Saggio meteorologico/Parte prima/12
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ARTICOLO XII.
Dell’Influenza Fisica della Luna, riguardo particolarmente l’Agricoltura.
Prima di tutto in generale deve la Luna anche per questa via muovere l’Atmosfera, e gli altri fluidi, ed i solidi di questo globo: e ciò diversamente, quando piena risplende l’intere notti, da quando è scema, e quando riluce le prime ore, è quando le ultime della notte; poichè secondo la quantità, la durata, e la direzione di questa luce, diverso deve essere il grado di calore, che ne proviene.
Si possono quindi spiegare, e confermare insieme alcuni fenomeni, che vengono posti in dubbio da quelli, che tengono la contraria opinione. Solamente non si perda di vista il gran principio, che la natura opera cose grandi con moti piccoli.
La principale controversia tra alcuni Filosofanti da una parte, gli Agricoltori, gli Ortolani, i Giardinieri, i Botanici, i Legnajuoli, gli Architetti dall’altra, versa sopra le piante: mentre questi credono importar assai, in quali quarti della Luna vengano piantate, potate, tagliate; e quelli deridono una tal credenza, come un error popolare. Per nulla attribuire al mio giudizio, porrò qui il sentimento, e le parole del celebre Montanari prese da quell’istesso libro in cui confuta, come si disse, le favole degli Astrologi.
Egli è fuori d’ogni controversia, che l’erbe e le piante si nutriscono, ed aumentano mediante un sugo, che dalla Terra su per li pori del fusto e rami loro ascendendo, quivi alle parti adattandosi si condensa, in sostanza di legno, di fronde, di fiori convertendosi, con qual ordine, e in virtù di che, non è luogo qui di ricercarlo, e può vedersi nell’Anatomia et Economia delle piante del dottissimo e diligentissimo Malpighi, a cui nulla sa la natura de’ suoi secreti nascondere; ma a me basta bene, che questo sugo per tali pori, o sia sottilissime vene, che col microscopio però si veggono, a nutrire ciascuna parte fin dalle radici si porta.
Se dunque il Sole riscalda una pianta, certo è, che ella col riscaldarsi si rarefà, e fi dilatano que’ pori, o sieno vene, per le quali ascende cotal sugo, onde fa di mestieri che ne salga dell’altro per adeguatamente riempirli, e per supplire a quello, che parte in umido svaporando, e parte in sostanza della pianta convertendosi, va mancando. Sopraggiunge la notte; ma mantenendosi per la presenza della Luna un poco più a lungo quel tepore dell aria, che a questa continua salita del sugo può giovare, seguita, se bene non così in copia, a salirne dell’altro; finchè raffreddatasi sul tramontar della Luna la pianta, va a poco a poco costipando i suoi pori, e insieme condensandosi quel sugo, il quale all’apparire del Sole, che di primo lancio riscalda le piante più tenere, prorompe sul mattino in foglie e fiori,
Che dal notturno gelo
Chinati e chiusi, poichè ’l Sol gl’imbianca,
Si drizzan tutti aperti in loro stelo. Dante Inf. Cant. III.
Ma se al tramomar del Sole non resta sopra l’orizzonte la Luna, si fredda ben più presto la pianta, onde minor copia di sugo vi ascende, nella lunghezza di quelle ore più si addensa il legno, e minor quantità ne trova pronta il Sole nel mattino seguente, per far scaturire le foglie, e i bocciuoli, onde meno cresce la pianta. Nè giova, che la Luna dopo molte ore della notte alzi dall’orizzonte; perchè il suo debol calore, che bastava per prolungare, e in certo modo continuare quello del Sole, spento che sia quello che il Sole lasciato avea, non basta a suscitarlo. Se abbiamo un corpo caldo, e con pannicelli lo involtiamo, dura per lungo tempo quel calore, che senza quelli tantosto si spegnerebbe; che se a principio lo lasciamo freddare, prima d’invoglierlo, spento che sia quel calore, non lo restituiscono punto que panni, quantunque alcun piccolo calore con se portassero.
