Scatole d'amore in conserva/Autoritratto

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Autoritratto

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Scatole d'amore in conserva Consigli a una signora scettica

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Marinetti - Scatole d'amore in conserva, 1927 (page 9 crop).jpg


AUTORITRATTO

[p. 8 modifica]A che pro presentarmi al pubblico? — diranno i miei amici... Marinetti è presentato a tutti i pubblici d’Europa, che lo conoscono perfettamente in tutti i suoi svariati atteggiamenti, sorprendenti, spavaldi, temerari, ma sempre sinceri.

Vi sono innumerevoli leggende da sfatare, correggere o rettificare, calunnie da cancellare... No! No! m’infischio di tutto questo. Seguo piuttosto il mio destino di missionario dell’arte e mi servo volentieri di me stesso, della mia vita intima e dei miei ricordi personali, per colpire una volta di più il passatismo che insozza ancora la mia cara Italia. Ringrazio le forze che presiedettero alla mia nascita e alla mia adolescenza, perchè mi hanno, fino ad oggi, evitata una delle peggiori disgrazie che possano capitare: la Monotonia.

Ebbi una vita tumultuosa, stramba, colorata. Cominciai in rosa e nero; pupo fiorente e sano fra le braccia e le mammelle color carbone coke della mia nutrice sudanese. Ciò spiega forse la mia concezione un po’ negra dell’amore e la mia franca antipatia per le politiche e le diplomazie al lattemiele.

Mio padre m’infuse nel sangue la sua tenacia piemontese. Gli devo la sua grande forza di sanguigno volitivo e dominatore, ma fortunatamente non ho il fitto intrico dei suoi cavilli spirituali, nè la sua memoria stupefacente, che facevano di lui, nel suo tempo, il più grande avvocato civilista di Alessandria d’Egitto. [p. 9 modifica]

Mia madre, che fu tutta una poesia delicatissima e musicale di tenerezza e lagrime affettuose, era milanese. Pure essendo nato ad Alessandria d’Egitto, io mi sento legato alla foresta di camini di Milano e al suo vecchio Duomo.

O Duomo di Milano! Io ti ho spaventato
sfiorando con la mia ala di gabbiano
I tuoi scoscendimenti mostruosi
di secolare scogliera...
Io sono, dici, un milanese che va troppo in fretta.
È infatti la tua tenerezza sbigottita
che colora di giallo e di rosso e di nero
e di verde e di bianco
la pelle trasparente delle tue vetrate camaleontiche.
Sono io che t’irrito, ogni sera, lanciando
la palla del mio cuore più in alto
della tua madonnina dorata!
O piovra smisurata dai tentacoli bianchi,
tu tremi al sentir stringere intorno a te
la vastissima rete delle rotaie scintillanti
con tutti i loro tramvai, anelli multicolori
che la sera s’adomano
d’alghe verdi e di coralli...
Tu piangi sulla tua sorte,
cattedrale arenata in mezzo al chiasso tumultuoso
della più grande stazione del mondo?...
Ah! Ah! Verrà il giorno
— i milanesi ne sono capaci! —
in cui si potrà costruire un treno colossale,
tratto da una gigantesca locomotiva,
per riportarti in paradiso,
d’onde tu fosti spedita, in altri tempi,
dai Fratelli Gondrand!...

[p. 10 modifica]A A sei anni fui più volte sgridato severamente, perchè sorpreso nell’atto di liquidare dal balcone i passanti.

Non passavano, anzi... sostavano i solenni mercanti arabi, prolungando saluti cerimoniosi, con piegamenti di schiena ad arco, sotto i loro turbanti multicolori, per contrattare avidamente biancheria parigina e cassette di frutta, coi sensali ebrei e i cammellieri.

La casa di mio padre ad Alessandria d’Egitto apriva le sue finestre da una parte su una strada popolosa e dall’altra su un vasto recinto folto di palme, morbidi ventagli sulle azzurre risate schiumose del mare africano.

