Satira e antisatira/Antisatira/Antisatira

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Antisatira

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Antisatira - Al lettore

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Buoninsegni, Contro 'l lusso donnesco, 1644 (page 85 crop).jpg
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ANTISATIRA

D’A.T.



NOn potean già meglio l’Ariosto, e ’l sig. Buoninsegni far conoscere chiaramente il rimorso delle loro conscienze nel biasimare il feminil sesso, quanto, che l’uno, dando principio à quel suo mendacissimo canto, e l’altro alla sua Satira con[p. 82 modifica]tro le donne, con quei versi,

Donne, e voi, che le Donne havete in pregio,
Per Dio non date à questa istoria orecchie.

Quegli fa sparlare un taverniere di costumi sempre eguali alla sua poco onorata professione, e per lo più alterato dal vino, e questi di propria bocca confessa il suo Lusso donnesco esser un sconcio aborto generato dalla sua mente, nato fra i bollori del mosto, e raccolto da Bacco. S’argomenti se quel gran poeta, e questo indeffesso nemico delle donne conoscano di [p. 83 modifica]meritare, d’esser da tutti biasimati, mentre supplicano le medesime, e chi professa di riverirle a non prestar udienza alle loro ciancie. Io poco dilungandomi dal loro modo di principiare dirò

Donne, e voi, che gli Amanti havete in pregio,
Date vi prego à questa historia orecchia,

Mi bisogna però sul bel principio confessare, che ’l sig. Buoninsegni sia un’ingegno quanto dotto, altretanto modesto, poiche partorendo la sua compositione, e conoscendola una sconciatura, subito le dà nome [p. 84 modifica]di delirio Accademico, di sogno d’infermo, e di lamentatione d’ammogliato. Che nel presente secolo la maggior parte degli Accademici ragionamenti meritino titolo di pazzie non che di delirij, non sapendo eglino discorrere di materia, che vaglia se non offendono quel sesso, ch’è la gloria del Mondo, non v’hà chi dubiti. Gl’infermi non sognano, che cose horribili. E qual accidente più horribile può esser imaginato dall’intelletto nostro non, che praticato dagli occhi, [p. 85 modifica]quanto che ’l sentir quell’huomo, che pure hà avuto la vita dalla donna, a biasimarla, e tacciarla, sino nel vestire, non raccordevole, che gli abusi del Mondo sono in guisa ampliati, e dilatati, ch’anche gli huomini sono arrivati a farsi lecite quelle vanità, che del continuo spreggiano nel sesso donnesco, sì ch’a nostri giorni si può liberamente dire vanitas est omnis homo. I sogni, in oltre, hanno per padre il sonno, e per madre la notte, frà l’ombre a punto della quale Hesiodo fin[p. 86 modifica]ge, che nascesse il maledico Momo, ch’hà suggerito al signor Buoninsegni questi sentimenti contro il merito del sesso feminile. Non essendo poi altro le lamentationi degli ammogliati, che follie, anzi sceleragini di coloro, che doppo haver con studiati mezzi procurata una ricca dote, si dolgono poi di dover far le spese necessarie per quelle, c’hanno fatto loro conoscere d’esser cosa pretiosa, portando seco quantità di tesori, se prima, ch’arrivassero ad ottennerle in mogli, [p. 87 modifica]se professavano di loro ardenti, e amanti, hora vorrebbero, ch’elle vestissero all’uso della nostra prima Madre, per più agiatamente poter scialacquare in adornar le Meretrici, da che nascono quei lamenti, che così sovente assordano l’aria in detestatione degli habiti, e pompe donnesche.

Horsù, signor Francesco, sin quì siamo d’accordo, e se proseguirete a non allontanarvi dalla verità più di quello, ch’habbiate fatto in confessar il vostro discorso per un delirio Accademi[p. 88 modifica]co, per un sogno d’infermo, e per una lamentatione d’ammogliato, invece di meritarvi i titoli di bugiardo, e maledico v’acquistarete quelli di giusto, e veridico. Che del rimanente poi s’accetaste il peso di biasimar le donne, e non l’elegeste, escusatemi, vi faceste conoscere per un’ingegno di soverchio flessibile, col far simile attione à sodisfattion d’altri, forse contro il vostro proprio genio.

In questo vostro discorso però, a cui date nome di [p. 89 modifica]delirio Accademico, non v’è mancato tanto di saggia cognitione, che non habbiate previsto la qualità del pericolo, a cui v’esponete: che se fosse stato altrimenti, la vostra prudenza si sarebbe sottrata dall’esponervisi, com’anche vi sete avveduto dell’ingiustitia delle vostre ragioni confessando, che poco, ò nulla ponno pregiudicare a chi hà ottennute tutte le gratie desiderabili da Dio, e dalla Natura. Il pericolo è poco, anch’io il conosco, perche gli animi [p. 90 modifica]grandi, e nobili, come sono i feminili deridono, non vendicano i disprezzi di chi li offende. Il pericolo è poco, perche non sdegnoso, come asserite, ma benignissimo, e indulgente fù, e sarà sempre il sesso feminile. Il pericolo finalmente è poco, poiche le donne dalla malignità degli huomini sono state private dell’armi, e delle lettere, con le quali potrebbero giustamente vendicarsi.

Non vi dubitate, nò, Signor Accademico deliran[p. 91 modifica]te, di dover’esser la vittima consacrata allo sdegno delle Dame, se non conoscete, però, d’esser holocausto a proposito da offerirsi alla Deità della bellezza, à cui si sacrificavano le colombe. Non dubitate nò, vi torno a replicare, che le donne da voi confessate degne d’altari non ambiscono vittima, che pregiudicando alla loro modestia, e bontà detesta, non ch’altro le loro vesti, le quali non servono alla beltà feminile, se non come un velo alle cose sacre, per fomentare il deco[p. 92 modifica]ro di lei, e l’altrui divotione.

Non è maraviglia, che Salomone amplificasse lo sdegno donnesco, poiche havendo egli tante femine al suo piacere, quante vengono mentovate dalla Sacra Scrittura, Nonaginta sunt Reginæ, et trecentum Concubinæ. Conoscendo esse di non poter esser niuna di loro perfettamente amate, giustamente inviperite gli dovean far provar i fulmini de loro ragionevolissimi sdegni. Se voi mò ambite di voler incontrar l’ire [p. 93 modifica]delle donne, per farvi conoscer simile al sapientissimo degli huomini, guardate, che vi mancheran poi le Regine, che vengano dall’estreme parti del Mondo solo per vedervi.

Ma perche forse vi sete avveduto di non poter esser’un perfetto Salomone, vi basta di palesarvi per un’Achille, che invece dell’asta guerriera si serva della lingua, con cui asserite di poter ferire, e sanar ad un punto. Ferite pure, ch’ad ogni modo, com’hò detto, questi colpi po[p. 94 modifica]co si curano dalla fortezza feminile, ma guardatevi, che già, che la vostra lingua è un’asta, non rimanga rintuzzata, ò spuntata nell’animo adamantino delle donne, ò pur respinta non ritorni à riportar in voi stesso la ferita. Defixerunt linguas suas adversus se ipsos tamquam gladium, fù detto di qualche mala lingua.

L’apportar poi in prova dell’opinione sue, che le ambasciatrici d’amore stimino ottimo mezzo à dirocar la fortezza della feminil pudicitia, le vesti, l’oro, [p. 95 modifica]e le gemme, è un’argomento indegno d’uscire dalla penna del Secretario d’un Principe, gli splendori del cui merito fanno parer horrori i lumi delle glorie degli Alessandri, e de’ Catoni, e de’ Cesari.

Quella, ch’arriva a lasciarsi capitar inanzi una portatrice d’amorose ambasciate, come dice uno degli autori da voi citato,

O non è donna, ò s’è pur donna, è sciocca.

Se poi lasciarà persuadersi da quattro cenci di seta, da una feccia della terra im[p. 96 modifica]pallidita, da un ghiaccio indurito, anzi, da tutti i tesori, che possano dispensare le più pretiose minere dell’India, non solo non più merita il glorioso titolo di donna, ma deve chiamarsi il vilipendio, e dishonor delle donne. E voi, Signor Buoninsegni, sete così, quasi hò detto audace, ch’osate di proferir simili improprietà alla presenza di Dame nobilissime? Se n’usciste illeso date gratie à quell’Altezza Serenissima, che da voi invocata con l’ombre protettrici vi [p. 97 modifica]coperse. Ma lo sdegno de’ numi, doppo d’essere stato longamente sopito, alla fine poi fà sentirsi con fulmini.

Veramente a comprobar la vostra opinione portate in campo testi di filosofia, cioè, favolose novelle da raccontarsi alle più vili genti del volgo. Quanto, ò quanto meglio operareste in esagerar contro i tradimenti, e malvagità degli huomini cattivi. Rivolgete un poco la vostra colera, non a biasimi degli ornamenti delle femine, ma [p. 98 modifica]à detestatione dell’insidie diaboliche tese da molti huomini all’honestà donnesca, e a vituperar gli abusi moderni degli habiti virili ridotti a maggior vanità, che quelli delle donne, e con tanto più scorno, e scandalo, quanto, ch’essendo improprie, e inconvenienti all’huomo l’attilature soverchie, vengono a dar inditio d’un’animo morbido, e lascivo, anzi vile, e osceno. Gli antichi filosofi, e i veri virtuosi sprezzarono ne’ tempi caduti le pompe di vesti, e abbiglia[p. 99 modifica]menti. Dice un cigno moderno:

Ma di vil canna inteste
Le case furo, onde con chiome incolte
I consoli di Roma uscir più volte.

Attendevano alle speculationi virtuose, alle moralità, al vivere accostumato, ne vitiosi ed effeminati si davano a coltivar la chioma, e nutrir la barba, e pur dominavano, e signoreggiavano il mondo, forse senza tante politiche, e ragioni di stato quant’hoggidì arrivano a nauseare fino il Cielo.