Ecco dunque la cagione, perchè l’erbe e le piante crescono a Luna crescente più che a Luna scema; perchè la Luna crescente resta presente dopo tramontato il Sole, e non lascia così di subito freddar le piante; e la Luna calante non nasce se non qualche ora dopo tramontato il Sole, e dopo freddata l’aria e le piante stesse. Ma la medesima ragione ci addita ancora il perchè, tagliato a Luna crescente il legname sia men durevole, perchè più ripieno di sugo, meno denso ne’ suoi pori, conserva entro di quelli materia indigesta, non ancora condensata in legno, e perciò atta a putrefarsi; là dove tagliato negli ultimi della Luna, ha per più giorni sofferto il freddo della notte, e perciò condensatasi, e ritratti i suoi pori non contiene in essi tanta materia di putrefarsi capace. Di qui avviene, che tanto più sensibile sia questa differenza fra’ legnami tagliati negli accennati mesi, e quelli che di Primavera, o sul principio dell’Autunno altri tagliasse. Però che nella Primavera, siasi crescente, o scema la Luna, è sì copioso l’umore che su per le piante ascende, che non può non ne rimanere in quantità entro la pianta, che cariosa la rende poscia in breve tempo. Quindi ancora avviene che tagliato la State, egli tanto più leggiero rimane, perchè l’eccesso del calore, se bene ha consumato l’umore indigesto, onde egli durevole rimane, ha però lasciati assai dilatati i pori, onde raro e leggiero è divenuto: al contrario di che succede l’Inverno, nel qual tempo non contribuisce se non pochissimo sugo la Terra, ed il legno ha i pori dal freddo sì ristretti, che ne rimane condensato, e perciò più grave, e più duro. Ecco dunque, come influisce la Luna, ed il Cielo in far crescere le piante, e render più e meno durevoli i legnami. Sin qui il Montanari.
A questa spiegazione, che mi sembra sensatissima, due obbietti si possono fare, e si fanno: il primo preso dall’esperienze del celebre Sig. di Buffon (Acad. R. 1739. e segg.) colle quali messi in confronto de’ pezzi di legno tagliati a Primavera, e pieni di sugo, con altri pezzi eguali tagliati sul fine dell’Autunno, trovò che quelli di Primavera erano e più pesanti, e più forti, e più resistenti e capaci di portare un più gran peso, che quelli di Autunno. Non dispiaccia a chi facesse fondamento su queste sperienze, se dirò liberamente, che nulla concludono per la quistione presente, poichè qui si tratta della durata de’ legni, non della forza. Accorderò, che un legno tagliato a Primavera sarà più pesante, e più capace di portare de’ pesi: ma convien vedere, quanto però possa durare senza cariarsi, il che non può esser deciso, se non dopo lungo corso d’anni, e forse di qualche secolo che durano certi legni bane stagionati; ma la ragione previene la decisione, perchè essendo questi legni pieni di sugo, cioè di sostanza indigesta, debbono più presto tarlarsi, o putrefarsi. Lo stesso dico dell’esperienze del Sig. Duhamel esposte nella Fisica degli Alberi, e nel Governo de’ Boschi, in vista di convincere di vanità l’osservazione della Luna: provano che i legni tagliati a luna piena sono più pesanti, che a Luna scema, come altre sperienze dimostrano che i segni sono più pesanti in Inverno, che in Estate. Queste esperienze dunque provano quello ch’io dico, essere gli alberi più pieni d’umore intorno i Plenilunj, che intorno i Novilunj. Altro è poi un eccesso di peso per abbondanza d’umore, come nel caso nostro; altro che sia per densità di fibre, come nell’Inverno: tende questo alla conservazione, alla durata, alla forza, e quello alla corruzione. Si richiami quanto orora si addusse dal Montanari.
L’altro obbietto è preso dall’esperienza comune; mentre gl’Impresarj, e tagliatori de’ boschi, cominciano i loro tagli, finito il Verno; e cominciato, che abbiano una volta, non tralasciano fino al fine senza riguardo a mesi, o quarti di Luna. Al che io dirò, prima che i Mercanti di legname nulla si curano della durata de’ medesimi; in secondo luogo, che questo si fa per una necessità, non potendosi nel gran Verno praticare ne’ monti, e ne boschi, per le nevi, ed in oltre per la brevità delle giornate le opere verrebbero ad esser dispendiose. Per altro i Particolari diligenti, (ed anche i buoni Mercanti, come di poi sono stato assicurato) che vogliono fare fabbriche durevoli ov’entri il loro propria interesse, se sono intelligenti, usano benissimo questi riguardi nel tagliare, e preparare i legnami nella stagione del freddo, e nella Luna calante, e ciò per consenso di tutti gli Architetti antichi, e moderni.