Vivevo le mie giornate su un balconcino di legno in una sognante intimità con le grasse tortore, che, appollaiate fra i regimi di datteri a due metri da me, tubavano melodiosamente, forse per preparare nelle mie orecchie la mia futura sensibilità rumoristica.

Quando i mercanti disturbavano col loro vocìo le mie tortore amiche, io rubinettavo giù il mio disprezzo infantile.

Nel collegio dei Gesuiti francesi Saint Francis Xavier, per molto’ tempo non imparai altro che a giocare freneticamente bene al foot-ball. Accadde spesse volte a mia madre, terrorizzata, di vedermi ritornare a casa pesto e insanguinato da quello sport furibondo.

Avevo quattordici anni, quando il padre Bufferne, mio professore di humanité, dichiarò un giorno solennemente, in classe, che una mia descrizione di aurora sorpassava in bellezza tutti [p. 11 modifica]quelle di Chateaubriand, e mi prediceva la gloria di un grandissimo poeta.

Ebbi una passione folle per una dolce bambina quattordicenne, Mary, alunna d’una scuola di suore attigua al mio collegio. Levantina, grandi occhi di liquirizia, gote di camelia, labbra carnose sensualissime, flessuosa, molle, già femmina, scaltra e piena di malizia. Per baciarla, mi arrampicavo tutti i giorni sulle spalle del mio servo arabo, e dopo essermi scorticato ai vetri aguzzi d’un muretto, aspettavo tra i rami di un fico che ella sfuggisse alla sorveglianza delle suore. Ma sul fico vi erano, talvolta, dei camaleonti, a bere con me l’arsura del pomeriggio. Per meglio contemplarne uno, persi l’equilibrio, un giorno, e caddi lussandomi un braccio

L’amore per Mary si mescolò ad una mia violenta crisi di misticismo. Dai quattordici ai sedici anni, fui

                    ...l’adolescente
che dava i pruriti del suo corpo snervato
al voluttuoso abbraccio della Sera,
all’odore dell’incenso e delle ostie inzuccherate.
quando il Mese di Maria,
veniva a visitarci nel parlatorio,
come una donna profumata,
più bella che le sorelle dei miei amici!...
Fortunati! Essi almeno, ogni sera, potevano
come giocando a rimpiattino,
immergere il naso, le guancie,
nei tiepidi corsetti e fra le gonne
lasciati sulle sedie accanto al letto...

[p. 12 modifica]

...L’adolescente orgoglioso della sua fede,
che s’inginocchia sensualmente
per pregare a caso i caldi profumi erranti,
l’altare in fiamme, la Madonna elegante
nella sua veste attillata di gesso,
e sopratutto
le fanciulle strette l’una all’altra
sui banchi neri, le fanciulle
che a un tratto scoppiavano a ridere sommessa-

[mente.


...L’adolescente dal cuore ondeggiante
e dalle mani inquiete, che piangeva
per non avere che un corpo acido
da dare a chi?... a nessuno, a Gesù Cristo,
alle lingue fulgenti dei ceri
torturate dalla follia di salire
al furore carezzevole delle rose,
alla voce solleticante del padre confessore
solo capace di liberarci il cuore
dalla noia, e di perdonarci
vezzeggiando i grossi peccatuzzi che fanno le fusa
dal piacere, in fondo ai nervi,
come vecchi gatti nelle grondaie...


Ma la costrizione religiosa dei miei professori, gesuiti, invece di favorire, stroncò lo slancio del mio misticismo. Fui cacciato dal collegio per avervi introdotto dei romanzi di Zola. Feci i primi debiti per fondare il mio primo giornale Le papyrus, gonfio di poesia romantica e d’invettive anticlericali contro i Gesuiti. Mi trovavo però nell’impossibilità di continuare i miei studi [p. 13 modifica] francesi in Alessandria d’Egitto sono le furie di mio padre, che si vedeva costretto a mandarmi a Parigi.


Solo, a Parigi. Diciassette anni. Tutte le grisettes del quartiere latino. Tutte le agitazioni studentesche. Un pessimo esame di matematica, ma uno trionfale di filosofia sulle teorie di Stuart Mill. Venni a Milano bachelier es lettres, con una cultura francese, ma invincibilmente italiano, a dispetto di tutti i fascini parigini.