Ma torniamo al Campion degli huomini, che con [p. 100 modifica]certi termini grammaticali da me punto non intesi, vorrebbe inferire, che ’l lusso, e lussuria sia tutto una cosa, e io non glielo nego ma, non essendo il lusso feminile rio come ei dice, non è lussuria. Rio, e scelerato può ben dirsi il lusso degli huomini, ma non essendo lecito a me il discorrerne, lascierò alla loro conscienza il considerare a qual segno siano arrivati col lusso rio, quando che si sono resi degni di castigo, non solo appresso Dio, e il Mondo, ma appresso gli [p. 101 modifica]stessi elementi. Se facessero come gli Antichi, invece di studiar nello specchio come vada compartita la chioma, studiarrebbero come vada abbellita l’anima, ne si darebbero a scriver sofismi, e sostentar paradossi a pregiuditio delle donne, da loro artificiosamente tenute lontanissime dagli studij acciò alle occasioni non sappiano, ò vagliano a difendersi, ed appaiano esse le malvage, e ree d’ogni colpa, ed essi gl’innocentissi[p. 102 modifica]mi.

Ma voglio passar questi miei veracissimi sentimenti da me discorsi più diffusamente nella mia Tirannia Paterna, non trascurando perciò il rispondere all’eloquenza di chi, come riformatore degli humani costumi, fà sapere al Mondo tutto, che per far, che le femine lascino le vanità, bisogna prima spogliarle dell’ignoranza. O sentenza Evangelica proferita da una bocca non sempre verace. Lodevolissimo, e d’utilità grande risultarrebbe all’Universo tutto, [p. 103 modifica]l’applicarle a quei studij, che l’huomo assiduamente essercita, che poi, tolte loro d’intorno l’ombre dell’ignoranza, ben vedreste, ò Signor infermo sognante, s’elle riuscirebbero, ancorche involte fra le tenebre del poco sapere, apunto quali voi, al dispetto del comune genio virile, le confessate, cioè Soli, perche veramente dagli splendori delle loro bellezze il Mondo riceve tutti quei beneficij, che ’l Sole difonde a’ mortali in questa bassa Terra. [p. 104 modifica]S’elleno son Soli, gli adornamenti in loro faran l’officio di raggi.

I bissi più fini, l’oro più puro, le più candide perle, e le più pretiose gioie, e s’altro di più vago, ed eccellente quà giù si trova, son giudicati degne di fregiare le vestimenta de’ Sacri Sacerdoti. Può dirsi la donna cosa sacra, e di Dio, per la bontà, e pietà. Intercede, canta la Chiesa, pro devoto fœmineo sexu. Una donna in Cielo è avocata della Terra appresso Dio. Eia ergo advocata nostra, dicono [p. 105 modifica]pur anche gli huomini.

S’adorni dunque la feminil bellezza delle più luminose, spetiose, e pretiose suppelletili, che possano esser comprate da’ profusi tesori, se non per altro, per esser un raggio purissimo, e vivo della Divinità, e per esser la donna un esemplare d’ogni operatione giusta, e santa. Ma hoggidì povera giustitia, e santità feminile, anzi povere donne, poiche con tutta la vostra giustitia, e santità sete escluse da ogni dignità, da ogni fontione de fori, e ogn’[p. 106 modifica]hora più vilipese siam tenute prigioniere, perch’ogni giorno più cresce la perfidia negli huomini, e ben in questo particolare si verifica

Che noi mai sempre peggiorando andiamo,
Poiche degli avi i padri son men buoni,
E vitiosi più de’ padri i figli.

O scelerata, e impervertida mente degli huomini ai quali, mancando forse il potersi impiegare in iscrivere fatti egregi, e in racconti virtuosi, poiche al nostro secolo vi sono pochissimi di loro, che operino attione degna d’immortalità, quasi tutti si danno con [p. 107 modifica]penna di Corvo ad oltraggiare, e sprezzare le nobili operationi donnesche, pretendendo d’immortalarsi con quei scritti, che li fanno conoscere per mostri d’ingratitudine. Odasi lo schernitor degli habiti feminili non dolersi con zelo, che si trascuri il culto di Dio, non del tempo malamente perduto dalle donne in adornarsi, non del pericolo a che tal’una espone la sua pudicitia, perche inciampino nella rete quegli uccelli, per i quali non è tesa, ma lagnarsi, che la vanità [p. 108 modifica]sia nemica d’Amore, e che le donne impiegate in adobbarsi lascino l’otio, ch’è padre d’Amore. O che crassa ipocrisia disprezzar l’apparenza del male, perche impedisce la realtà d’un mal peggiore!

O che derisore degno di riso. Non sà in altra guisa pianger il danno cagionato dal liscio delle donne, che con lagrime tolte in prestido dalla propria passione. Mala nuova, dice egli, per gli amanti, che le donne occupate un’anno intiero in acconciar una te[p. 109 modifica]stiera non habbiam tempo d’ascoltare le loro simulate chiarle.

Ma lasciamo questi sentimenti troppo veri, e severi in risposta d’una vana ragione, e rivoltiamoci a derider gli huomini, già che promovono al riso col detestar quello stesso mancamento, che vien da loro medesimi praticato. Forse, che’invidiando alla bellezza delle femine, molti di loro, a guisa di Scimie non tentano, d’imitarle in ogni attione? Altri non si vedono passeggiar le [p. 110 modifica]vie, e profanar le Chiese, se non Adoni, e Narcisi. Ma guardinosi di non tramutarsi in fiori, che poi mancherano le Ninfe, e le Dee, che celebrino loro i funerali con lagrime, e dolori.

O quanti, ò quanti giovani di questo secolo, vanno eccessivamente lisciati, attilati, profumati, e lascivi; ond’io non sò poi come gli huomini possano farsi così audaci, che detestino, ciò che da loro si pratica senza rossore, e tema di doversi sentir rimproverare. [p. 111 modifica]Qui praedicas non furandum furaris. Medice cura teipsum. Tutto ciò, che ’l Sig. Buoninsegni detesta a biasimo delle Donne, tutto si vede a giorni nostri pontualmente effettuato, ed esercitato da gli huomini.

A che dire, che le vesti pompose siano testimonij della schiavitù pena del peccato antico di cui eglino son stati gli auttori? Per unum hominem peccatum intravit in Mundum; la Scrittura parla pur chiaro. Concedasi, che la veste sia testimonio del peccato tanto dalle [p. 112 modifica]donne buone aborrito, che sarà anche testimonio della feminil modestia, già che la prima madre, vedendosi priva dell’innocenza, per colpa d’Adamo, come nemica della reità corse immediatamente a coprirla, tenendo io per infallibile, ch’ella fosse la prima, che tulit folia ficus, et fecit sibi perizomata. La veste dunque nella Donna è un’argomento, e una testimonianza della modestia sua, e dell’odio, con ch’ella deve, e vuole aborrire la colpa, e non del peccato, di cui ella [p. 113 modifica]è innocentissima.

A che sprezzare ne donneschi arnesi la seta, per esser un vomito di verme, s’apunto la Donna se ne copre, per haver di continuo inanzi agli occhi un’oggetto da contemplare quali sian le vanità mondane? Forse, che voi huomini, che pur sete vermi della terra, non vestite, non pur le sete ma gli ori, e i Diamanti con una così indicente lascivia, ch’amorba il Mondo, e il Cielo? Qual Donna s’è giamai ritrovata, che tanto esorbitatamente si sia [p. 114 modifica]data alle vanità degli ornamenti, quanto faceva quel Principe del Perù, ch’era in guisa vano, ed effeminato, che doppo essersi ogni giorno ben unto con certo liquore odorifero, si faceva trar sopra gran quantità d’oro tritolato in guisa, che restava come una statua d’oro lavorata? Questi, questi cangiava la necessità in superbia, il bisogno in lusso, e faceva conoscere, che, sì come il cuore dell’huomo si fà un Paradiso dell’oro, nulla d’altra gloria curando, così il suo corpo è un’[p. 115 modifica]inferno di peccati abellito, fregiato, e lisciato con quel metallo, in virtù del quale non v’hà sceleragine, che da lui non si cometta, e poi finge di maravigliarsi, che faccia qualche motivo nell’animo feminino.
Non mancano essempij infiniti d’huomini vani, lascivi, dediti alle capigliature, ai belletti, agli odori, ai profumi, e a tutte quelle cose biasimate con tanta detestatione nelle donne dal nostro gentilissimo Satirico.

Senza fine abbondano nel viril sesso gli effemi[p. 116 modifica]nati, molli, e indegni. Lisicrate non stava meno a streggiarsi i capelli di quello, ch’hoggidì facciano le donne a componere una perucca, e tramutandoli di bianchi in neri faceva conoscere, ch’anch’egli meritava d’esser annoverato da Ovidio fra i miracoli di quei Dei, che tramutavano gli huomini in bestie. Arbone non lasciò atto, ò movimento, non che conciatura, ò liscio, di che si servono le donne. Che non operarono Strabone, Aristodemo, e altri con l’[p. 117 modifica]effeminate vanità?

Che ve ne pare, Sig. Censuratore degli habiti donneschi? Non sarebbe meglio impiegata la vostra ammirabile eloquenza in biasimo del virile, che del feminil lusso? Ma voi altri scrittori, invece di dir la verità, strapazzate le povere femine, e con adulatione adherite à coloro, che son del vostro sesso. Nasce di quì, che Mecenate sia stato scopo alle lodi d’ogni antico cigno, e pur Augusto, scrivendogli, lo biasima di troppo lascivo, di tutto vano, [p. 118 modifica]e d’inventor di delicate morbidezze. ma quel che fu peggio in lui, fù il viversi tale sino alla decrepità. Così di lui si scrive. Maecenas, mel gentium Ebur Etruriae, Laser Aretinum, Tiberinum Margaritum, Cilneorum Smaragde, Iaspis Figulorum, Berille et carbunculum Porsenae.

