Scola della Patienza/Parte seconda/Capitolo III/P4

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PARTE SECONDA CAPITOLO III
§.4. Della natura del pianto

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San Giovanni Grisostomo volendoci metter avanti gli occhi questo negozio eccellentissimamente al suo solito, e con quella sua bocca d’oro, va così dicendo: (Se volete che vi descriviamo due case, una di nozze l’altra di pianto, entriamoci dentro con la mente e vediamo quale sia la migliore. Poichè quella lugubre e mesta si troverà piena di sapienza, ma quella nuziale piena di confusione). Perciocchè vi vedrai e sentirai parole scomposte, un ridere sfacciato, un parlare lascivo, un andar gonfio, un procedere superbo, un’abbondanza grande di vivande, un vestire pomposo e una grande superfluità di tutte le cose. Quivi habbiamo la sazietà e la superbia e l’ebrietà, quivi fanno la sua stanza Bacco e Venere. Quivi dice ognuno: oggi possiamo fare delle pazzie. A questo modo gli huomini diventano bestie, perchè mangiano come porci, bevono come tante vacche, tirano calci come asini e annitriscono come cavalli. Diresti che fossero nella scuola della intemperanza, della lascivia e d’ogni più svergognata bruttezza e malvagità. Non condanno le nozze dice S.Gio.Grisostomo, ma le cose che si fanno nelle nozze, quella pompa diabolica, quei cimbali, quei pifferi e quelle canzoni piene di fornicazioni e d’adulterii. Ma non è già così nella casa del pianto, dove si vede ogni cosa ben composta, una quiete grande, un silenzio profondo, dove si trova la memoria della morte, la meditazione delle cose future e la vera sapienza: dove non vi è cosa disordinata ne scomposta, ognuno che quivi parla, parla piano, poco e con modestia.Tale è la natura del pianto, insegna ad haver cervello e a comporsi ad ogni modestia e frugalità. E così è molto meglio andare in quella casa dove si piange che in quella dove si ride e si banchetta. Perchè da quella ne usciamo più modesti e più santi, e da questa più sfacciati, più stolti e più maligni. E si come un corpo che sia pieno di succo e di sangue e che per la gravezza appena si può reggere in piedi, è un preparato alloggiamento per l’infermità e le malattie; e quello che travaglia e ogni giorno lotta con la fame è sicuro da simili miserie, così ancora l’animo fra gli spassi e le delizie si snerva e si dà tutto in preda ai vizi; ma quello che è travagliato dai fastidi e dalle melanconie, per il più è senza vizi e con le avversità cresce e diventa più forte. Et ecco come l’afflizzione e il pianto raffrena ogni leggerezza e tutto ciò che può sapere d’immodestia. Perciò Dio ci manda il pianto e l’afflizzione, per tagliarci l’ale come a tanti uccelli, acciò non habbiamo a volare altrove. Hor che stiamo a negare? La nostra coscienza stessa ci fa contra e ci convince. Noi altri per la maggior parte, siamo troppo vivaci, habbiamo dentro di noi certi affetti e certi desideri troppo ardenti e molto indomiti; e perchè noi assaggiamo la mortificazione, come fanno i cani l’acqua del Nilo, pigliandone manco che possiamo, perciò Iddio benedetto ci manda cose salubri, ancorchè non vogliamo e ce ne lamentiamo, e talmente ci esercita con molestie e con miserie, acciocchè siamo più mansueti e più composti e più facilmente diventiamo huomini da bene. O se tu sapessi quanto ti importa l’essere così mortificato per liberarti dai vizi in questa vita? E’ cosa certa che i mali che quà ci vengono ci sforzano d’andare a Dio. L’orazione è buona, ma accompagnata con il digiuno e con la elemosina. E buona è quella orazione che è congiunta con la mortificazione. L’un e l’altro ci insegnano con ogni soavità la Scuola della Pazienza. E questo in vero fu il grande e continuo studio di tutti quanti i Santi, parte per placare Iddio con l’orazione e parte per affliggere se stessi con questa quotidiana morte. Impariamo questo e avremo fatto un gran profitto nella Scuola della Pazienza. Aggiungo hora alcune cose che confermeranno ciò che habbiamo detto.