Mentre mi laureavo in legge all’Università di Genova, una mia poesia in versi liberi: Le vieux marins, comparsa nell'Anthologie-Revue, fu premiata da Catulle Mendès e Gustave Kahn, direttori dei Samedis populaires di Sarah Bernhardt, e declamata dalla grande attrice nel suo teatro, gloriosamente.

Coi pochi soldi concessimi da mio padre, nemico giurato di ogni mia letteratura, mi ero precipitato a Parigi. La mia entrata negli ambienti letterari fu l’avvento clamoroso di un giovane nuovo grande poeta: redazioni aperte, editori, riviste pieni d’ossequi.

Si svolse poi la mia campagna letteraria attraverso l’Italia in favore del simbolismo e del decadentismo francese, con innumerevoli conferenze mediante le quali io rivelai all’Italia Baudelaire, Mallarmé, Verlaine, Rimbaud, Laforgue, Gustave Kahn, Claudel, Paul Fort, Verhaeren, Jammes. Seguirono la fondazione e lo sviluppo della rivista [p. 14 modifica]internazionale Poesia, feconda serra calda che fece germogliare e fiorire i migliori poeti nostri giovani: Cavacchioli, Paolo Buzzi, Govoni, Palazzeschi, Gian Pietro Lucini, Luciano Folgore.

Ero l’autore acclamato della Conquète des Etoiles, poema lontano dalla realtà, e nondimeno seguivo minuziosamente tutte le agitazioni e le ideologie del movimento socialista italiano, che si cristallizzarono nella mia tragedia Le Roi Bombance.

Questo mio re panciuto apparve tempestosamente sulle scene parigine portandovi lo scandalo già futurista dei suoi simboli e delle sue caricature. Parigi fu per un mese squassata dalla trucolenza rivoluzionaria di quest’opera, dalle polemiche pro e contro il Manifesto del Futurismo, apparso nel Figaro e da un mio colpo di spada assestato in duello al romanziere Charles Henry Hirsch. I giornali parigini mi chiamarono: «La caffeina d’Europa

Alternavo le manifestazioni artistiche con quelle politiche.

Al Teatro Lirico di Milano, gremitissimo, dopo avere esposti i principi futuristi, difendo e glorifico il generale Asinari di Bernezzo colpito dal Governo per avere pronunciato alle sue truppe un discorso irredentista. Michelangelo Zimolo impone, malgrado il Questore e i carabinieri, la declamazione dell’Ode ad Asinari di Bernezzo scritta da Paolo Buzzi. Chiudo il comizio tumultuosissimo al grido di «Abbasso l’Austria» e vengo arrestato in una violenta dimostrazione studentesca che agita tutta Milano notturna.

A Trieste, vengo arrestato per un audacissimo discorso antiaustriaco. [p. 15 modifica]Alla ribalta del Teatro Alfieri di Torino difendo il dramma: La donna è mobile, ingiuriando i miei fischiatori. Serate futuriste con Boccioni, Palazzeschi, Russolo, Carrà, Mazza, Altomare, Folgore, Balla, Jannelli, Cangiullo. Violente manifestazioni di disprezzo ai pubblici sistematicamente ostili ad ogni novità. Risse e arresti.

La traduzione italiana del mio Mafarka le Futuriste, romanzo che aveva ottenuto a Parigi un grande successo, fu sequestrata, processata e assolta clamorosamente in virtù delle difese di Luigi Capuana, di Barzilai, di Cappa e di Sarfatti, ma poi fu condannata in Appello e in Cassazione.

Corrispondente di guerra di giornali francesi a Tripoli e all’assedio di Adrianopoli, vi inventai le Parole in Libertà, che ora trionfano fra i giovani spregiudicati e influenzano gran parte dei prosatori contemporanei e i migliori giornalisti. Nasce dalle parole in libertà il nuovo stile moderno, ultraveloce, balzante, simultaneo, elettrico, espressione diretta della nuova vita.