Ma non vi paia, signor Buoninsegni, che per essermi levata un poco giù di strada, io mi sia scordata di rispondervi. Perche la donna veste di seta voi dite, ch’ella è un verme? Questa è una conseguenza [p. 119 modifica]indegna del vostro bellissimo intelletto, e, che dovrebbe comperarvi lo sdegno d’ogni Dama; ma perch’io son di quel sesso, ch’è tutto benignità, e placidezza, non voglio assegnarvi altro castigo, che invitar tutti gli Accademici, che v’udirono a far questo argomento, a tenervi per dieci anni contumace dal buon concetto, ch’hanno di voi. Perche le donne si vestono col sepolcro d’un verme adunque son vermi? O bella cosa! Vermi velenosissimi sono tutti quegli huomini, che [p. 120 modifica]rodono l’honor alla donna, e che le hanno in modo tarlata la libertà, ch’ella niente più ne possiede. Volesse pur Dio, come dite voi, che le vesti feminili facessero quell’effetto con gli huomini, che fece la mandata da Deianira ad Ercole, ch’io consigliarei tutte le donne ad ispogliarsi, e far degli abiti loro un dono liberale ai Mariti, agli Amanti, ò ad altri, che forse per l’avvenire non sarebbero poi tanto tiranneggiate ne buona parte di loro sepolte vive. [p. 121 modifica]

Coloro poi, che, acciecati dallo splendore degli abbigliamenti delle loro Dame, stimano più gli accidenti, che la sostanza, ben si fanno conoscere per babuassi indegni di mai posseder la gratia d’alcuna, poiche non gli abiti, non la bellezza corporale ne la gratia, che sono oggetti della libidine non degli affetti humani, ma la bellezza dell’animo, la gratia della conversatione, il candore della modestia devono amarsi da chi professa d’esser vero, e degno amante. Queste [p. 122 modifica]qualità, inditio d’un’anima bella, e pura, lodavano Platone nella sua Stella, e il Petrarca in Laura, anzi questi, vedendo nella sua Diletta la bellezza, e l’onestà congiunte insieme, esclama.

O de le donne altero, e raro mostro.

I di costoro affetti non erano indrizzati a fini indiretti, e indecenti, nè le lor Amate si lagnavano di rimaner abbandonate sù la soglia dell’uscio, perche degli uni, e dell’altre erano honesti gli ardori, e purissime le fiamme. [p. 123 modifica]

Chi addimandasse a me s’io creda, che quel madrigale,

Contro gli huomini ogn’una armi lo sdegno,

sia dettato da ingegno feminile, mi dichiaro arditamente, che non son mai per capitar in così eronea opinione, lo credo bene, un’inventione per dar forza a quelle ragioni, che per la loro debolezza han bisogno d’esser corroborate. Ben saprebbero formar altro, che sconcertati Madrigali le Donne contro li huomini, ma eglino si sono usurpato un gran vantaggio [p. 124 modifica]sovra d’esse, rare delle quali si possono dare al nobilissimo impiego dello scrivere, perche sono dalle virili tirannie tenute lontane dal poter apprendere a leggere, non che dai lumi delle dottrine, e belle lettere.

Perversità grande di costoro i quali, essendo sin dagli anni più teneri allevati fra studi di Grammatica, e Humanità (benche di questa non sia da loro ne pur conosciuto il nome conservandosi eglino sempre mostri di crudeltà) poi passano ad applicarsi alla Retorica, [p. 125 modifica]Logica, Filosofia, ed altre scienze, se doppo tanti sudori arrivano a saper segnar i fogli di quattro chiarle (qui non parlo con voi Signor Buoninsegni, poiche per relatione di testimonij degni di fede, vi riverisco per gentilhuomo quanto scientifico, altretanto modesto, e prudente) si credono, e si vantano per gloriosi inventori di nuovi modi di scrivere. Costoro, dico, per parere protomaestri di tutto il Mondo litterario, se per sorte vedono da una donna in vece dell’[p. 126 modifica]ago adoprarsi la penna, con mille inventioni contro quei scritti, attestano come Evangelo, che non può essere, ch’una femina scriva, se non ricorre à pigliar in prestito dal perfettissimo lume de’ loro begl’intelletti un picciolo lumicino, non ostante, che di ciò appariscano i raggi della verità più puri di quello, che risplenda il Sole sul meriggio in serenissimo Cielo. Perciò è avvenuto, che molti maligni, ò ignoranti asseriscano, che ’l P.M. non possa esser dettame dell’in[p. 127 modifica]gegno mio, ò volo della mia penna, ò pur ch’essendo, sia anche necessità, c’habbia ricevuto ornamento, fregi, e ricchezze di tratti di Filosofia, e Teologia da spiriti elevati, e intelligenti. Altro a ciò non saprei, che rispondere, se non supplicare questi così giuditiosi, e speculativi intelletti, i quali, per far pompa d’un’ingegno, più che ordinario, liberamente affermano per verissime quelle cose le quali solamente congietturano, che tentino ogni modo di risapere, chi sia stato [p. 128 modifica]quel Filosofo, Teologo, ò altro, c’ha posto le mani nell’abbellimento del mio Paradiso, ò pur se da loro m’è stato conferito questo favore, liberamente il palesino, ch’io me ne contento. Gracchino pur a lor voglia questi gran Letterati, ma però sappiano, ch’io non mi glorio d’altra buona qualità di questo mio libro, se non solo ch’huomini non gli habbiano posto dentro mano anzi, che s’all’hora, che i miei congionti volsero, contra mia voglia, darlo alla pu[p. 129 modifica]blica luce del Mondo, fossi stata consapevole, com’hora sono, che in questa Città si ritrovasse una stamparia non da altri esercitata, che da sole donne, io non haverei sofferto, che per mano virile ei fosse stato impresso sotto le stampe, stimando indegni molti degli huomini d’aver parte veruna nel Paradiso. Ma se non fossero capi sventati, e ignoranti additarebbero nell’opere mie quei mancamenti, che in realtà ci sono, e non mendicarebbero inventione per op[p. 130 modifica]primere quella poca di buona fama, ch’io posso attendere, se non da altro almeno dall’ardimento con cui hò intrapreso, quasi strepitosa Cicala, a stridere fra l’armonioso suono delle soavi voci di tanti Cigni moderni, i quali benignissimi compatiscono alle mie imperfettioni. Conoscerebbero, che quei termini di Teologia de’ quali mi son servita non sono di materie così profonde, che non possano esser capite da ogni ingegno di mediocre intelligenza, senza [p. 131 modifica]andarli mendicando dagli opulenti errarij della loro scienza, e che i tratti di Filosofia sono di quelli, che più tosto s’imparano a i raggi del solo lume naturale, ch’agli splendori della loro dottrina, che non è forse altrettanto conspicua in altro, quanto nella maledicenza. Dicano (se però il conoscono) ch’io non scrivo con quell’arte, e ordine, che si doverebbe, che lo confesso anch’io, e che apporto sentenze latine, non già perch’io sia versata in lingua tale, ma perche la [p. 132 modifica]mia memoria ne conserva quantità grande, per la cotidiana recitatione dell’Officio divino, nel quale si contiene buona parte della Sacra Scrittura. Dicano, che ’l maggior fondamento, ch’io habbia sia una dilettatione non ordinaria, di sempre legger libri buoni, spirituali, e profani, latini, e volgari, mediante la quale, benche rozamente, senza maestri, hò in qualche parte limata la ruvidezza dell’intelletto mio, e ch’aggiunta questa ad una dispositione naturale concessami da [p. 133 modifica]Sua D. M., mi son resa ardita più di quel, ch’io dovrei. Ma gracchino pure, dicendo ciò, che più loro aggrada, ch’ad ogni modo derido le loro false attestationi, gloriandomi, che la purità del mio stile habbia similitudine con quella dello stato, in cui mi trovo. Se poi i periodi non sono così agiustati, e la dispositione delle cose non ordinate conforme ai precetti della Retorica, poco me ne curo, perch’io non scrivo con altre regole, che con quelle del mio capriccio. [p. 134 modifica]Ne miei scritti non troverai quei quinci, e quindi, che sono nell’opere d’alcuni moderni Scrittori, perche se ben stimo queste buone voci Toscane, e molto confacentisi alla natura degli huomini, che non mai fermi con la persona, e col cuore in un sito, vanno apunto sempre variamente hor quinci, hor quindi, gloriandosi

Che in questo mondo instabile, e leggiero
Costanza è spesso il variar pensiero,

nondimeno, di queste non mi vaglio, come colei, che per sempre m’hò eletto di [p. 135 modifica]vivere in un loco, dove non meno con le operationi, che con le parole detesto affatto l’instabilità, altretanto effettivamente praticata dagli huomini quanto da essi bugiardamente addittata nelle donne. La somma è questa. Io conosco, e non niego l’eccessiva imperfettione delle compositioni mie, anzi di gran maraviglia mi riesce, che da taluno non sian conosciute per tali, onde non habbia da infrapor tante difficoltà, ch’una donna sappia adoperare la penna senza, [p. 136 modifica]che le sia mossa da mano virile. Ma molti di voi sete all’opposto de’ Filosofi antichi (me ne spiace) de quali, senza malignità veruna, comprobarono, e lodorono, altri gli scritti di Diotima, altri di Saffo, taluno commendò Ginevra Veronese, chi Cassandra fedele, chi Alceste, e Penelope, e altre infinite, senza supponer quei spropositi, ch’alcuni intellettoni moderni vanno di me asserendo. Il faccino pure a lor grado, e habbiam per articolo di fede Christiana, [p. 137 modifica]che chi non crede nel PARADISO sarà condennato all’Inferno.