Quanta diversità porti nelle piante il grado di calore più grande, o più piccolo, si può vedere, come si accennò sopra parlando del Sole, dagli anelli annui per cui crescono le piante medesime, i quali sono dilatati dalla parte di mezzodì, ristretti dalla parte di tramontana.
Ora ciò, che si è detto del taglio degli alberi, deve dirsi del piantare, del potare, dell’innestare, ma in senso opposto. Imperciocchè in queste operazioni non si cerca altro che la maggior vegetazione. Le piante poi sono più disposte: ad una pronta vegetazione, quando abbondano di sugo: ma godono di una maggior copia di sugo a Luna crescente, che a Luna calante; dunque a Luna crescente si deve piantare, potare, innestare le piante. Luna crescente s’intende anche tre o quattro giorni dopo fatto il Tondo; come Luna vecchia, o calante si estende altrettanto: oltre il Novilunio, e quasi fino al primo quarto. In questo dogma sono d’accordo con l’esperienza, le opinioni de’ Botanici, degli Agricoltori, de’ Giardinieri; ed il contrario parere di uno, o due particolari non pare da contrapporre al comune sentimento di tutti; poichè talvolta qualche particolare ama la singolarità dell’opinione, e a quella cerca di adattare le esperienze . Chi non sa per esperienza propria, quanto più presto crescono i capelli, e le unghie tagliate a Luna crescente, che declinante[1]? Passiamo ad altro. Federico Hoffmanno nella Costituzione Epidemica e Meteorologica del 1700 pag. 143 del Tomo I. de’ suoi Opuscoli, fa un’ osservazione curiosa al mese di Febbrajo: questa è, che in Hala di 20 figliuoli nati in quel mese, tre soli furono maschi, tutte l’altre femmine; la qual cosa soggiunge, non potendo essere senza causa, crederei non doversi escludere il riflesso della costituzion del Cielo, anche per l’atto della concezione. E nel Tomo XI. de’ supplementi agli Atti di Lipsia pag. 332 v’è lo schediasma di un dotto, che si disegna colle lettere iniziali I. C. H. R. G. che ha per titolo: Osservazione Fisica della generazione dè maschi, e delle femmine, adattata alle Fasi della Luna; ove dopo d’aver disputato eruditamente sul nome di Lucina dato alla Luna, come presidente dei parti, ed aver congetturato, che ciò nascesse per l’influenza, che ha la Luna sulle generazioni, e su i parti, apporta la citata autorità dell’Hoffmanno; e poi adduce un’altra esperienza molto osservabile; poichè attesta, che un dottore di medicina avendo fatto coprire alcune pecore a tempo di Luna calante verso l’ultimo quarto, ne nacquero tutte femmine; avendo poi ripetuto la stessa esperienza verso il primo quarto della Luna crescente, nacquero tutti maschi. Alcuni, soggiunge, con eguale successo sperimentarono il medesimo nel procreare maschi nella razza umana.
Se ciò fosse vero, certamente una tal differenza non si potrebbe attribuire se non alla forza, al calore e all’umido della Luna crescente da una parte, atta a produrre i maschi; dall’altra alla spossatezza della Luna calante, perciò non capace di far meglio che delle femmine.