A Londra, nel corso di una mia conferenza, ingiurio e sfido il giornalista irlandese Mac Cullag (noto denigratore dell’esercito italiano) presente nella sala.

Centinaia di serate futuriste. La pittura mondiale influenzata dal dinamismo plastico creato dai miei amici Boccioni, Russolo, Carrà, Balla, Severini. Con Russolo, inventore dell’arte dei rumori, al Coliseum di Londra, dodici concerti d’intonarumori approvati e seriamente discussi. A Berlino, a Bruxelles, a Parigi, ad Amsterdam, centinaia di esposizioni di pittura futurista. Sono ricevuto come [p. 16 modifica]un re alla stazione di Mosca, da uma folla di seguaci futuristi che ignoravo. Otto conferenze a Mosca, a Pietrogrado. Tutte le vetrine di quella città, piene di fotografie e di caricature che rappresentano due Marinetti: uno bersagliato coi pomodori in Italia, l’altro assalito in Russia da uno strano frutteto di cuori femminili.

In Italia si svolgono le battaglie futuriste, con Pratella all’assalto dei Conservatoli musicali, con Balla, Folgore e Cangiullo all’assalto della musoneria romana, con Papini e Soffici a Firenze, in tutta Italia con Settimelli, Bruno Corra, Mario Carli, Cangiullo, per il trionfo del Teatro sintetico.

Con Boccioni, Russoio, Carrà, Pratella e Settimelli invado l’Università di Bologna nella quale, occupata militarmente da noi, svolgiamo per quattro giorni dei corsi di futurismo liberatore. Scoppiano le nostre lotte per il nostro intervento nella guerra mondiale. Organizzo con Boccioni e Russoio le due prime dimostrazioni contro l’Austria durante la battaglia della Marna. Otto bandiere austriache bruciate in Piazza del Duomo a Milano. Le pago con cinque giorni di carcere a S. Vittore. Altro arresto a Roma con Mussolini, Settimelli, Balla. Cinque mesi di battaglie a legnate e revolverate contro neutralisti.

A

Mi faccio operare dell’ernia per partire coi futuristi nel Battaglione dei volontari ddisti. Trasformato in alpino, con Boccioni, Sant’Elia, Russoio, Funi, Erba, all’assalto di Dosso Casina. Bombardiere alla Vertoiba e a [p. 17 modifica]

IL 15 APRILE 1919 DIRIGO CON FERRUCCIO

VECCHI LA BATTAGLIA DI VIA MERCANTI

A MILANO...

[p. 18 modifica]Gorizia. Muore Boccioni. Cade colpito in fronte sul Carso l’architetto futurista Sant’Elia. Il tenente degli alpini Carlo Erba, pittore futurista, muore sull’Ortigara. Io sono ferito a Plava, alle Case di Zagora. Dopo due mesi di convalescenza torno sul Carso. Nella ritirata di Caporetto, col cuore triste ma non vinto, conduco i miei bombardieri, in ordine perfetto, fino al Piave. Nel greto del fiume comando una compagnia di bombardieri trasformati in fucilieri a Nervesa.

Nella trincea di Capo Sile comando una batteria di lanciabombe Stokes.

Il 15 giugno di nuovo con le bombarde a fianco della brigata Casale in Val d’Assa.

Passo nel corpo delle Automitragliatrici blindate, e, comandante della mia 74a, nella battaglia di Vittorio Veneto inseguo gli Austriaci, entrando primo ad Aviano e a Tolmezzo. Catturo due reggimenti ungheresi ad Amaro, e partecipo nell’8a squadriglia, alla presa importantissima di un comandante di corpo d’armata austriaco.