Ma dove sete, Sig. Buoninsegni mio? Perdonatemi se per isfogar il mio genio contro la malignità d’alcuni m’ero scordata di voi, e con poca creanza v’hò fin’hora lasciato in un canto, quasi, ch’io non facessi conto della vostra persona tanto da me stimata. Voi, al vostro solito dicitor gentile ma appassionato, biasimate negli habiti donneschi la varietà de’ colori, ne v’accorgete di [p. 138 modifica]riuscir biasimevole mostrando di non sapere, che la varietà delle cose è quella, che fà bello il mondo, oltre poi, che di tutte quelle vanità, che sprezzate, e detestate in noi trovansi esempij d’huomini, e regi insigni, che se ne sono indiferentemente compiacciuti. Creso Re di Lidia compariva così pomposamente vestito, e variamente adorno di colori, e di foggie, che Solone il confuse, cavandogli il pianto dagli occhi, col farlo ravedere, che ’l Pavone, il Papagalo, e altri animali [p. 139 modifica]eran nelle piume non dissimili dall’abito suo, anzi con decoro godevano dalla natura quel dono, ch’egli, con vergogna lussureggiando, mendicava dall’arte.

Ch’alla donna fosse poi conveniente l’andar sempre vestita a bruno, io non lo niego, non già per ricever tutti gli sguardi degli Amanti nel volto, poiche, s’apena adorna di quei fregi, che con la varietà de’ colori compartono variamente il diletto della vista agli occhi, può resistere con la sua eccellente modestia all’ec[p. 140 modifica]cessiva sfaciatezza, e dissolutezza virile, che farebbe l’infelice se tutti i guardi uniti, e raccolti ferissero in lei? Sarebbe di bisogno d’una gran fortezza a quel sesso, ch’è predicato dall’huomo per debolissimo. Ma ben bisognerebbe, che gli abiti nostri fossero sempre di color nero in segno di quella mestitia, che ne tiene oppresse per esser sottoposte alla tirannia degli huomini, e ai loro indegni capricij. Veramente qualche volta, a confessarla giusta, il Signor Buoninsegni è un [p. 141 modifica]gentilhuomo, che dice la verità, anzi, al dispetto marcio del viril talento la replica più d’una volta.
Dopo haver veridicamente asserito, che meglio oprerebbe la donna andando sempre vestita a bruno, che con diversità di colori, sovraggiunge, ch’ella è stata creata da Dio per ristoro degli huomini, forse sapendo, che

La donna a l’huomo è sol vero ristauro,
Dolce riposo, et opportuna aita.

Non credo, però, ch’egli si sia aveduto qual maggior lode conseguiti al mio ses[p. 142 modifica]so da questa sua propositione, la quale essendo verissima, non si può negare, che nelle donne non rissieda una gran portione di Divinità, mentre il ristorar chi patisse ne travagli è solo proprietà di Dio, ed eccovi, che se voi sete nati à travagliare, elleno per dispositione divina son nate per vostra consolatione, e sollievo.

Che se poi, quasi sopra d’un trono mobile, s’inalzano di continuo sopra un pezzo di legno reso adorno dalle vesti, che fanno [p. 143 modifica]officio di tapezzerie, ciò è in gratia del lor merito, che non permette, che vadano a piedi, come gli animali, e voi, che formati di terra, sete per vostra mortificatione destinati a calcarla. S’elle co’ pensieri van sempre sollevate dal suolo, e tendono al Cielo, non è maraviglia se poi quasi come immagini sacre, stian posate sù piedestalli coperti di pretiosissimi drappi. Non mai troverai, che le cose magnifiche, e grandi stiano in terra, ma ben sì esposte in altezza per ogget[p. 144 modifica]to dell’altrui stupore, e riverenza.

Potrebbe anche dirsi, che la donna deve per ogni rispetto andar inalzata dall’ordinarie bassezze terrene come apunto un miracolo della natura, poiche, essendo l’huomo formato di terra, e la donna d’una costa di lui, è ragionevole, ch’ella altretanto si porti alta su le pianelle, quanta distanza, è dal piede virile alla costa, già che la natura, e Dio l’ha creata con questo privilegio. Aggiungasi di più, ch’essendo i zoccoli acciden[p. 145 modifica]tal cagione della longhezza della veste feminile in cui stà espresso un vivo ritratto della modestia, si potrà ragionevolmente dire, che siano un’inventione modestissima, e lodevole.

Al sacrificio dell’altare, e ad ogn’altra fontione sacra i Sacerdoti vanno sempre coperti d’habiti longhi, com’anche fanno tutti i Religiosi, e facevano anticamente i Sommi Sacerdoti del Tempio non meno de’ Christiani, che de’ gentili, sdegnando il Cielo, che i suoi ministri vestano [p. 146 modifica]quegli habiti ristretti, che sono un saggio, e contrasegno della sfacciatagine, e impurità degli huomini. Di ciò nasce, che, senza dare un’evidente testimonianza d’animo poco ben affetto verso le donne, non potete negare, ch’elle per propria natura vadano arricchite dal manto della religione, della pietà, e bontà, mentre sino nelle vesti immitano i sacerdoti all’hora, che nel stato della più fervida divotione stanno offerendo à S. D. M. sacrificij, voti, e preghiere. [p. 147 modifica]

Che dirà questo intelletto perspicace di questi miei sentimenti, li deriderà forse, ò se ne sdegnerà? Se li deriderà, io tornerò a deridere le sue derisioni, e se se ne sdegnerà a me non da più noia il suo sdegno di quello, ch’a lui faccia l’ira di tutto il feminil stuolo da lui per ischerzo beffeggiato col mostrar di temer le pianelle, dicendo, che non s’assicura di non esser per naufragare non frà Scilla, ò Cariddi,

Ma nel mar de lo sdegno
Frà due scogli di legno.

S’egli non teme lo sdegno [p. 148 modifica]delle donne perche sono piacevoli, io più corraggiosamente mi dichiaro di non temer quel delli huomini benche sappia, che siano fierissimi.

Non hanno nò bisogno, che siano loro sturate l’orecchie quelle, che di propria volontà con nobilissimi pendenti le tengono aperte per meglio sentire le voci de’ Predicatori e le cose appartenenti all’interesse dell’eterna salute dell’anima loro, onde poi dai mali trattamenti degli huomini innocentemente patiti quà giù in terra, possano passar[p. 149 modifica]sene à ricever le meritate accoglienze degli Angeli sù in Cielo.

Ma quì m’aveggio, ch’io parlo troppo seriamente contro un’ingegno, che forse più per ischerzo, che per verità discorre contro il sesso feminile.

Fatevi un poco inanzi alla prova Signore, e poi voi stesso siate il giudice, se sia verità, che le donne habbiano più forza nelle gambe per istrascinar le pianelle, che nelle braccia per haventarvele nel capo, non essendo bene l’affermar senza [p. 150 modifica]esperienza ciò, che facilmente, e ad ogni ora può provarsi. Ben à ragione temete, ch’elle non si trasformino in alberi, perche havete paura, che le braccia loro s’induriscano di soverchio. Se per esse sarà bisogno d’un nuovo Ovidio, per li huomini basterà il far rinascer un Luciano, ò un Lucio Apuleio, mancando i quali, vi rinuntieranno quell’istesso Nasone, che voi bramate rinovato per loro, già, ch’egli mostrò di saper fare cangiar forma à più huomini, che donne. [p. 151 modifica]

Lo dica Ateone tramutato in Cervo per colpa diversa da quella di Driope. Lo dica Batto cangiato nella pietra paragone per non haver saputo tacere, ed esser mancato di parola, e dicalo il Rè di Tracia Tereo tramutato in uppupa.

Quello poi che circa questo più fa a proposito mio sia, ch’alla maggior parte delle donne, che rimasero trasformate ciò non havenne per colpe commesse da loro, ma perche potessero sottrarsi illese dalle libidinose mani, ò de Dei, ò [p. 152 modifica]degli huomini, ai quali tutte le trasformationi occorsero come castigo di gravi eccessi. Ma, quando poi anche vi mancasse Ovidio, non mancherete a voi stessi di tramutarvi a vostra posta, già che di piccioli sapete comparir grandi col sottoporvi alle scarpe un scagnello alto in guisa, che sforzandovi à caminar in punta di piedi vi fà parer tanti cavalli ferrati, ne v’arrossite di farvi apparir belle, e grosse le gambe col fabricarvele la metà di bambage. Forse perche non vi par, o scia[p. 153 modifica]gurati, mentir a bastanza con le parole, volete mentire anche con le operationi, e le apparenze, e per farlo con lascivia maggiore non si risparmia da voi dispendio, arte, ò inganno, e tutto per comparire al pari di quelle donne, nelle quali poi vilipendete quell’attilatura, e ornamento, ch’è proprio, e connaturale al loro sesso.

Se voleste esser capace della verità, non così liberamente scherzareste burlando le femine per le capigliature postitie, col por[p. 154 modifica]tar l’esempio del Satiro di Corisca, quando, che molti, e molti degli huomini abusano di portar hoggidì le Zazere comprate a prezzo di danari contanti. Se nelle donne i capelli non partecipano dell’anima vegetativa, poco importa, ma non poco importarebbe, che ne participassero negli huomini, ch’a questi tempi sono così dediti alle vanità, e moli adornamenti in particolare del capo con arte innanelato, profumato, ed impolverizato alla Francese, che nutrendo hu[p. 155 modifica]more d’esser tanti Absaloni, s’avenisse, che restassero appesi a qualche albero, purtroppo rimarrebbero vivi, lasciando, quasi hò detto ad onta del Cielo, le povere chiome innocenti in loro vece appicate. Non vi vantate nò, effeminati, e da poco, di queste vostre capigliature imbiondate, e ricciate, per vituperio vostro rapite da interessata mano al cadavere di qualche bella donna, perche se la fortezza di Sansone consisteva ne’ capelli, che naturalmente erano suoi, in voi non potrà regnare, [p. 156 modifica]che tanta pusilanime debbolezza di forze, e di senno, quanto di robustezza, e bravura perdè quel Nazareno nel perdere il tesoro di quei crini, che lo constituivano ammirabile frà gli altri.

