Scola della Patienza/Parte prima/Capitolo III/P5

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PARTE PRIMA CAPITOLO III
§.5.L’afflizione e il travaglio è l’unico esame e vera prova della Virtù

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Ma dato che non possiamo assegnare causa alcuna, perchè con ragione siamo talvolta miseri e afflitti, nondimeno non dobbiamo neanche rispondere una minima parolina contro quello che ordina il maestro. E che non sappiamo forse ciò che si usa tra scolari? Se il maestro grida dalla cattedra: horsù tale esci fuori e apparecchiati per un cavallo, che hor hora a te me ne vengo. Che se lo scolaro al’incontro havesse ardire di parlare in qualsivoglia modo e dire: perchè Sig. Maestro? Che cosa ho fatto? Subito ripigliaria il maestro: che dici tu tristarello? Ancor mi dimandi perchè hai d’andar a cavallo? Su presto mettiti in ordine di pagare con doppio castigo la colpa che a questo modo interrogando raddoppiasti. Ottimamente dice Salviano e come un maestro di scuola appunto: (Che mi stai a dimandare, perchè uno sia maggiore e l’altro minore, uno infelice e l’altro beato? La causa perchè Iddio lo faccia io non la so, ma bastiti pure per sufficientissima ragione che io ti dica che così vuole e ordina Dio. E così basti per tutte le ragioni che si potrebbero approntare il sapere solamente che l’autore di tutte le pene e di tutte le calamità è Iddio). Così vuole e ordina il sapientissimo maestro di questa scuola: hor che vogliamo contrastare noi altri poverelli. Il Real Profeta David tirato qui da un poco di curiosità, si pensava di trovare le cause di questo sì nascosto misterio dicendo: (Io mi pensava trovar le cause di questa cosa, ma mi affaticai indarno: vattene dunque o mio curioso pensiero). S’io diceva, no, che la cosa passa di questa e questa maniera: ecco che io ti provai tutta la nazione dei nostri figliuoli: accusarci gravemente Abel, Noè, Abramo, Isac e tutti gli altri che furono cari a Dio, se io dicessi che erano stati abbandonati da Dio, poichè è cosa chiarissima che essi furono tutti flagellati, o s’io giudicassi che indarno avessero seguito la virtù. Che cosa dunque s’ha da dire vedendo che indifferentemente sono flagellati i buoni e i cattivi? Io mi affatico indarno finchè non entri nel Santuario di Dio e dal fine che essi fecero non intenda le cause, perchè Dio perdoni a questi e castighi quest’altri; non le potremo mai capire abbastanza, finchè non ci sia lecito vedere nell’altro mondo questi valorosi soldati di Dio. Chiunque adunque si mette a considerare le pene disuguali dei mortali, dica pure insieme con quel Re: (Voi siete giusto Signore e il vostro giudizio è retto. Ed io quando sono punito confesso d’havere meritato ciò mille volte). Perchè poi siano castigati gli altri non tocca a me il dimandarne conto a Dio: questo so che i giudizi di Dio sono un profondo abisso; veglia sempre quell’occhio divino e quando ti pensi ch’ei dorma all’hora più che mai sta aperto e veglia. Per intendere meglio questo segreto eccitendo S. Agostino la nostra attenzione, così dice: (Vedete fratelli miei e attendete bene, che Dio s’adira con quello, che non flagella, quando pecca; perchè a chi egli veramente perdona, non solamente gli perdona i peccati, che non facciano lor danno nel futuro secolo, ma li castiga ancora acciocchè non piaccia lor sempre di peccare). Nel che Iddio si porta come un medico che sappia benissimo ciò che sia più espediente e più convenga a ciascun infermo. Dimmi un poco perchè causa il medico dà più assenzio e più elleboro ad uno che ad un altro? Certo non per altro se non perchè così richiede l’infermità o la natura dell’infermo: L’istesso pensa di Dio, il quale per bocca di S.Agostino così parla all’infermo: (Io conosco molto bene l’infermo che io curo, ne in questo l’ammalato mi dia consiglio. L’impiastro che io adopero per curarti, in quanto ch’è mordace, ti tormenta, ma ti sana. Preghi il medico che ti levi l’impiastro, e non te lo leva, finchè non sia sanato dove te l’haveva posto. Poichè la Virtù nell’infermità si perfeziona). Quindi è verissimo quel detto: (Che l’afflizione e il travaglio è l’unico esame e vera prova della Virtù).