Scelte opere di Ugo Foscolo/Dedicatoria a Gio. Battista Niccolini fiorentino
| Questo testo è riletto e controllato. |
| Epistola di Catullo ad Ortalo | ► |
A Gio. Batista Niccolini
FIORENTINO
Ho tentato di porre in tutto il suo lume il poema di Callimaco per la Chioma di Berenice, e mando a te il mio lavoro come premio della tua devozione a’ poeti greci, e come nuovo testimonio della nostra amicizia. Veramente questa impresa presume maggiori studi di quello che la fortuna, e la giovinezza passata fino ad ora fra le armi e l’esilio, mi possono aver conceduto. Pure se confronterai questo commento e la mia traduzione con quelle degli altri, non avrai, spero, a vergognare per l’amico tuo. E se tu trovassi ch’io possa essere superato da chi verrà, non troverai certamente ch’io non abbia avanzato chi mi ha preceduto. Però dove io avessi mancato, altri più dotto e più curioso di siffatti studi supplisca; ch’io per me ho decretato di usare dell’ingegno più a fare da me, che a mortificarlo sulle opere altrui. Nè mi sarei accinto a farla da commentatore se in questa infelice stagione non avessi bisogno di distrarre come per medicina la mente ed il cuore dagli argomenti pericolosi[1] ai quali attendo per istituto. Così Catullo, sebbene per la tristezza allontanato dalle vergini Muse, tentava nondimeno l’oblio della sua sciagura, traducendo per Ortalo questo medesimo poemetto[2]. E me pure confortò la brevità di questi versi; e mi strinse la loro maravigliosa bellezza. Non credo che l’antichità ci abbia mandata poesia lirica che li sorpassi, e niuna abbiano le età nostre che li pareggi. Però dopo averli illustrati, come io so, mandandoli a te, intendo di mandarli, senza lusinga di gloria, a tutti i giovinetti tuoi pari, come tentativo del metodo di studiare i classici, sole fonti di scritti immortali.
Posterius graviore sono tibi musa loquetur
Nostra: dabunt cum securos mihi tempora fructus[3].
Se non che de’ nostri studi, come di tutte le mortali cose, tocca a decidere più alla fortuna che a noi. Onde accogli frattanto questo piccolo dono, e vivi memore dell’amico tuo, com’io vivo sempre pieno di te.
Milano, 30 Luglio 1803.
ugo foscolo