Ogn’uno dello stuolo virile si finge nella mente d’esser un novello Aristotele, ma in vece di procurar d’immitarlo nella sapienza, che l’ha reso immortale, altro d’aristotelico non può vantare, che la vanità praticata pur anche da quel gran Filosofo, che del rimanen[p. 157 modifica]te altro carattere non porta seco di tal immitatione, che per ostentar la sublimità dell’ingegno suo andar tutto il dì inventando sofisticarie contro il merito delle donne da alcuno però, più per divina permissione, che per elettione degli auttori con encomij meritati descritto. Sentite un bell’intelletto de’ nostri tempi, che veridica, e seriamente comproba ciò, che ’l Sig. Buoninsegni dice per ironia, e scherzo del mento d’avorio, e d’ogn’altra parte di bella donna. [p. 158 modifica]

Io dirò molto meno
Di quel, che dir conviensi, ancor ch’io mostri
Che la donna del Ciel sia nobil dono,
E sia poco il chiamarla
Tesoro di natura, e poco il dir,e
Che d’oro il crin fiammeggi,
D’argento il sen biancheggi,
Sembri avorio la mano, ebano il ciglio,
Che sian gli occhi zafiri, ostro le guancie,
Corallo il labro, e margarita il dente,
Le luci stelle, e Paradiso il volto.
Poco sarà, se in lei stretto si mira,
Quasi in compendio il Cielo,
Se in lei spiega natura ogni sua pompa.

Hor, che dite, inventori di biasimi donneschi? Parlo in generale a tutti quelli, che scrivono, hanno scritto, e scriveranno, contro il nobilissimo sesso feminile? La ragione n’insegna pure, che molto più veraci, e da stimarsi sian quelle lodi, che [p. 159 modifica]vengono date da quelli del sesso maschile al feminile, che quelle, che voi huomini à vicenda trà di voi v’andate dispensando.

Qual maraviglia è, che non si senta altro, che sparlar delle donne con auttorità di Filosofi, di Leggisti, d’Oratori, e Poeti, e sino con stiracchiamenti della Sacra Scrittura, se quasi tutti coloro, che scrivono, ed hanno scritto son huomini? Ah s’alle femine non fosse dinegata l’aplicatione alle scienze, e fosse lor conceduto la metà, ò la terza [p. 160 modifica]parte di quello studio, che da taluno è stato praticato, ben si sentirebbero concetti non sofistici, e mendicati, ma fondati, e veridici, che farebbero arrossir di vergogna il sesso virile, il qual forse non anderrebbe così superbo, e pretendente dicendo male della donna, ch’è l’anima dell’humane delitie.

Uno di questi è il Sig. Buoninsegni, che volendo accennare una comparatione trà il Colosso (dice egli) di Nabucdonosor, e la donna, esprime il suo pensiero [p. 161 modifica]con stiracchiatura indegna d’un gran Letterato quale egli è. La rivoglie co’ piedi a rovescio, e poi vuole che ’l capo sia di legno, non s’accorgendo, che nella statua da lui mentovata niuna dell’estremità era di legno, ma il capo d’oro, e i piedi di terra. Così aviene a chi vuol affettar paradossi, e dir male di chi nol merita, il potersi far credere, per un intelletto, che non sappia distinguere la terra dal legno. E perche non havete voi detto, che la bella, e maravigliosa fabrica del[p. 162 modifica]la donna inalzata sopra un piedestalo d’oro, rassembra il bellissimo Colosso del Sole? Sapete perche? Perche sete di quel sesso del quale alcuni, più tosto, che dire la verità, e parlar bene, s’elegge il dir la bugia, e parlar, come si suol dire, fuori di squadro.

Ma ecco apunto, ch’essendovi aveduto d’haver parlato poco a proposito, volete correger l’errore, e lo fate col proferire una bellissima, e veracissima propositione, dicendo, che ’l marito, è un capo di legno alla [p. 163 modifica]donna. Capo di legno in vero è il marito alla donna, e non di legno forte, come sarebbe a dire di rovere, ò d’altro simile, ma del più leggiero, del più fragile, e del più disutile arbore, che ritrovisi malamente buono per servire d’alimento al fuoco. I frutti di questa pianta frascheggiante sono il dar cagione alla moglie con vane, e indecenti attilatture, e con soverchie lascivie d’immitarlo, ma la natural modestia feminile sottentra à ritrarla da quei costumi, che dovrebbe ca[p. 164 modifica]gionar in lei il mal essempio del marito. Non manca questo capo per la sua parte d’eccitar pensieri impudichi in colei, che gli è stata assignata da S. D. M. per dolce compagna, con poco timor di Dio, con nulla di riguardo all’onor proprio, e con libertà non dissimile all’usata da Turchi, dandosi in preda ad ogni illecito piacere, ed ella perciò non manca di ritenersi dentro i cancelli d’un’immacolata honestà, come colei, ch’è nata d’un sesso il cui vero, e proprio caratte[p. 165 modifica]re è la pudicitia. E gli huomini ad immitatione dell’avaro Giuda determinano, che sian malamente spesi quei quattro soldi, che s’applicano à vestir le moglie, perche giudicano poi forse meglio, che sian riserbati per comprar altri affetti. Questo è un dolersi, che quell’unguento, col quale Maddalena unse i piedi a Christo, non si venda, e se n’applichi il prezzo ad altro. O esecrabili delitti, ò intelletti non sani!

Non lo diss’io poc’anzi, ch’essendo quasi tutti gli [p. 166 modifica]Scrittori huomini, toccarrebbe sempre alla donna esser biasimata, e rimaner oppressa dalle loro dottrine, ch’appresso però di noi non risultano di niuna fede, anzi, anche appresso di voi, se la voleste confessar giusta, ma è vostra qualità il voler più tosto morire con la conscienza macchiata, che confessar la verità, benche sia da voi chiaramente conosciuta.

Vuole questo Signore detestar l’uso di quelle, che portano i zoccoli d’oro, ò d’argento, e subito compa[p. 167 modifica]risce in campo con un Distico di Martiale contro ad una gentildonna Romana, che si volea prevalere di quelle ricchezze, che le erano state concesse dal Cielo. Martiale era un huomo, tanto basti. Era mala lingua a paro di qualchedun’altro, ed era nimico del sesso donnesco. In materia di biasimare il mio sesso, non che a Martiale ma ne a Platone, e ad Aristotele non mi tengo obligata prestar fede veruna se prima non lasciano d’esser huomini, i quali con arte s’hanno usurpata [p. 168 modifica]auttorità grande appresso gli altri huomini, che poi come interessati adheriscono loro, e giungono a così esquisitamente dir male delle donne, che, come hò di sopra detto, se qualcheduna di noi, ad onta de’ loro intelletti sforzati, ha tanto dono da Dio, che vaglia a far pompa sù le carte de’ tesori d’un’ingegno elevato, e spiritoso (ciò non dico per me), eglino velenosamente maligni asserriscono per impossibile, che senza il loro aiuto una donna possa comporre con qual[p. 169 modifica]che buon stile naturale, e spirito, quasi, che Dio possa esser stato partiale in partecipar maggior portione di ragionevolezza all’huomo, che alla donna. Io ridomi di queste evidenti malignità, e bugie, mentovando spesso contro il sesso maschile frà me stessa que’ versi, che dall’Orsino furono cantati contro ad un maligno:

Verrà, non può tardar l’ora prescritta,
Che sia mercè del Ciel, da man,.....
L’empia tua spoglia lacera, e traffitta.
Di ferro, invece intanto io col mio stile
Premerò, ferirò con forza invitta
Tua fama infame, e ’l nome indegno, e vile.

E voi, signore, frà tanto, [p. 170 modifica]se ben il fate per ischerzo, non vi dolete, che vi sia mancata la memoria, perche chi si contenta, che si possa credere, ch’egli habbia perduto l’intelletto, in non voler confessar il merito delle donne poco conto deve fare dell’altre due potenze dell’anima. Le donne sono statue con piedi d’oro, perche portano le pianelle indorate, non è egli vero? S’argomenti dunque della pretiosità del fondamento quella dell’edificio, e quale possa esser il rimanente delle femine, [p. 171 modifica]mentre la più vile, e infima parte è d’oro.

O s’ella fosse così, Signor Academico mio, quanti, ò quanti huomini ci correrebbero prostrati a piedi, più però per avaritia, che per ossequio!

Riposatevi pur lungi da queste statue mobili, se non volete, che perdano quel decoro, che non và mai disgiunto dalle statue sempre inalzate per iscopo dell’altrui ammiratione, ò adoratione. Lungi lungi, profani dalle statue feminili, alle quali non così tosto s’avi[p. 172 modifica]cina un’huomo, che per esse stà in pronto il dishonore, e il pericolo. S’allontani la donna dall’huomo, benche fosse macchiata di mille colpe, sarà sempre honorata, e stimata per integerrima, ed innocente. Vicina à questo sordido mostro, eccola con l’onore perduto, macchiata nella pudicitia ed infamata nel nome. E da chi? Da quell’huomo, ch’a lei è cagione di tanto pregiudicio ed a cui manca ingegno, e discretezza, per tacere, e conoscere, che questi biasimi [p. 173 modifica]rissultano in sua offesa. Se l’altrui passione non si sotisfa, ch’io gli conceda, che siamo statue, gli concedo di più, che siamo arbori sfrondati. Se manchiamo di foglie, non manchiamo di frutti d’opere buone, e se manchiamo di foglie vane, e leggiere, non manchiamo, però, d’ombra ristoratrice, e grata.