Io non litigherò qui della grassezza delle Ostriche a Luna piena; né appoggierò la querela e paura di alcune donne, le quali temono, che il lume della Luna non imbruni loro la pelle, il che forse è più tosto da esaminare, che da deridere. Bensì rimarcabili sono gli effetti che la subita privazione della luce lunare produce negli Ecclissi. Io ne porrò qui alcuni che il Sig. Menuret pose nell’eccellente articolo che compose per l’Enciclopedia al termine Influenza degli Astri. Mattiolo Fabbri rapporta, che un giovine malinconico, qualche giorno innanzi un’ecclissi di Luna, divenne più tristo e più pensieroso dell’ordinario, e che nel momento dell’ecclisse divenne furioso, correndo da una parte, e dall’altra della sua casa, e per le strade con la spada alla mano uccidendo, e rinversando tutto ciò che se gli presentava davanti, Uomini, animali, porte, finestre, ec. (Miscel. Nat. Curios. in Appen. Dicad. 11.) Baillou racconta, che nel 1691 verso il Solstizio d’Inverno vi furono molte flussioni, morti subitanee, specie di apoplessie, e di sudori Inglesi. Nel mese di Dicembre nelle notti si fecero cangiamenti incredibili, inauditi; li corpi più sani erano languidi, gl’infermi parevano tormentati da’ Demonj, vicini a spirare: nè v’era altra causa apparente, che un’ecclissi; e come non la vedevano, non potevano che molto stupirsi di queste stravaganze. Ma questi delirj subiti, le convulsioni inaspettate, li cangiamenti li più considerabili, e li più pronti, che si osservarono negli ammalati, ci fecero conoscere, che tutti questi torbidi erano eccitati dalle affezioni del Sole, della Luna, e del Cielo. Il Ramazzini nella costituzione epidemica 1693, e 94, ha pure osservato il pericolo che correvano gl’infermi negli ecclissi. Nota, che una febbre petecchiale epidemica diveniva più maligna dopo il Plenilunio, e negli ultimi quarti; e che ella si calmava dopo il Novilunio: ma fu mirabile, dice, che li 21 Gennajo 1693 arrivando un’ecclissi di Luna, la maggior parte degli ammalati morì nell’ora istessa, in cui era ecclissata la Luna, anzi alcuni morirono di morte improvvisa.
A questi esempj si può aggiunger quello del famoso Bacone di Verulamio, il quale, come sta scritto nella sua Vita, in ogni ecclissi di Luna pativa un vero deliquio; e questo senza avere preveduta l’ecclissi; nè le forze gli tornavano, se non quando alla Luna tornava il lume.
In questi effetti degli Ecclissi, sia di Sole, sia di Luna, non è impossibile che prenda parte qualche specie di effluvio, o di vapore, che colla luce venga dalla Luna fino in terra; o pure che, venendo prima, resti intercetto, onde nasca turbazione nei fluidi più sottili del nostro corpo.
Concorrere ancora ci può in gran parte la forza meccanica della Luna, quella, che produce le maree, di cui si è parlato, e che si fa sentire più attiva nei Novilunj, e nei Plenilunj, perchè si combina allora colla forza diretta della stella spezie del Sole. Or la congiunzione di queste due forze perturbatrici non è mai tanto unita quasi in una sola linea, quanto nel tempo degli ecclissi. Molto maggior copia poi di esempj simili avressimo, come riflette il Mead, se i Medici fossero stati più diligenti osservatori, ed avessero descritto l’istoria di varj fenomeni delle malattie, spezialmente epidemiche.
Conchiuderò rapportando alcuni altri fenomeni adottati dal suddetto Sig. Menuret dipendenti dall’influenza lunare.
Si osserva in America 1. Che il pesce esposto al lume della Luna, perde il suo sapore, e diviene rapido e floscio; gli Spagnuoli lo chiamano allunado. 2. Che li muli, i quali si lasciano dormire alla Luna ne’ prati, allorchè sono feriti, perdono l’uso de’ loro membri, s’inasprisce la piaga; ciò che non avviene in altri tempi. 3. Che gli Uomini dormendo alla Luna restano pesti e battuti. Questi fatti, dice, mi sono attestati da un testimonio oculare, che mi rapportò, che uno de’ suoi amici, aggiungendo poca fede a quello che gli dicevano gli abitarti, s’esibì di pasfar la notte alla sua finestra, ben esposta ai raggi della Luna; il che fatto, pagò cara la sua incredulità, perchè restò sette, o otto giorni senza poter muovere nè mani, nè piedi. Nella miscellanea de’ Curiosi della Natura è fatta menzione di una vertigine eccitata da’ raggi della Luna. Il dotto Sig. Arcipr. Prevati, mi attestava, essersi levato di letto due giorni di seguito con peso e dolor di capo, che poi s’accorse provenire dalla Luna, che per un buco di finestra gli avea battuto nel capo...
Il Montanari distruttore de’ pregiudizj astrologici, sempre riconosce il calore Lunare, e varj suoi effetti; alla Pag. 20 ritorna a dire: quel debole calore Lunare che tanto nuoce a chi sotto i suoi raggi dorme, eccitando fermentazioni così intemperate nel corpo, e nel capo nostro, e che tant’altri effetti in altre cose produce, può ben anch’egli gran parte avere in produrre, o per lo meno in coadiuvare, quelle fermentazioni, che nell aria si fanno, e dalle quali i venti spesse volte pigliano origine.
