissima condensato in uno stretto foco, ove sia posto un mobilissimo Termometro, non muove punto il liquore in esso contenuto, e perciò nè freddo, nè calore sensibile si scopre nel suo co de’ raggi lunari, per arte finora cognita, come Hoock, la Hire, Villette, Tschirnause con esperienze espressamente instituite dimostrarono: le quali sperienze distruggono l’opinione, tanto degli antichi, che attribuivano alla Luna una forza riscaldante, quanto di Paracelso, dell’Elmontio, e d’altri, che i raggi della Luna umidi e freddi facevano.

Conchiude poi così n. 1639: „Se dunque la luce della Luna, nè con me viene semplice alla terra, nè condensata alcune volte, non apporta mutazione alcuna nel liquore d’un Termometro mobilissimo; come potranno gli Astrologi invocare gl’influssi della luce lunare, o de’ Pianeti, come cagione di molti effetti sopra la terra!

In tal guisa credono d’aver fatto tutto, e di aver posto filenzio agl’ignoranti. Non si può negare che questo non sia un pregiudizio dell’umanità di andar a seconda di certi rumori una volta sparsi, e di ricevere ciecamente, è tramandare senza esame certi fatti prodotti con certa autorità, ed asseveranza, e non pensare più oltre. Molti sarebbero gli esempj, e questo presente mi pare che ne sia uno.

Nella quistione di cui si tratta, all’addotto celebre spezioso argomento potrebbe pur alcuno rispondere prima, che, se l’esperienza fosse vera, non sarebbe tanto concludente, come si vuol farla; in secondo luogo poIrebbe anche dubitare dell’esperienza medesima.

Poichè quanto al primo, se il lume della Luna non affetta il Termometro, per questo dunque si dovrà subito dire, che non ha alcuna efficacia? Ma gli Astronomi sanno, Musschembroekio stesso lo confessa, e tutti possono sperimentare, che il lume della Luna, quando è più chiaro, ferisce gli occhi, fa stringere la pupilla, e spezialmente passata per il Telescopio, offende la vista sensibilmente. In effetto, per confessione di tutti, la luce è corpo, e corpo vibrato con incredibile velocità: ella è fuoco, o atta a destar il fuoco: come dunque può esser priva d’impressione, e di efficacia? Canfessa il Musschembroekio stesso, che la Luna nel verno produce mutazioni sensibili nell’Atmosfera, non bene intese, ma provenienti da altra forza che dalla gravitazione: è qual altra può esser questa forza fuor che la luce? [p. 54 modifica]

Riferisce e adotta il modesimo l’osservazione del Chiariss. Beccari (Coment. Bon. Vol. II.) che i raggi della Luna raccolti con una lente, e diretti in un diamante, entrando in esso, vi si attaccano, e lo rendono lucido nelle tenebre: osservazione, che sola rende sospetta l’esperienza vantata del niun movimento prodotto nel Termometro colle lenti, e cogli spechi ustorj. Ma molte altre cose sono, che ripugnano alla intiera fedeltà di questo sperimento, o non lasciano concludere quello che per il medesimo si pretende.

Io non incalcherò qui, che se bene gli specchj, e le lenti condensino la luce, quello del de la Hire 306 volte, quello del Villette 817, non ostante ancora la luce della Luna resta troppo languida per farsi sentire nel Termometro, poichè secondo l’esperienze, è conclusioni del Sig. Bouguer il lume della Luna anche piena resta più raro di quello del Sole 300 mille volte, sicchè anche condensato nel foco di una lente la più efficace, resta ancora 300 volte più languido; e vi vorrebbero 300 Lune collo specchio, è 300000 senza specchio per eguagliare il lume, e il calore del Sole. Bensì dirò, doversi in oltre accordare, che il calore del lume Lunare, è almeno la trecentesima millesima parte del calore del Sole. Or questo tenue calore, successivamente raccolto, ed accumulato secondo il nostro principio generale, deve avere della efficacia[1].

Ma che il Termometro pér quanto sia sensibile, con quanta diligenza si voglia fare l’esperimento, non mostri di ricever impressione, sempre si potrà dire, che l’esperienza ancora è troppo grossolana per poter decidere di cose tanto sottili; che l’esperienza dura troppo breve tempo in paragone di un Pienilunio, che illumina la Terra tutta una lunga notte; intervenirvi il vento, il freddo stesso della notte (non potendosi far in luogo a bastanza chiuso) che possono impedire il moto del Termometro. I raggi solari riflessi da una muraglia certamente riscaldano: ma se riflessi si raccogliessero in una lente ustoria in notabile distanza, io non so se alterassero punta un Termometro[2].

Ma senza ricercare cagioni esterne del niun effetto di questa esperienza, come si è fatta oltremonti dai nominati sperimentatori, io mi ristringerò finalmente ad oppor loro un’esperienza contraria, che deve aver maggior autorità, non dirò per esser d’un Italiano e nostro, ma perchè viene da un uomo che aveva interesse al risultato contrario.. Questo è il [p. 55 modifica]celebra nostro Montanari nel libro istesso, che scrisse contro gli Astrologi; ma acuto, e sincero come era, riconosceva negli astri quell’influenza fisica fin dove, quando, e quanto puote aver luogo. Or egli si esprime così. Pag. 9.