Guai a voi, huomini scelerati, dico, se vi mancasse l’ombra della verità, bontà, e santità feminile, che vi preserva dai flagelli del Cielo. Un poeta insigne de tempi [p. 174 modifica]moderni, che per esser huomo durava gran fatica a proferir la verità, pur finalmente combattuto dal rimorso della conscienza, tanto contrastò con la sua propria natura, che disse:

Dillo, mia lingua, dillo,
Ch’a ragion è la donna,
Quando fede, e pietade in lei si serra,
Diletta al Cielo, ed adorata in terra.

Non voglio darmi a rispondere a quella favola del marito, e della cameriera, perche direi di bello. Dio sà a qual fine il gentilhuomo chiamò quella servente. Povere gentildonne arrivate ad isperimentar in [p. 175 modifica]voi stesse una strana metamorfosi, di patrone diventando sovente serve! Voi non già sete l’Idra d’Hercole, ma ben nelle case vostre i mariti vi fanno esperimentare i miracoli dei capi dell’Idra, che se per gelosia scacciate di casa vostra una damigella, suscitano mill’altre femine a farvi conoscere, ch’eglino sono Camaleonti, che vestono i colori d’altrettanti affetti quante sono le diversità de volti, che rimirano. Piangono il prezzo del grano applicato in adornarvi di [p. 176 modifica]quelle gemme, del cui valsente, che non mai deteriora, ponno ad ogni lor necessaria occorrenza prevalersi, e poi in comprar infami, e indegni amori profonderanno liberalmente tesori de quali per sempre rimaranno impoveriti, e spogliati, oltre ai pregiudizi dell’anima, e dell’onore, che loro ne risulta.

A gran ragione stimò vicina la perdita della Romana libertà Catone all’hora, ch’udì essersi venduto un pesce quanto un bue, ma [p. 177 modifica]diverso è lo spendere in adornamenti d’una moglie, dallo spendere per sotisfatione della gola, e voi con fini diversi da lui detestate le pompe feminili. Egli bramava di veder conservato libero il popolo di Roma, e voi sete insidiatori della libertà donnesca. Non senza sdegno vedrebbe quel gran Padre della sua Patria la tirannide hoggidì usata nell’imprigionar le donne. Sì che l’auttorità di Catone questa volta, Signor Buoninsegni, rissulta contro di voi, com’an[p. 178 modifica]che il concetto delle perle, e del sale.

Veramente ad un’ingegno sottile non mancano arcigogole, e stiracchiature per isfogar i suoi pruriti, e far pompa sù le carte del suo valore,

Dulcis est homini panis mendacij,

disse il gran Savio. Che stravaganze sete andato à ritrovare, che le perle, e ’l sale son figlie del mare, e, che chi non hà sale si serve delle perle. Queste son cose da ridere, sono sofismi, e bugie mascherate non verità. Il sapete ben ancor [p. 179 modifica]voi. Perche non dir più tosto, che, essendo la perla la più pretiosa, la più pura, e la più candida frà le gioie, la donna se ne fregi come proportionata ai candori, e purità dell’animo suo, e delle sue divinissime qualità. Io voglio nondimeno adherire al vostro concetto, dicendo, che gli huomini, perche professano d’haver sale, e sono privi della perla, non hanno ne perle ne sale.

Quest’altra, però, non è meno stravagante, e bizzara dell’antecedente, che ’l [p. 180 modifica]capo della donna sia simile ad un mazzo di carte. Se parlate del capo materiale, e reale, questa è una vostra bella inventione per far ridere la brigata, ma se del capo mistico, cioè, del marito, che da voi è stato chiamato con nome tale, comprobo la vostra opinione per verissima, e proprijssima.

Mazzi di carte son la maggior parte di questi, perche, dediti al gioco, ad altro non sono intenti, e ad altro non pensano, onde dal continuo pensiero, che tengono [p. 181 modifica]fisso nelle carte, si può dire, ch’habbiano apunto il capo trasformato in un mazzo di carte. Quì non mancano i denari se non veraci almeno cuniati sotto i replicati colpi d’un’ardentissimo desiderio di possederne, per lo quale molti degli huomini si riducono ad attioni dishonorate in modo, che arrivano a vendere a prezzo vilissimo sin la vita, e sangue del prossimo. Che ne medesimi ancorche vilissimi, e codardi, se non per altro, almeno per ornamento della persona, [p. 182 modifica]non si vedano in pronto le spade, non sarà chi lo nieghi. Tal’uno vuol la spada dorata, ed eccellente in paragone di quella d’Orlando, ne considera d’haver un cuore, e un braccio da Martano per maneggiarla. Mi sian poi testimonij contro questi valorosi Cavalieri, non solo i servitori, ma le mogli medesime, se manchi copia di bastoni, poiche non bastando alla loro indiscretezza di bussare la servitù, bastonano anche colei, che Dio stesso hà data loro per compagna, e [p. 183 modifica]adiutorium simile sibi, cioè non per soggetta, e inferiore, ma per eguale, e puossi dir superiore. Bacco stesso sia poi quello, che dicavi se questo mazzo di carte del capo della donna sia abbondante di coppe, quando col votarne le decine riempie tal’hora se stesso di tanti fumi, che se fosse il loro capo reale, come è immaginario, le misere mogli si sentirebbero ogni giorno aggravate dal vino.

Che se volete, (e sia detto per seguitar le pedate del Signor Buoninsegni) in [p. 184 modifica]queste carte le figure de’ tarocchi, alzate gli occhi in faccia a tal’uno, che vedrete espressa la figura del diavolo, dell’appiccato, ò del bagatteliere, e del matto, e in molti d’essi non mancherà quella d’Amore, ma d’un’amor apunto da tarocchi, dipinto, cioè finto, e non reale, col quale con fini interessati s’aggirano qualche volta intorno alle donne, confondendole in un mar di bugie, e giurando loro un sviscerato affetto coll’attestarle, ch’ogni lor crine è bastevole atener lega[p. 185 modifica]to indissolubilmente un cuore) concetto mendicato da quelle parole della Cantica: In uno crine colli tui vulnerasti cor meum. Ma doppo queste lusinghiere fintioni pare à costoro di porgere un sacrificio a Giove ogni qual volta, con le voci, con la penna, e con le operationi, biasimano, vilipendono, e maltratano quelle, che poc’anzi giuravano anime, delle lor anime.

Così poi avviene, che si leggono Satire, nelle quali invece di detestar questi vi[p. 186 modifica]rili, e abominevoli costumi, si maledice alle spese fatte da’ Consorti intorno alle Mogli, che con la profusione di dote pretiosa, e ricca haveranno non solo consignate a’ mariti rendite bastevoli a ciò, ma haveran sollevate le loro case da miserie, e povertà, e con le doti dell’animo havran felicitata la quiete, e assicurate le contentezze a coloro, che per ricompensa di tanti beneficij altro non sanno, che seminar disprezzi contro quelle, ch’essi dovriano, per così dire, idolatrare. In[p. 187 modifica]tendete, Signor Buoninsegni? E voi di queste sete ardito di parlare con sì poco rispetto, stupisco della vostra gentilezza, acclamata da ogn’uno per ammirabile, e da me venerata come tale.

Ah huomini folli (parlo con cattivi) e insensati al vostro bene, già che v’ho fatto conoscere, come sete un mazzo di carte, a che non rivolgere i denari nelle spese necessarie alle vostre famiglie, e convenienti agli ornamenti delle vostre mogli, le spade in diffesa dell’[p. 188 modifica]honore, e della patria, i bastoni in sostentamento, non in detrimento altrui, e le coppe in abbeverar gli assetati, come vienvi commandato dalla Chiesa, che poi non si vedranno in voi le horride figure del Diavolo, e l’altre mentovate?

Le donne, e le mosche non entravano ai sacrifici nel Tempio d’Hercole, ne da ciò si può cavar quel mendicato, e non ben formato argomento, che poca differenza sia fra le mosche, e le donne, le quali non son [p. 189 modifica]simili alle mosche, che solo nel patir le persecutioni d’ogn’huomo, onde può dirsi, che voi altri biasimando le donne andiate a caccia di mosche, e non siate in fine per haver guadagnato altro, che ritrovarvi le mani piene di mosche. Si deve bene veridicamente asserrire, che le mosche, come voi dite, non v’entravano per istinto naturale, e le donne ne rimanevano escluse, perche nelle loro bellezze vedendosi espresse le vergognose memorie della viltà di quel Semideo, che dop[p. 190 modifica]po haver vinto tutti i mostri della terra, si lasciò vincere da un volto feminile, in modo, che non isdegnò di mutar la clava in una conocchia, e assidersi filando frà le ancelle d’Iole, non s’intepidisse la divotione verso di lui. O pure, perch’egli, intimorito, che da quei raggi di divinità, che splendono nel volto alle donne, l’adoratione degli astanti, a lui destinata, non fosse da esse con la divinità della sembianza, e del merito usurpata, non volesse presenti a’ suoi sacrificij quelle, [p. 191 modifica]che potean contendere seco di pretensione in qualità divine, e ben gli l’havean fatto conoscere col superarlo.

Siasi però, come a voi aggrada, che la vera ragione sia, che le femine di Chio havendo dinegato di sterparsi la chioma, perche dovesse servire ad introdur nel porto dell’Isola il simulacro d’Alcide, restassero da quell’hora escluse da’ suoi sacrificij, che da ciò rissulta gloriosissima lode alle donne, quando i Dei medesimi si mostravano ambitiosi d’[p. 192 modifica]esser introdotti ne’ luoghi prigioneri del feminil sesso. S’elle dinegarono il farlo, non fù per mantener la bellezza col mezo dell’empietà, ne perche stimassero più un crine, che una Deità, ma perche non volsero, che si potesse credere, ch’elle di buona voglia fossero concorse all’introduttione della statua d’un’Heroe, che pur qualche volta s’era dimostrato lascivo, e impudico, e così fosse levata a’ maldicenti di quei tempi l’occasione di detrahere alla loro riputatione. Se il simo[p. 193 modifica]lacro fosse stato di Pallade, ò di Diana, Dee castissime, non solo i crini del capo, ma il sangue delle vene elleno havrebbero applicato ad introdurlo nell’Isola. Se l’idolo d’Hercole hoggidì venisse per approdare a qualche lido, non volendo le donne prestargli i capelli, non gli mancarebbero funi di trecce d’huomini così effeminati, ch’un Nume istesso potrebbe restar ingannato, e crederli chiome di donna. Esse anticamente negarono i crini per tirar nel porto di Chio la [p. 194 modifica]nave, che portava il Simolacro d’una falsa Deità, e voi hoggidì più tosto, che privarvi di quelle zazzare, che vi cagionano mille colpe mortali, negate d’introdur nell’anima propria il vero Dio di tutti i Dei.

