Scola della Patienza/Parte seconda/Capitolo III/P1

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PARTE SECONDA CAPITOLO III
§.1. L'Orazione deve essere attenta

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Esortandoci il Re David a lodare Iddio dice così: (Cantate al Signore nella cetera e alla cetera aggiungetevi il Salterio, insieme con le trombe e la cornetta). Questa è un’ottima esortazione alla orazione e contiene quattro capi. Il primo è che se la cetera, o la Lira, è di più corde è necessario che tra di loro siano molto ben accordate, perchè se una sol corda non consonerà con l’altre, tutto il concento si perde. Nè altrimente occorre nella materia nostra. Perchè: (Se uno osserverà tutta la legge e in una sol cosa manchi è come se non ne osservasse niente). Sii pur casto e limonisiero quanto tu vuoi, se con tutto ciò tu sei iracondo e invidioso, già il concento è nullo, è come se non avessi fatto niente. E per il contrario, se tu sei mansuetissimo senza portare invidia a nessuno, se con tutto ciò non sei casto, l’armonia è perduta e sei d’ogni cosa fatto reo. Perciò cantate al Signore nella Ceterea e nella Cetera che sia molto ben accordata. Tal sia la tua orazione qual sia la tua vita. Il secondo: vuole che la voce si accordi con il suono degli strumenti. Chè se una sola voce sarà discorde, già la soavità del canto è spedita. Chi ora sappia ciò che dice: bisogna che la vera orazione sia attenta. Il terzo: la tromba è uno strumento che non si fa se non con molte martellate, il che significa la mortificazione. Noi cantiamo spesso a Dio ma senza suoni e strumenti, e così la nostra musica non vale niente, facciamo orazione, ma non castighiamo la ribellione della nostra carne. Con questa frode molti si ingannano. Poichè facendo spesso orazione e stando tutto il giorno in ginocchioni si pensano d’esser huomini di molta orazione e per tali si tengono. Voi dunque siete quei musici così valenti? La voce sola non è ingrata, ma dove sono le trombe, dove la cetera, dove la cornetta? E’ buona l’orazione ma dov’è la mortificazione? Queste cose bisogna che stiano insieme altrimenti la musica non andrà bene. Christo non ci insegnò solamente a fare orazione, ma c’insegnò ancora ad odiare noi stessi; e là nel monte Oliveto non solamente ordinò ai suoi che orassero, ma che vegliassero ancora, ne si lasciassero vincere dal sonno. Tutte due queste cose si insegnano nella Scuola della Pazienza, e l’orazione e la mortificazione. Ditemi di grazia, quanti marinari havete voi veduto far orazione passata ch’è la tempesta, rasserenato già il cielo, e dopo il pericolo del naufragio? Quanti soldati havete voi veduti a battersi il petto mentre lontani dal nemico stanno raccontando favole e burle appresso il fuoco? Appresso moltissimi huomini tanta stima si fa di Dio nelle prosperità, quanto conto facciamo noi altri del caldo d’una fornace nel mezzo dell’estate, d’una torcia a mezzogiorno, d’un soldato a tempo di pace, d’un sonatore quando non si balla, d’un architetto quando non c’è da fabbricare. E quanto conto si fa di una tavola bene apparecchiata quando non c’è appetito, d’un avvocato o d’un procuratore quando non ci sono liti, e del medico quando tutti stanno sani. Oh come disse bene quel Poeta: (Quei che stanno in prosperità, rare volte attendono alle devozioni). Nel tempo della prosperità non si attende all’orazione, non si va alla messa, non si accomodano gli altari, ma come viene poi l’inverno e si fa sentire il freddo allora ci accostiamo al fuoco, quando è notte allora accendiamo le candele e facciamo venire le torcie, quando vi è la guerra allora facciamo soldati, quando siamo infermi allora chiaminamo il medico, quando più incrudelisce la fortuna allora ricorriamo all’orazione e alziamo le mani al cielo. E così ci vogliono buone bastonate se habbiamo a stare bene.