Saggio sopra la durata de' regni de' re di Roma (Laterza 1963)/Dedica
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| Saggio | ► |
Al Signor Francesco Maria Zanotti
Segretario dell'Accademia dello Instituto di Bologna
Non posso fare che io non mi compiaccia moltissimo al sentire che in cotesta nostra Accademia siasi fatta menzione di quel saggio che io dettai sedici anni fa sopra la durata de' regni de' re di Roma; e poco meno che io non mi levi in superbia per la richiesta che me ne fate e pel rimprovero, con che la condite, che io non l'abbia mai dato fuori alla luce del pubblico. È cosa, dite voi, che potrebbe illustrare il sistema cronologico del Neutono, il quale non è per ancora salito in quel pregio che merita, non è messo del pari con le altre maravigliose scoperte di quel grande ingegno; quasi si storcano gli eruditi che sieno loro rivedute le ragioni da un Matematico, e il comune degli uomini non possa patire che un altr'uomo abbia in ogni cosa ragione.
Ora eccovi il saggio, e insieme i motivi che mi hanno ritenuto dal pubblicarlo. Nel primo viaggio che io feci in Inghilterra, già nove anni sono, un giorno che io mi trovava in villa col Signor Conduit, erudito Gentiluomo et erede del Neutono, mi uscì un motto di cotesto mio saggio. Ed egli ne prese occasione di dirmi che un Inglese avea pur trattata poco tempo innanzi la stessa materia; e me ne fece vedere il manoscritto, il quale dovea essere stampato, se ben mi ricordo, in fronte ad una storia romana. Io lessi quel manoscritto; e il Signor Conduit volle anch'egli leggere i miei pensamenti, di cui tosto io gli feci parte. Mostrò che non gli dispiacessero; principalmente per questo, che quantunque conchiudessero il medesimo, non si scontravano punto con quelli dell'Autore inglese. Basta dirvi che non convenivano salvo che in due sole cose spettanti al regno di Romolo. Del che io presi non picciola maraviglia; ed anche, se ho a dire il vero, fui talora tentato di pubblicare il mio scritto; se non che mi parve che non fosse da moltiplicare in iscritture sopra un punto già discusso da altri, benché in un modo diverso dal mio.
Anzi questo mio saggio non lo avrebbe forse più veduto persona, se voi non me lo aveste fatto ripescare tra' miei scartabelli questi passati dì. Ripigliatolo adunque per mano, ho cercato di raffazzonarlo, onde renderlo meno indegno di comparire dinanzi a voi. Nulla però vi ho aggiunto, quanto alla sostanza delle cose, acciocché tale si rimanesse quale voi il vedeste a quel tempo che io cresceva in Bologna sotto la disciplina vostra e di quell'altro lume d'Italia, Eustachio Manfredi, la cui memoria mi sarà sempre cara ed acerba. Voi avete già fatto di questo mio scrittarello un giudizio nobilissimo nello averlomi domandato; e ben vorrei che, in rileggendolo, nel confermaste. Che se un uomo nudrito nelle scienze e ingentilito dalle lettere, qual siete voi, l'approverà dopo un novello esame, stimerò di aver saputo, anche nel Laberinto cronologico, seguitar le tracce del gran Neutono.
Venezia, 21 Dicem. 1745.