Voi già non potreste dir come Carilao, che la capigliatura sia vostro ornamento proprio, che non vi costa, quando una di queste moderne perrucche non vale prezzo minore di cinque, ò sei scudi. O vergogna de’ tempi nostri, ò vituperio degli huomini, c’[p. 195 modifica]hoggidì per portar la faccia infrascata di quattro chiocche d’aricciati capelli non han riguardo a spendere quel denaro, che valerebbe a solevar per la metà d’un’anno qualche infelice dall’oppressione della povertà, overo impiegarlo in lochi pij per sollievo dell’anime loro ingolfate in mille vitij, e peccati. Almeno se le donne comprano vesti, e gemme per adornarsi si può dire, che cambiano oro in oro, ò in gioie, ma voi pazzi, spargete oro per comprar avanzi di teschi [p. 196 modifica]di morti, e fracidume di sepolcri. L’abellirsi è così proprietà della donna, come di voi dovrebbe esser la fortezza, ma voi,confondendo i termini degli usi, anzi della natura stessa, trascurate l’adornamento dell’animo, ne vi basta l’usurpar alle donne la superfluità degli abigliamenti, s’anche poi non le rimproverate di troppo pomposamente ornate, e vane, quasi, che siate tanti modestissimi, e severi Catoni. Non così fecero, com’hò poc’anzi detto, gli antichi Heroi. [p. 197 modifica]Dice un moderno Scrittore:

Fugge con Teseo Fedra, e pur incolto
Egli hebbe il crine, e mal polito il volto.

A nostri tempi, e apunto da questi, che fanno professione d’Heroi non si tralascia pompa, vanità, ò lascivia, che non s’esprima, ò nella foggia, ò nel lusso degli habiti, e quel ch’è peggio, anche tal’uno il fà nel liscio del volto, e dispositione del crine. Hanno alterato sin il moto naturale ai mostachi, che, invece di cader pendenti sopra il labro ad impedir l’uscita [p. 198 modifica]all’oscenità delle parole virili, son forzati dal ferro, e dal fuoco ad inalzarsi minacianti verso il Cielo. E dagli huomini poi si nutre tanto ardimento nel petto di biasimare, e detestar il Lusso donnesco?

Arrivata la donna a quell’età, che le imbianca il crine, si dà à tramutar l’argento vivo del crine in oro, perch’ella sdegna d’haver meno pretiose l’apparenze, che l’anima, e vuol, che tutti i candori se le racchiudano nel cuore, non che si diffondano nell’esterno. [p. 199 modifica]Peggio fà l’huomo, che si rade, sterpa, ed estirpa dal mento sin alla virilità quel pelo, che lo distingue dalla femina, e poi, quando comincia ad incanutire, lascia spuntar la barba, e all’hora, che sarebbe tempo di cominciar a pensar alla morte, comincia a farsi conoscere per huomo, ma quanto s’inganna lo stolto ricco d’anni, e povero d’ingegno.

E se ben rade, e cava
Il pel pungente, e vecchio,
Però gli anni non scema, i dì non lava,
Ne bugie gli può dir l’amico specchio.
Ne l’ambra, ne gli odor più delicati
Pon far tornar indietro i giorni andati.

Se le vanità degli orna[p. 200 modifica]menti donneschi son ombre, fra queste troveran gli huomini il loro riposo, quiete, e ristoro. Ombre già non sono le virili, poiche non sono fugaci, ma stabili, e perche l’ombra suppone la luce, niuna cosa nell’huomo tristo si potrà dir ombra, mentre in lui non v’è pure una scintilla non, che un raggio di luce di veruna buona qualità.

A ragione, e forse non inconsideratamente nell’annoverare ogni capello, non che ogni minucia delle pompe, e vanità donnesche ha[p. 201 modifica]vete lasciato da parte lo specchio, e ’l liscio, perche havete conosciuto, che di vantaggio senza l’uno, cioè, il belletto, il vostro discorso può arrossirsi, e dell’altro, cioè, dello specchio, non deve servirsi quegli, che non vuol riconoscere i diffetti del proprio sesso, ne vuol tentarne l’emenda in altra guisa, che adossando all’integrità feminile le inconvenienze de soverchi ornamenti virili.

Hora con buona gratia vostra, Sig. Buoninsegni, perche chiaro apparisca, [p. 202 modifica]se voi a ragione havete discorso, voglio far comparir in iscena agli occhi di tutto il Mondo gli huomini vestiti all’uso moderno, e poi siate giudice voi, se ’l vostro delirio Academico, ò vogliam dire sogno d’infermo, ò pur lamento d’ammogliato, sarebbe stato meglio impiegato in detestatione del virile, che del feminil lusso. Immaginatevi di veder questi Polidori, che doppo haver stancata una meza dozina di pettini con la zazzera, altretanti ferri tepidi con la barba, e cen[p. 203 modifica]to altre frascherie, escano di casa a portar all’Universo una pomposa vista delle loro bellezze, e attillature. Eccoli con una capigliatura non riccia, ma arricciata, ogni crine della quale stà così studiosamente ordinato, che meglio nol disporrebbe il pennello d’Apelle. La barba, e i mostachi son stati in guisa domati col ferro, e col fuoco c’ha bisognato, che lascino i moti naturali. Quella, e questi resi così lucidi dall’oglio di gelsomino, di cedro, ò d’altro, [p. 204 modifica]che paiono finissima seta, non peli.

Qualcheduno ancora non s’arrossisce di farsi rosso, sterparsi, e assottigliarsi le ciglia. Ma, che arrossirsi? Come potranno temer la vergogna coloro, che non temono Dio. Gli habiti sono tutti lascivia, vanità, ed affettatione.

Se non basta, che siano di felpe, veluti, damaschi, e altri più sontuosi drappi, si coprono di merli, e vi si sottopone una fodra, non men pretiosa ma collorata, ch’apparisce in mille luoghi a [p. 205 modifica]farsi vedere, e a testimoniare, che se vestono di nero, il fanno più per conformarsi all’uso, che perche la vanità del loro cervello non si compiacesse più della leggerezza di mille colori, che della sodezza del nero. Vogliono poi anche, che si sappia c’hanno la camiscia di lino finissimo, e perciò ne fanno apparir la maggior parte scoperta da varij tagli à ciò destinati, perche si veda, che la portano tutta adorna di punti Fiamenghi, e di lavorieri in aria. Non mancano le ca[p. 206 modifica]tenelle al collo, e i manigli alle mani per contrasegno della loro pazzia. I collari, e maneghetti vagliono tesori, ne quali per radoppiar la pompa, e la spesa si radoppiano gli ordini di merli, e s’elegono le più fine tele, che sappia intesser la Fiandra. Questi sì gran campioni hanno poi sempre seco un’essercito di stringhe con pontali d’argento, e d’oro, di gallani, annelli, raccordi, e mill’altre bizzarie varie, e di tanti colori, che tolgono il vanto alla coda del pavone. Anzi, apunto [p. 207 modifica]perche si conoscano tanti vanissimi Pavoni, per non haver, come fà questo animale, a rimaner mortificati, nel rimirarsi la deformità de’ piedi, se li coprono, e vestono con esorbitanti dispendij. La gamba è involta in calze d’Inghilterra. Forse perche i piedi non habbiano da invidiare l’insegna di Diana al capo di molti, e molti d’essi portano nell’estremità della scarpa la forma di meza luna, verace simbolo della leggera instabilità del loro cervello. Frà tanto l’infe[p. 208 modifica]lice piede si duole di non poter far pompa della sua grandezza, perche oltre l’esser angustiato, e tormentato frà le strettezze, è coperto da una rosa così smisurata, che quand’anche ei fosse più longo di due palmi, per la grandezza del paragone sovrapostogli, par picciolissimo.

Siamo ai piedi, e perciò mi persuadevo haver finito di descrivere il lusso, e vanità virile, ma in modo mi soprabonda la materia, ch’io non voglio tralasciar di scorrere alcune bagattelle, [p. 209 modifica]che mi sovengono. Ben hò detto a dir bagattelle, perche apunto son fanciullagini, e frascherie, che fanno palesemente apparire, che gli huomini, ancorche aggravati di moltiplicità d’anni, perche bamboleggiano, e rimbambiscono nell’intelletto vestono anche di puerili arnesi il corpo. Lasciamo andar l’accennate leggerezze, benche sian sufficienti à farli conoscere per tanti fanciulli d’ingegno, e consideriamo altri accidenti esterni.

Vi dicano per me quel[p. 210 modifica]le fasce di che si cingono, le quali ancorche riccamente recamate, son però fasce, che li testimoniamo per tanti bambini non d’innocenza, ma di vanità, se questi tali sian huomini, ò pur fanciulli di mente.

Quella brazzaruola, così chiamata nella mia patria, che s’addattano alle spalle per sostener le bracche non è ella una inventione tolta da più piccioli bambollini? E quel pannicello, che sovente carico di gioie, più che per diffesa dello stomaco, per vana ambitione, da [p. 211 modifica]loro si porta, non è un formalissimo bavaruolo da puttino lattante? Ma se patteggiano nella vanità degli habiti, almeno poi non ingigantissero nella quantità del dispendio, ò pur sotto alla bellezza, e pretiosità delle vesti, e degli abbigliamenti si ricoprisse un corpo, e un’animo bello, e pretioso. Il male è, che se la superficie dell’ornamento è sontuosa, e vaga, l’anima, e il corpo sono sozzi, e difformi per mille colpe, e vitij.

