Scola della Patienza/Parte seconda/Capitolo III/P5

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PARTE SECONDA CAPITOLO III
§.5. Rifugio in Dio

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Costantino Magno Imperatore havendo dato l’assalto ai Bizantini con poco felice successo, non senza gran mortalità dei suoi, se ne ritornò dalla battaglia tutto stanco e mesto. E già si avvicinava la notte, quando l’Imperatore stando in gran dubbio di ciò che havesse da fare, teneva gli occhi fissamente alzati al cielo chiamandolo e invocandolo con caldi e ardenti sospiri ad aiutarlo. Et eccovi un prodigioso soccorso. Mentre Costantino teneva così devotamente e con tanta sollecitudine gli occhi fissi in cielo vede e osserva in quello una scrittura di stelle che così diceva: (Invocami quando sarai tribolato, che io ti libererò e havrai materia di glorificarmi). Restò da principio l’imperatore a sì sublime prodigio un poco attonito e spaventato; sentendosi subito mutare quel timore in allegrezza, drizzò un’altra volta avidamente gli occhi al cielo, dove di nuovo vide un altro prodigio, cioè una croce fatta pur di stelle con queste parole intorno: in hoc signo vinces. In questo segno tu sarai vincitore. Animato l’imperatore da queste taciturne parole del cielo, pochi giorni dopo ritorna a uscire in campo contro i Bizantini e ottenutane un’illustre e segnalata vittoria prese ancor Bisanzio. Dopo questi celesti prodigi, cominciò la croce ad esser tenuta in maggior venerazione e honore. Qualunque tu ti sia, o huomo, che dalle tue proprie miserie sei turbato, alza la faccia, risguarda il cielo e leggi quella divina esortazione fattati da Dio per tuo conforto con quelle belle parole. Procura di vincere sempre te stesso, fatti amico Dio con l’orazione, e facilmente vincerai tutti i nemici che ti si faranno incontro. Quivi S.Agostino con molta sollecitudine ti avvisa e ricorda che non ti venisse forse in mente di lamentarti con Dio e dirgli: (Signore quelli sperarono in voi e li liberaste, io ancora sperai in voi e mi abbandonaste. E così indarno vi ho creduto e in darno fu scritto il mio nome appresso di voi e il vostro in me). Perchè questo ne sà d’orazione nè di mortificazione, ma piuttosto d’un empio e sacrilego rinfacciamento contro Dio. Ma tu, se hai cervello, dì piuttosto ciò che il medesimo S.Agostino ti suggerisce, cioè: (Voi Signore siete il mio Re e il mio Dio, Voi siete sempre lo stesso poichè non vi siete mai mutato. Io vedo che i tempi si mutano, ma il creator dei tempi non si muta. Voi mi solete condurre, voi mi solete reggere e voi siete quello che mi solete dare aiuto). Voi Signore siete fatto il nostro rifugio perchè nascessimo non essendo. Voi, il nostro rifugio, perchè essendo mali di nuovo rinascessimo. Voi il nostro rifugio per cibare chi vi haveva abbandonato. Voi rifugio per sollevare e indirizzare i vostri figliuoli: Voi siete fatto il nostro rifugio. Non ci partiremo mai da voi, poichè voi ci havete liberato da tutti i nostri mali. Ci date dei beni e ci fate carezze perchè non ci stanchiamo per la via. Ci riprendete, ci date, ci percotete, c’indirizzate perchè non andiamo fuori strada. O ci facciate dunque carezze perchè non ci stanchiamo, o ci castighiate acciocchè camminiamo bene; Signore voi siete fatto il nostro rifugio. Così la Pazienza insegna a far orazione. Ottimamente disse S. Chrisostomo: (L’orazione è il premio delle calamità, e il digiuno è quello che aiuta l’orazione). Quegli fa un’efficacissima orazione che con una continua mortificazione sacrifica se stesso a quello che egli prega.