Tornato a Milano, riprendo la lotta futurista con discorsi, pugilati e legnate per la Dalmazia. Impongo con Ferruccio Vecchi la prima glorificazione di Vittorio Veneto in Piazza del Duomo, parlando dall’alto del monumento mentre gli altri cazzottano, cazzottando mentre gli altri parlano. Sono a Roma, a Milano, Napoli, Genova, Torino, dovunque occorrono argomenti futuristi. [p. 19 modifica] Il 15 aprile 1919 dirigo con Ferruccio Vecchi la battaglia di Via Mercanti, a Milano, contro le masse bolsceviche, che vengono sbaragliate dopo un’ora di revolverate. La nostra colonna, quel giorno, incendiò per la prima volta l’Avanti! segnando la prima vittoria decisiva del fascismo italiano. L’11 luglio 1919 riesco a pronunciare ascoltatissimo, questo discorso contro Nitti, dalla Tribuna del Pubblico a Montecitorio: «A nome dei fasci di combattimento, dei futuristi e degli intellettuali, protesto contro la vostra politica e vi urlo: Abbasso Nitti! Dichiaro che non può sussistere il Ministero dei sabotatori della Vittoria, degli schiaffeggiatori degli ufficiali, un ministero che si difende coi carabinieri e coi poliziotti! La vostra viltà è lo scherno più grossolano ai sacrifici dei combattenti, che vi disprezzano e vi negano ogni diritto di rappresentarli più oltre. Vergognatevi! La gioventù italiana, per bocca mia, vi urla: Fate schifo! Fate schifo!». Vengo arrestato nei corridoi della Camera. Appena rilasciato ricevo da d’Annunzio la seguente lettera:

          Mio caro Marinetti,
     bravo per il grido di ieri, coraggioso come ogni
vostro atto.
     Vorrei vedervi.
     Se potete, venite

Il vostro GABRIELE D'ANNUNZIO


A Fiume con d’Annunzio.

Polemiche del giornale Roma futurista e relative [p. 20 modifica] vittoriose dimostrazioni guidate dai futuristi Carli, Settimelli, Bolzon, Bottai, Balla. Membro del comitato centrale dei Fasci di Combattimento sono candidato nelle elezioni politiche. Secondo nella lista di Benito Mussolini, che conteneva Toscanini, Podrecca, il futurista Bolzon e il futurista aviatore Macchi. Cado con 6144 voti. All’indomani della sconfitta elettorale, sono arrestato con Mussolini, Ferruccio Vecchi e 15 arditi. Ventun giorni di carcere per attentato alla sicurezza dello Stato è organizzatore di bande armate.

Poi, con Mario Carli, Settimelli, Buzzi, Russoio, Nannetti, Marasco, Volt, Venna, Cerati, nel giornale La testa di ferro e nella nuova Poesia, diretta da Mario Dessy. Scoppia il Teatro della Sorpresa, a Roma, con battaglie per le strade, intervento della Guardia Regia, e tale clamore da far gridare ad uno spettatore: «Lei, Marinetti, ci ha fatto finalmente dimenticare la guerra!»

Due tournées di Teatro sintetico e Teatro della Sorpresa, con Cangiullo. Il mio Tamburo di Fuoco applauditissimo nell’alta Italia e a Praga. Conferenze a Lione, a Parigi, dove si rappresenta con successo il Teatro sintetico, al teatro «Art et Action».

Alla Sorbona di Parigi, in una conferenza sul Futurismo mondiale, esalto la poetessa futurista Benedetta e il suo libro Forze umane.

Si fonda a Roma Noi, rivista d’arte futurista mondiale, diretta dal pittore futurista E. Trampolini.

Inauguro la grande sala d’Arte futurista Depero all’esposizione di Monza. Quattro conferenze [p. 21 modifica] sulla poesia francese, da Baudelaire ai futuristi francesi, al Convegno di Milano.

Il 23 novembre 1924 Primo Congresso Futurista a Milano. I patrioti di tutta Italia mi tributano solenni onoranze nazionali e mi offrono la più grande bandiera italiana (360 mq.) che viene issata nell’ottagono della Galleria Vittorio Emanuele di Milano.

Benito Mussolini aderisce con questo telegramma:

«Considerami presente adunata futurista che sintetizza 20 anni di grandi battaglie artistiche politiche spesso consacrate col sangue. Congresso deve essere punto di partenza, non punto di arrivo. Credi mia cordiale amicizia e ammirazione».