Questi non sono dispen[p. 212 modifica]dij, e vanità nò Signor Censore delle pompe feminili? Sono al dispetto di chi non vuole, condonnatemi, se parlo troppo liberamente, dispendij, e vanità, tanto peggiori, e più detestabili nell’huomo, che nella donna, quanto che in lei, ch’è nata per esser il diletto, e lo splendore dell’humanità, queste cose si ponno dir proprietà, e convenienze, ma in lui, che dovrebbe esser nato alla fortezza, e alla temperanza, sono e saran sempre improprietà, e indecenze. Voi nondi[p. 213 modifica]meno tacete degli huomini, sparlando delle donne. Sò ben’io perche. Perche havete paura di qualche fulmine, sapendo, che gli Dei furono sempre fautori, del merito feminile.

O sareste il tristo predicatore per l’anime, già che il timore vi fa tacere quello di che dovreste gridar fin’alle Stelle. Anzi il vostro modo di discorrere fa errar me, che, se fin’hora hò parlato in generale degli huomini, mi dichiaro adesso per sempre in questo, ò altro mio scrit[p. 214 modifica]to d’intenderne eccettuati quelli, che, virtuosi, e buoni, il meritano.

Ma fortunato voi, Signor Buoninsegni, a cui è dato, il godere dell’ombra protettrice, e della patronanza d’uno de’ più gloriosi Prencipi, che sian vissuti negli andati secoli, e adornino i presenti.

Ben in voi le influenze di benigne Stelle si sono fuori del loro uso, mostrate partiali del merito, mentre v’hanno introdotto à godere la felicità di servire ad un Prencipe, i chiarissimi splen[p. 215 modifica]dori del cui sangue destinato agli Scettri, alla potenza, e alle vittorie, sono i minori lumi delle sue glorie. Che se ben’egli non combatte attualmente ne campi di Marte, non gli mancarebbero però animo, e forze per farlo, e con le preghiere rivolte a Dio è partecipe di quelle gloriose vittorie, che secondano l’armi Toscane maneggiate dal poderoso braccio del Principe Mattias in Italia, il qual ha sin’hora fatto conoscere come si vinca pugnando, anzi, come col so[p. 216 modifica]lo aspetto s’atterrischino, e s’atterrino gl’inimici, si superino le fortezze, e s’acquistino vittoriosi trofei, com’anche è a parte di quei generosi progressi, che in servigio della Maestà Catolica son praticati dal valore del gran Lorenzo.

M’immagino, che con orecchio poco grato potrà haver sentito i biasimi delle donne, quel Semideo, ch’immacolato in ogni attione, m’acerto, ch’all’occorrenza havrebbe pronta la penna non, che la lingua a lode, e protettione di [p. 217 modifica]quel sesso, che merita d’esser diffeso dalle voci, e dalle compositioni d’ogni Eroe. Mostra ben egli col portar scolpite nelle sue qualità, e costumi le Deità feminili, d’esser il nostro Nume Tutelare. Ha Venere Celeste nell’aspetto, Pallade nell’intelletto, Diana nella continenza, Minerva nella sapienza, le Gratie ne’ moti, e nella benignità, eddè l’Apollo adorato da tutte le Muse. Egli a confusione della vanità d’altri huomini, non si vede adorno d’abiti a [p. 218 modifica]lui più sontuosi, e cari quanto dell’Ecclesiastica toga, forse perch’è abito non molto disimile al feminile. Quando poi sarà quel fortunatissimo giorno, ch’egli passi à render adorna una porpora del Vaticano, e dalla porpora ascenda al Trono di Pietro, all’hora tornerà il tranquillissimo tempo dei sacrosanti Medici Leoni, ne più la misera Italia vedrassi svenata dal ferro de suoi figliuoli, inondar nel proprio sangue, ma il Mondo Christiano riposerà all’[p. 219 modifica]ombra d’olivi fecondati, e coltivati dal gran Pastor Leopoldo, per quiete, e sicurezza del caro gregge consignato à lui dalla divina mano.

Ama egli frà tanto d’haver la chioma raccorcia, e adorna di sacra beretta, non di lasciarla innanellata, come gli huomini vanni, e pazzi, scherzo de’ venti, e fia, ch’egli prima, che d’altre gioie ingemmi le vesti coi rubini pretiosi del sangue di Christo.

Se tutti gli huomini fossero di questa sorte, non [p. 220 modifica]sentirebbero dalla mia penna rimproveri alle loro vanità, ne si leggerebbero Satire in biasimo, ma Panegirici in esaltatione del lusso donnesco, tanto conveniente, e necessario quanto son convenienti gli ornamenti alle cose sacre, e necessarie le donne, e la loro bellezza alla conservatione di quell’universalità, che constituisce il Mondo.

Se voi imitaste il vostro Signore, non havereste a temere d’incontrar le fortune sfortunate d’Orfeo. Ma io tengo que[p. 221 modifica]sto per un tratto più dell’ambitione, che del timore, poiche fate, come si suol dire, in un viaggio due servigi: fate comparir le donne per più crudelli delle Furie d’inferno, e fate comparatione di voi stesso con Orfeo, che malamente, s’egli hoggidì vivesse, sarrebbero degni gli huomini, di corrergli dietro ad ascoltarlo con le altre cose insensate. Quella delle Baccanti è favola, e poi gli abusi di quei tempi concedevano, anzi, honoravano questi eccessi [p. 222 modifica]furiosi, e pazzi, come sacrificij fatti a Bacco, sì che può dirsi, che le donne di Tracia si mostrassero più tosto pie, che empie, e crudeli in dar la morte meritata a quel profano Cantore, a cui voi Signor sete simile, non meno nella soavità del canto, che nell’aborrire il sesso donnesco. Ma ben le antiche, e le moderne carte sono segnate di mille historie funeste, che fan conoscere l’huomo iniquo per lo più crudele, e efferrato animale, che viva. Vivono purtroppo anche [p. 223 modifica]al presente i Neroni, e i Masentij. Quante, ò quante feritadi, ingiustitie, e iniquità si praticano hoggidì. L’un fratello ammazza l’altro, non per altro, che per non perdere l’heredità.

Gli huomini uccidono le donne, per impadronirsi d’un poco d’oro, impietadi non inferiori dall’esercitate anticamente in Anasarco pestato in un mortaio, e in Perillo inventor di machine tormentose.

Ben fate a procurarvi altro ricovero dai fulmini fe[p. 224 modifica]minili, che gli allori, de quali Dafne sarebbe più tosto obligata à darvi il tronco intorno le spalle, che le foglie intorno le tempie.

E voi come Cavaliere gentile, mentre gli ne date evidente l’occasione, dovreste più godere di quelle percosse, che delli pregi più sublimi, che vi dispensi Apollo.

Chi ha commesso un delitto grave s’ingegna di provedersi d’una protettione proportionata. Voi, c’havete offesa la donna, [p. 225 modifica]ch’è la più bella, e più meritevole creatura, che sia uscita dalle mani di Dio, implorate à protegervi il più glorioso, e meritevol Principe, che da Dio sia stato destinato alle Corone, e agli Scettri. La protettione se l’ottennerete, non potrebbe esser, ne più sicura, ne più fortunata per voi, poiche valerebbe a diffendervi dai fulmini di Giove non, che delle donne, ma temo del contrario, perche il gran Ferdinando, avezzo, e dedito a proteggere la virtù, non vorrà com[p. 226 modifica]partir l’aura del suo benigno patrocinio ad una penna, e ad una lingua, che procura d’impiegarsi, ne biasimi di quel sesso, che generando sudditi ai Principi, non può esser loro se non caro, e gradito.

Io bensì, non indarno, implorerò la di lui giustitia onde mi faccio ardita di citarvi inanzi al tribunal del suo sdegno, come ch’osando di detestare il merito delle Donne, ne pur una escludendone, vi sete reso reo di Lesa Maestà appresso la Sua Serenissima [p. 227 modifica]Moglie, le conditioni di cui dovrebbero bastar a ritrar ogni più ardito ingegno dal biasimar le donne, quando che in lei sola stanno raccolte qualità tali, che bastano a render glorioso il sesso tutto. Che se ben le Prencipesse sue pari, come Semidee, devono esser segregate dal numero dell’altre donne, questo è un’accidente del lor merito, non una sostanza della loro natura, com’anche è particolar effetto della bontà di cotesta Serenissima (non essendole stato in queste [p. 228 modifica]Italiche turbolenze concesso il portarsi fra le battaglie con la spada, e l’usbergo) impugnar l’armi di sante orationi, ed esercitij spirituali, che forse son quelli c’hanno chiamati falange ed esserciti d’angeli alla protettione dell’armi Toscane.

Ma forse di soverchio havrò osato intentar, che la mia bassa penna voli à quell’Altezze, che si devono più riverire, che lodare. Mi taccio dunque, Signor Buoninsegni, lasciandovi frà i tormentosi rim[p. 229 modifica]proveri della vostra propria conscienza, per haver offesa la verità, rendendovi consapevole, che le donne innocenti, e buone, conscie a se stesse del proprio merito, nulla stima fanno degli altrui bugiardi concetti, non valevoli con la negrezza degli inchiostri a macchiar i purissimi candori dei gloriosissimi vanti feminili, poiche

Nube, che col favor di fieri venti,
Al sol fà velo, e ’l mondo discolora,
Non toglie al Sole i raggi suoi lucenti,
Ne perde il pregio suo, benche talhora
Noiosi esprima, e mal temprati accenti
Tocca da rozza man, cetra canora.

IL FINE.