Sonetti romaneschi/Er ciàncico

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Er ciàncico

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Er cotto sporpato L'upertura der concrave

 
     A ddà rretta a le sciarle der governo,
ar Monte nun c’è mmai mezzo bbaiocco.
Je vienissi1 accusí, sarvo me tocco, 2
un furmine pe ffodera3 d’inverno!
              5
     E accusí Ccristo me mannassi4 un terno,
quante ggente sce campeno a lo scrocco:
cose, Madonna, d’agguantà5 un batocco
e dàjje6 in culo sin ch’inferno è inferno.
              
     Cqua mmaggna er Papa, maggna er Zagratario
10de Stato, e cquer d’abbrevi7 e ’r Cammerlengo,
e ’r tesoriere, e ’r Cardinàl Datario.
              
     Cqua ’ggni prelato c’ha la bbocca, maggna:
cqua… inzomma dar piú mmerda ar majorengo 8
strozzeno9 tutti-quanti a sta Cuccaggna.


27 novembre 1830 - Der medemo


Note

  1. Gli venisse.
  2. Salvo dove mi tocco.
  3. Per fodera di panni.
  4. Mi mandasse.
  5. Da afferrare.
  6. E dargli.
  7. E quello de’ Brevi.
  8. Dall’infimo al sommo.
  9. Il ciancico. Ciancicare significa presso i Romani «masticare», e in altro senso «mangiare alle spese d’altri». Questo secondo senso appartiene allo strozzare in significazione neutra.