Mussolini.


Il I° marzo 1925, nel Cabaret del Diavolo di Roma, Mario Carli e Settimelli, direttori dell'Impero, mi offrirono un grande banchetto. Parlarono l’on. Giunta e l’on. Orano inneggiando a Marinetti primo interventista e al Futurismo preparatore del Fascismo. Rispondo propugnando l’educazione guerriera della gioventù e la preparazione della guerra. Dico: «Vi sono in Italia forze che osteggiano la nostra idea imperiale, combattiamole, non dimenticando però fra queste la più segreta e la più antitaliana: il Vaticano!» Questa frase applauditissima suscita uragani di polemiche nella stampa.

Benito Mussolini aderisce al banchetto con questo telegramma:

«Sono dolente di non poter intervenire al banchetttfofferto a F. T. Marinetti. Ma desidero che [p. 22 modifica]vi giunga la mia fervida adesione che non è espressione formale ma vivo segno di grandissima simpatia per l'infaticabile e geniale assertore di Italianità, per il poeta innovatore che mi ha dato la sensazione dell’oceano e della macchina, per il mio caro vecchio amico delle prime battaglie fasciste, per il soldato intrepido che ha offerto alla Patria una passione indomita consacrata dal sangue».

Mussolini.


Il generale Gandolfo, capo della Milizia, mi proclama camicia nera d’onore con questa lettera:

«Caro Carli, la tua lettera mi giunge quando ho già data la mia adesione al banchetto in onore di S. E. De Vecchi che avrà luogo domenica i° marzo. Debbo quindi rinunciare a intervenire alle onoranze che Roma tributa al grande animatore d’italianità. Ma in ima radunata di artisti è lo spirito che predomina e il mio è presente perchè come capo della Milizia considero oggi F. T. Marinetti “Camicia Nera” d’Onore.

Per amore di Patria egli conobbe infatti il gelo delle carceri e sfidò lo scherno dei filistei quando la vecchia Italia dei compromessi, delle rinuncie e del quieto vivere barattava l’anima della stirpe immortale. Ma la sua azione incitatrice risale alle dimostrazioni goliardiche del 1911, quando al grido «Viva Asinari di Bernezzo! Morte all’Austria!» fece squillare la prima nota della grande diana che portò la giovinezza italica sulle vie di Vittorio Veneto.

Questo non dimentica la nuova Italia, non dimentica il Fascismo che anche da lui attinse la luce [p. 23 modifica]della rivolta eroica. Saluto F. T. Marinetti romanamente».

Generale Gandolfo, Capo della Milizia.

Fondo a Milano l’Associazione per la Guardia al Brennero con questo mio decalogo:

1. — Divinità dell’Italia.

2. — I Romani antichi hanno superato tutti i popoli della terra: l’Italiano oggi è insuperabile.

3. — Il Brennero non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza.

4. — L’ultimo degli Italiani vale almeno mille forestieri.

5. — La lingua italiana è la più bella del mondo

6. — I prodotti Italiani sono i migliori del Mondo.

7. — I paesaggi italiani sono i più belli del Mondo. Per comprendere la bellezza di un paesaggio italiano occorrono occhi italiani, cioè occhi geniali.

8. — L’Italia ha tutti i diritti poiché mantiene e manterrà il monopolio assoluto del genio creatore.

9. — Tutto ciò che è stato inventato è stato inventato da Italiani.

10. — Perciò ogni forestiero deve entrare in Italia religiosamente.

Il pittore Balestrieri entra clamorosamente nel futurismo, suscitando infinite polemiche.

Grandiose esposizioni futuriste alla Biennale [p. 24 modifica]romana, alla Biennale veneziana, alla Casa del Fascio di Bologna, alla Quadriennale di Torino, dove brillano i nuovi pittori e scultori futuristi Depero, Prampolini, Pannaggi, Dottori, Benedetta, Tato, Caviglioni, Marasco, Fillia, Azari, Lucanovic, Rizzo e Corona e i grandi architetti Sant’Elia e Virgilio Marchi.