Per cominciare dall’esistenza degl’influssi, io considero, dice, tre effetti che il Cielo qua giù fra noi produce assai palesi, e fuori d’ogni controversia mi sembrano, il lume, il calore, ed il moto: nè meno i ciechi negano il lume; del calore non abbiamo dubbio nel Sole: nella Luna oltre ciò, che ne dice Aristotile, e che viene comunemente confessato, che noctes in Plenilunio sunt tepidiores, ce lo addita l’esperienza ancora d’uno specchio ustorio grande, col quale raccolti i raggi della Luna, e fatti ferire in un Termometro assai delicato di moto, si vede mostrar più gradi di calore, che prima non faceva: (dissi di uno specchio ustorio assai grande, e Termometro delicato di moto) perchè con gli ordinarj, anzi di mediocre grandezza, e con Termometri pieni d’altro, che di aria, non se ne vede effetto sensibile.

Per le circostanze minute, ed avvertenze enunziate dal Montanari, si vede, che ha reiterate le prove in molte maniere, e con varj istromenti, sin che si combinò il vero modo da vederne l’effetto: per il che mi sembra, che si debba prestare più tosto fede al mostro diligente Filosofo, che agli sperimentatori oltramontani.

La non riuscita dell’esperienze oltramontane potrebbe con ragione imputarsi alla differenza dell’aria; e non sarebbe questo il solo caso, in cui un’esperienza riuscita bene in Italia, di la da monti abortisse, Non potè il Cassini vedere in Francia le macchie di venere, che aveva scoperte a Bologna, e che poi contemplò così chiaramente Mons. Bianchini a Roma.

Molte circostanze non osservate possono impedire il successo dell’esperienze. L’Hombergio (Hist. Acad. R. 1705.) osservò, per una spezie di paradosso, che la forza degli specchj ustorj s’indeboliva nel gran caldo, e si spiegava con più di vigore dopo le pioggie (perchè nel gran caldo l’aria è più vaporosa). Invano nella Zona Torrida sonosi tentate l’esperienze elettriche, Non si potè mai ottenere verun segno di elettricismo, o solamente debolissimo: e niuno affatto d’elettricismo Atmosferico; probabilmente per la gran copia di vapori, manifestata dalle continue pioggie, e dalla pronta ruggine, che colà contraggono i metalli; siccome appresso di noi ne’ giorni umidi, e siroccali si pena a destar, o contenere nelle Macchine il fuoco elettrico, che si dilegua tosto, asportato dall’umido dell’ambiente: sicchè nella Zona Torrida tutti i bei Sistemi de’ Fisici nostri sopra l’elettricismo sarebbero stati ignoti in eterno, e non mai nati. Non ci faccia stupore, se il calor Lunare, che si rifiuta all’esperienze d’oltremonti, siasi prestato alle nostre d’Italia.

Certo è da stupire che nei libri di Fisica, non si trovi nè pur menzione di questa esperienza, per altro così luminosa, e ragionevole. I dotti Autori del Caffè di Milano che soli ne parlano, in grazia della maggior destrezza acquistata in questo secolo nell’eseguire l’esperienze, antepongono l’esperienza oltramontana e più recente all’antica del Montanari. Non è necessario di litigare. Ella non è che un di più per confermare [p. 56 modifica]ciò, che detta la ragione, il lume della Luna contenere qualche grado di calore; e potere questo nostro Satellite anche per questa via affettare, e muovere i fluidi, e i solidi della terra.

In una memoria nei Commentarj di Bologna prossimi ad uscire, ho tentato di rilevar il calore della Luna per altra via. Ho sommato per lo spazio di 40 anni (dalle osservazioni del Sig. March. Poleni) i gradi del Termometro da una parte per li 14 giorni intorno i Plenilunj, dall’altra per li 14 intorno i Novilunj (nei quali la Luna dà poca luce): e risultò, che il calor generale del Plenilunio eccede quello del Novilumio di , o sia di di grado. Così il calor della Luna, comunque tenuissimo, e separatamente insensibile, raccolto però in molti giorni si fa sentire. Si potrà consultare inoltre l’aggiunta all’accennata Memoria al fine del Vol. IX. dei detti Commentarj di Bologna[3].

Note

  1. Il Sig. Black di Elimburgo (Rozier Sect, 1772.) fece una bella osservazione, ch’è questa: Esiste talora vero calore, ma latente ed assorto ne’ corpi, che i Termometri immersi in essi per certo spazio di tempo non risentono. Forse però adoprando il Termometro Reale del Sig. Ab. Soumille, o quello del Sig. Ab. Fontana, ove un grado è diviso in 8640 parti sensibili, si scorgerà e il calor della Luna, ed altrl deboli calori.
  2. Il Sig. Ab. Teissier, membro della Società Reale di Medicina, avendo fatto molte sperienze sulle piante spillonate, etiolées dei Francesi, le quali tenute all’oscuro imbianchiscono o ingialliscono, ha trovato, che le le piante esposte la notte al lume della Luna e tenute di giorno nell’oscurità; sono sensibilmente meno gialle, o bianche che quelle che stanno nell’oscurità giorno e notte. Il Sig. Ab. Teissier ha letto su questo argomento due Memorie all’Accademia delle Scienze, che saranno publicate tra quelle degli Stranieri. Bersholon dell’elettricità de’ Vegerabili pag. 354.
  3. Il Sig. Prof. Vassalli (Opusc. Mil. T. XVII. p. 113) nelle sue dotte sperienze sopra gli effetti delle luci, solare, lunare, e della fiamma sulla sensitiva, Cera vergine, e Luna cornea, ritrova nella mutazione di colore ec., che gli effetti di queste luci sono analoghi tra di loro (proporzionati però alla rispettiva forza, ed intensione) per indur mutazione in detti corpi. Chi può dubitare che analogo non sia anche l’effetto del Calore con altre impressoni?