La somma di questi effetti, ch’è difficile di rifiutare, porge ancora fondamento di credere, che l’influenza fisica non solo della Luna, ma anche degli altri Pianeti, e delle Fisse istesse, che sono tanti Soli sebbene rimotissimi, non dipenda solo dalla Luce, ma inoltre da qualche altra qualità aggiunta, e propria di ciaschedun astro. La luce diretta delle Fisse si scorge differente d’intensione, e di colore in tutte, Particolarmente nelle più grandi. Ogni Pianeta pure è di color diverso, indizio di diversa qualità. Di fatto il Sole illuminando i Pianeti, li riscalda, li anima, li agita, ed in essi eccita i vapori, ed aliti, come sulla Terra, vapori, ed aliti proprj e particolari di quelle materie, le quali ragionevolmente si possono supporre di natura distinta dalle nostre, poichè tante spezie ne proviamo anche in terra. Or questi aliti Planetarj possono esser diffusi fino agli alti Pianeti, ai più prossimi più facilmente; o i raggi istessi del Sole possono caricarsene, impregnarsene, prenderne una tinta, comunicarsi quindi ai corpi terreni, e con ciò contenere proprietà distinte, e disposizioni a produrre singolari effetti nel mondo sublunare: e questi più, a meno, secondo. che queste varie forze sono nei varj aspetti loro congionte, o distratte.
Note
- ↑ Che la Luna piena muova gli umori non solo nelle piante, ma anche ne’ corpi inanimati, più fatti rimarcabili lo provano. Il primo è riferito dal Sig. d’Ulloa nel viaggio d’America, Tra Guajaquil e Quito crescono canne smisurate da farne travi e tavole per le fabbriche delle case e delle barche. Or dice questo dotto Ufficiale, la più parte de’ tubi di queste canne sono riempiti d’acqua, con questa differenza, che durante la piena Luna sono affatto pieni, o poco vi manca; ed a misura che la Luna cala, l’acqua va diminuendo, fin a tanto che nella congiunzione ne restano affatto voti, o ne ritengono sì poco che appena si può conoscere che ve ne sia stato. Io ne ho tagliato in tutti i sempi; e l’esperienza ogni volta mi ha assicurato di questo fatto. (Voyage histor. lib. V. e I.). L’altro fatto si ha nel viaggio al Monte Pilato (Mel. d’Hist. Nat. a Lion 1765: T. III, p. 299.). Sotto la punta del Brundlen, per una strada incavata nel monte, ardua da superare per le angustie per ie acque, pietre pendenti ec. si arriva alla così detta buca della Luna, ove dalla rupe suda un’acqua, come di calce, detta Crema di Luna: Ella è salutare per le contusioni; si fissa, e poi si scioglie con latte caldo: ogni anno vi mandano i Medici di Montpellier a raccoglierne: il notabile è, che questo sudore della rupe non ha luogo se non che li tre giorni della Piena Luna. Terzo fatto. Marco Polo, e altri Viaggiatori, riferiscono d’accordo che a quella specie di capretta, la quale nel Thibet fa il muschio (proveniente dat sangue che si raccoglie in una vescichetta o apostema nell’umbilico ), questa vescichetta si gonfia, si riempie e scoppia al tondo della Luna, e non in altro tempo. Quarto. Nel territorio di Gerace in Calabria, vomita il suolo per vasto tratto, al tempo del plenilunio, molta terra a guisa dei mucchi fatti dalle talpe; gli abitanti chiamano tal fenomeno Maramagno: Boerius in Calabria illustrata. Molti altri fatti potrebbonsi adurce.
- Testi in cui è citato Geminiano Montanari
- Testi in cui è citato Marcello Malpighi
- Testi in cui è citato Georges-Louis Leclerc de Buffon
- Pagine con link a Wikipedia
- Testi in cui è citato Friedrich Hoffmann
- Testi in cui è citato Bernardino Ramazzini
- Testi in cui è citato Francesco Bacone
- Testi in cui è citato Antonio de Ulloa
- Testi in cui è citato Marco Polo
- Testi SAL 75%