Tengo alla Tribune Libre des Femmes di Parigi ima vittoriosa Conferenza sul Futurismo e Fascismo contro una massa di antifascisti.

Il mio dramma futurista Prigionieri è applaudito al Teatro Ferrari di Roma. Il mio dramma futurista Vulcani, rappresentato dalla Compagnia Pirandello, è applaudito a Roma, Milano, Torino.

Trionfale esplosione del Futurismo nell’America del Sud con 35 mie conferenze-declamazioni (Rio de Janeiro, S. Paolo, Santos, Buenos Aires, La Plata, Cordoba, Rosario, Montevideo).

Lo scrittore Antonio Sàlles conclude nella Revista do Brasil:

«Qui, al Brasile, noi ormai dobbiamo ignorare l’esistenza dei nostri migliori scrittori. Il futurismo, come Josvah, estrae un mondo nuovo dal nulla. Noi dobbiamo contare il Tempo e incominciare la stoira dall’anno di grazia dell’apparizione di Marinetti».

Invitato dai Fascisti francesi a parlare a nome degli interventisti, riesco con un discorso francese al Cirque de Paris il 2 novembre 1926 a far balzare in piedi 8000 combattenti francesi col grido di Viva l’Italia! Viva Mussolini! Il 12 maggio 1927 presento con un discorso [p. 25 modifica]francese al Théàtre de la Madéleine il Rumorarmonium, gli archi enarmonici di Luigi Russoio e le Pantomime Futuriste del pittore e scenografo Prampolini che, secondo la dichiarazione del critico Antoine, vinsero in audacia e splendore qualsiasi confronto.

Il 12 giugno 1927 il Rettore Del Vecchio riceve solennemente il Futurismo nell’Università di Roma, pronunciando un discorso futurista. Segue la mia Conferenza su Boccioni e l’Alcova d’Acciaio.

Vengo portato in trionfo a spalle dagli studenti. Il 28 giugno la futurista Benedetta mia consorte, dà alla luce Vittoria.

Ma questa enumerazione diventa tediosa. Lascio la parola a due grandi poeti che mi hanno genialmente cantato: il primo Emile Bernard, successore di Mistral nella poesia provenzale; il secondo Paolo Buzzi, il grande poeta futurista di Aeroplani.


A MARINETTI

 
O conquistatore delle stelle,
lanciato sulla fulminea traiettoria
dell’automobile furente!
O pittore delle favolose tele
ove Baldoria riassume la storia
e anche il dramma del Mondo!
Io vi saluto, Cavaliere del lirismo forte
in cui si torce il ciclone del genio.
Io vi saluto, Conquistator della morte
che cavalcate sul Pegaso della Follia!

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Voi correte sulla spiaggia di fuoco degli astri,
inseguite gli infiniti, varcate le porte
dell’Etere dai pilastri di nubi,
e, splendido, sorgete nell’ignoto.

I vostri nervi sono le penne delle vostre Ali;
fili sottili, essi vi legano al cielo,
e nell’Arpa
s’intrecciano i sospiri dello Zeffiro
e il Vento furibondo.

Pazzo, malato del Sublime,
salpate per le Americhe delle Nuvole;
Pazzo Visionario e Saggio
della Saggezza e della Visione degli Evi,
voi che non conoscete il Martello nè la Lima,
e che scrosciate come una cascata fremente
che canta e culla i Giunchi e la Mente,
voi, che nell’Abisso
gettate l’enorme rumore di una liquida cetra,
le cui corde cadono dall’alto,
voi saluto dalle falde della vostra Vetta.

