Sonetti romaneschi/Er monnezzaro provìbbito

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Er monnezzaro provìbbito

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Li frati de Grottaferrata Avviso

 
     Pagà ddièsci scudacci de penale
io pover’omo che nun ciò2 un quadrino!
io che nemmanco posso bbeve vino
antro3 che cquanno vado a lo spedale!
              5
     Eppuro4 me toccò a bbuttà un lustrino 5
pe ffamme stenne6 drent’ar momoriale
le raggione da disse7 ar tribbunale
de le Strade, indov’è cquell’assassino.
              
     Je sce discevo: «Monziggnore mio,
10quanno Lei trova er reo, voi gastigatelo:
ma er monnezzaro nun ce l’ho ffatt’io».
              
     E ssai che mm’arispose quer Nerone?
«Questo nun me confínfera:8 arifàtelo: 9
ch’io nun vojjo sentí ttante raggione».10


18 aprile 1834


Note

  1. L’immondezzaio proibìto. In molti e molti luoghi della Città veggonsi incastrate per le mura delle case lapidi marmoree di uno o due secoli di data, colle quali d’ordine dell’Ill.mo Tribbunale delle Strade resta inibbìto che non si possi fare il mondezzaro, né tampoco sia gettare immondezze (in que’ luoghi) sotto pena a chi v’incorrerà di scudi dieci, et altre ad arbitrio. Questo n’è il sunto, e il tutto insieme simiglia a capello le famose gride citate da Alessandro Manzoni. Per questi editti di sasso, divenuto più nero della scrittura che vi fu incisa, può ancora accadere che qualche fantesca maledica chi non le insegnò l’alfabeto.
  2. Non ci ho: non ho.
  3. Altro che: fuorché.
  4. Eppure.
  5. Un grosso di argento.
  6. Per farmi stendere.
  7. Da dirsi.
  8. Non mi gamba.
  9. Rifatelo.
  10. Realmente questo fatto è accaduto non ha guari, non già nel tribunale delle Strade, ma nella prefettura degli Archivii. L’egregio Prefetto, Monsignor Bargagnati, così rispose ad un notaio che reclamava contro una ingiusta multa impostagli per non sussistenti contravvenzioni.