Tre nazioni hanno in voi un Ospite presente; l’Egitto, con la sua luce danzante ed il suo deserto,
l’Italia soave con le sue Musiche,
la Francia col suo Ardore di rivolta e di sangue:
e voi siete così la bella Trilogia
di tre Forze che pongono in voi la loro energia;
e voi siete segnato dal marchio del Sole,
che, come uno Sparviero sceso dal vostro Cranio,
vi fruga nel cervello col suo becco vermiglio
e dà il suo slancio di volo alla vostra Fronte

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che in alto si libra;
e voi siete segnato dal Vigore primiero
che l’uomo riconquista fra le sabbie di luce
e di cui siete dotato dalle Tre Patrie
che tendono la vostra Lira al vento dell’Isterismo.
Voi ci avete cantato gli Eden di Splendore,
voi ci avete cantati gli astrali Burroni,
voi avete scoperto la nervosa bellezza
del Macchinismo folle che tormenta le Città,
e come un Mago puro che decifra e indovina,
voi, dopo la prodigiosa fantasmagoria delle isole,
oltrepassate il vortice delle Ebrezze sottili.
Nell’incubo del nostro Inferno di Rotaie
che serra il mondo nella rete delle sue maglie,
e strappa all’Elemento prigioniero il suo simbolo,
voi fucinaste la chiave d’Oro della grande Porta
e rivelaste il sogno isterico e lascivo
immerso nel Nulla del Male e della Bestemmia!
Sempre traendo la vostra ala sgomentante d’Icaro
non fusa dalla Folgore, nè sviata dall’Ebbrezza,
voi abbracciaste il segreto del Problema
E allora, scatenando le forze prigioniere,
voi rendeste leggieri il Granito e la Ghisa,
e superaste gli Ostacoli Balcanici
in groppa della vostra corsa veloce.
Cavalcate, o Poeta, fra i nostri Mali infiniti;
dovunque viaggi, il Vigore è fecondo.
Il supremo Ideale liberato dal Granito
s’invola e va a smarrirsi sui Limiti puri del Mondo.
Donate il nostro Universo coi vostri abili Ritmi,
varcate l’Assoluto che l’inerzia ci vela.
Telescopio, Proiettile, Pallone, Automobile,
servono alla vostra Rabbia di cogliere le Stelle.

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Visitate il vasto Cielo,
da cui dipendono tutti gl’Iddii,
rutilanti suicidi della Foresta degli Astri;
visitate tutto il Male dei Neroni viziosi
e tutto lo splendore che copre i Disastri.
Cantate! Scoppi ogni corda in scintilla,
e risuoni sotto le vostre dita
in Ritmi d’Oceano,
affinchè le foreste ritte sui Libani
vi benedicano la fronte
con un Cedro dalle Ali ampie.

Emile Bernard.


MARINETTI.

{Dal «Poema dei quarantanni»).

E te, Filippo Tomaso,
come il Re Franco bello,
convinto come l’Apostolo Cristiano,
te — pronunziamoti tutto
o lacerato da tutti i denti
MARINETTI,
nutrito di latte barbarico
e di pani di pila Voltaica,
amai, amo e amerò
come s’amano le finestre spalancate sugli uragani,
come s’amano i fondatori di città sulle aree infinite.
Oh tu, Fiamma di Genio vera
accesa nella carne miserabile del secolo, fulmine
che schermeggia coi fulmini da pari a pari:
tu che sai, pur stando volontario in anticamera
qual dentro
stia divina Donna sul Trono Poesia:

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tu incredibile fratello senza invidia
che ti faresti bruciare le tempie
per dar più genio altrui: tu
colpito di patate ma corazzato di anime,
Guerriero solo contro le generazioni, Cesare
cui manca il cataclisma propizio di brumaio.
Mecenate cui rampollano i capiscuola in mano,
legislatore e poeta e profeta sull’attimo:
insonne che ti diletti fra due alcove di lussuria,
con la Gloria e la Morte;
Dio della Mitraglia, della bombarda e della blindata
dal Garda al Piave al Carso a Tarvis,
catturatore di generali austriaci,
con gli occhi sfavillanti di tutte le stelle della vit-
[toria, tu
fido m’avresti a prezzo della ghigliottina filistea,
perchè nel deserto della vita è pur bello
allacciarsi alla Statua calda, frenetica d’un Eroe!

Paolo Buzzi.


Ma ho anche un’altra qualità: sono privo di modestia! [p. 30 modifica]